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drive magazine © Stefano Marzorati 2010

 

Il tempo dei cavalli ubriachi (Zamani barayé masti asbha)
regia e sceneggiatura di: Bahman Ghobadi, con Nezhad Ekhtiar-Dini, Amaneh Ekhtiar-Dini, Madi Ekhtiar-Dini, Jouvin Younessi; distribuzione: Lucky Red; Anno: 2000; Nazione: Iran
recensione di Marco Ferrari

Povertà, desolazione, solitudine e una vita durissima dove il pane quotidiano viene guadagnato giorno per giorno tra lacrime, sudore e sangue. E’ questo il contesto in cui si inserisce una famiglia curda di un piccolo villaggio al confine tra Iran e Iraq , composta da cinque ragazzini rimasti orfani. Il più grande di loro, Nezhad, ha abbandonato gli studi per lavorare in modo da mantenere la famiglia e cercare di accumulare il denaro necessario a curare Madi, il fratello affetto da una gravissima malattia deformante.
Il tempo dei cavalli ubriachi è un film essenziale, rarefatto, severo, sulla vita che in alcune parti del mondo è dura e difficile, in quello stile neo-neorealista tipico del nuovo cinema iraniano. Contrariamente ad altri suoi colleghi, il trentaduenne Ghodabi - già assistente di Kiarostami, ha lavorato anche con Makhmalbaf padre e figlia- si è astenuto da riprese leziose e compiaciute per commuovere le grandi platee occidentali. Forse per questo il film ha riscosso minor successo rispetto ad altre pellicole nazionali.
Ghobadi, all'esordio nel lungometraggio, ha vinto a Cannes 2000 la Camera d'Or. con un film delicato e forte allo stesso tempo. Magari non particolarmente innovativo, ma senz’altro interessante.
Il titolo del film merita una spiegazione: per aiutare i muli a sopportare le fatiche, il freddo e il gelo, durante il valico dei monti per passare il confine con la merce di contrabbando, i contrabbandieri aggiungono all’acqua offerta agli animali il contenuto di qualche bottiglia di alcol. Ma a volte le quantità sono eccessive e i poveri muli finiscono per ubriacarsi.
Da ricordare: la sequenza drammatica in cui proprio per aiutare Madi, la sorella maggiore Ameneh, accetta di sposare un ricco iracheno, dietro la promessa che Madi venga portato in Irak e ivi operato. Su un terrapieno innevato avviene l’incontro tra i due gruppi: la madre dello sposo non accetta in casa Madi, si accende una disputa e alla fine alla famiglia della sposa, in cambio, viene offerto un mulo. Nezhad, Madi e lo zio se ne tornano al villaggio insieme al mulo, mentre Ameneh si avvia al proprio destino di sepolta viva…