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Cubre: il sito ufficiale
Ludus Pinsky
Lost Country
Il sito della Mizmaze Records



altre recensioni di album di Miele June
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la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man, Devics e Black Heart Procession

disco del mese


Lou Reed: The Raven

ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo è Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: literla@tin.it
Miele June - SONERYL 48’43” (Magenta)
Come abbiamo già scritto qualche settimana fa i Miele June, un gruppo di Lecce fra i più interessanti della scena italiana, non esistono più, anche se uno scioglimento ufficiale non è ancora arrivato. Soneryl che significa "canto" è un full lenght cd che scalda il cuore. Come suggerisce il titolo, è un album di canzoni molto raffinate e particolari, nate da una frizzante e corroborante miscela di suoni che non annoia mai. Santa madre dei cattivi vorrebbe essere dura e violenta, ma l’eleganza è dietro l’angolo e così le chitarre taglienti si fondono con il velluto viola . Gli assalti underground furiosi sono presenti nella breve intro Vendiamo paranoie, mentre Sex Appeal è pura new wave anni ’80 ed era il potenziale singolo, con un bel refrain accattivante. Kubrick, invece, è il pezzo più strampalato e avanti negli anni, figlio illegittimo del David Bowie di Outside: sembra proprio saltare fuori dalle pagine del diario dell’investigatore Nathan Adler anche se è un omaggio al grande Carmelo Bene, vicino di casa a Livorno del cantante e autore dei testi Gianni D’Attis. Un pezzo di musica attualissima e contemporanea, un esperimento- tributo ai grandi nomi trasformisti del mondo teatrale-cinematografico. Percussioni tribali e loops impazziti su un basso monocorde e spruzzi di chitarre infuocate. Vita nello spazio ha davvero poco di spaziale e riesuma i colleghi americani Cheap Trick: un rock grezzo ma ultrasensibile alle stimolazioni vocali. Lo spazio e la vita nelle galassie sono ancora il tema dominante di Musica per il pianeta rosso: un desert-rock lisergico, lunare e arido, ma caldo come il paesaggio marziano. Accordi monolitici ripetuti forse un po’ troppo e una voce impegnata in un monologo perverso. Un disco complesso che non ha perso il suo carisma, ma che conferma che le cose brillarti durano il tempo di una scintilla. E nel buio è la dimostrazione che un segnale di qualche effimera presenza c’è stata! Fantasmi, probabilmente...
Ludus Pinsky & Alexander Robotnick - UNDERWATER CAFE’ 59’37” (Hot Elephant Music)
Ludus Pinsky e Alexander Robotnick pubblicando Underwater Cafè hanno immaginato la colonna sonora adeguata per colorare le giornate passate in un bar localizzato negli abissi. E l’esperimento è riuscito in pieno; in Underwater Cafè si ascoltano diversi generi, ma tutti filtrati attraverso un catalizzatore comune che sembra essere la "liquidità" della musica. Diverse dimensioni sono presenti in un’opera che, come il mare, assorbe culture senza tempo e senza spazio. Potrebbe trattarsi anche di moda visto che i confini sono quelli della jungle, della psychedelia e dell’ambient, ma oltrepassati con cuore e passione; la produzione poi è impeccabile. Si viaggia attraverso i suoni di Underwater Cafè, un batiscafo che esplora le sonorità subacquee e le riporta alla luce con una tintarella dance attenta e mai di routine.
Flor, in apertura, propone una suadente voce femminile e un’atmosfera che ricorda il genere di Leila France. Lo 103 è fitta di sussulti etnici e loops ipnotici (non per niente Ludus Pinsky proviene dall’area del reggae nostrano), e infatti il calore esce fuori come lava. Tellirama si apre con fanciullesche voci aliene, e ci conduce in un mondo sincopato e verdeggiante di nu-jazz; bellissime le scintillanti tastiere che hanno un suono prog ricco di echi degli anni ’60. Ritmi onirici e avventurosi in partenza verso viaggi siderali. Underwater Cafè (la title-track) è un pezzo arrangiato in modo magistrale, dove alcuni fiati campionati danno la visione di una parata ricca di wall of sound cheda una parte sa di classico, e può avvicinareall'ascoto fette più larghe di pubblico giovane, grazie ai ritmi percussivi irresistibilmente latini. Dopo venti anni di carriera dove a volte si è rischiato di essere anticipatori di mode sonore, Maurizio Dami (Robotnick) torna con un progetto totalmente libero. Sulla stessa scia si muovono, anche se in modo più urbano, i Recycle, gli Entropia, le Terre Differenti (più etnici) e gli artisti di Alien in Rome. Chissà se in concerto Pinsky e Robotnick ci permetteranno di tuffarci nel blu del loro mare... Un concerto durante una navigazione sarebbe l’ottimo scenario per questi musicisti. L’Hovercraft sta partendo: destinazione Underwater Cafè!
knot toulouse - OPEN SESAME 17'11" (Beware)
Ultimo lavoro per questi Knot Toulose che avevano esordito l'anno scorso su On/Off con il bel Cd Days are Days. Questo Open Sesame, un mini cd, non fa che confermare le buone doti del complesso che dopo questo parto si è sciolto...Un vero peccato , ma speriamo che le critiche positive possano far decidere al gruppo di continuare. Non c'è molta differenza con il primo Cd, forse un suono più diretto e un uso più ponderato delle tastiere e la cover di Phantasmagoria di Tim Buckley; il gruppo èsempre guidato dal leader GianRico Bezzato, voce solista e chitarra. Un ritorno a quei dischi che avevano caratterizzato gli anni '70, contaminati con suoni vivi di questi '90. Brother in Vain ne è la prova. Le chitarre rendono più piacevole l'ascolto, donandole un'atmosfera asettica costellata da pungenti strimpellamenti al pianoforte. Phantasmagoria in two viene eseguita in modo fedele, senza l'apporto della tecnologia dei nostri giorni, dandole più ritmo e corpo, costruendo così un solido ponte fra passato e presente e dichiarando immortale la penna di Tim Buckley.
Cubre - OUR TANGLED SOUL (Cubre)
Cosa abbiano in comune i Cubre con i Punk Rockers proprio non lo so, eppure spesso vengono annoverati come gruppo punk. La loro musica è un heavy-metal farcito di doom potentissimo, con chitarre apocalittiche che eseguono vere sinfonie elettriche a volte infinite come avviene in Her Tangled Soul. La copertina è bella, ma la produzione poteva essere migliorata: a volte le trame hanno un che di opaco, come in Song for a Crushed Man. Non tutto è postcore o hardcore, ci sono anche momenti riflessivi e pensanti come The Den, che però va nel ripetitivo. Sweet Treachery ha invece spunti molto interessanti: è sporca, graffante e lancinante. Con furiose chitarre al kalashnikov , sembra che la lezione dei Sepultura e dei Napalm Death sia dietro l’angolo. Peccato per la voce troppo gutturale e monocorde di Danilo, ma il pezzo è creativo. Is this my poison dimostra che i nostri artisti possono competere con i cugini di oltreoceano; certo distinguersi nel panorama, hardcore non è facile ma i Cubre in alcuni punti ci riescono bene. Le liriche sono in inglese. Bombastic sound, è inquieta, piena di attacchi devastanti, seguiti da momenti di calma. Proprio come in una guerra. The fur and the furher è un ottimo brano ma andrebbe riveduto e corretto da un produttore come Vinicio dei Barrato, che saprebbe dare la giusta dimensione a un pezzo così epico e allo stesso tempo essenziale. Un consiglio che darei loro è di uscire dai canoni dei gruppi metal e inserirsi nel vero filone underground, perché il gruppo ha tutte le qualità per porsi oltre il muro. Un cd che difficilmente annoia anche perché non lascia tregua agli ascoltatori.
Lost Country - DOWN ON THE BORDERLINE - 43’49” (Cool Groove)
Un progetto nato e costruito con passione. I Lost Country hanno iniziato a incidere nel 1998 e ripescando la musica delle radici come country, blues, honky tonk, canzoni di protesta, hanno creato uno stile che non sa di antico, ma è nostalgicamente moderno, a dimostrazione del fatto che questa musica può essere sempre un evergreen.
Tutto è nato con la fondazione dell’etichetta Cool Groove a opera del grandissimo musicista Jim Colegrove, che ha collaborato con rockstars famosissime, e che qui canta, suona il basso, la batteria e la chitarra. I Lost Country sono una big-band che annovera, fra gli altri, anche membri dei mitici gruppi Hungry Chuck e Great Speckled Bird (che furono prodotti da Todd Rundgren con Ian e Sylvia Tyson).. Così Down on the borderline è una collezione di suoni dell’epoca western e vaudeville tirati a lucido. E’ il secondo lavoro dopo Broken People ed è frizzante e rinfrescante come una coca cola ghiacciata dopo una giornata d’estate nel Texas. I Lost Country sono più dolci di bands come Donna The Buffalo, ma hanno le potenzialità di combo come la Band i Pure Prairie League o i Kingfish.
E così elegantemente, il Texas e il Midwest sembrano per un attimo rispecchiarei salotti particolari di Un tram che si chiama desiderio di Tennesse Williams dove appassite signore con una bottiglia di bourbon si affacciano alla finestra e ascoltano pezzi come Playing Safe, in una festa campestre tutta girandole e colori. L’amore vissuto come impegno profondo: Slow death ne è l’esempio, dove il tema della morte viene affrontato con delicatezza e feeling, senza mai cadere nel lugubre, una vera poesia in musica. I buoni auspici dell’esordio si rinnovano e sono ancora più penetranti e intriganti in questo secondo lavoro dei Lost Country carico di decorazioni poetiche e culturali. Fuochi artificiali inesplosi che nel cielo della musica risplendono e affascinano come non mai.
Maisie/Falter Bramnk - MUSIC IS A FISH DEFROSTED WITH A HAIR-DRYER 71’02” (Snowdonia/Mizmaze)
Ascoltando un cd dei Maisie puoi pensare che sia stato composto sotto l’effetto di qualche allucinogeno; la copertina e la grafica rimandano nettamente alla cultura psichedelica dei primi ann i’70 e non é un caso che sia stato inciso in collaborazione con la Mizmaze. Un lungo cd con quindici pezzi arrangiato da Falter Bramnk e con vari ospiti come Jacopo Andreini. Un gruppo che incide solo per passione, senza nessun interesse commerciale e questo va aloro merito. Ci si chiede come l’ensemble Snowdonia trovi il tempo di fare e pubblicare tanti progetti maliziosi e gustosi. Una lotta contro le majors che piano piano hanno aperto le porte a tanti gruppi anarcoidi della musica italiana. Il paesaggio che ci offrono i Maisie è fatto di jingle televisivi, piccoli strappi elettronici, eruzioni di vulcani, cori lisergici e tribali come avviene in Andy Warhol Made in China, dove sembrano apparire improvvisamente immagini di Happy Together e Midnight Dancers, due fra i più interessanti movies dell’Est. I Maisie sono senza confini e questo cd è davvero una grande sorpresa. I’m swinging è uno swing, ma sulla falsariga delle cose migliori dei Residents e la testimonianza che la band ha ascoltato attentamente gioielli come Swing to the right di Todd Rundgren. In pratica tutto l’alfabeto musicale viene qui presentato, anche se per frazioni di secondo. Una band onesta che sa il fatto suo. Sarebbe davvero grande vederli dal vivo, magari accoppiati ai Mirabilia, ai Valvola o ai Nema Nicko. Ecco il mondo tridimensionale dei Maisie, un loro cd è come guardare un view master, i suoni sono percepibili al tatto...
Artisti Vari - Floralia Vol. 4 76’28” (Mizmaze)
Psychedelia post-atomica proveniente da ogni parte del mondo. Questo è il 4° appuntamento con Floralia, un must per tutti gli appassionati e non solo, una raccolta frutto della tenace e lodevole ricerca che ormai da anni viene portata avanti dal leader della Mizmaze, Giampiero Fleba (stavolta associatosi alla Wot 4, nobile etichetta olandese che pubblicherà presto anche il tanto atteso $torie dei Deadburger). Difficile scegliere, ma Fleba l’ha fatto benissimo. I Solar Mumuns in apertura presentano una ballata lisergica che mi ha ricordato i grandi italiani Jacula, autori di bellissimi albums oggi introvabili, un dark druidico industriale e medievaleggiante. Grandi i Dono Celeste, una band italiana di cui si sa poco o nulla. Piano Cell sa di prog con tanto di basso pulsante e fronde di sintetizzatori spezzati in un lago di cristallo. Uno dei migliori pezzi in assoluto della raccolta. E a seguire gli Effetto Doppler, altri italiani che esordiscono ora con un cd in proprio di cui parleremo presto. Propongono un cantato melodico molto cantautoriale, con bei cori tipicamente anni ’60 ( i Giganti)…..E davvero si fa un tuffo nel passato. Gli spagnoli Schwarz ci incantano col loro pezzo Punkadelic, allusivo viaggio allucinante fatto di corroboranti atmosfere alla Blade Runner in una favola ipnotica fatta di voci appena sussurrate e poi gorgoglianti e melodrammatiche: il tutto cadenzato in una danza sensuale ed elettronica. Bravissimi. Missy Roback (con membri di Rain Parade) sono più classici, la psychedelia in frac (non freak), eleganti e maestosi seppure con un pezzo semplice, molto acustico. I russi Group 2012 fanno rivivere i fantasmi di Stalker .Sembra una colonna sonora ( e lo è) di un film di Tarkowski…Paranoia in una miniera marziana, inquietante desolazione, folletti maligni come ombre sui tasti delle tastiere.Con il supporto digitale anche brani che hanno molto di nostalgico come quello degli Ektroverde acquistano maggiore potenza ed è bellissimo ascoltare questi suoni liquidi che un tempo i solchi consumavano. Molto occidentale il pezzo dei giapponesi Kaminumahda Yohji, che assomiglia molto a qualcosa dei primi Pink Floyd con voci angeliche alla Hiroshi Takano.
Così la psychedelia contamina il folk, il rock teutonico, le ballate, la dance. Bellissima la grafica, opera del maestro Matteo Guarnaccia.Ci avrei visto bene in questa raccolta anche gli Hush di Om.
Floralia illumina alcuni combo che difficilmente potrebbero venire fuori ed è stupendo che proprio l’Italia dia popolarità a queste bands. Il cd non ha nulla di monotono anche perché si affronta un genere visto da più parti, osservato da diverse angolature, scolpito con minuziosa precisione in tutte le sue sfaccettature.
Alla fine sarebbe davvero grande pubblicare un cofanetto con tutti e 4 i lavori, ma l’opera non sarebbe mai completa, perché sicuramente Giampiero Fleba vuole andare avanti.


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