Discovering Japan...
7 Ottobre 2005
Ain Soph - "5 or 9 - Five Evolved
from Nine" (Poseidon/Musea Records - 2006)
recensione di Giovanni Carta
Ristampa piuttosto interessarante che ci permette
di indagare più a fondo nel sottobosco jazz-rock giapponese,
5 or 9 è il quarto e ultimo disco degli Ain Soph, band
giapponese formata verso la metà degli anni settanta e autrice negli
anni ottanta di due opere di un certo spessore, A Story of Mysterious
Forest (1980, probabilmente il loro disco migliore) e Hat and Field
(1986, un disco dal titolo quantomai allusivo...), due opere che mettono
in evidenza la passione verso un suono ibrido che si ispira tanto al rock
sinfonico quanto alle più raffinate ed eclettiche contaminazioni
jazz di origine britannica... Fra gli inevitabili cambi di formazioni e
oscillazioni stilistiche più o meno evidenti, gli Ain Soph
raggiungono gli anni novanta ancora carichi di energie creative con la pubblicazione
nel 1991 di Marine Menagerie, un disco grazioso e rarefatto ma artisticamente
un pò sfuocato e non del tutto convincente; in più di un brano
gli Ain Soph sembrano voler rendere omaggio ai Camel di Andy Latimer...
Marine Menagerie è comunque un passo importante che porterà
ad un più convincente e sostanzioso Five Evolved From Nine,
uscito due anni dopo, nel 1993. La band si è ormai stabilizzata nella
classica formazione a quattro: il chitarrista Yozox, il tastierista
Kikuo Fujikawa, il bassista Masahiro Torigaki e il batterista
Taiqui. 5 or 9 è un disco che suona in maniera decisamente
più compatta e compiuta rispetto al precedente, slegati da quel romanticismo
patinato che ha in parte compromesso la completa riuscita di Marine Menagerie,
gli Ain Soph di 5 or 9 ripercorrono con grande energia e sensibilità
le loro originarie coordinate jazz-rock fusion. Five Evolved
From Nine si apre con la maestosa e suggestiva Villa Adriana,
brano per soli archi campionati e tastiere che introduce due scatenate e
deliziose composizioni, The Two Orders of Image e Ancient Museum:
la prima è una sarabanda jazz euforica e lussureggiante, costruita
su un'impanto strumentale imponente che sfiora suggestioni da big-band,
Ancient Museum riporta invece i quattro musicisti a un livello più
terreno attraverso un serrato e intrigante dialogo fra chitarra e tastiera,
ottimi gli assoli di Fujikawa e Yozox, impeccabile la sezione
ritmica. Seascape è la giusta pausa riflessiva e distensiva,
in questa piccola ballata Fujikawa offre un altro bell'esempio del
suo talento al pianoforte; le atmosfere di 5 or 9 cambiano dalla
successiva The Valley of Lutha, un brano singolare che inizialmente
segue un andamento ritmico marziale e teso, simile a un bolero, per trasformarsi
repentinamente in un'incalzante e raffinata fuga strumentale. I toni del
disco si ammorbidiscono definitivamente e negli ultimi venti minuti le composizioni
diventano più bucoliche e crepuscolari, specialmente nella distensiva
e toccante fantasia melodica di Shadow Picture, mentre con la conclusiva
e complessa Stonehenge gli Ain Soph riprendono una parte del
discorso di Marine Menagerie, in un alternarsi di atmosfere soffuse,
delicate, e accelerazioni rock dal vago sapore vintage. Purtroppo
alcune sonorità utilizzate in questo disco non hanno resistito all'avanzare
del tempo, in particolare certi suoni di tastiera suonano oggi in modo del
tutto obsoleto... Comunque, sono piccoli dettagli che non sminuiscono più
di tanto il valore di questo ottimo disco...
Giovanni Carta
