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la sezione interviste
di bloc notes: Gianluca Lo Presti,
One Dimensional Man, Devics
e
Black Heart Procession

Smog: Supper
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ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi
che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di
Lino Terlati. L'indirizzo è Lino Terlati Casella Postale
192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: literla@tin.it
| Becki
Di Gregorio - ASCENSION (Jarmusic) 19’28” |
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Nella
lunga scia di nuove cantautrici donne, merita un posto di tutto
rilievo la californiana Becki Di Gregorio. Ascension
in realtà è un mini-cd tratto dal primo bellissimo
album Seven worthies of the bamboo grove e quello
che racchiude non è definibile in nessun genere. L’unica
orma che in dissolvenza ci appare può essere quella di Grace
Slick, quella di albums come Manhole
o Baron Von Toolboth & The Chrome Nun. Dopo
ripetuti ascolti le quattro canzoni sembrano assumere ogni volta
dei risvolti diversi; forse Becki ha capito meglio di molti altri
cosa s'intende per psychedelia e cioè una contaminazione
che attinge come amalgama al rock, al folk, all'etnia, escludendo
però l’assunzione di droghe. Lei è una vera
front woman, ha più carica ed energia di tanti maschietti
e in tutti i suoi album si è avvalsa della collaborazione
dei membri degli XTC. Becki trasforma la psychedelia in una dimensione
elegante, nervosa e sperimentale ma dal fascino elevato, come avviene
nella immensa The days of our ascent, dove ogni
singolo strumento, compresa la particolare voce, esplodono in una
estasi onirica. Sogni, delusioni, atmosfere sognanti, incensi e
drammaticità sono le cose quotidiane di cui Becki canta.
I musicisti sono tutti bravissimi, ma è lei che incanta e
ammalia osservando con scrupolosa attenzione il mondo musicale che
la circonda, trasmigrando le cose più interessanti nel suo
maglio magico. Becki è musicista, compositrice, tastierista
e chitarrista. Non si capisce come non arrivi per lei il grande
successo commerciale; certo le tracce di Becki non sono hit-singles,
ma canzoni come Desperate to fall potrebbero
svegliare dormienti ascoltatori con vellutati refrain nerboruti.
Il suo suono sa dilatarsi a seconda dei pezzi e inserirsi in un
vortice complesso partendo da linee scarne ed essenziali. Necessita,
forse, solo di un management potente che esponga al meglio
le sue capacità. Da comprare assolutamente anche il nuovo
cd God’s empty chair già recensito
in questa rubrica (www.beckidigregorio.com)
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| Cheap
Wine - CRIME STORIES 59’17” (Cheap Wine) |
E’
assodato. I Cheap Wine non hanno inventato nessun genere nuovo. La
formazione composta da Marco Diamantini chitarra ritimica, armonica
e voce; Michele Roccia Diamantini Chitarra solista, chitarra slide
e cori; Alesando Fruscio Grazioli basso; Francesco Zano Zanotti batteria,
marcia a gonfie vele sulla route del rock torrido americano con vene
blues sulla scia dei migliori ZZ TOP. Crime Stories
rispetto al precedente Ruby Shade ha una marcia in
più. Da Pictures il loro esordio (anche se
il capolavoro è, secondo me, A better place)
i ragazzi di Pesaro di strada ne hanno fatta davvero tanta, arrivando
ora al quarto disco autoprodotto, ma confezionato come un prodotto
lussuosissimo.. Loro affondano le loro chitarre al fulmicotone nel
rock così caro a grandi band americane come Collective
Soul, un genere di riferimento per questi quattro ragazzi che fanno
il sold out durante i loro concerti regalando un bello sberleffo
alla grandi majors e dimostrando che quando si vuole ottenere
qualcosa la si raggiunge meglio da soli. Un plauso. Per questo Crime
Stories si sono avvalsi della collaborazione di alcuni ospiti
per tastiere e violino. La chitarra è lo strumento guida del
roots rock americano e i Cheap Wine la sfruttano al meglio,
ottenendo costruzioni armoniche davvero stuzzicanti. Marco
Diamantini dimostra un estro da vero axe guitar hero.
Crime Stories contiene 12 canzoni originali. Vi sono contaminazioni
da altri generi, come il boogie dei Foghat in Coming
breakdown che ha un ‘armonica bellissima che cangia
il genere facendo esplodere il ritmo in un irrefrenabile rock tutto
da ballare. Tutto eseguito con maestria e professionalità.
Molto lirica Looking for a crime che ha una dolcezza
soffusa e gustosa con la chitarra che ti accarezza come il sibilo
di un treno nella notte. Una confessione, una fuga dalla realtà,
un lento accattivante diretto e senza fronzoli.
Fedeli alle Marche hanno registrato ancora una volta il loro quarto
disco, come agli esordi, nello stesso studio di registrazione ad Ancona
e il cuore di Marco Diamantini è rimasto caldo come allora.
Crime Stories è un viaggio nel mondo del crimine,
inteso in senso lato. Crimine inteso come trasgressione a una regola
precostituita, come mancato rispetto verso se stessi e le proprie
aspirazioni, come realizzazione di ciò che non si dovrebbe
fare. Un lavoro rock che però è riflessivo, quasi un
concept album con la bellissima grafica in stile cartoon.
E così stimoli nuovi si affacciano nella creatività
del gruppo di Pesaro che ha infarcito il suo classic-rock di
spunti nuovi. |
| Giuliano
Palma & The Bluebeaters - THE WONDERFUL LIVE 68’31”
(V2) |
Un
disco per appassionati di rock’n’roll e soul dei primi
anni ’60 e fine anni Cinquanta. Giuliano Palma& The Bluebeaters
la formazione che nasce dal crocevia di bands come Casino Royale,
Fratelli di Soledad e Africa Unirte, ci presentano uno splendido resoconto
dei loro caldi concerti, ricchi di emozione e passione. E così
I don’t know why i love you but i do (un titolo che deve
avere anche inspirato in qualche modo Bonnye Tyler e Todd Rundgren
nella famosa Loving you is a dirty job but somedody’s gotta
do it) ci viene riproposta piena di stile e con grande feeling.
Un concerto pieno di amore per queste atmosfere che ormai sembravamo
aver dimenticato. Nessuna implicazione politica e orpelli letterari
ma canzoni d’amore che fanno dimenticare tutto il resto e ci
inseriscono in una pura dimensione musicale. Solo questo. Anche il
look dei musicisti è tipicamente beat.
Un ‘operazione questa cara a gente come David Johansen o Buster
Poindexter che sulle passerelle del Trammps ha rispolverato ritmi
corroboranti degli anni del dopoguerra. In Italia operano Guliano
Palma & The Bluebeaters senza sfigurare. Un impegno nato per gioco
e che il pubblico ha accolto con un piacere immenso e insolitamente
numeroso rispetto ad operazioni analoghe come quelle degli Space Cakes
o i Barbieri. E così sfilano canzoni di nomi come Bart Lionel,
Ken Boothe, John Holt che per il pubblico italiano sono una vera scoperta.
Reggae tropicale zuccherino che viene riscoperto con profondità
elevata rispetto alla funzione di scacciapensieri. Mancano tre coriste
donne e potremmo tranquillamente essere in un palace di Las Vegas.
Non cercate schitarrate rock: qui troverete un’ atmosfera
dance sopraffina e gustosa. Ma il disco è anche un omaggio
ai gruppi della Tamla Motown, come i Miracles di Smokey Robinson.
L’uso della voce in falsetto rimembra questi fantastici gruppi
che hanno caratterizzato tutto un decennio di musica importante, diventando
il vero cuore pulsante di tutta la canzone made in USA. Il
concerto non ha subito rimaneggiamenti ed è stato trasportato
fedelmente da nastro alla incisione digitale..Una band davvero grande
che potrebbe affiancare egregiamente Paul Shaffer nella conduzione
del David Letterman Show o essere una futura ipotetica orchestra per
Cocktail d’amore. |
| Herman’s
Hermits - THE HERMHITS 49’22” (Akarma) |
Ed
ecco per tutti gli amanti del beat-surf la pubblicazione da
arte della Akarma di The Hermhits, antologia che raccoglie
i maggiori successi dei corrispettivi inglesi ai Beach Boys, gli Herman’s
Hermits, band guidata da Peter Noone.
A differenza dei cugini americani gli Herman’s Hermits non avevano
un genio come Brian Wilson, non hanno inventato nessun genere, ma
le canzoni erano pregevolissime. Provenivano da Manchester e qualche
anno fa si sono riuniti per una splendida tourneè documentata
anche su cd. Vendettero milioni di dischi nel loro paese e in USA,
ma la critica li snobbava perché si sparse in giro la voce
che loro non suonavano nei loro dischi. E’ curioso che per loro
scrissero anche Bigazzi e Riccardo Del Turco (Something is happenning
non è altri che Luglio , vincitorice di Un disco per l’estate).
Principalmente eseguivano cover e deliziosa rimane Mrs.
Brown You’ve got a lovely daughter di Annette Peacock, una
emotional ballad da ballare stretti stretti al suono di un
juke-box su una spiaggia. Anche se spesso venivano accostati ai Beatles
, questi ragazzi di Manchester non avevano nulla di simile ai quattro
baronetti inglesi, le loro canzoni erano solo sugar e le vocine e
i controcanti e qualche chitarra acustica seguita da archi pungenti
erano il loro stile. E infatti, non seguendo evoluzioni, gli Herman’s
Hermits non andarono avanti e lo scioglimento puntuale arrivò..
Rimangono dei classici di un’epoca ormai lontana. Good vibrations
rimane un pezzo attuale come Helter Skelter. Non avviene lo stesso
per un pezzo come I Can Take Or Leave Your Loving datato e
fuoritempo oggi. Ma qualcosa di speciale l’avevano e cioè
quell’aria da cabaret di città, dove anche con un organetto
potevano incantare con le loro dolci melodie. I cori rimangono comunque
bellissimi e creano uno stile a cui anche David Bowie deve aver buttato
più di un orecchio per i suoi primi vagiti Deram. Gli Herman’s
Hermits non si confondevano con altre bands proprio per il gustoso
impasto di armonie vocali, non superiori ai ragazzi della spiaggia
ma particolari anche per il loro tipico accento cokney. |
| I
CLASSICI: Can - SOON OVER BABALUMA |
A
proposito dei Can, forse non erano eccelsi strumentisti ma
la loro fantasia era inesauribile. Non hanno mai venduto granchè,
eppure sono un grande gruppo-cult. Ne e' la prova il recente tributo
dedicato a loro, Sacrilege. Io attendo, invece, un nuovo loro
lavoro dopo lo splendido "Rite time" del 1989, anche se
so che vederli dal vivo resterà un'utopia, ma in studio possono
dare ancora molti brividi. Artisti assolutamente non commerciali che
hanno sempre registrato solo per l'unico gusto di suonare. Anche i
dischi tratti dalle Peel sessions sono notevoli.
La loro musica ha influenzato un sacco di nuove bands, perfino i Thin
White Rope si sono ispirati a loro e lo dimostra la ripresa della
loro Yoo doo right dal primissimo album Monster Movie.
Sono stati fra i primi occidentali ad inserire in un ambito pop elementi
etnici, anni luce prima di Peter Gabriel. Mi piace ricordare fra tutti
i loro lavori "Soon over babaluma" infarcito di atmosfere
tzigane, lunari, e afro-reggae, una cosa molto innovativa per
il 1974 in ambito rock.
Dedicata al nostro paese Come sta la luna? è un cha
cha cha che piano piano diventa un tango elettronico. Quantum Phisycs,
invece, dimostra come ancora oggi ci sia bisogno dei Can. Comunque
un album di quelli che lasciano il segno, inimitabile.
Peel sessions by Can e' un'altra meraviglia con un suono perfetto
e Mighty girl che occhieggia a sonorita' piu' americane ed
inglesi ne e' la prova. Ma il loro sound non poteva mai essere anglossassone
e ne escono vincitori, l'inserimento di un sintetizzatore a mo' di
carillon, ne fa' un pezzo a meta' strada tra Undisputed Truth, Jimmy
Cliff e Lou Reed. Un inno per le prime discoteche che saranno costruite
sulla Luna.Finale alla Armando Trovajoli, maestosi ed irripetibili.
Up the bakerloo line with Anne e' molto improvvisata, ma la
qualita' d'incisione e' notevole. Notevole il contrabbasso di Holger
Czukay in un ambito elettrico. Tantissime bands hanno
cercato di imitare i Can, ma nessuna e' mai stata toccata dalla magia
che evocavano i teutonici nelle loro canzoni. Lo spirito puo' rinascere
solo dalla resurrezione e non dalla clonazione.
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| HORROR
n°1 Mondo Ignoto Editore |
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E’
con estremo piacere che segnalo la rinascita di una famosa rivista
cult che imperversava negli anni’70 ed era guidata dal creatore
di Martyn Mystère, Alfredo Castelli. Quasi
mi ci sono imbattuto per caso in edicola ed ho avuto un sussulto
e subito mi sono ritornati in mente echi lontani fatti di pagine
che mi avevano fatto sognare e documentare.
Horror era pubblicato all’epoca dalla Sansoni ed era la bibbia
per gli amanti di tutto il genere horror che coinvolgeva, fumetti,
cinema, terrore, magia,incubo, mistero e fantascienza.
Il logo originale è stato mantenuto (meno male se no poteva
passare inosservato).
L’Horror è divenuto di nuovo importante in Italia e
sta vivendo un buon momento. Speriamo che le pubblicazioni di Horror
durino a lungo. Adesso viene stampato in collaborazione con la bottega
PROFONDO ROSSO sita in Roma e diventata anche prestigiosa casa editrice
di libri dedicati ad Argento, al cinema Horror, alla fantascienza
e perfino romanzi inediti di Lovecraft. Le pubblicazioni fanno parte
della MONDO IGNOTO Edizioni.
In questo primo numero c’è un interessantissimo articolo
sui Racconti di Dracula, praticamente la versione italiana di Weird
Tales, albi pocket di letteratura del sovrannaturale che erano pubblicati
dall’editrice ERP (alcuni erano davvero ottimi). Molti passarono
da casa mia e adesso chissà dove si sono perduti questi gioielli.
Le copertine al pari di KRIMINAL, SATANIK, GESEBEL, dell’epoca
erano bellissime e psichedeliche, inquietanti e curiose e attiravano
il lettore come una calamita. Fra gli autori più importanti
segnaliamo Max Dave e il suo bellissimo LA LEGGE DELL’ALDILA’che
davvero rasentava la genialità. Naturalmente gli autori erano
tutti italiani anche se usavano pseudonimi inglesi e il vero nome
era quello del traduttore.
In questo primo numero di Horror appare anche una retrospettiva
sugli anni d’oro del magazine, progenitore anche dell’attuale
B-MOVIES pubblicato in terra americana e un articolo su Lovecraft.
E approfondimenti sulla serie SCREAM. Insomma bisogna correre in
edicola a comprarlo subito. Bentornato Doctor Horror...
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| Grey
Skies: The Alien Conspiracy |
Scritto
da Kevin Lindenmuth, Tom Nondorf & Les Sekely
Diretto daKevin Lindenmuth, Tom Nondorf & Les Sekely
Ecco un nuovo capitolo proveniente da quella fucina di splatter
movies e horror di serie B che corrisponde al nome di
Brimstone Media Productions. Grey Skies:
The Alien Conspiracy è il migliore dei film tra quelli
da me recensiti per Bloc Notes…Ci sono meno effetti speciali,
ma le maschere e i dialoghi (con tanta gustosa ironia) sono fra i
migliori. La pellicola è divisa in tre episodi con un unico
tema ricorrente e per la prima volta si vede qualche nudo femminile
qua e là. I films della Brimstone non hanno una grande distribuzione
ed è davvero un peccato: probabilmente alcune situazioni, benché
non abbiano nulla di trasgressivo e offensivo, a qualcuno danno fastidio.
Alla base di tutto c'è sempre la guerra di popolazioni aliene
come i Greys e i Morphs che si vogliono impadronire della Terra. Molto
bella la seconda storia del ritorno a casa di un giovane che non trova
nulla, (ma qualcuno nascosto c'è )i paesaggi sono girati in
modo davvero entusiasmante. La vena dissacrante è sempre presente
e quando ci sono morti tutto viene accolto con un sorriso. Luci psichedeliche,
colori plastici e le migliori maschere dell'orrore sono qui presenti.
Sembra che non siano passati 40 anni dai primi film di Roger Corman
e Kevin Lindenmuth è forse il suo degno successore.
Il film non ha ottenuto critiche positive ovunque, ma secondo me è
uno dei più interessanti dell'area splatter-horror. |
| Mannix
- LASCIA PERDERE 4034 (Sana Records) |
Punk
rock melodico ben costruito e accattivante ci presentano i Mannix,
una band emiliana, precisamente da Parma.
La maggior parte delle canzoni sono interpretate in italiano ma non
manca qualche sporadica song in lingua inglese. A volte ritmi ska
introducono dei corrosivi punk come avviene in Il coccodrillo come
fa, condita con ironia e chitarre tragiche, due opposti che mai come
qui si attraggono. Ma cè spazio anche per ballate dal
sapore tipicamente country come Country man, una lucentissima
ballata acustica con una bella chitarra cristallina. Sono un quartetto
molto tecnico, con una fantasia davvero pungente, che sa dosare il
giusto ritmo senza strafalcioni ma con un misurato gusto di savoir-faire.
Nei ringraziamenti si nota una lunga lista di amici ed alcuni di questi
sono entrati anche nella composizione come Becio in Il Coccodrillo
come fa e Chiara autrice di Do you really want.
I testi ci raccontano il vissuto e storie sentimentali come avviene
in La ragazza perfetta corredata da una sanguigna tromba suonata dallamico
Marcello Gabriele. Davvero non cè nulla di piatto
e noioso e a volte è molto meglio pubblicare un disco come
Lascia Perdere che cervellotici albums con significati esoterici ma
troppo pomposi e oscuri. Hanno anche introdotto alla fine di La ragazza
perfetta un pezzo registrato probabilmente in cantina come avveniva
per le garage bands degli anni 60.
Canzone per qualcuno è lunica traccia che non
mi ha convinto, un punk rock alla Ramones senza aggiungere
e togliere nulla, abbastanza anonimo e scontato. Ma una piccola pecca
è perdonabile ed è davvero lunico pezzo con qualcosa
di deja vu. We are the drug è bellissima e ha
unintroduzione quasi
sci-fi con cori alla Beach Boys che si perdono in un vortice
dove la fantasia è la traiettoria per arrivare alluscita.
Una piccola luce alla fine del tunnel. |
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