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CARTOLINE
DALL'INFERNO: LA DANNAZIONE COME FORMA DI ESTREMO
DIVERTIMENTO...
Nel
corso degli anni Sessanta tre personaggi, in particolare, aggiunsero
nuova pazzia al rock'n'roll, attraverso i loro gesti sguaiati
e una vena profondamente demenziale. Naturalmente il loro folle operato
era destinato a essere oscurato dalle successive gesta dei nuovi eroi
dell'eccesso degli anni Settanta, gente come Alice
Cooper, David Bowie, i
Genesis e altri artisti che seppero coniugare teatralità e
musica. Tuttavia questa considerazione non mette minimamente in discussione
il valore e il fascino duraturi delle loro gesta.
Screamin'
Jay Hawkins, Screamin' Lord Sutch e Arthur Brown amavano
offrire di loro stessi l'immagine di figli del demonio, studiata in
parte a tavolino, e giocarono disinvoltamente con quei concetti di
male e di peccato per i quali il rock'n'roll era stato spesso
accusato, e condannato, dai benpensanti. In realtà, grazie
a loro il rock'n'roll iniziò a prendere confidenza,
in qualche modo, con il lato oscuro dell'esistenza, apprendendo come
trasformare in farsa anche la più cupa tragedia. Erano guitti
e come tali si comportavano. Quasi fossero personaggi secondari di
commedie televisive di basso livello, trasmesse a tarda notte e prodotte
all'inferno, questi tre individui si pavoneggiavano con buffi giocattoli,
con smorfie bizzarre e risate folli, e, soprattutto, mostrarono una
predilezione spiccata per il fuoco. I loro momenti di gloria furono
piuttosto brevi e il loro destino fu quello di ritrarsi inesorabilmente
in quella oscurità dalla quale erano venuti e dove continuarono
a nutrirsi di vane speranze in un ritorno sulla scena.
Dei
tre fu Screamin' Jay Hawkins il primo a guadagnarsi l'attenzione
del pubblico. Nativo di Cleveland, Ohio, Hawkins era stato in precedenza
un pugile di poche speranze. Un giorno decise di mettersi a scrivere
ridicole canzoni sul voodoo e sull'alcol. Sulla scena si presentava
generalmente vestito con un nero mantello a forma di ali di pipistrello,
agitando un teschio infilzato su un bastone di legno. Di solito veniva
portato sul palco da alcuni inservienti, sdraiato in una bara fiammeggiante,
la stessa in cui ritornava per uscire di scena. Questo espediente
gli procurò qualche problema con la National Casket Association,
che lo accusò di prendersi gioco dei defunti. Come risultato
Hawkins dovette procurarsi le bare da solo, visto che nessuna impresa
di pompe funebri era più disposta a noleggiargliele.
Con la splendida I Put a Spell on You Hawkins giunse a un passo
dal successo: le urla e i lamenti satanici che costellavano il pezzo,
però, sembrarono eccessivi ai disc-jockey radiofonici
e a nulla valse una nuova versione accorciata del brano. I Put
a Spell on You rimase, dunque, suo malgrado, un pezzo maledetto.
In effetti Hawkins non riuscì mai a ottenere un vero e proprio
successo in classifica. Forse era proprio questa sua immagine comicamente
minacciosa a susci-tare la perplessità del pubblico, che continuò
a considerarlo una specie di bizzarro scherzo, ignorando quel baritono
potente e quello stile da urlatore blues che erano invece parte importante
del suo personaggio. In un'intervista rilasciata a Nick Tosches nei
primi anni Ottanta, confessò: "Sono stanco di essere un
mostro, voglio cantare sul serio". Le sue preghiere rimasero
inascoltate: nel 1981 aprì il concerto dei Rolling Stones al
Madison Square Garden di New York, ma gli Stones, in ricordo dei bei
tempi passati, gli chiesero di rifare il numero della bara e tutto
il repertorio che lo aveva imposto all'attenzione fin dall'esordio.
Successivamente tentò una tournée tutta sua in
cui trucchi e magie vennero messi da parte. Ma il tutto si risolse
in un mezzo fiasco: per la gente lui rimase il "cantante voodoo
nella bara". Nel 1989 fece una simpatica apparizione nel film
di Jim Jarmusch Mystery Train, e fino alla sua morte
continuò ostinatamente a fare registrazioni e a tenere concerti,
con scarso profitto.
Screamin'
Lord Sutch fu il successivo. Nel 1958, in Inghilterra, formò
la sua band, i Savages, tra le cui file, negli anni successivi,
sarebbero apparsi personaggi del calibro di Jeff Beck, Nicky Hopkins
e Jimmy Page. Anche Sutch amava essere portato sul palco in una bara.
Il suo intento era quello di spaventare i teenager proponendosi, ingenuamente,
come una sorta di Jack lo Squartatore del rock'n'roll, ma gli
esiti furono sempre piuttosto fiacchi e, talvolta, involontariamente
ridicoli, come quando indossò un'asse da cesso come cappello
(Satana stesso, nelle profondità del suo regno, deve aver sogghignato
davanti a questa trovata).
Quando i suoi vecchi compagni d'avventura diventarono famosi lo aiutarono
a tornare alla ribalta con un album, Lord Stitch and Heavy Friends,
che non ottenne grossi risultati. Oggi, Lord Sutch rimane una figura
largamente dimenticata. Un freak sopravvissuto alle mode e ai cambiamenti,
in maniera un po' patetica. Soltanto la sua morte, avvenuta qualche
anno fa, lo ha fatto salire agli onori delle cronache, per qualche
istante. La copertina di uno dei suoi ultimi dischi lo presentava
vestito con il consueto cappello a cilindro, un coltello insanguinato
in una mano e, nell'altra, una borsa di cuoio da chirurgo, mentre
cammina con fare vagamen-te minaccioso per la strada. Nel disco Sutch
rivisita tutti i classici più popolari del suo repertorio:
Scream and Scream, All Black and Hairy, Jack the
Ripper, Murder in the Graveyard, con la solita verve macabra
e surreale, confermandosi quel personaggio di culto che influenzò
le attitudi-ni orrorifiche di personaggi come Rudi Protrudi
e i Cramps.
Il
terzo personaggio del gruppo, Arthur Brown, apparve alla fine
degli anni Settanta. A lui toccò l'ingrato compito di scrivere
l'ultimo capitolo di questa sgangherata saga di orrore e risate. Con
il suo gruppo, i Crazy World of Arthur Brown, portò
al successo (secondo posto in classifica) la canzone Fire,
nel 1968, che si apriva con un provocatorio ruggito: "Sono il
dio del fuoco dell'inferno e vi porto... fuoco!" Sulla testa,
durante gli spettacoli, Brown indossava un elmetto elaborato dal quale
eruttavano fiamme, mettendo costantemente a rischio la propria incolumità
e quella del suo pubblico. Scoperto da Pete
Townshend, Brown continuò a registrare album negli
anni Ottanta, approdando all'elettronica sperimentale. Apparve anche
nella versione cinematografica di Tommy, realizzata da Ken
Russell nel 1975.
Ora vive a Austin, nel Texas, dove sembra che gestisca una piccola
impresa di carpenteria e verniciatura di esterni assieme a Jimmy Black,
in precedenza membro delle gloriose Mothers of Invention di Frank
Zappa.
Alcune verità comunemente accettate di cui dubitare fortemente
secondo Screamin' Jay Hawkins...
"I bianchi non hanno il blues - Bill Haley aveva il blues e
così anche Carl Perkins ed Elvis Presley.
"L'uomo bianco è superiore e l'uomo nero puzza - non
ho mai visto un'ascella nera in uno spot commerciale tv sui deodoranti.
Sam Cooke venne ucciso dalla manager di un motel, che pensava che
lui stesse per derubarla - Sam Cooke venne ucciso dalla Mafia. Tutto
quello che fece fu di dare la caccia, mentre era in mutande, a una
ragazza che gli aveva rubato il portafogli, e quando entrò
nell'ufficio quella donna nera gli sparò. Fu tutta una messinscena.
Sam Cooke combatté il sistema: stava guadagnando troppi soldi
e quando un uomo di colore diventa così importante ci deve
essere un bianco dietro di lui. Ma Sam non voleva un manager bianco."
Rock'n'roll
Noir © 2003 Stefano Marzorati |
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