voi siete qui: drive index > musica > bloc notes > bloc notes: indice > marzo 2003 /1




Frozen Autumn
Hogwash
Ljubarosa



altre recensioni di album di Todd Rundgren
:
One Long Year
Reconstructed

visita l'indice della rubrica per consultare le recensioni e gli articoli finora pubblicati

la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man, Devics e Black Heart Procession

disco del mese


Lou Reed: The Raven

menu sezione musica
ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo è Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: literla@tin.it
Colt. Thirtyeight - COLT. THIRTYEIGHT - 41’59” ( V.E. Recordings)
L’incisione di Tailoring degli Hogwash deve aver portato una nuova linfa agli elementi della band, tanto da formare un’altra band con membri dei That’s All Folks, Verdena, Vortice Cremisi e Acajou. L'energia sembra arrivare dal movimento stoner-rock che in Italia ha investito gruppi come gli Hogwash, gli Acajou e i Lost Inside.
Il gruppo rinverdisce il concetto di "potere alle chitarre lisergiche". Il cd è abbastanza scarno di notizie ed enigmatico per la presenza di tante tracce silenziose (che bisognava eliminare). Adonai mescola ferocia e ironia in una lunga cavalcata western solare. Corroboranti marmitte che spruzzano gas nel deserto californiano, i Colt 38 sono davvero degli Hell’s Angels sonici di questi anni 2000. Il cantato viene usato come un coro e fa solo da appendice alle trame virtuose degli strumenti. The Gambling usa effetti anni ’80 e c’è un solitario mellotron nell’architettura del pezzo. Hell & Spacecraft con una bella chitarra wah-wah è il pezzo meno violento ed è una ballata limpida ispirata a guerre stellari infernali. Urge un comunicato che sveli l’attività di questa band.
Miele June - MIELE JUNE 20’30” (Magenta)
Ho ascoltato questo disco con nostalgia, per diversi motivi. Il primo è che il marchio Magenta mi ha riportato alla mente una splendida etichetta che aveva lanciato grandi gruppi. Il secondo perché i Miele June si muovevano sul genere del primo cd dei C.O.D. Polaroidinuntuffo, guarda caso inciso per la Magenta. Da questo primo cd sono passati sette anni e si sente ancora la voglia di Miele June e la speranza che tornino è sempre dietro l’angolo. Ma se questa mia idea dovesse rimanere utopia, preferisco sognare con qualcosa di concreto. L’Italia non ha reso giustizia a una band così genuina, ma la memoria dei loro suoni caldi è ancora viva. Lucidamente è solo una canzone, ma lo spessore con cui viene esposta è da manuale. Chitarre frenetiche su un binario contorto di rock cadenzato e vellutato, dove si parla di denuncia, politica, di marcio in uno splendore tutto nuovo, grazie ai testi di Gianni D’Attis, cantante della band. Troppo articolati per i giovani italiani, troppo intelligenti per dei figli superficiali. I Diaframma sono scolpiti e superati dai Miele June che propongono delle introspettive ballate elettriche ricche di fascino e pathos. Mi meraviglio che una canzone come Metti la testa a posto possa essere stata dimenticata. Ingenuo rock tutto scandagliato su due refrain che vengono lacerati dalle chitarre selvagge e graffianti di Stefano Carlà. Neutro è, invece, una elucubrazione elettrica mentre Miss Universo Triste è il prologo di band odierne come i Valentina Dorme. Lo stesso eclettismo elettrico si ritrova anche all’interno di una struttura scarna e psychotica come Sgrolla. Era l’epoca degli acerbi Tiromancino, oggi in cima alle classifiche. Probabilmente se sarebbero durati a lungo, anche i Miele June si sarebbero venduti? Forse arebbe stato meglio che perderli. Una band interessante che risplendeva nel panorama indie italiano (ma in qualche angolo potrebbero essere ancora uniti e mordere presto). Scordarsi di loro sarebbe davvedro un’ingiustizia...
Kleinkief - IL SESSO DEGLI ANGELI (Srazz)
Formule alchemiche che diventano melodie,esperimenti che si trasformano in musica, una formula abbastanza originale per i veneti Kleinkief di Mestre, che pero' sono ancora in cerca di contorni da definire. Le chitarre sono taglienti e ingenue e sembrano ricordare Three imaginary boys dei Cure, un disco che deve avere influenzato un'enorme numero di bands italiane e non. Ma i Kleinkief guardano anche all'art-rock dei Sonic Youth e dei Blonde Redhead. Veramente giusta la scelta di far aprire l'album con Scarpe nuove, uno dei pezzi piu' interessanti dell'intero album.
Il sesso degli angeli, a parte i sopracitati tributi si presenta abbastanza personale, cantato per meta' con voce maschile e per meta' con voce femminile. Un altro pezzo molto buono e' Bivi, con quella sua aria da marcetta caotica e convulsiva, anche se i pezzi di rock noise dissociati sono quelli in cui il gruppo si muove meglio. Troviamo energia dinamica nel quasi hardcore punk Milena, un pezzo ideale per Metal machine muzak, la bella compilation italiana che vedeva impegnati gruppi simili ai Kleinkief. Altri brani da segnalare sono Psyco 41e Chiavi inesistenti, che piu' di tutti chiarisce il concetto Kleinkief, ovvero matrimonio tra pace dei sensi e frustrazione psico-sessuale. Suoni molto vicini a quelli dell'ottimo disco di Francesca Lago, ma qui non c'e' elettronica e nemmeno psychedelia, solo cruda quotidianita'.
Un lunghissimo pezzo Tramiti sembra nascere dalle ceneri dei piu' anarcoidi Tiromancino di "Alone alieno", una tortura ossessiva e straziante. Gogne perse e' piu' retro del resto dell'album. Naturalmente c'e' ancora da lavorare, soprattutto cioe' staccarsi dai modelli del noise-rock e migliorare le perfomance vocali in strutture piu' vicine alla forma canzone. Una cosa che credo i Kleinkief sapranno fare egregiamente, perche' a loro il coraggio non manca di certo. In attesa del secondo parto "indolore".
Ohm - RAW OHM 58’54” (Snowdonia/Mizmaze) 
Un disco carico di infiltrazioni suggestive. Attraverso gli strumenti si vede la visione del mondo Ohm, una band del Texas che ha registrato questo cd quasi interamente dal vivo…I brani sono cinque ma sono senza titolo. E' musica per altri mondi, visto che i terrestri difficilmente potranno capire un cd come questo. Vi sono anche tipici strumenti anni ’70 come il mellotron, che però viene usato in maniera totalmente differente dei gruppi di rock progressivo degli anni ’70. Il cd è viaggio onirico nella primordialità dei suoni, talvolta ipnotici, lunari, monolitici, oscuri. E’ come avere una psycho-machine collegata alle orecchie, musica e visioni libere da interpretazione. Il pezzo 3 ha qualcosa di magico e arcano allo stesso tempo, e il basso elettronico è come una sferzata alle mille scintille che genera questa musica. I fiati poi, sembrano provenire da un’altra costellazione e le tastiere hanno un linguaggio proprio. Gli Ohm si muovono su differenti binari per tracciare un'unica linea immaginaria, figlia di allucinate sinapsi, in un viaggio dove i meridiani non segnano la rotta. Un disco che potrebbe stare al di fuori, in mezzo, dentro ogni singola persona che si trovi in uno dei quattro punti cardinali della bussola.
Ozric Tentacles - LIVE AT THE PONGMASTER’S BALL 116’05” (Snapper Music) 
Dopo il Live Underslunky di qualche anno fa, tornano gli Ozric Tentacles con un nuovo doppio cd dal vivo che stavolta ha anche un supporto DVD.
Ormai i live acts degli Ozric Tentacles sono diventati una leggenda e la loro musica è davvero il prototipo di libertà sonora. L’etnia miscelata ai corrieri cosmici e dosi potenti di funky con soluzioni zappiane e tastiere celestiali alla Todd Rundgren sono ancora una volta presenti e la dimensione live dà ancora più energia a una band davvero magica come questa, che anche in America sta facendo numerosi proseliti.
Complessità, dualismo e voglia di divertirsi sono il manifesto degli Ozrics che si tuffano nuovamente nella terra di Erp. Con il loro stile hanno fatto invaghire vecchi leoni degli anni ’70 ed è, infatti, notizia recente il breve tour che compiranno insieme al Crazy World di Arthur Brown (ve lo ricordate questo pazzo signore?). I brani più recenti, tratti da Pyramidion e The Hidden Step, vengono qui riproposti con la stessa raffinatezza e gli incastri sonori di un tempo. Ma non vengono dimenticati i brani vecchi come It’s a Hup Ho World che era presente su Sliding Gliding Worlds. C’e una band che a mio parere è stata progenitrice degli Ozric Tentacles ed è quella dei Kraan, che si sono riformati l’anno scorso per uno splendido album live. Il tessuto percussivo e i ritmi si susseguono ossessivamente, con una furia di sintetizzatori impazziti. La psychedelia esoterica ancora una volta torna a scaldarci come nei primi anni ’90 quando la band lasciava di stucco anche il pubblico italiano con i loro suoni. Loro sono ancora chiusi dentro il loro circo, pochissime collaborazioni e influenze di altri artisti. I componenti del gruppo hanno dato il via, nel corso degli anni, a formazioni parallele come Nodens Ictus e Eat Static dove possono avvalersi della techno. Straingeitude (qui rappresentato con due brani, Saucers e Sploosh) rimane il loro capolavoro e logicamente sarà difficile eguagliare un'opera del genere. Jurassic Shift fece notare una piccola rivoluzione all’interno, qualche scintilla che si apriva al mare di altri artisti , poi il cerchio si è chiuso di nuovo. Ed Wynnie alla chitarra è sempre un asso e insieme al bassista Zia marcia come una turbina. Importante è anche l’elemento visivo della band che con giochi di laser, video e luci stroboscopiche caratterizza i suoi live acts, che ora, grazie al supporto DVD, potrà essere gustato seduti nella poltrona di casa. Alla luce degli anni a venire intravediamo ancora una grande band.
Artisti Vari - PRIMO SALTO 73’35” (Fosbury)  
In alternativa al Festival di San Remo potremmo sempre goderci queste uggiose giornate invernali con Primo Salto, una compilation di cui si sentiva davvero la mancanza. Di solito non sono molto favorevole a queste operazioni, perché le vedo solo come un prodotto trainante per un’etichetta che lascia poco spazio agli artisti. Spess, poi, la scelta dei brani non è delle migliori. In questo caso, però, la cosa è diversa. La Fosbury vuole produrre una serie di compilation per scandagliare l’underground italiano. Questa compilation è un must e senz’ altro sono soldi ben spesi. Ci sono i grandi pezzi e i grandi nomi come gli One Dimensional Man (che presentano lo splendido Broken bones waltz) che chiudeva il loro ultimo album You kill me: noise ma scandagliato da un’atmosfera apocalittica. Grande e simpatico anche il pezzo dei Party Keller che sono una promessa della Fosbury e propongono Metarmophosys.una canzone inedita che sembra una ballata surf di Jayne County. I suoni sono impeccabili e di una lucidità cristallina. Un'altra gradita sorpresa sono i Lana che con Neve cara ci offrono una melanconica canzone tutta cori e contrappunti. Amerigo Verardi è invece un cantautore atipico, acido, di cui sappiamo poco, che ci presenta un brano acustico e malato. Dei Valentina Dorme abbiamo già parlato: dal loro disco Capelli Rame traggono L’eclissi amore mio, una dark song con arrangiamenti scarni e cadenzati. Maestoso Gay pride degli Ogino Knaus da Senigallia, un pezzo strumentale che unisce gaiezza e cavalcate sonore, mostrandoci una band davvero compatta. Sarà interessante scoprire se fra qualche anno l’improbabile storia di questo stuolo di indigene bands si affaccerà ancora nella nostra Italietta. Sarano ancora con noi o saranno ai confini della loro giungla sepolti in un cuore di tenebra?
Nessuna band è da sottovalutare , per cui segnalo volentieri la track-list:
1. Northpole - Come ogni sera 2. Monow [feat. Monello] - Minimal ennui 3. Valentina Dorme - L'eclissi amore mio 4. Non voglio che Clara - Dall'oggi al domani 5. Ogino Knaus - Gay Pride 6. Tre Allegri Ragazzi Morti - Nuova Identità 7. Party Keller – Metamorphosy 8. Lo-Fi Sucks! - 67 Times 9. The Zen Circus - Beautyful and Warm 10. Perturbazione - Il laureando 11. Amerigo Verardi - Trasparenti ma non liberi (4 tracks demo) 12. vIRNA - Recidiva e raffinata 13. Lana - Neve Cara 14. es - intelli:gente 15. Slacker Monday - Dangerous stuntman 16.Slumber - Christ of the Road 17. Gatto Ciliegia contro Il Grande Freddo - Vanek 18. One Dimensional Man - Broken bones waltz
THE BALLAD OF UTOPIA (numeri 4-5) - Black Daze Comics
Con grande piacere possiamo dire “bentornata “ alla serie The Ballad Of Utopia. Dopo un periodo di stasi e blocco alle pubblicazioni, questa testata riprende al meglio.
Molto calde sono le atmosfere in questi numeri 4 e 5 e continueranno a far amare questo gotico-western (naturalmente inedito in Italia) ai suoi fans. Barry Buchanan, l’autore dei testi di questa serie, ha ritrovato un’aura magica e le pagine si fanno cariche di tensione paura. Tutto ruota intorno ad un insolito omicidio che avviene nella città di Utopia. Tutto in una struttura nuova. The ballad of Utopia si muove sulla linea di Tales of The Cherokee, Muktuk, Jonah Hex, Scout e l’italiano Magico Vento.
Fumetti dove il far-west è visto solo come una cornice: infatti aspetti horror, sciamanesimo e misteri sono alla base di queste serie. La scrittura di Barry e i disegni del grande Mike Hoffman danno un aspetto immenso a una storia che si svolge nelle terre aride . Avventura, certo. ma anche narrazione di fatti antichi con un linguaggio moderno. Senz’altro nei disegni epici di Hoffman, Barry Buchanan ha trovato il vettore adatto per le avventure che vuole narrare. Tre colori: bianco, nero e grigio. Su questi si muove tutta l’arte grafica di Hoffman; non ci sono mezze tinte nè ombre e la sua è una tecnica che sembra affascinare anche l’italiano Matteo Piana, collaboratore di Napoleone. Attraverso gli occhi di Deputy Samuel David si assiste all’omicidio ma i sentimenti non vengono accantonati. Amore, sesso e morte viaggiano insieme. Nel corso della vicenda sfila una galleria di personaggi così atipici che potevano abitare solo a Utopia City. Barry Buchanan è il David Lynch del fumetto americano. Insomma, due album fantastici.


webmasters: stefano marzorati e grazia paternuosto | drive stefano marzorati 1999-2009 | a True Romance Production