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Joe Strummer and The Mescaleros: Streetcore

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Claude Cambed & The Headlines - GOOD SIXTIE POPS 71’34” ( Happy Man Music)
Torna Claude Cambed dopo Marcello’s Wife Cake, ma sinceramente mi aspettavo un po’ di più…..
Questo Good sixtie pops segue pedissequamente in tutto e per tutto gli anni Sessanta. Non sono molto incline alle operazioni di revival. Comunque il materiale è sempre buono e su molti pezzi il mio giudizio espresso in Marcello’s Wife Cake rimane lo stesso. Claude è un eccellente compositore e la sua band è formata da perfezionisti.
Sia la grafica di copertina che i suoni sembrano appartenere al passato e questo è inquietante, ma già gli Utopia con Deface the Music avevano fatto un album capolavoro storpiando alcune canzoni dei Beatles con strumenti e studi di registrazione dell’epoca tanto che le composizioni divennero composizioni nuove. Qui Cambed ha ascoltato troppo i Beatles. E le canzoni sembrano appunti ideali per tracks inedite del White album. Let you go sembra Imagine o Live and let die ma ci sono anche deliziosi brani spy come Not forever Mr. Bond dedicata all’agente speciale più conosciuto in tutto il mondo (e Paul Mc Cartney scrisse la colonna sonora di Vivi e lascia morire). Ma anche pezzi dalla struttura semplice sono presenti come Moonshine.
Nostalgia, ironia, far sopravvivere anni d’oro ormai perduti? Senz’altro tutto questo. Non deve essere proprio nella natura di Claude sperimentare o far parte del nuovo rock.
Alcuni canzoni sembrano essere state incise direttamente come Christmas Wish molto calda e con le belle tastiere natalizie in evidenza, Seaside girl è surf e i Beach Boys rivivono con coretti e batterie smorzate.
Se siete degli inguaribili nostalgici Good sixtie pops fa per voi altrimenti voltate pagina per questo episodio. Se Claude Cambed vi incuriosisce consiglio Marcello’s Wife Cake, prova molto più matura e coraggiosa di questo Good sixtie pops.
Claude Cambed è un grosso talento e il prossimo cd sarà senz’altro superiore a questo mezzo passo falso a mio avviso.
Die Zorros - HISTORY OF ROCK VOL.7 41’54” (Voodoo Rhythm)
Una strampalata ed accattivante follia. Un gruppo che propone dance music come se fosse stata editata negli anni ’60, senza computers o sintetizzatori, c’è perfino una cover di Ti amo di Umberto Tozzi incentrata sul suono dell’organo Farfisa.
Un'altra formazione dove il boss Beat-Man compare alla batteria.E selezionano i brani migliori che possano essere inclusi in una storia del rock. Musica da ascoltare ballando in un party con bevande esotiche e baci caldi. Tutti i brani sono stati riarrangiati seguendo questa chiave e sono tutti dei classici.. che appaiono anche in versione spaghetti rock come il tema di Zorro. Black di Isaac Hayes acquista più vigore e simpatia che nella versione originale, ed è da notare che gli arrangiamenti sono ridotti allo zero in low rock.
Creano una scuola dove importanti lezioni vengono rilette e portate verso un’altra via.
E loro si sono divertiti magari senza nemmeno pensare ad una possibile educazione nuova di rock, ma il fatto è che questo cd è un gioiellino. Stairway to heaven dei Led Zeppelin è forse uno dei migliori pezzi; come se Ennio Morricone fosse il direttore delle operazioni ed invece è solo un trio svizzero che potrebbe suonare nei cessi di un motel. Blue Moon ha una chitarrina reggae e una voce troglodita, ma non perde il fascino originale così come Europa di Carlos Santana purgata e rallentata rispetto all’originale e con la batteria suonata come Moe Tucker.
E' una musica da surprise party: l’organo ha sempre problemi e il tastierista beve sempre, il batterista va fuori tempo e il chitarrista suona flirtando con le ragazze, dimenticando le canzoni. Un lavoro che se ne infischia di tutto... La grandezza della Voodoo Rhythm è proprio questa: non abbiamo a che fare con un’etichetta normale...
Uno dei più divertenti e stupefacenti prodotti di quest’anno.
le forbici di manitù - PLAY & REMIX LIEUTENANT MURNAU (1980-1984) 72'16" (Soleilmoon)
APPY POLLY LOGGY 31' 05" (Moloko)
Non sono molti gli artisti italiani che incidono per etichette straniere. Le Forbici di Manitù sono una delle poche bands che hanno attirato l'attenzione anche oltreoceano. Essi rappresentano l'alternativa più avanzata della musica elettronica in Italia e dopo Quadrivelogue pubblicano questo Lieutenant Murnau per la Soleilmoon di Portland e un mini-cd con la splendida copertina di Spiderjack per l'etichetta tedesca Moloko.
Liutenant Murnau si ispira all'omonimo manipolatore che praticamente usava musica già esistita senza suonare alcun strumento. La sperimentazione che attraversa tutto il cd è una delle più genuine ed infatti il cd sarà sicuramente apprezzato. Insieme agli Starfuckers ma per vie diverse, Le Forbici di Manitù sono dei vampiri dell'arte unici in Italia.
Vampiri perchè succhiano l'energia primordiale da altre fonti per poi resuscitarla a nuova vita. Alcuni modelli stranieri s'incontrano nei vortici del cd come i Prunes di Lite Fantastike e la Big City Orkestraw, ed in alcuni episodi anche una componente più rockeggiante. Techiche di cut-up sono state inserite in macchine computerizzate. Voci ripetitive che si inseguono, sibili perforanti, avanguardia smaniosa, sono mescolate con ritmiche funky e il puzzle caotico rumorista è proprio la forza di questo strano combo.
Molto parchi in fatto di concerti,(vederli dal vivo è un evento raro come la comparsa di una cometa), si sa che la formazione è composta dal bravissimo critico musicale Vittore Baroni, Enrico Marani, e Manitù Rossi e la masterizzazione di entrambi i cd è ad opera di Mario Barrai, un simbolo di garanzia in Italia. Ovviamente anche l'ironia ha la sua parte, ma un'ironia schizofrenica e sconclusionata rappresentata da voci di bambini e dialoghi di pscicotici,spot televisivi,vapori claustrofobici, naturalmente ottenuti col computer, e alla fine questa ironia diventa quasi una denuncia, inneggiando alla libertà del copyright e delle scelte sessuali, senza però essere mai offensiva.
La fantascienza è un tema caro al gruppo e soprattutto Autonomous Astronaut Astray da Appy Polly Loggy lo dimostra, un avveneristico drum'n'bass che davvero evoca splendide galassie attraversate da luci e colpi di meteoriti, e ruggiti di mostri alieni . Sraffa rappresenta la parte più danzereccia delle Forbici, ma ha delle tastiere celestiali cosi belle come quelle suonate nei dischi di Dave Stewart e Barbara Gaskin, ma proiettate verso gli spazi siderali; una marcetta divertente. Unico neo il brano 6 che è ormai il tipico e odioso ghost track con un minimo feedback (Metal machine music di Lou Reed docet).
Due cd assai degni. Più efficace Appy Polly Loggy con i suoi brani finiti e svelti, tirati all'inverosimile, meno scontati che i rompicapo sonori presenti in Lieutenant Murnau.
Get Lost! - NEVER COME BACK 32’08” (Voodoo Rhythm)
C’è una notevole differenza fra le bands originarie del garage rock e quelle di oggi. Il divertimento e l’ironia di quelle odierne fa sì che le songs potrebbero anche infiammare qualche stazione radio e divenire hit-singles. Tutto è fun music e la Voodoo Rhythm è l’etichetta per eccellenza di questo genere di musica. Il tempo che passa cambia la società e così alcuni stilemi diversi si fondono nella musica come in questo caso dei Get Lost!
Dei Get Lost! fanno parte membri dei Miracle Workers e degli Untold Fables che hanno deciso di formare i Get Losts! E tuffarsi nel garage–rock con puntate verso Link Wray, Chuck Berry non dimenticando gli Stooges o gli Amboy Dukes. Fuzz music a tutto spiano. In questo stesso numero di Bloc Notes troverete anche altri dischi della Voodoo Rhythm che è in una fase lavorativa davvero senza sosta.
I Get Losts! si sono trasferiti nella verde Svizzera per produrre e registrare questo infiammato Never come back che oltre al rock’n’roll, è figlio legittimo del punk anarcoide.
Never get lost è un disco che si può ascoltare ovunque in ufficio, o sotto la doccia, ma anche al lavoro in officina: non è mai disturbante, nè annoia. Sono stati acclamati durante il tour guidato dal proprietario della Voodoo Rhythm, Lightining Beat Man, che era chiamato Bad Taste Rock’n’roll Revue.
Se non volete dimenticare il lato selvaggio e storico del rock ma volete anche assorbire la sua mutazione nel tempo i Get Losts! sono davvero ottimi. Prima dei Get Losts! il leader Gerry Mohr aveva pubblicato e fondato una nuova band, i Cavemanish Boys.
Ascoltate One way Street, You’re the one o Spooky e vi renderete conto di come si possa ancora stupire con semplici accordi e una carica esplosiva nel 2003. Ottimo lavoro che è stato possibile pubblicare grazie alla infinita esperienza dei musicisti nello scrivere, suonare e produrre per anni beat e psychedelic rock.
One way ticket picchia duro ma passa per inflessioni orientali in apertura e la batteria di Chris Rosales sembra distruggere questa barricata di suoni.
Klippa Kloppa/Soundish/Tottemo Godzilla Riders - KLIPPA KLOPPA/SOUNDISH/TOTTEMO GODZILLA RIDERS 69’33” (Snowdonia)
Tre formazioni unite per un album caotico e vario. Anche se in realtà le formazioni fanno capo tutte a Nicola Mazzocca, un musicista casertano. T’immagini i soliti cd sperimentali, frammentari e invece non è proprio così, una miscela di suoni latini ed orientali a volte riproposti con strumenti tradizionali e dal dolce sapore lounge come nella deliziosa Concrete Spell.
I carillons dell’infanzia sono presenti in tutto il cd e così il materiale appare scherzoso, ilare, costruito su personaggi empirici mentali al di là delle stelle , delle valli, della curiosità. A volte ritmi dance ballabili, stuzzicanti e mai assordanti come Snoopy is on the corner con la sua triste felicità. Toy World. I giocattoli prendono il predominio sull’uomo che è sempre di più il soldatino di latta che si scioglie al caloroso cuore di un orsetto della Future Baby Inc. come descrive uno splendido albo del fumetto LEGS WEAVER. Klippa Kloppa/Soundish/Tottemo Godzilla Riders è la colonna sonora ideale di un albo fumetti come quello di Legs.
Più di un’ora a giocare e a divertirsi producendo qualcosa di appetibile, peccato che non ci siano più informazioni sulle attività di queste band fantasma, ma forse il mistero fa parte del piano. Giocattoli, tastiere, chitarre, maracas, trombette sono tutti gli elementi del disco in un alternarsi di storie sognanti e ludiche. La compagna di Nicola è la giapponese Tae Tokui che è musicista e suona in questo cd.
Yellozzi train è una bellissima cavalcata che unisce rock burlesque agli ultimi vagiti della techno con sapiente maestria.
Skott Freedman - SOME COMPANY 58’28” (Skott Freedman)
Skott Freedman è uno dei cantautori più sensibili e romantici che l’America ha prodotto, questo è il suo terzo cd appena pubblicato dove esistono solo una voce ed un pianoforte, sulla scia di artisti come Jesse Colin Young o Bruce Hornsby.
Tutto si basa su esperienze realmente vissute e su relazioni realmente esistite. Skott arriva dal New Jersey ed è un pianista eccezionale che un giorno ha deciso di affidare ai tasti del pianoforte i portabandiera della sue tristezze e gioie. Il suo pubblico è vario sebbene forse lui si rivolge a categorie come gay, lesbiche e bisessuali. Anywhere è un manifesto sublime di questa sua bipolarità. Treehouse è una fotografia che appartiene all’album in bianco e nero di Skott molto lineare. Non ci sono sperimentazioni e comunque un intero album come questo può destare qualche perplessità, certamente qualche riempimento in fase di arrangiamento più complesso avrebbe aperto molti orizzonti appena accennati. Breathing si apre con un pianoforte convulso e con la voce di Skott carica di enfasi ed ansia descrivendo la situazione dell’attesa di un appuntamento e le lancette dell’orologio ci fanno capire che tutto è andato perso e il respiro aumenta.. E’ un album solo nel senso più stretto del termine. A volte vi sono veri e propri dialoghi tutti ad una voce, dove Skott si domanda e si risponde cambiando l’intonazione delle parole e gli esseri del suo microcosmo. Ci sono anche due covers Walking in Memphis di Marc Cohn e The wind di Cat Stevens, rese scarne e liftizzate con una pelle alla Freedman che non sembrano appartenere ad altri autori e comunque rimangono le più belle canzoni,ma come sappiamo non le ha scritte Skott e quindi anche se lui è bravo e profondo le sue canzoni non raggiungono i vertici di queste perle di composizione. Some company ha il ritmo delle ballate di Jill Sobule, una preghiera cantata con voce baritonale, la voce è bellissima ,carica di energia forse poco sussurrata in alcuni punti maggiormente femminili che in tutto il cd. Un album che difficilmente farà divertire, ma una pagina di un diario importante, appena abbozzato ma che con disegni colorati potrebbe illustrare un grande cantautore.
The Monsters - I SEE DEAD PEOPLE 34’18” (Voodoo Rhythm)
E’ il sesto album dei Monsters questo I see dead people, una formazione elvetica anomala come tutte le altre della Voodoo Rhythm Records. I Monsters sono più selvaggi degli altri artisti dell’etichetta, ma deludono un po’ di più degli altri prodotti perché sono più tradizionali e rispecchiano in pieno il fenomeno garage- acid-punk degli anni ’60. Hanno costruito un loro studio di registrazione e il loro seguito è molto forte. D’interessante c’è che non si sono posti alcun problema per scrivere le songs e tutto è nato in assoluta libertà senza sapere cosa sarebbe venuto fuori. Il disco è selvaggio rock’n’roll con un fascino che talvolta sembra essere stato impartito dal grande Kim Fowley, la voce è sempre sguaiata e urlata ed è questo il denominatore che fa convergere le musiche verso l’ala selvaggia del rock’n’roll con grande divertimento. A volte i pezzi diventano più morbidi come …And then you cry dove le chitarre elettriche tacciono anche se il background rimane il rock. Manca una sezione fiati che avrebbe arricchito maggiormente queste canzoni. Loro definiscono questo disco thrash.music ma a me non sembra perché nella loro immediatezza le canzoni sono curate. Dal vivo devono essere assolutamente trascinanti. Su disco le cose cambiano perché a volte una leggera noia prevale sul disco. Belle le svisate del chitarrista che altri non è che il Beat –Man (ma molto più a suo agio nei dischi da solo). Una caduta di tono rispetto al bellissimo Birds eat martians, anche se Diggin’ my grave è un pezzo di rock desertico, lunare, e psichedelico fra i migliori mai pubblicati.
W.i.n.d. - HYPNOTIC DREAM 82’34”(Artesuono)
Il nuovo lavoro dei W.I.N.D. band italianissima che pubblica questa seconda prova in una confezione elegantissima, un doppio cd con ospite Johnny Neel degli Allman Brothers Band; il cd è una vera strenna e contiene anche video, da non credere per il mercato italiano. Un mix di rock, blues, improvvisazione e psychedelia, un ritorno ai suoni vintage di un tempo remoto.
La psychedelia è l’influenza maggiore oggi e lo si nota anche nella splendida copertina. Si è pensato a tutti i minimi dettagli e la produzione è impeccabile, un bravissimo Stefano Amerio insieme ai W.I.N.D. hanno raggiunto la loro meta non stravolgendo il loro sound originario, hanno enfatizzato un po’ la sezione ritmica e posto in bella evidenza le tastiere di Jimmy Nell che ha anche ceduto il suo studio di registrazione a Nashville per le sessions di Hypnotic Dream. In alcuni tratti sembra davvero che escano fuori alcuni storici gruppi dell’etichetta di Macon la Capricorn come Captain Beyond, Hydra, ma anche Dixie Dregs e, giustamente, la Allman Brothers Band.
Jimmy Nell si è inserito splendidamente incoraggiando le spinte della band tenute assopite.
Hypnotic Dream è un doppio cd tributo al concetto del sogno e tutta la fase onirica, ma senza abbandonare i territori più fumosi del rock. Quasi tutti pezzi originali a parte due covers di Willie Dixon: Spoonful e Hoochie Coochie Man.
Ricco di suoni del passato, improvvisazioni, parlate in studio e nessun sintetizzatore. Alcuni pezzi come Going Lazy sono cupi e potenti con chitarroni fumanti ed esplosivi come in un grande rock da arena. Non una band morbida comunque.
Il lungo viaggio dei W.I.N.D abbraccia una moltitudine di stili diversi, alcuni divertenti altri più impegnati ma sempre nell’ambito del rock’n’roll senza nessuna intromissione elettronica. Il cantato è negroide e rauco come si deve ad un genere come questo.
Da ascoltare ripetutamente e con un po' di pausa per apprezzare in pieno il grande lavoro di questa band.
Se si ama il rock potente, poderoso e fumante come avveniva negli anni settanta i W.I.N.D fanno per voi. Piacerà anche agli amanti della new wave visto che Boogie Man si introduce in territori dalla difficile spazio temporalità e alcuni accenni di rock stellare sono presenti.
Uno sforzo che verrà sicuramente premiato dai numerosi fans, magari anche oltreoceano. Non mi stupirei se il prossimo cd dei W.I.N.D fosse pubblicato e distribuito in America proprio dalla Capricorn.


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