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la sezione interviste
di bloc notes: Gianluca Lo Presti,
One Dimensional Man, Devics
e
Black Heart Procession

Roxy Music: Live
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ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi
che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di
Lino Terlati. L'indirizzo è Lino Terlati Casella Postale
192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: literla@tin.it
| RISTAMPE:
Chris Mc Gregors Brotherhood of Breath - CHRIS MC GREGORS
BROTHERHOOD OF BREATH 4639 (Akarma) |
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Pochi
musicisti sudafricani hanno invaso il mercato europeo e americano.
Negli anni 70 sulla scia di Osibisa, Manu Dibango,
Fela Kuti, Dollar Brand, Third World ci fu un interesse maggiore
e la coraggiosa etichetta Neon scritturò il pianista
Chris Mc Gregor che esordì con la sua band, la Brotherhood
of Breath. Lui studiò in Sud-Africa e cominciò
a suonare laggiù in piccole formazioni jazz. La Akarma, che
si sta rivelando come letichetta capace di riportare in luce
autentici tesori, ha stampato su Cd questo bellissimo disco non
proprio masticabile. La formazione di Chris Mc Gregor è quella
di una vera e propria big band composta di dodici elementi.
E così il jazz si fonde con la magia di una savana africana,
che con i suoi colori inusitati risplende attraverso nuove forme.
Quello che balza evidente alle orecchie è la forma liberatoria
e maestosa dei fiati di Malcolm Griffiths, Nick Evans, Mongezi Feza,
Mark Charig,Karry Beclkett, Dudu Pukwana,Alan Skidmore, Ronnie Beer,
tutti nomi che in seguito diventeranno molto famosi e che qui polarizzano
lascoltatore verso unorgia di fiati convulsi, dilaniati
da artigli acuminati in una affannosa caccia africana. A volte si
entra dentro il territorio dellavanguardia e del free-jazz.
Suoni selvaggi, e contorsioni che provengono da un cuore bianco,
embrione di un universo nero.
La vita della band è stata breve, ma ciò che
hanno lasciato è davvero grande musica. Forme rituali e folklore
hanno la capacità di introdurti in un mondo dove la magia
è padrona del tempo e gli strumenti hanno la capacità
di trasmutarsi in indispensabili amuleti.
Night Poem, lunga più di 20 minuti, è accostabile
al Miles Davis di Agartha e a Fanfare for the warriors
dellArt Ensemble of Chicago. Vi è anche lo spazio
per una cover del sassofonista sudafricano Mackay Davashe.
Altre volte il suono si fa più sofisticato e carezzevole,
ma sempre spumeggiante come nel pezzo apri album Mra, composto
da Dudu Pukwana. Rivoluzionaria fu lesclusione della
chitarra in una formazione che seppur marginalmente si avvicinava
al rock. Ma colpivano anche le composizioni di Mc Gregor che, con
una lucentezza quasi stellare, davano nuova linfa a un jazz stentoreo.
Alcuni altri pezzi sono più sottotono come The Bride,
composta da Dudu Pukwana. che pare non tenga in considerazione
le contaminazioni e viaggi verso un discorso fra sè e sè.
Un album eccellente.
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| RISTAMPE:
Electric Toilet - IN THE HANDS OF KARMA - 2925 (Akarma) |
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Da
Memphis Tennessee: Dave Hall era un chitarrista in questa
band, fino a che due suoi membri rimasero uccisi in un incidente
di macchina avvenuto nel luglio 1970. L'album era al di sopra della
media, con un incedere di organo che bastava allacquisto del
cd e che, fondendosi con la chitarra, generava una foschia inusitata.
Psychedelia del migliore livello che da Booker T. & the MGs
prendeva i suoi slanci iniziali per poi approdare in una terra di
suoni lisergici. E davvero un peccato che si siano perse le
tracce di Dave Hall perché gli Electric Toilet erano
una band davvero inventiva con un grande songwriting che
avrebbe senzaltro appassionato anche gente come David Bowie
e Todd Rundgren. La produzione è sublime e insieme ai grandi
Touch e ai Seeds, gli Electric Toilet erano una spanna superiori
a tante altre bands degli anni 70.
Within your state of Mind è impeccabile e perfetta, con
un misurato equilibrio fra chitarra, batteria e organo. E' un lungo
orgasmo dove il piacere si mescola allestasi, in unorgia
ordinata e clamorosa di suoni, velluto e nevrosi, senza addentrarsi
in labirinti spaziali, ma con il funky e il soul che
contaminano la psychedelia.
Mississippi Hippy è un omaggio alla loro terra ed
è venata di magia: sembra filare tutta liscia senza stravolgimenti,
ma è nella struttura, nella gonfiatura dellorgano e
della chitarra a non lasciare spazio a sperimentazioni perché
è già tutta lì con un incredibile fascino.
In the Hands of Karma ti coinvolge subito fin dallinizio:
una ballata che potrebbe essere di Jackson Browne, ma con qualche
ispirazione diversa, da opera rock. A volte per trovare capolavori
bisogna andare indietro nel tempo. Un grazie, dunque, alla Akarma
per avere resuscitato una di queste splendide gemme.
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| I
CLASSICI: Elizabeth Barraclough - ELIZABETH BARRACLOUGH (Bearsville) |
Lamore
nel suo significato totale è sempre stato importante per il
rock, anche se questo genere non ha reso giustizia ad alcuni musicisti
che gli hanno regalato autentici capolavori.
Elizabeth Barraclough pubblicò questo suo splendido
esordio nel 1978 sotto legida di Albert Grossman e con
uno stuolo di ospiti da far paura fra cui Mike Bloomfield e
Todd Rundgren. Lei cantava lamore con una voce possente,
triste, calda, e uninterpretazione da brividi che non ricordavamo
dai tempi di Janis Joplin. Elizabeth si era scritta le dieci canzoni
di questo album, dividendole in ballate acustiche ed elettriche. Una
grandissima donna che dopo un altro splendido album, Hi, registrato
ai Memphis Sound con la produzione di Willie Mitchel (ma inferiore
a questo esordio) è sparita nel nulla lasciando un vuoto incolmabile
anche se per alcuni ha avuto un ruolo marginale. Il suo disco non
fu pubblicizzato, ma i pochi che lo possiedono sanno che è
una perla di rara bellezza, superiore in assoluto a tutte le ladies
che si sono affacciate in seguito alla ribalta.
Elizabeth Barraclough è un disco riflessivo e allo stesso
tempo burrascoso come una tempesta a ciel sereno. E così la
incalzante Willy Ruby ci seduce con al sua cavalcata ma è
ancora poco... Ci buttiamo nella poesia più pura con Boney
Mountains, un luogo dove per Elizabeth nacque lamore. Canzoni
semplici ma già dei classici, vuoi per i giusti arrangiamenti
mai pesanti e a volte sfuggevoli messi in quel preciso punto della
canzone, vuoi per il bellissimo testo e ancora la sofferta interpretazione
della Barraclough.
Non cè lamore che si sente nelle hit-singles,
ma un grido disperato di una donna che ha sofferto e il letto è
testimone di notti insonni passate ad aspettare il cavaliere che non
arrivava mai. Late in my Bed è il capolavoro assoluto
dellopera, un rock che arriva allapoteosi con la voce
urlata, straziata, sofferta di chi rimane solo, e il pianto convulsivo
di una chitarra lanciata nellEden ad opera di Todd Rundgren
con uno dei suoi mirabili assoli. Alla fine solo dei passi accompagnano
una notte solitaria come tante altre.
Talvolta le atmosfere diventano quasi reggae come in Sheperds
Bush, registrata a Londra da Eddie Offord degli Yes, e
che è dedicata allomonimo quartiere. Reggae bianco
della migliore specie.
E poi Like the desert neeeds the sand, una canzone che ho ascoltato
un infinità di volte e cha fa parte del mio DNA. Tenera e leggera
come una piuma e profonda come un milione di leghe sotto i mari. Lamore
e la solitudine e il bisogno di amarsi. Una splendida armonica e la
chitarra acustica di Elizabeth sono gli unici due elementi che accompagnano
la sofferenza della sirena.
Il disco ancora oggi non è stato pubblicato su cd, un altro
sfregio, questo, a una grandissima cantante e compositrice che ingiustamente
è tornata nel nulla da dove era venuta. Labbiamo ritrovata
come corista per un disco di John Wesley Harding e, dopo, ancora
il vuoto. Il mio sogno è che in qualche parte del mondo, in
uno sgabuzzino di un'auto-rimessa dellArizona riesca un giorno
a trovare un nuovo disco di Elizabeth Barraclough: caldo come il deserto,
impetuoso come un tuono, delicato come il bacio carezzevole di una
fata a un elfo. Tutto questo è stato quello che ha concesso
Elizabeth Barraclough alla musica e la musica lha respinta nel
vuoto...
update
5.11.04: abbiamo ricevuto da Elisabeth la seguente mail.
Thank you, Elisabeth...
Greetings from New Mexico, the Land of Enchantment. I am getting
ready to record a new record. I hope and thank you for your kind words
about me. Best regards, Elizabeth Barraclough |
| I
CLASSICI: Fanny - MOTHERS PRIDE (Reprise) |
La
recente pubblicazione da parte della Rhino di un cofanetto
di 4 cd delle Fanny sul quale tornerò, mi ha dato lo
spunto per scrivere di questo capolavoro dimenticato. Le Fanny
furono la prima band interamente formata da donne a cavalcare
le scene rock. La Reprise le mise sotto contratto ma non era
solo un fatto di costume: le sorelle Millington sono autentiche
grandi compositrici ed eccellenti strumentiste con un preciso stile.
Divennero popolari in tutto il mondo e dopo Mothers Pride
pubblicarono il loro epitaffio Rocknroll survivors.
Dopo decenni venne pubblicato un cd che le fotografava durante un'
esibizione live e. ora. ecco questo splendido cofanetto. Mothers
Pride fu pubblicato nel 1974 sotto legida di Todd Rundgren
che lo produsse e cantò anche in All Mine. Mothers
Pride coniugava benissimo le ballate e il rock più graffiante,
superiore ai precedenti lavori. E oggi un disco molto difficile
da trovare perché non è mai stato pubblicato su cd.
All Mine i è ancora oggi una splendida pop song
di quelle che non si sentono più, ricca di charme, tristezza,
bellezza, con le belle voci delle Fanettes. In cinque albums hanno
dispiegato tutte le loro forze presentando un amalgama carico di equilibrio
e maestria, che non trovarono bands come Kansas o Styx per fare un
esempio. Se ne accorse anche Barbra Streisand che le volle come compositrici
per lalbum Stoney End.
Ma ormai è risaputo, nel business la bravura e la maestria
non vengono apprezzate come prodotti che vendono quanto una lattina
di birra.Certo le Fanny non producevano musica per teen-agers
e questo lo raccontano proprio in Solid Gold, un pezzo che
anche Keith Moon registrò per il suo lavoro Two sides
of the Moon inciso con la partecipazione di alcune Fanny.
Nicole Barclay era unottima pianista e la voce delle
sorelle Millington (ora Slammin' Babes) era splendida. June
Millington è stata una delle prime chitarriste axe del
rock senza nulla da invidiare a nessuno dei grandi chitarristi rock
maschi. I suo fraseggi prendevano un po del Neil Young più
acido per passare alle scale armoniche di gente come Jeff Beck. Negli
anni 90 poi è stato pubblicato un Live delle Fanny
che, però, non rese giustizia a una grande band. A parte le
sorelle Millington (di origine filippina) delle altre componenti non
si sa più nulla: nellultima formazione (quella di Rocknroll
Survivors) compare anche Patti Quatro, sorella del folletto
Suzi Quatro (ricordate Can the Can e 48 Crash?). Mothers
pride è una grande occasione per amare una grande band.
Lapertura è affidata a un corrosivo pezzo di Randy Newma,
Last night I had a dream, davvero da manuale, con le voci e
le chitarre ad inseguire incubi, mummie e zombie in un tornado dirompente
e magico.
La sezione ritmica era sottotono rispetto alla bravura della grande
June, che con disinvoltura passava dallacustica al dobro, dalla
pedal steel alla chitarra elettrica più fiammeggiante.
Decisamente sopra alla media del tempo, con melodie incastrate in
un fiume di luce cristallina, Mothers Pride rappresneta
anche il testamento di unepoca ormai finita che creativamente
ha dato molto, e le immagini di piume e colori che volano nellaria
mi fanno ricordare i grandi raduni come quello dellisola di
Wight o di Woodstock. Le Fanny erano figlie di Hair, Alices
Restaurant e altri amalgami fra società, costume,e musica di
quel tempo. E Long Road Home (gioiellino folk), Old Hat
(affascinante e lirica), Last night I had a dream (hendrixiana
fino alla spasmo) lo dimostrano in pieno.
Per rintracciare semi perduti di quelle nereidi ascoltate oggi le
Slammin' Babes: Melting Pot è una realtà... |
| RISTAMPE:
Frijid Pink - HIBERNATED (box of 3 cd) (Akarma) |
Notevole
operazione da parte della rinomata Akarma Records e cioè
pubblicare Hibernated, un box di 3 cd che contiene tutta la
discografia della rock band psychedelica di Detroit Frijid Pink,
eccetto All Pink Inside del 1975. Peccato non sia stato incluso
un booklet più corposo, ma la confezione è splendida,
come tutti i prodotti Akarma, ormai un marchio di fabbrica.
Questi primi tre albums erano incisi per la minuscola Parrot Records
e soprattutto Earth Omen è molto influenzato dal folk
e del rock duro rimane poca traccia. I tre albums corrispondono a
Frijid Pink del 1970, Defrosted del 1970 e Earth Omen
del 1973.
Earth Omen cambia le coordinate del gruppo e determina un suono
folk non proprio originalissimo. Il sound del primo album era potente,
lisergico, duro e la stessa cosa proseguì per Defrosted. Cryng
Shane e Boozin blues sono rock anfetaminici potenti con
le chitarre usate come delle vere e proprie armi da fuoco. Il loro
hard-rock è stato senzaltro un apripista per bands
come Deep Purple. Defrosted, il secondo album, musicalmente
apre la strada verso qualche hit-single davvero azzeccato e
molto lirico come Lost Son. Curiosamente è lunico
cd confezionato a busta e il retrocopertina sembra un antesignano
del Grokgazer di Todd Rundgren: effetti visuali psichici e
frattali. L'album era inciso ai Media Sound di New York che poi diverranno
una meta per artisti soul e rock specialmente negli anni 70.
I Love Her è una zigzagante ballata energica ed è
un bel momento che conferma il camaleontismo dei ragazzi di Detroit.
I Frijid Pink in Defrosted hanno esposto al sole tutti i loro colori,
creando un album multiforma con ritmi a volte ridondanti ma solidi.
Earth Omen è la terra di mezzo tra i due lavori, il
lavoro che ha subito più alterazioni della formula base, una
sorta di opera e concept album. Il lavoro grafico anticipava
albums come Shinin' On dei Grand Funk in 3-D.
Eternal Dream avrebbe potuto dare ai ragazzi una grande popolarità,
una ballata molto carezzevole e ricca di pathos. Ma laltra piccola
etichetta, la Lion Records, probabilmente non aveva i giusti mezzi
per promuovere un lavoro come Earth Omen. E, infatti, il declino
avvenne subito dopo. Rinacquero nel 1975 con All Pink Inside
per la Fantasy, ma il tempo aveva già operato il suo
ineluttabile corso. Earth Omen può essere visto da angolazioni
diverse e sebbene sia presente il folk rock, non mancano episodi acidi
e corrosivi come Train woman, incalzante e pulsante, con l
organo di Larry Zelanka in bella evidenza.
La formazione era più ampia in questo album, la produzione
di Vinny Testa e Clyde Stevers era più accurata e spingeva
il loro rock selvaggio verso lidi più soft. Ma anche nei pezzi
più lenti la loro enfasi era notevole come in Mr. Blood,
dove le chitarre di Craig Webb erano davvero pesanti,
Certamente i pezzi erano molto più articolati di quelli che
avrebbero buttato giù in seguito i futuri alfieri dell
hard-rock. Cera una attenta costruzione per i cori, e tutto
davvero risplendeva. Comunque il loro sound ha lasciato
un graffio nella futura storia della musica rock che non è
mai stata così affilata come nel loro caso. |
| Tasaday
- KASPAR PROJECT 6736 (Wallace) |
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Continua
linteressante saga dei Tasaday, il gruppo culto degli
anni 80, con questo nuovo cd finanziato interamente da fans
e da addetti ai lavori intitolato Kaspar Project. Ed è
una conferma su come molto poco è cambiato rispetto agli
esordi, non vi è nessun tentativo di commercializzare la
musica e la sperimentazione e la ricerca vanno avanti. Il PROGETTO
KASPAR nasce dai TASADAY i quali hanno deciso di far faticare altre
persone (non strettamente musicisti) in giro per il mondo, raccogliendo
"suoni" : cani in metropolitana, distorsioni, vinili rovinati,
femmine ansimanti, prototipi di synth di 50 anni addietro e anche
bassi chitarre e batterie... insomma..."suoni".
Il cd dura quasi 70 minuti e le chitarre hanno una parte predominante
oltre ai loops e al materiale sintetico. In Come fanno
nelle processioni, una dolce chitarra acustica dal sapore greco
e hawaiano viene soffocata da compressori e vulcaniche erosioni.
I suoni sono a volte più freddi che in passato, come una
presenza aliena proveniente da un pianeta rimasto sepolto nei ghiacci.
La musica non subisce, però, nessuna classificazione e ancora
splende in alto come in E in cima cera la morte, tanto
che Kaspar Project senza le costanti pressioni, è un lavoro
anche rilassato con una sorta di romanticismo verso tempi che forse
non esistono più. Quello che meno vive in me dopo
una intro etnica si rivela un pezzo notturno con gli strumenti
a tessere un tappeto che più oscuro non si può. Dopo
qualche live e Con il corpo crivellato di stelle, Kaspar
Project è il vero nuovo materiale della band. E' una logica
prosecuzione del recente passato , una congiunzione con Lultimo
Tasaday, album di 3 anni fa. Tutta spire e aggrovigliamenti elettronici
e lascivi sostenuta da bassi pulsanti e monocordi.
I Tasaday sono una band da accettare in toto: o li
amiamo o li odiamo, non cè via di mezzo. Il bianco
e il nero come la copertina richiama. Aspettiamo di vedere dal vivo
queste nuove elucubrazioni e, per il momento, un sentito grazie
alla band per non essersi arrovellati su cover del passato
o essersi riproposti nostalgicamente.
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| RISTAMPE:
Toad - STOP THIS CRIME 4907(Akarma) |
Toh
, chi si risente
.I Toad erano una band proveniente dalla
Svizzera che infarciva il rock con torridi blues ed ebbe qualche notorietà
anche in Italia nei primi ann i70. I loro dischi sono diventati
veri e propri trofei per collezionisti, essendo spariti da tempo.
Ora la Akarma li ha ristampati tutti e tre e ha anche pubblicato
questo Stop this Crime che è lalbum della reunion
avvenuta dieci anni fa e poi di nuovo il silenzio, a parte qualche
partecipazione del leader e chitarrista Vic Vergeat in alcuni
album di Gianna Nannini.
In questo cd ci sono dei pezzi grandissimi come The game she play
diretta prosecuzione del discorso Led Zeppelin e ci chiediamo se i
Toad non hanno sbagliato tempo, o luogo, o manager... Infatti
questo album è lodevole come i precedenti, anche se la maggior
parte della stampa lha definito un clone di altre bands, citando
per esempio nomi come quello dei Wishbone Ash. Ma non è così:
è vero... il blues si contamina con il rock ma in soluzioni
fresche e mai attempate. A differenza degli albums del passato, il
punto focale di questo lavoro è proprio il blues vissuto, sofferto
e ridato a nuova vita: ascoltate la sofferta It took you just one
minute e ve ne renderete conto. E' una sorta di preghiera verso
la propria amata, un sogno lungo un giorno, effimero come la vita
dei Toad che, lo ricoridamo, erano composti anche da Cosimo Lampis
alla batteria e da Andrè Buser al basso.
E il classico rocknroll granitico e blueseggiante
che caratterizzava bands come Nantucket, Reo Speedwagon
e Atlanta Rhtythm Section fa la sua grande comparsa in Down
to the bone, che nonostante sia graffiante, è curatissima
e limpida, con caratteristiche quasi pop.
Grandissima tecnica e una notevole apertura mentale sono anche ciò
che troviamo in War is Dumb, un pezzo oscuro e nichilista sul
futuro di una guerra; nessun trattamento elettronico, ma solo parole
e chitarre e bassi potenti e il buio cala uccidendo ombre del passato.
Money dont Matter e Aint Nobody Gonna Worry
sono più sui generis e spesso il fantasma di grandi
bands come Foghat è proprio lì dietro... Ma sarebbe
stato davvero grande se i Toad non fossero spariti di nuovo soltanto
dopo un album dalla loro reunion...
Spero di ritrovare presto un album del rospo rosso. Le premesse in
questa reunion cerano davvero tutte...Chissà quale destino
nefasto hanno incontrato i tre elevetici? |
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