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PENE D'AMOR PERDUTE (Love's Labour's Lost)
, di Kenneth Branagh, con Kenneth Branagh, Nathan Lane, Adrian Lester, Matthew Lillard, Natasha McElhone, Alessandro Nivola, Stefania Rocca; produzione: USA, UK; sceneggiatura: Kenneth Branagh (adattamento da Shakespeare); durata: 95';
commento: *

Non basta nascondersi dietro Shakespeare per far passare come film d'autore una farsaccia. Ispirandosi a una delle commedie meno rappresentate del maestro inglese, "Pene d'amore perdute", il film narra le disavventure del re di Navarra e dei suoi tre amici più intimi che, restato giuramento di chiudersi in clausura per tre anni di studio "matto e disperatissimo", si trovano a ricevere l'inaspettata visita della principessa di Francia e delle sue tre damigelle.
Branagh ha voluto trasferire l'azione nel 1939 e trasformare il testo shakesperiano in una commedia musicale, ispirandosi ai musical hollywoodiani degli anni del dopoguerra, con l'inclusione di brani di George Gerschwin, Cole Porter, Irving Berlin e Jerome Kern.
Sul fronte delle intenzioni, niente da obiettare, visto che il regista e attore inglese ha più volte dato prova di saper maneggiare con maestria i testi classici, tra i quali ricordiamo "Molto rumore per nulla", "Nel bel mezzo di un gelido inverno" ma soprattutto "Enrico V" e"Hamlet".
Purtroppo però, "Pene d'amor perdute" non ha niente a che vedere con i deliziosi omaggi al musical che ci ha regalato ad esempio Woody Allen nel corso dell'ultimo ventennio. Gli attori non sanno né ballare e né cantare. Non solo: i dialoghi e alcuni sketch sono di una grossolanità come non avevamo più avuto occasione di vedere dai tempi delle commedie all'italiano di Alvaro Vitali.
Il cast è totalmente fuori parte, il film è senza ritmo, dialoghi e sceneggiatura sono piatti, quando non grevi. Sorge spontanea una domanda : cosa voleva fare il regista con questo film ? Ma soprattutto : c'era bisogno di simile operina ? Probabilmente Branagh si è preso una "pausa di riflessione" nella sua brillante carriera, come aveva già fatto nel 1991 con il mediocre "L'altro delitto". Possiamo augurarci che sia solo il preludio a una nuova serie di capolavori.

© Marco Ferrari 2001 - per gentile concessione dell'autore

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