2 giugno 2010
James Dean e il "teenage
death rock"
"Sangue e tuono sulla strada
Il mio cuore batte forte
Il mio sangue è nitroglicerina
Sono fuoco
Che brucia, brucia, brucia
Pronto per esplodere."
Wheels of Fire, MANOWAR
"Amore-odio-azione-emozione-violenza-morte"
SAMUEL FULLER
James Dean interpretò
solo tre film nella sua breve carriera. Con due di questi, La valle dell'Eden
e, soprattutto, Gioventù bruciata, Dean, attraverso uno stile
alla Marion Brando, sembrò offrirsi come la prima e più efficace
incarnazione della rabbia giovanile nella cultura popolare. I personaggi a
cui Dean dava corpo e volto erano inquieti e inespressi, il prodotto, in parte,
delle pretenziose preoccupazioni psico-analitiche di certi registi. Ma, nonostante
questo, quei personaggi erano crudi e potenti, e riuscivano a incarnare una
parte inesplorata della psiche americana, grazie soprattutto alle capacità
di interprete di Dean, in grado di renderli in modi piuttosto convincenti.
Per molti aspetti, James Dean, mito della celluloide, conferì così
ai protagonisti del rock'n'roll il loro look definitivo: l'espressione beffarda,
certe pose animali, una sensualità tormentata.
Elvis Presley, uno dei più grandi ammiratori di Dean, passò
molti dei primi anni della sua carriera cinematografica elemo-sinando parti
alla James Dean, e arrivò a un certo punto a pensare seriamente di
poter diventare il protagonista di un film biografico sul tormentato attore.
Quando noleggiava qualche sala cinematografica di Memphis, per qualche maratona
da condividere con gli amici, si assicurava sempre che almeno una pellicola
di Dean venisse inclusa nel programma. Paragonando i due miti appare chiaro
quanto Presley fosse debitore di Dean. Certo il sound che caratterizzava
la sua musica era tutto di Presley, ma fu la figura di Dean ad affinare il
look e lo stile non solo del Re ma di migliaia di altri teenager maschi. Un'influenza
che durò fino agli anni Sessanta, e che, alla fine, sfociò nello
stereotipato look alla greaser, modello di uno dei più celebrati movimenti
giovanili britannici, quello dei rocker. Anche molti dei personaggi maschili
di West Side Story non erano altro che delle riproduzioni di Dean.
Nei tardi anni Cinquanta, quando Eddie Cochran sembrò essere
candidato a fare il gran salto verso la carriera cinematografica, il merito
fu principalmente del suo look alla James Dean. Fu però la morte a
trasformare l'attore in un'icona immortale. La sua morte insieme alle modalità
con cui essa avvenne: fracassando la sua Porsche, a ottantacinque miglia all'ora,
contro la Ford Tudor di Donald Gene Turnupseed, a Paso Roble, California,
il 30 settembre 1955, all'età di ventiquattro anni. Tale avvenimento
si rivelò più duraturo di qualsiasi cosa Dean avesse mai fatto
nella sua carriera. La morte di Dean trovò, pochi anni dopo, la sua
più pura espressione in certa ossessione adolescenziale per lo stridere
delle gomme sull'asfalto e il rumore di vetri infranti. Un'ossessione che
inizio a emergere alla superficie nei primi anni Sessanta, dando vita a un
sottogenere pop in seguito definito scherzosamente come death rock.
Il termine indica una serie di canzoni dal tono un po' melenso dedicate alla
morte sull'asfalto, possibilmente per incidente stradale. Il filone nacque
ufficialmente nel 1960 con Teen Angel, di Mark Dinning,
dove la fidanzata del cantante viene travolta da un treno. Il pezzo fece tanta
sensazione da essere bandito sia in Gran Bretagna sia in alcuni stati degli
USA. Altri esempi seguirono rapidamente. Nello stesso anno Ray Peterson
conquistò il settimo posto in classifica grazie a Tell Laura I Love
Her, storia di un teenager che muore tragicamente durante una sfida automobilistica,
organizzata per raccogliere i soldi necessari a comprare un anello di fidanzamento
per la sua ragazza.
Anche i cantori per eccellenza delle gioie e delle tribolazioni adolescenziali,
gli Everly Brothers, si inseriscono nel filone, con Ebony Eyes
che, nel 1961, raggiunse l'ottava posizione in classifica. La canzone
seguiva diligentemente gli standard caratteristici del filone: 1) una coppia
felice, 2) la morte improvvisa di uno dei suoi componenti (meglio se in circostanze
violente), 3) la riunione progettata della un tempo felice coppia nell'aldilà.
In Ebony Eyes, sullo sfondo di un coro angelico, gli Everly Brothers
cantano la storia di un giovane soldato che attende all'aeroporto l'arrivo
dell'aereo su cui viaggia la fidanzata. I due stanno per sposarsi. Durante
il passaggio parlato, nel mezzo della canzone, il ragazzo si chiede perché
l'aereo sia in ritardo. È allora che risuona un annuncio, dove una
voce chiede a quelli in attesa del volo 1203 di recarsi alla cappella al di
là della strada. Il finale è piuttosto confuso (non eravamo
in aeroporto, forse?), così come le azioni successive del protagonista.
Non siamo neppure sicuri che il giovane si preoccupi davvero di recarsi alla
cappella: infatti è così sicuro della morte della sua adorata
che già si ritrova intento a fantasticare sulla loro inevitabile riunione
ultraterrena...
Nel 1964 appare Dead Man's Curve (ottavo posto nelle classifiche),
cantata da Jan e Dean, dove il protagonista affron-ta troppo spavaldamente
un pericoloso tratto di strada.
Un'altra corsa in macchina è protagonista di Don't Worry Baby,
uno dei tanti successi firmati dai Beach Boys: nonostante il titolo
rassicurante, il finale rimane sinistramente aperto. In Last Kiss (secondo
posto in classifica nel 1964), di Frank i. Wilson e i Cavaliers,
la ragazza del protagonista muore tra le sue braccia dopo un incidente d'auto,
e il ragazzo giura a Dio di essere buono (così potrà riabbracciare
la sua amata in Paradiso).
Altre canzoni di quel periodo avevano per argomento la morte. In Endless
Sleep, di Jody Reynolds, che raggiunse il quinto posto in classifica
nel 1958 (quasi due anni prima di Teen Angel) il protagonista
contempla il suicidio dopo aver appreso che la sua ragazza è annegata.
In Laurie (Strange Things Happen, di Dickey Lee (1965),
il cantante incontra una bella ragazza che, alla fine, si rivela essere morta
un anno prima: lui ritroverà la felpa che le ha prestato appoggiata
alla sua tomba. Nel primo e più grande successo di Lee, Patches
(sesto posto in classifica nel 1962), il protagonista non può
avere la mano di colei che ama per la differenza sociale esistente tra i due:
così decide di annegarsi nel fiume che divide la loro città.
La maggior parte di queste canzoni erano in puro stile pop, con arrangiamenti
orchestrali e accattivanti cori di sottofondo.
Ma la canzone più direttamente collegata con la scomparsa di James
Dean fu sicuramente Leader of the Pack, degli Shangri-La's,
scritta dagli esperti Jeff Barry ed Ellie Greenwich. Il brano
venne in seguito ripreso da Mary Weiss, e Shadow Morton, il
produttore, aggiunse il rumore di una motocicletta per aumentarne la drammaticità:
la cantante vede morire il suo ragazzo, un juvenile delinquent osteggiato
dai suoi genitori, quando la sua motocicletta sbanda e finisce contro un autocarro.
La canzone raggiunse il primo posto in classifica nel 1964. Leader of the
Pack segnò la fine della fissazione inconscia del pop con la morte
automobilistica "alla Dean". L'assassinio di Kennedy, infatti, sconvolse
definitivamente la concezione popolare della morte romantica, improvvisa,
sostituendola con l'ossessione del complotto e della cospirazione.
MORTE SU QUATTRO RUOTE: OSSESSIONI CROMATE...QUALCHE
APPUNTO
"Ho bisogno di un po' di velocità. Ho bisogno di un po' d'acciaio.
Ho bisogno di un po' di benzina."
Speed, Steel and Gasoline, LA MUERTE
Al principio fu Vince Taylor e la sua Brand New Cadillac, con
il refrain She Ain't Never Comin 'Back ("lei non tornerà più
indietro")... L'automobile sostituisce a poco a poco l'immagine della
locomotiva nera e minacciosa che aveva dominato, con la sua sinistra presenza,
tanti brani del blues e del country. Sopravvisse in Mystery Train di
Presley, ma lasciò poi spazio ai motori a otto cilindri, alle cromature
e alle carrozzerie luccicanti. Trascorsa la breve stagione dorata del death
rock teenageriale, l'ossessione per la velocità e l'associazione di
pulsioni mortifere all'automobile riemersero periodicamente nel rock, con
episodi più o meno particolarmente felici. I Blue Oyster Cult,
con Maserati GT, i Motorhead di Speedfreak e Mean
Machine, i Dead Kennedys di I Love My Car, per arrivare
agli epigoni metal dei Manowar e alla celebrazione dei belgi La Muerte,
con Kustom Kar Kompetition, colorata di toni apocalittici a metà
tra Russ Meyer e Mad Max.
