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I
CENTO PASSI di Marco Tullio Giordana, con Luigi Lo
Cascio, Luigi Maria Burruano, Lucia Sardo, Paolo Briguglia, Tony Sperandeo,
Nini Bruschetta, Andrea Tidona, Pippo Montalbano; produzione:
Italia; anno: 2000; distribuzione: Istituto
Luce; commento: *** 1/2
Cento passi. Misura di
superficie che contrappone antiteticamente la distanza fisica (breve)
tra la casa del protagonista e quella del boss mafioso, con il divario
(enorme) che separa due mentalità, quella mafiosa e conformista che prevale
nella comunità locale e quella ribelle, sincera e ingenua delle nuove
generazioni, le cui aspirazioni vengono frustrate da un sistema chiuso
e corrotto. Il film racconta la storia vera del giovane siciliano Giuseppe
Impastato che, nel paesino di Cinisi, cercò di combattere il boss
mafioso Tano Badalamenti (da lui ribattezzato "Tano seduto") attraverso
la voce dell'emittente locale Radio Aut, da lui creata. Impastato non
solo fu fatto saltare in aria, legato a sei chili di tritolo sui binari
della ferrovia il 9 maggio 1978, ma la sua morte finì anche per passare
inosservata in quanto coincidente con il ritrovamento del cadavere di
Aldo Moro.
Marco Tullio Giordana (esordio a Locarno nel 1985 con Maledetti vi
amerò) riporta d'attualità il film impegnato e lo fa con un'opera
forte e asciutta, che rimanda ai migliori film del genere, da Le mani
sulla città di Rosi ai più recenti Un eroe borghese di
Michele Placido e Il giudice ragazzino di Alessandro Di Robilant.
Luigi Lo Cascio, che assomiglia fisicamente in maniera sorprendente
a Impastato - lo si comprende dalle fotografie di repertorio alla fine
del film - è bravo anche se a volte troppo sopra le righe. Gli preferiamo
Tony Sperandeo nel ruolo del boss Tano Badalamenti e Luigi Maria
Burruano in quello del padre di Impastato.
I FIUMI DI PORPORA (Les rivieres pourpres)
di Mathieu
Kassovitz, con Jean Reno, Vincent Cassel; produzione:
Francia; anno : 2000; distribuzione: Filmauro; commento:
* 1/2
In una piccola cittadina
universitaria sulle montagne francesi, una serie di crimini legati all'ambiente
universitario attirano l'attenzione di due detective di polizia, con tecniche
ed esperienze completamente diverse tra loro. Un incipit interessante per
un thriller buio, nevoso e nebuloso avente come ambiente di riferimento
una ristretta comunità elitaria. Un animale cinematografico come Jean Reno
e una degna spalla, rappresentata da Vincent Cassel (attore che ha già lavorato
con Kassovitz ne "L'odio"), fanno ben sperare sul risultato del film. Purtroppo,
però, dopo una buona prima parte la sceneggiatura si sfalda come neve al
sole - tanto per restare in tema - per giungere ad un finale risibile ed
irritante. Ed è sempre un dispiacere vedere delle opportunità sprecate e
un valido regista buttare via il proprio talento in nome del facile guadagno
attraverso il prodotto commerciale per platee ammaestrate e di scarsa cultura.
© Marco Ferrari -
per gentile concessione dell'autore
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