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Ring - "The
Empire of Necromancers"
(Musea - Poseidon Rec. 2006)
Oggetto misterioso quanto inaspettato, Empire of Necromancers spunta
dalle nebbie della scena rock giapponese anni settanta dopo trent'anni
di oblio, un recupero assai interessante che va ben oltre la semplice
curiosità storica... Questo è probabilmente l'unico documento
artistico lasciatoci dai Ring, quartetto giapponese
di rock sinfonico guidato dalla carismatica figura di Takashi
Kokubo, tastierista di culto
in Giappone ed anche discreto batterista e cantante. Buona parte di questo
disco è occupato dalla suite omonima, registrata dal vivo nel
1975 ( la qualità audio è più che accettabile, nonostante
la registrazione sia stata fatta con un quattro piste), in chiusura invece
sono state inserite come bonus track due interessanti composizioni di
Kokubo registrate nel 1977 sotto il moniker Kokubo Synthesizer Works.
La musica dei Ring prende spunto dalle sonorità decadenti e visionarie
tipico di certo art-rock romantico degli anni settanta: atmosfere oniriche,
ambigue ed evocative, una buona tecnica strumentale e la giusta propensione
per la contaminazione musicale, la suite di Empire of Necromancers si
divide in cinque movimenti con un esteso ed elegante Prologue a
introdurre in maniera abbastanza semplice e diretta l'arte dei Ring.
Attraverso una strumentazione rock efficace costituita da una chitarra,
un synth ed un piano elettrico, batteria, basso, e il cantato (in madrelingua)
estatico di Kokubo, i Ring sembrano volersi legare in particolar modo
ai King Crimson del primo periodo, senza tralasciare qualche influenza
vagamente pinkfloydiana. Le delicate sonorità del piano elettrico
suonato da Yukitoshi Morishige disegnano trame jazz-rock rarefatte
ed a tratti nervose, passaggi strumentali estremamente raffinati ma lievemente
allucinati, come un'inevitabile premonizione verso un epilogo drammatico,
una velenosa ed efficace Magic Lady che si insinua nel
calderone infernale dell'heavy-dark anni settanta. Le due composizioni
dei Kokubo Synthersizer Works incluse in questo cd,
incise fra la fine del 1977
ed il 1978, ci mostrano un Takashi Kokubo orientato totalmente verso
l'elettronica, affiancato da un altro tastierista, Kayo Matsumoto, e
dal chitarrista Haruhiko Tsuda. I due brani strumentali, The
Star of Sorrow e In Memory of Charnades the Pan rappresentano
un'ideale continuazione del lato oscuro dei Ring: The Star of
Sorrow è una
fosca ouverture culminante in una marziale e solenne fanfara che sarebbe
piaciuta agli Univers Zero, In Memory of Charnades the Pan è più articolata
e vivace, con spunti solistici vicini a Keith Emerson e una funerea
conclusione fra Klaus Schulze e Goblin.
© 2006 Giovanni Carta - per gentile concessione dell'autore
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