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BREAD AND ROSES (id.)
, di Ken Loach, con Luigi Lo Cascio, Luigi Maria Burruano, Lucia Sardo, Paolo Briguglia, Tony Sperandeo, Nini Bruschetta, Andrea Tidona, Pippo Montalbano; produzione: GB; anno: 2000; distribuzione: Bim-Columbia; commento: ***

Maya, immigrata messicana clandestina negli Stati Uniti, si adatta a lavorare in un'impresa di pulizie, subendo come da copione tutte le angherie riservate ai lavoratori senza documenti in regola e quindi privi di alcun diritto nel Paese delle mille opportunità e patria dell'idea di "self made man". Un giorno la donna viene però illuminata dalla coscienza di classe grazie all'amicizia con il sindacalista Sam.
Il sessantatreenne regista di capolavori quali Ladybird Ladybird e My name is Joe recupera lo slogan ("Bread and roses", appunto) che fu proprio dello sciopero dei lavoratori americani nel settore tessile del 1912, ambientando però la narrazione agli anni più recenti: lo sceneggiatore Paul Laverty si è infatti ispirato al movimento dei lavoratori clandestini nel settore delle pulizie che si sindacalizzarono a Los Angeles negli anni Ottanta.
Come già con La canzone di Carla e Terra e Libertà, ambientati rispettivamente in America centrale e Spagna, Loach conferma comunque di non riuscire ad esprimere lo stesso mordente polemico-politico e la stessa lucidità di denuncia sociale quando varca le frontiere del Regno Unito. Nella prima parte Bread and Roses presenta situazioni che oscillano tra la commedia sentimentale e il melodramma e nel complesso si ha lasensazione di assistere a un documentario televisivo di qualità. Il regista sembra dimenticare che non basta l'importanza della problematica che si vuole denunciare; è fondamentale che questa sia sostenuta da un taglio avvincente e innovativo, altrimenti nel mondo odierno dove l'immagine trionfa sulla sostanza, il grido si perde nel vuoto. La sequenza del corteo dei lavoratori è cinematograficamente obsoleta al limite del risibile.
Fortunatamente poi il film si riprende, per recuperare tono duro e dialoghi emotivamente densi ai quali ci ha abituati il regista nelle sue opere migliori: molto bella la scena madre tra Rosa e Maya sul presunto tradimento dei compagni di lavoro e sui penosi anni di prostituzione a Tijuana.

© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore

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