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Il sito della Voodoo Rhythm Records
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Warren Zevon: The Wind

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Bebe Rebozo - VOGLIO ESSERE UN NINJA E VIVERE NELL’OMBRA 31’49” (Furt Core)
Più di mezz’ora di hard-core e contorsioni. Provenienti dall’Abruzzo i Bebe Rebozo presentano diverse sfaccettature del punk, inteso come musica d’assalto. Ma sanno essere schizofrenici e contrastanti . Eppure non vivono a New York o a Roma dove la città sono animate da fermenti multi-etnici e atmosfere nervose ed aliene. . Ma la televisione,la radio, gli elettrodomestici, i treni e quanto altro pare avere avuto un ‘impronta logorroica e anfetaminica nella musica dei Bebe Rebozo. Furore iconoclasta che non cede a passaggi morbidi, induzioni marziane allucinate e cervelli offuscati da nebbie soniche. Danilo Di Nicola, Francesco Polcini e Claudio Di Nicola aiutati in due pezzi da alcune underground stars danno vita ad una serie di manifesti hard-noise che alternano situazioni alienate ad altre più terrene, ma sempre ad alto potenziale elettrico e alto voltaggio. Sezioni ritmiche pesantissime e velocità irraggiungibili sembrano le atmosfere dove i Bebe Rebozo danno il meglio come in E’ un attimo. La title song poi è davvero ottima e i non musicisti del trio sembrano osservare a 360° la musica partendo da Hendrix per atterrare nel tetto dei Fudge Tunnel e renderla adeguata a tutto ciò che permea l’intero lavoro. Il risultato complessivo è davvero degno di attenzione e stupisce. Non sense attivo che sovrasta l’emblema. Anche il kung-fu e la cultura orientale hanno affascinato i tre ragazzi abruzzesi (ascoltate Golden dragon) (anche se forse il cinema di Hong Kong e la sua violenza sono appannaggio dei Rebozo). Dirompente magma che scioglie la struttura armonica di una song, in favore di una furia convulsiva che lancia scintille, lapilli, saette nell’abisso.
Various Artists - COAST TO COAST (60’57”) (Jarmusic)
L’importanza di essere donna nel mondo della musica. Da costa a costa questa antologia propone alcune delle migliori esponenti in gonnella nell’ambito del rock americano. Un ‘opera che non è solo una semplice antologia ma un documento dalla sostanza importante. Fra le più notevoli interpreti spiccano i Spyglass che con la loro miscela di chitarre acide e la bella voce femminile che ricorda in alcuni punti Nico, orchestrano un rock moderno ma di altri tempi sempre sognante e a volte padre di incubi minori.
Certamente i Cowboy Junkies non hanno bisogno di presentazioni ci presentano Beneath the gate tratta dall’album Open dove la voce di Margo diventa un grande strumento per sottolineare le atmosfere così tenui eppure impregnate di lirismo sulla scia di un organo celestiale che si spegne. Romanticissimi. Ma basta cambiare costa ed imbattersi nel rock pericoloso dei Lovelies un trio composto da due ragazze ed un ragazzo. Liv, la cantante con accenti molto caldi, Barbara la chitarrista e Bill il batterista. Inseguono il successo e il loro pop è azzeccato. Come quello dei Velvet (non la band italiana) ma un combo che lavora spesso con Mitch Easter ed infatti il suono dei Replacements, Television e qualche accento country sono presenti nella track. Ramona The Pest è forse la band più anonima di questa raccolta con il loro country-rock già ascoltato in mille altri pezzi.
La Jarmusic ha il pregio però di unire nomi conosciuti da altri del territorio indie senza monopolizzare l’attenzione ai soliti nomi famosi. Kerry Getz invece è interessantissima e sembra ridar luce a tenui ballate però irrobustite da chitarre psichedeliche e producendo un folk-blues acido davvero alternativo che potrebbe incontrare diversi favori dalla stampa internazionale. Segnalo immediatamente il suo sito www.kerry-getz.com per chi volesse maggiori info su questa strana rockeuse.
Altra band da tenere d’occhio sono i Floating Opera provenienti dal Missouri che hanno all’attivo già quattro cd. Rock lirico sapientemente unito ad una sopraffina tecnica di esecuzione. Musicisti che sanno la loro. Inutile definire un genere ; loro appartengono nella stessa traccia al rock, al folk, al jazz leggero e chi più ne ha ne metta. Meglio non affibbiare nessun’ etichetta a questi musicisti. Hannah Fury canta canzoni che sembrano nascere nel tardo ottocento anche se gli effetti sulla voce e un pianoforte magico ne fanno ballate senza tempo. Gli Hyperplush producono You can see angels senza infamia e senza lode, una track di cui ci si dimentica poco dopo. Lynn Miles proviene dalle fila della gloriosa Rounder Records e infatti il suo blues rock è davvero una trottola elettrica anche se rientra nella classicità del rock senza spunti particolarmente nuovi.
Infine ho lasciato le vere grandi per ultime : Ani Di Franco che ci presenta un soffuso Heartbreak Even, corale e arricchito da bellissimi arrangiamenti vaudeville,e la sua voce possente che riesce ad essere duttile e diventare preziosa per la struttura dell’intero pezzo.
E poi la più grande e cioè Becki DiGregorio che si diversifica da tutto con il suo rock profondo, scandito dalla voce metallica e unica. Cats in the aviary tratto dal recente God’s Empty Chair è è luce tenue che si accende al mattino, brillanti stelle che atterranno sulla spiaggia, chitarra acustica e voce, maestosa e sublime che s’innalza dagli abissi più blu per volare alta come un gabbiano da costa a costa. Lei è davvero l’essenza di una compilation come questa.
Per chi volesse acquistare il cd: www.jarmusic.com
Es - THE MISTERCERVELLO EP 38’19” (Fosbury)
Es dal Veneto. Rock e avanguardia che tentano di portare al di fuori della solita èlite,due binari che questa giovane band riesce ad unire senza annoiare. Nervose chitarre, arrangiamenti molto curati nella loro linearità e un canto che spesso usa il falsetto nell’ambito del low-fi ma si va oltre lo spazio e il tempo, un disco che poteva uscire due anni fa o fra dieci. Bellissimi gli stacchi all’organo Hammond di Alessandro Mattiuzzo. A volte l’indie rock si sposa con Battisti vedi Confortevole/Azzurro superiore, anche se poi i binari intrecciano coordinate diverse, quasi a interagire col rock sperimentale di bands come Opus Avantra dei primi anni settanta. Appunti per una musica che rimane tale anche dopo anni. Una bella sorpresa questi Es che hanno all’attivo un altro cd autoprodotto Musica Tedesca Tric e Troc (un omaggio alla libertà sonora di band come Amon Duul II?).Arrangiamenti perfetti in Judy California, la maestosità delle tastiere si unisce con una bella sezione ritmica ed una chitarra arrabbiata. Sentiremo ancora parlare degli Es ne sono sicuro, le premesse ci sono tutte. Mouser a Roubaix è un interessante pezzo che rispolvera l’elettronica dei moogs infuriati di bands come Tonto con le narcolessie del Seattle Sound, un ponte d’unione fra due epoche , due generi completamente diverse che davvero in pochi sono riusciti a travalicare. Lucida follia che avvertiamo di nuovo in Music for Mr Brain e Uomo nuovo dove il campo di ricerca musicale si fa ancora più ampio. Es sono un talento che annovera pochi altri indie artisti di casa nostra (A Toys Orchestra). Dicevo prima avanguardia perché non esiste la struttura tipica di un pezzo visto come canzone ma un gancio dove appendere frastagliati rumori e sognanti trombe jazz d’atmosfera, oppure carillon che storpiano l’idea iniziale del pezzo per poi concludersi in modo inaspettato. Con tutto questo gli Es sono molto terreni e non fantasmi nascosti dietro a un mixer. Le armonie, le passioni, le linee melodiche ci sono in modo costante. Quando ciò che ti colpisce di più è solo la musica senza tanti orpelli sociali, allora The Mistercervello Lp è davvero quanto di meglio si possa produrre in musica.
GOR - Phlegraei 57’17” (Prikosnovenie)
Dallo studio di Francesco Banchini parte il progetto Gor, dischi realizzati in solitudine che attraverso la tecnologia viene recuperato un sentore di musica medioevale e antica. Qui è lo studio ed i percorsi ellenici ad interessare il collaboratore e percussionista degli Ataraxia.
E’ un musicista giovanissimo che ha all’attivo già tre dischi solisti, è nato a Pozzuoli il 24/09/1974, ha avuto il suo primo approccio alla musica a sei anni studiando e suonando il clarinetto con il Complesso Bandistico della medesima città. Il secondo cd Ialdabaoth è passato inosservato, ma con Phlegraei Francesco Banchini si ripromette di conquistare nuovamente gli amanti del folk e delle atmosfere più dark, qui è presente musica tzigana, folk antico, percussioni antiche e moderne, celestiali arpeggi di chitarra e mandolini, cornamuse, e strumenti orientali.
La tecnologia e la sperimentazione vengono però messe meno in evidenza e Phlegraei si dimostra un album di folk davvero antico rispolverato per orecchie contemporanee ma teso a ridar luce a composizioni che paiono millenarie. Gli studi che Francesco compie non fanno altro che stimolare la contaminazione e la sperimentazione musicale, intrecciando stili di musica diversa a partire dalla musica classica, passando per quella medioevale finendo alla musica etnica, e precisamente quella tradizionale del sud Italia, dell’Est Europa e del Medio Oriente. E per capire la musica di Gor bisogna proprio addentrarsi dentro gli studi musicali di Francesco. Le chiavi di lettura sono una passione per il latino, l’epopea avanti-Cristo fino al medioevo e la modernità. Francesco è lineare alla sua filosofia, ma si dimostra allo stesso tempo eclettico e senza sosta.
In questo progetto Gor si fa aiutare dai Gitanos di Pozzuoli un ensemble numeroso che lo aiuta in tanti piccoli accorgimenti. Alla fine rimane la bellezza delle musiche proposte che hanno una selvaggia imponenza mista ad un lirismo senza confini tra Islam e Cattolicesimo. Come Magellano, Colombo, Banchini è un navigatore che usa il mondo odierno come una vecchia cartografia per raggiungere civiltà e popoli ancora sconosciuti. Stavolta il centro Europa è dove si focalizza e stoppa la sua vela.
laundrette - CONCRETE AND GLASS 29'36" (Free Land/Gamma Pop)
lUna rete metallica, scarna eppure intrecciata nella sua linearità è quella che viene raffigurata nel nuovo Cd dei Laundrette ormai dati per dispersi ed invece riemersi dopo il bellissimo esordio con Altitude. Però Concrete and Glass non raggiunge i vertici dell'esordio. Dopo aver dato vita ad altri progetti come Ego, il trio marchigiano ha saputo dilatare nel tempo la sua forza creativa, ma Concrete and Glass ci presenta un post-rock obliquo ed asciutto che sa di già ascoltato. La freddezza e la concretezza sono davvero ben rappresentate, ma il primo elemento doveva raggiungere una temperatiura più elevata per scaldare i nostri cuori. Sempre pregevoli le trame chitarristiche di Lucio Febo che è il perno su cui ruota tutta la struttura del cd. Diver presenta una melodia elementare che le chitarre tendono a renderla complessa, Out Of Traffic presenta un bel gioco ipnotico fra chitarra e basso, Remondino è uno dei pezzi più interessanti con la sua aria da rock malato bianco, purezza che viene contaminata dal male, peccato sia troppo breve.
Rock freddo, ma che dopo alcuni ascolti comincia a scaldarsi, come una trivella che raggiunge il suo scopo in profondità. Registrato di nuovo in diretta, ha qualcosa di sottilmente intellettuale, diretto e pensante; superiore a molti gruppi italiani, un gradino al di sotto delle aspettative.
Madcaps - GEOMETRIE VOL.1 (Madcaps)
Dopo qualche anno da Sale da thè, tornano gli atipici Madcaps con il nuovo lavoro Geometrie vol.1,
che rappresenta sempre una fusione di teatralità e musica moderna, infatti Geometrie è la colonna sonora degli happenings dell’artista Italo Zaffi che è possibile vedere anche nella traccia video del cd.
Come si può intuire dalle copertine il materiale presente non è complesso, ma godibile, anche se a tratti frammentario. Manca la realizzazione di un intero full lenght cd. E non si può capire cosa presenteranno i futuro i Madcaps, se produrranno un cd autoctono oppure continueranno lungo la strada della colonna sonora a lavori teatrali. Le loro tracce sono perlopiù traiettorie musicali che incontrano binari divergenti come avviene in Duel recitata e con tastiere industrial infiammate su un tappeto di carillons. L’intero amalgama ci spiazza e ci pone diversi quesiti, belle le percussioni che ora sembrano titaniche, antiche, e futuriste allo steso tempo. Daniele Pellicconi è un drummer intelligente, batteria pensante.Giorno di vento è più etnica e sembra di respirare l’aria del deserto con tuareg intravisti nei delicati veli di un miraggio anche se la dark-wave affiora in qualche traccia, peccato che la voce sia sempre recitata e non cantata. Underground e uomini vestiti in frak, elegante anomalia che continua imperturbabile una sua strada, infischiandosene di tutto ciò che abbiamo intorno.
The Juniper Band - SECRETS OF SUMMER 57’23” (Suiteside)
Le lodi che si leggono su di un cd in genere fanno pensare che il giornalista sia un fan della band.. Nel mio caso non è così, perché non avevo ascoltato il cd di debutto della Juniper Band, ma assicuro che Lights from a bar e Trier and trias sono degli ottimi pezzi con l’unico neo di essere stati incisi da degli italiani, perché la Juniper Band meriterebbe di essere distribuita nel mercato d’oltreoceano.
La Suiteside ha fatto bene a pubblicare questo grande album che si presenta già con una cartolina splendida figlia di quei road-movie degli anni ’50 americani. Secrets of summer è un insetto appeso alla parte di un muro che osserva l’esecuzione di una band e intromettendosi in qualche circuito elettrico provoca piccole differenze impercettibili, ma che con un’attenta analisi rivelano l’elemento che fa cambiare la struttura. Ombre e visioni. Si sa ancora molto poco dei Juniper Band, a parte che Francesco Begnoni faceva parte di un trio davvero turbolento che è durato come una meteora i :Rose Island Road e che ha pubblicato un grande Awaked and astrayed per la Gamma Pop. Poi i tre si sono divisi e le prosecuzioni sono ora i Caboto e appunto la Juniper Band due grandi gruppi davvero. Sunwards affonda la sua scrittura nel rock di fine anni ’70 e ci restituisce una song di cui solo un inchino si può rendere. Entusiasmante con turbinoso basso e batteria e grande chitarra abrasivo ma allo stesso tempo carico di lussuria e splendore. Una tempesta guidata mani sapienti con tornados che volano in alto.
Il rock’n’roll non è più solo due accordi ma acquista un importanza che lo vede dilatarsi senza dimenticarsi la formula base.
Lorenzo Biagi e Francesco Begnoni giocano, siaccalcano, distorcono, torturano, leggono le armonie sulle loro chitarre e Zeus Ferrari e Gianluca Lucchi egregiamente suonano la sezione ritmica. Ad ampliare questo quadro si aggiunge il tastierista Alessandro Cavalli. Difficili trovare delle similitudini con altri artisti se non con il grande Neil Young. Part of the play ha un riff caldo che riesce a sciogliere anche il ghiaccio più intenso, Jaded Strings è una cavalcata sostenuta dal basso e da chitarre pungenti , A tale of holy devotion ha una struttura più complessa e cavalca le onde dei Rain Parade. Ma anche gli amanti di un certo rock nostalgico anni ’60 psichedelico come Touch troveranno da deliziarsi con Twin dreams of seen and seem dove il mixaggio di David Lenci ricrea un atmosfera mai dimenticata,e il suono sixties non è distante dall ‘ensemble dell’album anzi con le sue spire si addentra benissimo e non è un suono straniero.
E sapere che all’inizio sono così promettenti è già una garanzia che difficilmente li vedrà cadere nel vuoto. La tempesta, la luce, l’ombra, il virato seppia, il blu, tutti gli elementi della copertina si ritroveranno nel disco come già successe a Lische dei Madrigali Magri. Musicisti con idee chiarissime che riescono a trasmutare pensieri astratti in musica concreta.
Volume alto dagli amplificatori e la musica della Juniper Band verrà davvero a travolgere i vostri corpi ormai stanchi dalle solite proposte musicali, qui siamo di fronte a uno tsunami.
Watzloves - ROCKIN COUNTRY GUMBO 41’38” (Voodoo Rhythm)
La Voodoo Rhythm è un’etichetta che opera nella verde Svizzera ed è fondata e guidata dal pazzo Lightning Beat-Man. Oltre ai suoi dischi il Beat-man si fa portavoce di tante formazioni atipiche che conservano l’innato amore per il rock’n’roll anni’50 ma trasgredito da acts selvaggi e furibondi. I Watzloves arrivano con Rockin Country Gumbo al secondo cd dopo Polka jamboree De Luxe sempre pubblicato per la Voodoo Rhythm. La band è composta da persone provenienti sia dalla Louisiana che da Amburgo in Germania , erano partiti come duo ma ora si sono ampliati. Ed è interessante notare che oltre alle chitarre ci sono tromboni, fisarmoniche e il sound della Louisiana e di New Orleans come il tex mex si sposa davvero con atmosfere europee come valzer e marcette della tradizione popolare europea. E il clima della Svizzera e qualche bosco rilassante, giornate in aperta campagna è davvero ciò che scaturiscono queste tracce guidate da un’ammaliante voce femminile.
Hanno fatto tour massacranti e anche in Italia si sono potuti acclamare in tutti quei festival beat dove il Beat –man frequenta spesso insieme agli artisti della sua scuderia. Durante i loro shows sono anche disponibili i quadri della cantante che sono particolari come la copertina del cd. Attraverso la Voodoo Rhythm sembra di tornare indietro a quelle feste americane di provincia dove in uno stesso palcoscenico si esibivano rock’n’roll band, freaks, b-movies e drive in, attori improvvisati. Rock’n’roll circus.
Nessuna cattiveria gratuita nell’album ma molte accorate ballate danzabili stretti stretti in una balera alternativa.
Silky è la leader ed è incredibilmente lei suona la fisarmonica come un Jimy Hendrix fa con la chitarra , ha una splendida voce ed è la vera leader dei Watzloves. Tutte le melodie e i suoni sembrano essere cuciti addosso alla pelle di Silky tanto il cd è inciso con amore e il risultato si sente.
Immaginiamo di stare in un locale fumoso in un porto di una vecchia Amsterdam , riempiamo i nostri bicchieri di Tequila, qualche lite e la band sul palco che delizia l’incredibile serata con le sue arie che lambiscono l’atmosfera. Nessun fronzolo, nessun orpello intellettualoide, ma solo uno sviscerale amore per tutti gli anni '50 per il trash più elegante (il che è tutto dire). E i ricordi si possono ancora vivere nel presente con Rockin' Contry Mambo.


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