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JAMES
DEAN E IL "TEENAGE DEATH ROCK"
"Sangue e tuono sulla strada
Il mio cuore batte forte
Il mio sangue è nitroglicerina
Sono fuoco
Che brucia, brucia, brucia
Pronto per esplodere."
Wheels of Fire, MANOWAR
"Amore-odio-azione-emozione-violenza-morte"
SAMUEL FULLER
James Dean interpretò solo tre film nella sua breve carriera.
Con due di questi, La valle dell'Eden e, soprattutto, Gioventù
bruciata, Dean, attraverso uno stile alla Marion Brando, sembrò
offrirsi come la prima e più efficace incarnazione della rabbia
giovanile nella cultura popolare. I personaggi a cui Dean dava corpo
e volto erano inquieti e inespressi, il prodotto, in parte, delle
pretenziose preoccupazioni psico-analitiche di certi registi.
Ma, nonostante questo, quei personaggi erano crudi
e potenti, e riuscivano a incarnare una parte inesplorata della psiche
americana, grazie soprattutto alle capacità di interprete di
Dean, in grado di renderli in modi piuttosto convincenti. Per molti
aspetti, James Dean, mito della celluloide, conferì così
ai protagonisti del rock'n'roll il loro look definitivo: l'espressione
beffarda, certe pose animali, una sensualità tormentata.
Elvis Presley, uno dei più grandi ammiratori di Dean,
passò molti dei primi anni della sua carriera cinematografica
elemo-sinando parti alla James Dean, e arrivò a un certo punto
a pensare seriamente di poter diventare il protagonista di un film
biografico sul tormentato attore. Quando noleggiava qualche sala cinematografica
di Memphis, per qualche maratona da condividere con gli amici, si
assicurava sempre che almeno una pellicola di Dean venisse inclusa
nel programma. Paragonando i due miti appare chiaro quanto Presley
fosse debitore di Dean. Certo il sound che caratterizzava la sua musica
era tutto di Presley, ma fu la figura di Dean ad affinare il look
e lo stile non solo del Re ma di migliaia di altri teenager maschi.
Un'influenza che durò fino agli anni Sessanta, e che, alla
fine, sfociò nello stereotipato look alla greaser, modello
di uno dei più celebrati movimenti giovanili britannici, quello
dei rocker. Anche molti dei personaggi maschili di West Side Story
non erano altro che delle riproduzioni di Dean.
Nei tardi anni Cinquanta, quando Eddie Cochran sembrò
essere candidato a fare il gran salto verso la carriera cinematografica,
il merito fu principalmente del suo look alla James Dean. Fu
però la morte a trasformare l'attore in un'icona immortale.
La sua morte insieme alle modalità con cui essa avvenne: fracassando
la sua Porsche, a ottantacinque miglia all'ora, contro la Ford Tudor
di Donald Gene Turnupseed, a Paso Roble, California, il 30
settembre 1955, all'età di ventiquattro anni. Tale avvenimento
si rivelò più duraturo di qualsiasi cosa Dean avesse
mai fatto nella sua carriera. La morte di Dean trovò, pochi
anni dopo, la sua più pura espressione in certa ossessione
adolescenziale per lo stridere delle gomme sull'asfalto e il rumore
di vetri infranti. Un'ossessione che inizio a emergere alla superficie
nei primi anni Sessanta, dando vita a un sottogenere pop in seguito
definito scherzosamente come death rock.
Il termine indica una serie di canzoni dal tono un po' melenso dedicate
alla morte sull'asfalto, possibilmente per incidente stradale. Il
filone nacque ufficialmente nel 1960 con Teen Angel,
di Mark Dinning, dove la fidanzata del cantante viene travolta
da un treno. Il pezzo fece tanta sensazione da essere bandito sia
in Gran Bretagna sia in alcuni stati degli USA. Altri esempi seguirono
rapidamente. Nello stesso anno Ray Peterson conquistò
il settimo posto in classifica grazie a Tell Laura I Love Her,
storia di un teenager che muore tragicamente durante una sfida
automobilistica, organizzata per raccogliere i soldi necessari a comprare
un anello di fidanzamento per la sua ragazza.
Anche i cantori per eccellenza delle gioie e delle tribolazioni adolescenziali,
gli Everly Brothers, si inseriscono nel filone, con Ebony
Eyes che, nel 1961, raggiunse l'ottava posizione in classifica.
La canzone seguiva diligentemente gli standard caratteristici del
filone: 1) una coppia felice, 2) la morte improvvisa di uno dei suoi
componenti (meglio se in circostan-ze violente), 3) la riunione progettata
della un tempo felice coppia nell'aldilà. In Ebony Eyes,
sullo sfondo di un coro angelico, gli Everly Brothers cantano la storia
di un giovane soldato che attende all'aeroporto l'arrivo dell'aereo
su cui viaggia la fidanzata. I due stanno per sposarsi. Durante il
passaggio parlato, nel mezzo della canzone, il ragazzo si chiede perché
l'aereo sia in ritardo. È allora che risuona un annuncio, dove
una voce chiede a quelli in attesa del volo 1203 di recarsi alla cappella
al di là della strada. Il finale è piuttosto confuso
(non eravamo in aeroporto, forse?), così come le azioni successive
del protagonista. Non siamo neppure sicuri che il giovane si preoccupi
davvero di recarsi alla cappella: infatti è così sicuro
della morte della sua adorata che già si ritrova intento a
fantasticare sulla loro inevitabile riunione ultraterrena...
Nel 1964 appare Dead Man's Curve (ottavo posto nelle
classifiche), cantata da Jan e Dean, dove il protagonista affron-ta
troppo spavaldamente un pericoloso tratto di strada.
Un'altra corsa in macchina è protagonista di Don't Worry
Baby, uno dei tanti successi firmati dai Beach Boys: nonostante
il titolo rassicurante, il finale rimane sinistramente aperto. In
Last Kiss (secondo posto in classifica nel 1964), di
Frank i. Wilson e i Cavaliers, la ragazza del protagonista
muore tra le sue braccia dopo un incidente d'auto, e il ragazzo giura
a Dio di essere buono (così potrà riabbracciare la sua
amata in Paradiso).
Altre canzoni di quel periodo avevano per argomento la morte. In Endless
Sleep, di Jody Reynolds, che raggiunse il quinto posto
in classifica nel 1958 (quasi due anni prima di Teen Angel)
il protagonista contempla il suicidio dopo aver appreso che la sua
ragazza è annegata. In Laurie (Strange Things Happen,
di Dickey Lee (1965), il cantante incontra una bella
ragazza che, alla fine, si rivela essere morta un anno prima: lui
ritroverà la felpa che le ha prestato appoggiata alla sua tomba.
Nel primo e più grande successo di Lee, Patches (sesto
posto in classifica nel 1962), il protagonista non può
avere la mano di colei che ama per la differenza sociale esistente
tra i due: così decide di annegarsi nel fiume che divide la
loro città. La maggior parte di queste canzoni erano in puro
stile pop, con arrangiamenti orchestrali e accattivanti cori di sottofondo.
Ma la canzone più direttamente collegata con la scomparsa di
James Dean fu sicuramente Leader of the Pack, degli Shangri-La's,
scritta dagli esperti Jeff Barry ed Ellie Greenwich.
Il brano venne in seguito ripreso da Mary Weiss, e Shadow
Morton, il produttore, aggiunse il rumore di una motocicletta
per aumentarne la drammaticità: la cantante vede morire il
suo ragazzo, un juvenile delinquent osteggiato dai suoi genitori,
quando la sua motocicletta sbanda e finisce contro un autocarro. La
canzone raggiunse il primo posto in classifica nel 1964. Leader
of the Pack segnò la fine della fissazione inconscia del
pop con la morte automobilistica "alla Dean". L'assassinio
di Kennedy, infatti, sconvolse definitivamente la concezione popolare
della morte romantica, improvvisa, sostituendola con l'ossessione
del complotto e della cospirazione.
MORTE
SU QUATTRO RUOTE: OSSESSIONI CROMATE...QUALCHE APPUNTO
"Ho bisogno di un po' di velocità
Ho bisogno di un po' d'acciaio Ho bisogno di un po' di benzina."
Speed, Steel and Gasoline, LA MUERTE
Al principio fu Vince Taylor e la sua Brand New Cadillac,
con il refrain She Ain't Never Comin 'Back ("lei non tornerà
più indietro")... L'automobile sostituisce a poco
a poco l'immagine della locomotiva nera e minacciosa che aveva dominato,
con la sua sinistra presenza, tanti brani del blues e del country.
Sopravvisse in Mystery Train di Presley, ma lasciò
poi spazio ai motori a otto cilindri, alle cromature e alle carrozzerie
luccicanti. Trascorsa la breve stagione dorata del death rock teenageriale,
l'ossessione per la velocità e l'associazione di pulsioni
mortifere all'automobile riemersero periodicamente nel rock, con
episodi più o meno particolarmente felici. I Blue Oyster
Cult, con Maserati GT, i Motorhead di Speedfreak
e Mean Machine, i Dead Kennedys di I Love My Car,
per arrivare agli epigoni metal dei Manowar e alla celebrazione
dei belgi La Muerte, con Kustom Kar Kompetition, colorata
di toni apocalittici a metà tra Russ Meyer e Mad
Max.
©
Stefano Marzorati 2004
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