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BULLITT (1968)
Regia di Peter Yates; Interpreti: Steve McQueen, Robert
Vaughn, Jacqueline Bisset, Don Gordon, Robert Duva, Justin Tarrl;
Sceneggiatura: Alan R. Trustman, Harry Kleiner, dal romanzo di
Robert L. Pike; Fotografia: William A. Fraker; Musica:
Lalo Schifrin.
"BULLITT",
IL POLIZIESCO ANTI-AMERICANO PER ANTONOMASIA
Solitamente i polizieschi americani sono
riconosciuti a livello mondiale per le gravose porzioni di grossonalita'
e di "inverosimilita' cinematografica" di cui si fanno
portavoce. Il popolo statunitense non riesce ad andare oltre un
concepimento di giustizia e difesa del cittadino se non con massicce
e spropositate dosi di violenza, spesso pacchiana e pervasa di toni
"fumettistici". Questi prodotti non offrono quella sincerita'
che il pubblico gradirebbe, di tanto in tanto, scorgere in qualche
onesta produzione, che non abbia come unico scopo quello di "vomitare"
sullo spettatore di turno, ingenti quantita' di effettacci speciali
e dialoghi al limite della pacchianeria piu' debordante ed indigeribile.
Una felicissima eccezione e' rappresentata da un police-movie girato
nel '68 e considerato tra i piu' "tetri" e glaciali mai
prodotti, autentico sinonimo di "cruda realta'", nella
quale i nostri eroi si muovono talvolta in condizioni di precarieta'
e di tensione raramente riscontrabili in altre opere cinematografiche
del genere poliziesco. Mi riferisco naturalmente a quel piccolo
capolavoro di intensita', tensione, concisivita' e realismo che
e' Bullitt. Diretto nel 1968 da Peter Yates,
il film si avvale della straordinaria performance di uno degli attori-simbolo
di quel decennio: il grande e mai dimenticato STEVE McQUEEN,
in questo frangente al suo apice interpretativo. La caratteristica
peculiare che distingue questo poliziesco da tutti gli altri e'
rappresentata dall'estrema, quasi disarmante semplicita' e glacialità
con cui vengono narrati i fatti: in definitiva, si trattera' del
trionfo del realismo sul potere del Cinema, e le atmosfere plumbee,
serrate e "piacevolmente" crude della pellicola legittimano
i concetti sopra-esposti. L'interpretazione del grande attore americano
(scomparso il 7 Novembre 1980, ucciso dal mesothelioma) e'
quanto di piu' perfettamente incastrabile all'interno del meccanismo
spietato e "tirato" di Bullitt.
La regia, cosi' come gli altri interpreti, non eccedono mai in stravolgenti
istrionismi, non cercano mai di stupire con effetti recitativi d'accatto
lo spettatore, ma bensi' si fanno "complici", ma con garbo
e pathos assoluti, dell'atmosfera di "splendida" tensione
dalla quale la pellicola e' magneticamente avvolta. E migliore scelta
per il ruolo di attore protagonista non poteva venire effettuata:
McQueen si rivela perfetto nell'assecondare i tesi ingranaggi del
film, e lui stesso si riconferma maestro in quella disciplina recitativa
che e' nota con la definizione di "underplaying", ovvero
uno stile di recitazione che si puo' tranquillamente definire 'ideale
antitesi del metodo Stanislawsky insegnato nei celeberrimi Actor's
Studio, metodo che assicura all'attore la pressoche' totale immedesimazione
nel personaggio che deve interpretare. Un po' tutto Bullitt
e' caratterizzato mirabilmente dall'underplaying, non solo presente
nella performance di McQueen. Le scene registiche si muovono compatte,
recise da un'ansia che cresce sempre maggiormente e comporta allo
spettatore uno stato di "eccitazione visiva", quanto di
spasmodica attesa verso gli eventuali sviluppi contenuti in una
trama losca e lontana anni-luce dalle pretenziosita' narcistico-divistiche
di altri capisaldi del genere (prendo come comune denominatore il
pur piacevolissimo e leggendario ISPETTORE CALLAGHAN, IL CASO
SKORPIO E' TUO) e sempre in bilico tra serratissime sparatorie
e clima di "cupore" ed estrema serieta' professionale.
La spettacolarita' e' sacrificata in favore dell'ansia e di un piu'
che mai tagliente status di "anti-eroe". Una anomalia
presente in Bullitt
e' rappresentata dalla famosa scena d'inseguimento, ora piu' che
mai ritenuta la "Madre" di tutti le car chases
avvenuti nella Storia del Cinema Poliziesco. "Annunciato"
dalla tesa, imponente colonna sonora di Lalo Schifrin, ha
inizio il piu' famoso inseguimento automobilistico della Storia,
e, caratteristica non da sottovalutare, nel momento della rovente
accelerazione ad opera di un tesissimo Steve McQueen, la musica
abbandona d'improvviso il suo protagonismo per lasciare spazio ad
un'altra "colonna sonora", il rombo di motore e le nevrotiche
sterzate delle due automobili in fuga, costituiranno l'elemento
funzionale di questa scena sovrastata da un'acuta, verosimile drammaticita';
sbandamenti e sparatorie fra i due contendenti faranno il resto,
e completeranno la personale orchestra di "suoni naturali",
gettando lo spettatore in un clima di "ordinaria" violenza
urbana convincente quanto sempre piu' sinonimo di "veridicit".
Lo schermo sembra allontanarsi sempre piu' e le macchine danno quasi
l'impressione di mischiarsi in mezzo alla folla spettatrice coinvolgendola
nei drammi e nelle nevrosi dei protagonisti. Risultato: godremo
dei dieci minuti fra i piu' emozionanti, tirati e "interminabili"
di tutta la Storia della Settima Arte. Da notare come proprio questo
quarto d'ora scarso rappresenti l'unica traccia di "americanita'",
presente in Bullitt:
una scena mozzafiato, ricca di capovolgimenti e di drammatiche speranze
per il nostro eroe inseguitore, il quale, grazie ad un viso in perfetta
armonia con il pathos della scena, ci travolge con la sua ansieta',
quasi mettendo noi stessi in bilico tra la vita e la morte.... La
scena centrale di Bullitt
e' un esempio da manuale di "complementarietà'"
cinematografica: il roboante, monumentale ed assordante rumore dei
motori strizzati fino al limite consentito compensano perfettamente
le atmosfere dimesse e realiste del resto della pellicola, convincendo
pienamente lo spettatore della realta' dell'evento, in fedele rispetto
dell'attualita' dei temi trattati in Bullitt:
protezione di testimoni "caldi", truffa ai danni dell'Organizzazione,
conseguente intricato e cervellotico caso da risolvere, corruzione,
TANTA corruzione, tutte sfaccettature della nostra acida, distorta
realta' colma di misfatti, e con un omicidio sempre pronto ad essere
sferrato dietro l'angolo. Bullitt
e' e rimane, sebbene a 32 anni di distanza, una pellicola di grande
attualita' e, a suo modo, shockante sia nei contenuti fermamente
ancorati alla realta' che al "disegno" interpretativo
riversato sui personaggi da parte degli attori, primo fra tutti
un entusiasmante ma allo stesso tempo contenutissimo, "REALE"
Steve McQueen. Mai, come nel caso di Bullitt,
la finzione cinematografica si era cosi' alchemicamente sovrapposta
poi fusa in una confusa, nevrotica realta', e viceversa, rendendo
tale opera una delle piu' significative e moderne del Cinema contemporaneo.
E mai un attore come Steve McQueen ha piu' ripetuto una tale impresa
di agghiacciante cinismo e acido confronto con la realta', una realta'
da accettare a tutti i costi; Bullitt,
infine, e' un'inedita, insuperata sintesi di forte, implicita e
apparentemente incurabile disillusione verso il Sistema, un Sistema
che, invece di essere intento a proteggerci... ci coglie, vigliaccamente
ed ignobilmente alle spalle..... improvvisamente... per poi... lanciarci
inesorabilmente nel vuoto...
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