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Ryuichi
Sakamoto - "Chasm" - (KA'+B/2005)
Ci sono voluti circa sette anni di attesa per poter vedere Ryuichi
Sakamoto riavvicinarsi, con il suo ultimo e quindicesimo disco, Chasm,
a quella contaminazione fra elettronica/avanguardia/pop di cui è
stato maestro e precursore, sia con la sua band madre, la Yellow Magic
Orchestra, sia con i suoi numerosi dischi solisti (B-2 Unit,
Miraiha Yaro, Neo Geo, Beauty...). Il concetto di
musica pop è comunque molto relativo per questo ritorno sulle scene
di Sakamoto, le sonorità in Chasm sono spesso impegnative
ed ostiche, i riferimenti a una forma musicale possibilmente fruibile
si limitano giusto ad alcuni episodi come nel suggestivo e vellutato hip-hop
esotico del brano d'apertura, Undercooled, oppure in uno dei momenti
più attesi del disco, World Citizen, nuova ed ennesima collaborazione
fra Sakamoto e David Sylvian, una classica ballata per voce e piano,
filtrata e manipolata digitalmente. In realtà, dopo una serie di
omaggi alla bossa nova brasiliana di Antonio Carlos Jobim e dopo le ormai
consuete colonne sonore cinematografiche, Sakamoto ha ripreso il discorso
della sperimentazione sonora esprimendo il bisogno di calarsi in un contesto
di musica contemporanea orientata verso l'elettronica più estrema.
Smessi i panni del precursore, Sakamoto si confronta con le nuove generazioni
attraverso soluzioni musicali moderne e di tendenza, senza rinunciare
comunque alla sua particolare visione della musica come arte e ricerca
che valica i confini geografici e culturali. I brani assumono spesso contorni
ambientali e minimali, il più delle volte le emozioni non sono
da ricercare tanto nella facile melodia quanto nel sottile svolgimento
di ogni brano, nella ricercatezza e profondità del contenuto. L'ampio
utilizzo dell'informatica non impedisce a Sakamoto di attingere come sua
abitudine alla musica tradizionale di piu culture, grazie anche alla consueta
presenza di un buon numero di ospiti (Jaques Morelenbaum, Arto
Lindsay, Carlos Nunez, Keigo Oyamada...), forse però
in una maniera più discreta rispetto ad alcuni suoi precedenti
episodi; il centro creativo di Chasm rimane comunque orientato
verso le sonorità elettroniche e a una espressione musicale tutta
da interiorizzare. Difficilmente si può definire innovativa e priva
di difetti quest'ultima opera di Sakamoto, tutt'altro, anche a causa di
una certa autoindulgenza nell'esprimere concetti musicali già ampiamente
approfonditi in questi ultimi anni dalla nuova generazione di esploratori
elettronici, Chasm può rischiare di apparire talvolta un
pò pesante e pretenzioso... questo però non sminuisce il
talento visionario di un musicista ancora in grado di scrivere, dopo quasi
trent'anni di attività, della musica di livello ed interesse superiore.
© 2005 Giovanni Carta - per gentile concessione dell'autore
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