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Soph - "5 or 9 - Five Evolved from Nine" (Poseidon/Musea Records
- 2006)
Ristampa piuttosto interessarante che ci permette di indagare più
a fondo nel sottobosco jazz-rock giapponese, 5 or 9 è
il quarto e ultimo disco degli Ain Soph, band giapponese formata
verso la metà degli anni settanta e autrice negli anni ottanta
di due opere di un certo spessore, A Story of Mysterious Forest
(1980, probabilmente il loro disco migliore) e Hat and Field (1986,
un disco dal titolo quantomai allusivo...), due opere che mettono in evidenza
la passione verso un suono ibrido che si ispira tanto al rock sinfonico
quanto alle più raffinate ed eclettiche contaminazioni jazz di
origine britannica... Fra gli inevitabili cambi di formazioni e oscillazioni
stilistiche più o meno evidenti, gli Ain Soph raggiungono
gli anni novanta ancora carichi di energie creative con la pubblicazione
nel 1991 di Marine Menagerie, un disco grazioso e rarefatto ma
artisticamente un pò sfuocato e non del tutto convincente; in più
di un brano gli Ain Soph sembrano voler rendere omaggio ai Camel
di Andy Latimer... Marine Menagerie è comunque un passo
importante che porterà ad un più convincente e sostanzioso
Five Evolved From Nine, uscito due anni dopo, nel 1993. La band
si è ormai stabilizzata nella classica formazione a quattro: il
chitarrista Yozox, il tastierista Kikuo Fujikawa, il bassista
Masahiro Torigaki e il batterista Taiqui. 5 or 9
è un disco che suona in maniera decisamente più compatta
e compiuta rispetto al precedente, slegati da quel romanticismo patinato
che ha in parte compromesso la completa riuscita di Marine Menagerie,
gli Ain Soph di 5 or 9 ripercorrono con grande energia e
sensibilità le loro originarie coordinate jazz-rock fusion.
Five Evolved From Nine si apre con la maestosa e suggestiva Villa
Adriana, brano per soli archi campionati e tastiere che introduce
due scatenate e deliziose composizioni, The Two Orders of Image
e Ancient Museum: la prima è una sarabanda jazz euforica
e lussureggiante, costruita su un'impanto strumentale imponente che sfiora
suggestioni da big-band, Ancient Museum riporta invece i
quattro musicisti a un livello più terreno attraverso un serrato
e intrigante dialogo fra chitarra e tastiera, ottimi gli assoli di
Fujikawa e Yozox, impeccabile la sezione ritmica. Seascape
è la giusta pausa riflessiva e distensiva, in questa piccola ballata
Fujikawa offre un altro bell'esempio del suo talento al pianoforte;
le atmosfere di 5 or 9 cambiano dalla successiva The Valley
of Lutha, un brano singolare che inizialmente segue un andamento ritmico
marziale e teso, simile a un bolero, per trasformarsi repentinamente in
un'incalzante e raffinata fuga strumentale. I toni del disco si ammorbidiscono
definitivamente e negli ultimi venti minuti le composizioni diventano
più bucoliche e crepuscolari, specialmente nella distensiva e toccante
fantasia melodica di Shadow Picture, mentre con la conclusiva e complessa
Stonehenge gli Ain Soph riprendono una parte del discorso
di Marine Menagerie, in un alternarsi di atmosfere soffuse, delicate,
e accelerazioni rock dal vago sapore vintage. Purtroppo alcune
sonorità utilizzate in questo disco non hanno resistito all'avanzare
del tempo, in particolare certi suoni di tastiera suonano oggi in modo
del tutto obsoleto... Comunque, sono piccoli dettagli che non sminuiscono
più di tanto il valore di questo ottimo disco...
© 2006 Giovanni Carta - per gentile concessione dell'autore
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