Billy Elliot (id.)
regia di Stephen Daldry
LInghilterra degli anni ottanta, quella della Thatcher e del neo liberismo, delle
dure lotte sindacali e della crisi della società britannica è lo scenario che il regista Stephen Daldry ha scelto per ambientare la storia di Billy, un bambino di undici anni e del
suo sogno: diventare un ballerino.
Billy vive una realtà decisamente dura: è orfano, sua madre è morta da non molto tempo, lui si deve occupare di una nonna arteriosclerotica;
suo padre e suo fratello sono minatori che scioperano per impedire che le miniere
chiudano; la povertà, la mancanza di alternative e, quasi, di aspettative accompagnano quotidianamente
gli abitanti della sua città. La crisi che attraversa Billy è la crisi che segna tutti gli adolescenti nel momento in cui percepiscono quanto
profondo possa essere il divario tra il ruolo che famiglia e società hanno progettato per loro ed il proprio talento, i propri desideri, la propria
volontà. Billy ha un unico amico con cui confidarsi, un compagno di classe che sta attraversando
una crisi, un travaglio per certi aspetti simile al suo, ossia la scoperta della
propria "diversità" sessuale.
Il regista parte dallo sfondo, traccia una desolante cornice di personaggi falliti
(fallimenti personali, di progetti di vita ma anche, se non soprattutto, fallimenti
di ideali e di ideologie) per raccontare la storia della testarda lotta che Billy
deve combattere contro il pregiudizio, la pigrizia mentale e i luoghi comuni
per seguire la sua inclinazione, la sua bravura, il suo sogno di diventare un
ballerino, ma anche, e più semplicemente, per crescere.
Ci troviamo così a seguire una vicenda che scorre piacevolmente, sorretta senzaltro da una buona sceneggiatura, ma che non riesce a coinvolgere ed ad emozionare
fino in fondo lo spettatore. In alcune scene le cadute di tono e di tensione
sono evidenti: la lettera-testamento della la mamma che doveva essere aperta
al diciottesimo anno di età del protagonista e che viene letta dallinsegnante di ballo che incoraggia ed aiuta Billy, risulta essere, ad esempio,
un espediente un po troppo facile, una scorciatoia per sollecitare (o solleticare) scontata commozione.
Il soggetto del film, certo, non è originalissimo, ed il regista rischia qualche volta laccusa di aver voluto fare un film che potremmo definire furbo.
Sono invece da segnalare linterpretazione del piccolo Jamie Bell riesce a rendere simpatico e credibile il futuro artista ed una coinvolgente
colonna sonora.
