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BEACH
BOYS: PET SOUNDS (Capitol)
1. Wouldn't It Be Nice
2. You Still Believe In Me
3. That's Not Me
4. Don't Talk (Put Your Head On My Shoulder)
5. I'm Waiting For The Day
6. Let's Go Away For Awhile
7. Sloop John B
8. God Only Knows
9. I Know There's An Answer
10. Here Today
11. I Just Wasn't Made For These Times
12. Pet Sounds
The
Beach Boys
The
Official Brian Wilson site
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IL PRIMO DISCO NON SI SCORDA MAI: PET SOUNDS
Quando lEstate di dissolse alle porte di un malinconico
Autunno californiano
E' il 1966 e la musica Pop assiste a una esplosione artistica
senza precedenti, ovvero l'uscita di due album che costituiranno
il primo accertato passo verso l'eta' adulta della musica giovanile
per eccellenza: REVOLVER dei Beatles
e Pet Sounds dei Beach Boys.
Ma Pet Sounds, ancora piu' dell'opera beatlesiana pre Sgt.
Pepper , anticipa quel "grande periodo di decadenza giovanile"
che diverra' un marchio di fabbrica dei tardi anni '60. Oltre, naturalmente,
ad imporsi in qualita' di divina ispirazione per futuri musicisti
desiderosi di staccarsi dal cliche' giovanile tanto in voga nella
prima meta' del "favoloso decennio". "Sua Eminenza
Sir" Paul McCartney non esito' a definire la magnum opus
dei Beach Boys sua principale, innegabile fonte d'ispirazione per
Sgt. Pepper: da cio' appare ancor piu' comprensibile l'innovativa
portata rivoluzionaria di Pet Sounds nell'ambito di una musica
Pop che gradualmente avvertiva il bisogno di evolversi verso direzioni
mai esplorate prima di allora, conglobando aspetti legati ad una
profondita' interiore e ad un senso di ricerca ammirevoli, sia per
coraggio che per determinazione: attraverso i solchi di Pet Sounds
l'Estate tanto decantata nei dischi precedenti andava progressivamente
dissolvendosi, quasi scomparendo, onde lasciare spazio ad un incombente,
sebbene dolce, appena appena sfuocato, Autunno.
La malinconia prende il sopravvento, sovrapponendosi all'euforia
tipica di quelle indimenticabili, roventi estati californiane -
incombe la guerra nel Vietnam e, seppure distante da concetti e
proclami anti-militaristi, Brian Wilson fotografa alla perfezione
una generazione costretta a dimenticarsi dell'eta' dell'innocenza,
un'eta' che sembrava immortale e destinata a durare per sempre.
Pet Sounds e' una sublime sintesi di combattuti sentimenti
da parte di un uomo forse alla ricerca di se stesso e di una stabilita'
interiore che fatica, tremendamente, a manifestarsi....: ha appena
avuto inizio l'"era della decadenza giovanile".
Solitudine, illusione, disillusione e poi nuovamente illusione,
il personalissimo tormento di un Wilson che mai si e' riconosciuto
con l'iconografia piu' classicamente californiana: per certi versi,
un antesignano del "pop introspettivo" che godra' di sempre
maggiori consensi nel decennio successivo.
Emblematica risulta l'opener Wouldn't It Be Nice?
- perfetta amalgama tra un disincantato desiderio di felicita' interiore
ed un sentimento di imminente dissoluzione emotiva - tutto il disco
d'altronde sapra' egregiamente "disegnare" questa altalena
di stati emozionali contrastanti ed antitetici, incostanti e contraddistinti,
"macchiati" da un indissolubile senso di estrema, quasi
incontrollabile ma in fondo non cosi' imprevedibile malinconia...
God Only Knows e' uno dei brani-chiave della grande opera
wilsoniana, elaborata composizione che anticipa musicalmente il
barocchismo beatlesiano di Sgt. Pepper: armonie vocali sontuose
e curate al millimetro, e una melodia che da' l'impressione di stendersi
"ariosamente" sulla coscienza di un ascoltatore sensibile
e catturato, "schiavo" delle tessiture armoniche ideate
da Wilson.
Si tratta di un album molto vicino, per quel che concerne una spiccata,
spudorata attitudine allo sperimentalismo unito alla voluta rottura
con gli stili precedenti, al gia' citato LP beatlesiano pubblicato
il 1 Giugno 1967: e' come se l'uno fosse la logica conseguenza dell'altro:
due assoluti capolavori che hanno avuto l'infinito pregio di rompere
ogni schema con il passato onde imporre concetti e prospettive del
tutto ignorate, prima del loro avvento - per la prima volta l'Estate
non e' piu' al centro dell'Universo Giovanile, ma subentrano altre
"stagioni": Pet Sounds e' un tripudio di effetti
speciali mai fini a se stessi, un concentrato di campanellini, cani
che abbaiano, passaggi a livello con tanto di treno fischiettante
e strumenti solitamente estranei alla musica Pop (fra cui corni
francesi, theremin, clavicembali, clarinetti, viola, violoncelli
ed altre stramberie andanti a formare un armamentario di riuscitissime
"diavolerie" dal vago, ingenuo e comunque godibilissimo
sapore psichedelico).
La conclusione (Caroline No) e' dimessa, lievemente offuscata:
un tramonto guastato e una malinconia sempre piu' insistente, unita
alla sensazione, grave e solenne, di non poter piu' ritornare indietro,
verso quell'Estate che prometteva molto, moltissimo amore ma che
ora sta inesorabilmente "annegando", insieme a tutte le
sciocche speranze di una gioventu' in lento declino, in un inedito,
disilluso, apatico Autunno californiano.
©
Alan Tasselli 2004 - per gentile concessione dell'autore
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