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Chaostar - "Threnody" (Holy Records 2001)
di Giovanni Carta

E' risaputo che il connubio rock-musica classica desta spesso sensazione fra i critici e gli ascoltatori più sensibili ed in trent'anni possiamo proprio dire che abbiamo quasi assimilato i più disparati tentativi, più o meno riusciti (decidete voi), di ricerca classica in un ambito rock-pop spesso denigrato dai puristi e dalla critica cosiddetta "seria". Decisamente è passato un bel pò di tempo da quando sono stati pubblicati gli lp di gruppi come Nice, Pink Floyd, le Mothers di Zappa e via dicendo... tutti precursori a loro modo dell'unione-scontro-fusione fra musica classica, o colta che dir si voglia, ed il rock. Eppure ancora oggi, seppur magari con intenzioni e con uno spirito diverso, esistono gruppi in grado di affrontare con un certo coraggio determinate situazioni musicali e questa seconda opera degli ellenici Chaostar rappresenta un buon esempio, anche estremo, di sintesi tra classicismo e musica "popolare". Nati come progetto parallelo dei Septic Flesh, gruppo metal di culto in grado di avvicinare senza alcun timore un sound anche brutale a raffinate partiture classiche e reminescenze mediterranee, i Chaostar con questa seconda seconda opera (l'esordio Chaostar è stato pubblicato su HolyRec. nel 2000) concentrano i propri sforzi creativi verso la musica classica e religiosa relegando in secondo piano la strumentazione elettrica a favore di un imponente sezione orchestrale affidata a Christos Antoniou, compositore nonchè artefice principale del progetto Chaostar. Ed effettivamente chi può prevedere in Threnody un tipo di musica accostabile a determinati gruppi come Therion potrebbe rimanere spiazzato se non addirittura deluso: l'unico brano riconducibile al rock-metal è il brano di chiusura... per il resto la strumentazione elettrica è rigorosamente bandita ad eccezione di alcune curiose quanto scarne basi ritmiche e di alcuni samples introdotti in diversi brani. Insomma, le composizioni si allontanano decisamente dai tipici clichè metal per approdare ad una dimensione tenebrosa e claustrofobica accostabile ai musicisti classici contemporanei più estremi (Ligeti, Holst, Penderecki, Orff e... Dead Can Dance!) che neanche i più scellerati esponenti del metal più oscuro saprebbero eguagliare. A rendere più fruibile, si fa per dire, un opera dai contenuti biblici ed apocalittici contribuiscono non poco la splendida Natalie Rassoulis, cantante dalle grandi capacità vocali ed interpretative ben al di sopra di certe gallinelle della scena gothic-metal, e l'interessante voce di Kostas, già membro degli Swan Christy, dotato di una timbrica molto calda ed accattivante curiosamente in buona sintonia con le oscure e mutevoli trame sonore.In definitiva Threnody risulta essere un lavoro di un certo spessore artistico, non un capolavoro, e sicuramente uno sforzo creativo e produttivo enorme rispetto alla media delle pubblicazioni discografiche spesso destinate a finire con il tempo nel più completo oblio.
 
© Giovanni Carta 2002 - per gentile concessione dell'autore

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