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BRUCIO NEL VENTO, regia di Silvio Soldini; con Ivan
Franek, Barbara Lukesova, Ctirad Gotz, Caroline Baehr,, Cécile
Pallas, Petr Formam Zuzana Maurery, Pavel Andel; sceneggiatura:
Doriana Leondeff e Silvio Soldini; anno: 2001; produzione:
Italia, Svizzera; distribuzione: 01; commento: ***
Svizzera.
Tobias Horvath, proveniente da un villaggio senza nome in un
Paese senza importanza ma che comprendiamo essere dellEuropa
dellEst (daccordo si voleva dire che i profughi sono tutti
uguali, indipendentemente dalla provenienza, ma il compiacimento del
regista nella ricerca delluniversalità del dramma è
palese e crea una forzatura) ritrova nella fabbrica dove lavora
la ragazza di cui è sempre stato innamorato. Caroline, questo
è il suo nome, ignora che i due sono in realtà anche
fratelli; inoltre lei ora è sposata con un figlio, ma quando
la forza dei sentimenti è devastante
Riflessione sul dramma dei profughi e degli emigranti - sempre stranieri
nella terra in cui vivono analisi delle tensioni e delle emozioni
di un amore atteso per tutta una vita, osservatorio delle pulsioni
di un amore incestuoso. Brucio nel vento è un film
di visioni, suoni e sentimenti. Ma è soprattutto un film di
sensazioni, di stati danimo. Silvio Soldini di cui ricordiamo
Laria serena dellOvest e Pane
e Tulipani ha qui scelto di abbandonare la strada della commedia sofisticata,
per buttarsi nellanalisi introspettiva dellanimo umano,
senza tuttavia dimenticare le opere, lo stile e gli insegnamenti dei
grandi autori italiani, Michelangelo Antonioni primo tra tutti.
Che dire? Pur consapevoli del fatto che commenti severi su Soldini
probabilmente scateneranno le ire dei più, visto che il regista
è ormai entrato nel novero degli autori ingiudicabili,
ovvero bravissimi a priori, abbiamo deciso di non arretrare. Forse
sbagliamo, ma tantè. E dunque?
Brucio nel vento è un film autoriale,
che strizza locchio al pubblico internazionale business
is business e pensa ai Festival. Indubbiamente si tratta di
un prodotto ben diretto e confezionato, ma in fondo freddo, senzanima.
Lo svolgimento del racconto, pur nella sua drammaticità, non
trasmette emozioni, non lo si vive di pancia ma di
testa. Ricorda un po quei compiti in classe ai quali il
professore è costretto a dare un giudizio positivo, ma non
troppo, perché ben fatti tecnicamente ma senza interpretazione.
Visto che voleva essere un film sugli stati danimo, la mancanza
di emozione e coinvolgimento la consideriamo come una sconfitta.
Sinceramente
preferivamo il Soldini al quale eravamo abituati finora.
©
Marco Ferrari 2002 - per gentile concessione dell'autore

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