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NEW
TROLLS: CONCERTO GROSSO (Fonit Cetra)
1. 1° tempo: Allegro (Luis Enriquez Bacalov) - 2:15
2. 2° tempo: Adagio (Shadows) (Luis Enriquez Bacalov) - 4:50
3. 3° tempo: Cadenza - Andante con moto (Luis Enriquez Bacalov)
- 4:10
4. 4° tempo: Shadows (Per Jimi Hendrix) (Luis Enriquez Bacalov)
- 5:30
5. Nella sala vuota, improvvisazioni dei New Trolls registrate in
diretta - 20:32
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Trolls Net Club
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CONCERTO GROSSO La nuova frontiera del
Rock Italiano (NEW TROLLS, 1971)
Nel 1971 il Rock italiano avrebbe raggiunto un punto di non-ritorno,
dopo il quale sarebbe stata tracciata un'evoluzione del genere senza
precedenti.
Cosi' come era accaduto per il pop inglese e americano dei tardi
anni '60, anche per il pop/rock made in Italy venne imposto un nuovo
modo di fare musica, una musica che non rimanesse rigidamente legata
agli ormai obsoleti cliche's/stereotipi del 45 giri, ma che fosse
in grado di seguire un inedito quanto eccitante percorso "sinfonico-progressive",
caratterizzato da lunghe, estenuanti composizioni/suites senza apparente
soluzione di continuita'.
L'opera che in maniera definitiva funse egregiamente da "elemento
di rottura" fu Concerto grosso dei New Trolls,
uno dei complessi-guida del rock italiano di fine anni '60 e primi
anni '70. Grazie a loro il concetto di "musica beat" venne
prima superato e poi spazzato via, in favore del nascituro e progressista
"rock-sinfonico", che bands quali Genesis, Yes
e soprattutto King Crimson avevano gia' proposto molti mesi
prima ad un pubblico forse ancora parzialmente impreparato ed eccessivamente
condizionato dalle mode che durante il passato decennio si erano
freneticamente "consumate".
D'improvviso il 45 giri non viene piu' giudicato una forma tramite
la quale l'artista ottiene il successo o casomai riveli la sua statura
di creatore musicale: il "singolo" muore in quanto "forma
espressiva" oramai ritenuta datata, lasciando libero campo
al 33 giri: una nuova era e' cominciata. Ha inizio l'era del rock
progressivo italiano.
Concerto grosso usci' nel 1971 e si rivelo' chiaramente
un'autentica "opera di rottura", perfetto e riuscitissimo,
magistrale connubio tra melodia e pop-rock sinfonico, grazie in
particolar modo all'intervento (determinante) del grande arrangiatore
argentino Luis Enriquez Bacalov, che nel proseguio della sua illuminante
carriera avrebbe ottenuto riconoscimenti a livello mondiale.
I NEW TROLLS si erano formati 3 anni prima, nel 1968, dall'incontro
di straordinari musicisti quali Vittorio De Scalzi (flauto,
tastiere, chitarra e voce) Gianni Belleno (batteria e voce),
Giorgio DAdamo (basso), Mauro Chiarugi (tastiere,
ma sostituito nel 1970 da Maurizio Salvi, anche lui tastierista)
ed il grande Nico Di Palo (voce e chitarra solista) unanimemente
riconosciuto come una delle piu' belle voci italiane di ogni tempo
e sommo chitarrista prodigio, emulo di Hendrix (infatti in Italia
verra' definito una sorta di "piccolo Hendrix", sia per
i gesti plateali piu' cari al chitarrista di Seattle che per l'estro
e assoluta padronanza dello strumento).
Gia' con Senza orario, senza bandiera i New Trolls
avevano abbozzato una prima, rudimentale forma di concept album,
concetto che avrebbe trovato la sua forma compiuta e definitiva
proprio con Concerto grosso.
Come scritto alcune righe sopra, Concerto grossorappresento'
un punto di svolta per tutto il movimento "rockistico"
italiano. Niente piu' canzoni l'una slegata dall'altra, non vi era
piu' intenzione da parte dei musicisti di proporre un semplice collage
di brani da promuovere con il classico 45 giri. In questo caso si
trattava di opere decisamente piu' mature e"adulte", caratterizzate
da un'ammirevole audacia nel voler perseguire tracciati inusuali
ed assai arditi e bizzarri per l'epoca, fungendo da punto di tramite
tra vecchie e nuove generazioni.
Concerto grossofu un esperimento di grande, clamoroso successo,
forse a tutt'oggi rimasto ineguagliato; in fondo, era il 1971, e
il senso di eccitazione e l'incontenibile voglia di demolire barriere
unita al sempre più crescente desiderio di perpetuo , avventuroso
rinnovo musical-concettuale spingeva i musicisti dell'epoca (i migliori
e quelli piu' dotati di ingegno e inesauribile creativita,
s'intende) a oltrepassare talvolta il limite consentito, in una
continua sfida allignoto, verso territori che nessuno allora
aveva battuto. Concerto grosso fu decisamente sintesi dei
concetti sovra-esposti, un riuscitissimo ed originalissimo incrocio
tra rock sinfonico e spiccato senso melodico, con notevoli e rimarchevoli
accenni hard, impreziosito ulteriormente dalle impareggiabili
melodie corali del gruppo.
A tratti un sapiente e funzionale uso del flauto sembrava strizzare
l'occhio ai grandi Jethro Tull, mentre negli arrangiamenti
"neo-barocchi" era chiara la "lezione" impartita
da gruppi pionieristici quali Nice (i precursori degli iper-celebrati
e sopravvalutatissimi Emerson, Lake and Palmer) nonche
mirabili King Crimson del geniale Robert Fripp, questultimo
a tuttoggi riconosciuto, ultra-legittimamente, come Mr.
Progressive.
Ma il rimando piu' diretto concerne Concerto for Group and Orchestra,
ambizioso progetto di pop sinfonico da parte dei Deep Purple
(non ancora assurti a semi-Dei dell'hard-rock britannico
e mondiale), scritto, diretto ed arrangiato dal tastierista Jon
Lord ed eseguito il 24 Settembre 1969 alla Royal Albert Hall;
si tratto', in effetti, di uno dei primi esperimenti nel coniugare
parti strumentali appartententi al Rock e partiture orchestrali
di stretta derivazione classiccheggiante. Tale esperimento si rivelo'
estremamente interessante, sebbene non del tutto riuscito.
Concerto grosso consta di tre movimenti: Allegro,
Adagio e Cadenza Andante (con moto) impeccabilmente
diretti da Bacalov, sui quali fanno da contrappunto le parti
strumentali-rock della band.
Il disco si apre con un dispiego monumentale d'orchestra, sul quale
irrompono, fungendo da "breaks-sinfonico-rock", splendide
partiture dominate da un bellissimo quanto accattivante flauto;
viene a crearsi cosi' un clima di "eccitata" tensione
al quale si sovrappone un sincopato basso che segue all'unisono
le note emesse dal flauto: ammiccante e suggestivo. Ritorna poi
l'imponente sezione orchestrale e l'orecchio dell'ascoltatore e'
catturato per sempre!!... Nel proseguio dell'opera, vi sono anche
(e soprattutto) momenti di infinita, espressiva dolcezza, sui quali
si appoggiano le complesse, accattivanti armonie vocali del complesso:
si avverte la sensazione di essere sprofondati in un sonno profondo
e fatato, dove la colonna sonora e' rappresentata da melodie "attentatrici"
e di svenevole bellezza: un vero e proprio stato di "trance
musical-onirica".
Un magnetismo onnipresente ed ingombrante avvolge Concerto grosso
dei New Trolls.
Giunge poi il vero highlight del disco: Shadows, l'omaggio
dei New Trolls al grande scomparso JIMI HENDRIX. Il testo sembra
fondere oniricita' e senso di ricerca, diretti verso un ignoto sempre
piu' prossimo, in un mondo surreale e fantastico, nel quale probabilmente
l'anima di Hendrix risiede in pace eterna.
Di gran lunga il momento piu' suggestivo e trascinante dellopera,
nonche supremo esempio da manuale composto da melodia, spigoloso
rock hendrixiano e sinfonia.
Inarrivabile.
La parte rimanente di Concerto grosso e' costituita da un'esibizione
live della band, dal titolo Nella sala vuota, nella quale
svetta un trascinante strumentale, dominato da imperiose tastiere
e spruzzate chitarristiche hard-hendrixiane; a precedere
questa lunga improvvisazione vi e' l'assolutamente rimarchevole
e drammatica Il sole nascerà, in perfetto "New-Trolls-fashion":
melodia e sound eterei, di grande, evocativa suggestione
ed appeal, nonche' ricchi di pathos e di un pizzico di "decadenza"...
che non guasta mai, in frangenti come questi.
In definitiva, Concerto grosso si rivelera' un capolavoro
di insuperata bellezza nonche' portatore di felicissime innovazioni,
per quel che concernette il nascituro prog-rock italiano
di allora.
E da quel 1971 in poi gli esperimenti, anche i piu' sconsiderati
e avveniristici, si sarebbero susseguiti senza apparente sosta,
fino alla meta' degli anni '70, periodo purtroppo dal quale inizieranno
i primi vagiti della cosiddetta era musicale del riflusso,
era che sfociera e culminera, in tutto il suo grigiore
qualitativo, allalba degli anni 80
.
©
Alan Tasselli 2004 - per gentile concessione dell'autore
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