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CAST AWAY (id.) Regia: Robert Zemeckis con Tom Hanks, Helen Hunt , Christopher Noth, Nick Searcy; Distribuzione: UIP; Anno: 2000; Produzione: Stati Uniti; commento: ***

Frenesia, stress. La vita di Chuck Nolan é scandita dai ritmi dell'orologio che lascia poco spazio a valori e sentimenti. Sembrerebbe l'archetipo del manager della società avanzata (ma "avanzata" verso cosa? La follia? Forse sarebbe meglio chiamarla "avariata"?), senonché questo meccanismo vorticoso s'interrompe di colpo quando, in seguito a un disastro aereo il nostro uomo si ritrova su un'isola deserta: completamente tagliato fuori da qualsiasi comunicazione col mondo, nelle condizioni ambientali più desolate e ostili che l'uomo abituato alla vita di città si possa immaginare. Zemeckis riprende il mito del naufrago, con un soggetto che per unità di tempo e situazioni si avvicina maggiormente alla vera storia di Alexander Selkirk, al quale pare si sia ispirato lo stesso Defoe per Robinson Crusoe. Selkirk, abbandonato su un'isola al largo del Cile nel 1704 ivi rimase per ben quattro anni. Nel film vediamo il naufrago Tom Hanks sopravvivere sull'isola per quattrro anni e mezzo, contro i ventotto del personaggio di Defoe. A Zemeckis interessa soprattutto rovesciare la metafora di Robinson Crusoe, incentrata sulla celebrazione dell'uomo occidentale capace in qualsiasi contesto, isolato e selvaggio, di riprodurre la civiltà. Tom Hanks dissacra questo mito moderno: stressato da una società che impone nel lavoro e nella vita una concezione nevrotica e ansiogena del tempo, l'uomo contemporaneo non ritrova se stesso a contatto con la natura, ma anzi viene sopraffatto da un'impotenza materiale, un senso di solitudine e paura che il cosiddetto progresso ritiene di tener lontano in cambio di una profonda infelicità collettiva. Zemeckis però mostra i suoi limiti nel messaggio di fondo che vuole regalare allo spettatore: per il regista - in puro stile buonista hollywoodiano - il distacco sull'isola deserta permette all'uomo di riscoprire i veri valori della vita quotidiana, di cui aveva perso il senso, causa frenesia lavorativa. Uno spettatore più smaliziato che sappia leggere tra le righe della vicenda, non potrà però fare a meno di colgiere ben altro messaggio, probabilmente "involontario" per il regista: la totale mancanza di senso e di valori che ormai la società contemporanea offre. Il ritorno alla civiltà spalanca davanti agli occhi del protagonista uno scenario di assoluta desolazione: sarebbe stato molto meglio rimanere sull'isola. E' interessante notare la dicotomia tra l'ansia che spinge il naufrago a provare tutte le soluzioni possibili per lasciare l'isola, spinto verso una meta assolutamente vacua. Il mondo che lui si immagina non esiste più (forse perchè non é mai esistito) e Chuck Nolan-Tom Hanks si ritroverà nuovamente solo con se stesso. L'apparente happy end finale, aggiunto proprio a fini commerciali, non smorza questa sensazione. Girato per sedici mesi in gran parte su un' isola deserta e vulcanica delle Figi settentrionali, il film annovera comunque alcuni meriti: innanzitutto si apprezza il contrasto tra l'immagine da cartolina turistica che offre l'isola in campo lungo, rispetto alla dura realtà quotidiana, in costante lotta per sopravvivere, nella quale é calato il protagonista. In secondo luogo Zemeckis riesce sapientemente a mantenere alta l'attenzione dello spettatore in un film dai dialoghi ridotti (c'é un'assenza di dialoghi per ben 52'), assoluto contrasto con la tendenza fracassona e roboante del cinema contemporaneo. Infine, ci viene proposto un incidente aereo (caotico, assordante, ansiogeno) da antologia: forse il migliore, senz'altro il più realistico che ci abbia mai offerto il cinema.

© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore

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