INTERVISTE

SALPA L'ANCORA DI VINICIO...

Si alza il sipario in una delle stanze nautiche del museo della Scienza e della Tecnica di Milano, potremo essere benissimo sul set de E la nave va di Fellini o de La leggenda del pianista sull'oceano di Tornatore. Al centro del palcoscenico fra piani, pianoline, grammofoni e fisarmoniche è lui: Vinicio Capossela. E' pronto per presentare in maniera circense e goliardica il suo Canzoni a manovella (CGD), un disco di altri tempi, registrato in maniera limpida con le tecniche del 2000. Un album (il sesto di una fortunata carriera iniziata nel 1991 con il fulminante All'una e trentacinque) che potrebbe benissimo essere suonato con un vecchio grammofono dalla puntina graffiante, gridato in un megafono, oppure mediato da una vecchia radiolona del dopoguerra e ci rimanda ai grandi viaggiper mare verso
Fra Fellini e Carosone, decollano le canzoni a manovella di Vinicio Capossella, istantanee in bianco e nero di un colorato circo del secolo scorso.
l'America, ai circhi che battevano una volta le piazze italiane (con uomini forzuti, donne cannone ed equilibristi), ai primi cinema dei fratelli Lumière. Piccole e grandi emozioni in bianco e nero, dense di fumo e ricordi. Fotografie di un mondo che ormai è scomparso ma rimane intatto nei ricordi popolari. "Le canzoni a manovella del mio disco - ci racconta Capossela - sono canzoni immaginarie. Per rappresentarle occorre che, dietro al sipario a soffietto ascensionale, si sia provveduta la strumentazione necessaria: grancasse sinfoniche, piani chiodati, a rullo, trombe a grammofono, chitarre, onde martinot, ululatori e stropicciatori a valvola, orchestrioni, corni da caccia, violini a tromba, turbanti, cilindri, sollevatori bulgari e aerostatici. Insomma un disco di cose che vengono dal profondo. che affiorano a galla in scafandro e cilindro...Ci sono impeto e colpi di cannone, l'afflato di un'epopea tutt'intera liquidata, sparata, sventragliata". E per fare viaggiare con lui l'ascoltatore Capossela sceglie le soluzioni sonore più varie: polke, mazurche, doine, sirtaki, valzer. Non dimentica nulla del suo passato: le passioni travolgenti per Carosone, Buscaglione, Rota e Tom Waits, l'innamoramento fulminante per la musica della bella epoque francese, il fascino fumoso delle taverne della Germania, gli indiavolati canti e i balli intorno al fuoco degli accampamenti degli zingari. "Ho scritto per l'occasione marce, marcette, rebetici - ammette lui stesso- e sono i tempi binari, quelli che hanno bisogno di due stampelle per avanzare che sono sempre in viaggio, e poi quelli ternari da brindisi, da giro di vals, un due e tre! Quelli spezzati, gessati, sorpassati...e ancora treni e ferrovie, il vecchio West deragliato dietri le retrovie d'oriente. E poi la rotta greca, le canzoni di guerra... geografiche...patafisiche e canti di mariachi tzigani, serenate, tramvai, rose ed ombrelli. Tutto è perfettamente ballabile. provate! Potete affittare il salone, se volete, agghindato da parata, vestirvi da Galà...L'orchestra ce l'abbiamo messa noi! A disposizione. senza badare a spese. i migliori professori, e maestri e direttori, e strumenti lucenti a volte oppure polverosi e abbandonati. A fiato! A rullo! A pistoni! A molla! Auff!". Quindi non ci resta che spolverare i nostri vecchi frack, indossare i cappelli a cilindro e salire sul ponte della lussuosa nave spettacolo messaci a disposizione da Capossela, il suo personale Titanic, dove lui suona la fisarmonica indossando un buffo scafandro da palombaro. Tutto è pronto, fischia la sirena e salpa l'ancora la nave.

 

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