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la sezione interviste
di bloc notes: Gianluca Lo Presti,
One Dimensional Man, Devics
e
Black Heart Procession

Lou Reed: The Raven
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ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi
che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di
Lino Terlati. L'indirizzo è Lino Terlati Casella Postale
192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: literla@tin.it
| Colt.
Thirtyeight - COLT. THIRTYEIGHT - 41’59” ( V.E. Recordings) |
L’incisione
di Tailoring degli Hogwash deve
aver portato una nuova linfa agli elementi della band, tanto da formare
un’altra band con membri dei That’s All Folks, Verdena,
Vortice Cremisi e Acajou. L'energia sembra arrivare dal movimento
stoner-rock che in Italia ha investito gruppi come gli Hogwash,
gli Acajou e i Lost Inside.
Il gruppo rinverdisce il concetto di "potere alle chitarre lisergiche".
Il cd è abbastanza scarno di notizie ed enigmatico per la presenza
di tante tracce silenziose (che bisognava eliminare). Adonai
mescola ferocia e ironia in una lunga cavalcata western solare. Corroboranti
marmitte che spruzzano gas nel deserto californiano, i Colt
38 sono davvero degli Hell’s Angels sonici di questi
anni 2000. Il cantato viene usato come un coro e fa solo da appendice
alle trame virtuose degli strumenti. The Gambling
usa effetti anni ’80 e c’è un solitario mellotron
nell’architettura del pezzo. Hell & Spacecraft
con una bella chitarra wah-wah è il pezzo meno violento
ed è una ballata limpida ispirata a guerre stellari infernali.
Urge un comunicato che sveli l’attività di questa band. |
| Miele
June - MIELE JUNE
20’30” (Magenta) |
Ho ascoltato questo disco con nostalgia, per diversi motivi. Il primo
è che il marchio Magenta mi ha riportato alla mente una splendida
etichetta che aveva lanciato grandi gruppi. Il secondo perché
i Miele June si muovevano sul genere del primo cd dei C.O.D.
Polaroidinuntuffo, guarda caso inciso per la Magenta. Da
questo primo cd sono passati sette anni e si sente ancora la voglia
di Miele June e la speranza che tornino è sempre dietro l’angolo.
Ma se questa mia idea dovesse rimanere utopia, preferisco sognare
con qualcosa di concreto. L’Italia non ha reso giustizia a una
band così genuina, ma la memoria dei loro suoni caldi è
ancora viva. Lucidamente è solo una canzone,
ma lo spessore con cui viene esposta è da manuale. Chitarre
frenetiche su un binario contorto di rock cadenzato e vellutato, dove
si parla di denuncia, politica, di marcio in uno splendore tutto nuovo,
grazie ai testi di Gianni D’Attis, cantante
della band. Troppo articolati per i giovani italiani, troppo intelligenti
per dei figli superficiali. I Diaframma sono scolpiti e superati dai
Miele June che propongono delle introspettive ballate elettriche ricche
di fascino e pathos. Mi meraviglio che una canzone come Metti
la testa a posto possa essere stata dimenticata. Ingenuo
rock tutto scandagliato su due refrain che vengono lacerati
dalle chitarre selvagge e graffianti di Stefano Carlà.
Neutro è, invece, una elucubrazione elettrica
mentre Miss Universo Triste è il prologo di
band odierne come i Valentina Dorme. Lo stesso eclettismo elettrico
si ritrova anche all’interno di una struttura scarna e psychotica
come Sgrolla. Era l’epoca degli acerbi Tiromancino,
oggi in cima alle classifiche. Probabilmente se sarebbero durati a
lungo, anche i Miele June si sarebbero venduti? Forse arebbe stato
meglio che perderli. Una band interessante che risplendeva nel panorama
indie italiano (ma in qualche angolo potrebbero essere ancora
uniti e mordere presto). Scordarsi di loro sarebbe davvedro un’ingiustizia... |
| Kleinkief
- IL SESSO DEGLI ANGELI (Srazz) |
Formule
alchemiche che diventano melodie,esperimenti che si trasformano in
musica, una formula abbastanza originale per i veneti Kleinkief
di Mestre, che pero' sono ancora in cerca di contorni da definire.
Le chitarre sono taglienti e ingenue e sembrano ricordare Three
imaginary boys dei Cure, un disco che deve avere influenzato
un'enorme numero di bands italiane e non. Ma i Kleinkief guardano
anche all'art-rock dei Sonic Youth e dei Blonde Redhead.
Veramente giusta la scelta di far aprire l'album con Scarpe
nuove, uno dei pezzi piu' interessanti dell'intero album.
Il sesso degli angeli, a parte i sopracitati tributi
si presenta abbastanza personale, cantato per meta' con voce maschile
e per meta' con voce femminile. Un altro pezzo molto buono e' Bivi,
con quella sua aria da marcetta caotica e convulsiva, anche se i pezzi
di rock noise dissociati sono quelli in cui il gruppo si
muove meglio. Troviamo energia dinamica nel quasi hardcore punk
Milena, un pezzo ideale per Metal machine muzak,
la bella compilation italiana che vedeva impegnati gruppi simili ai
Kleinkief. Altri brani da segnalare sono Psyco 41e
Chiavi inesistenti, che piu' di tutti chiarisce il concetto
Kleinkief, ovvero matrimonio tra pace dei sensi e frustrazione psico-sessuale.
Suoni molto vicini a quelli dell'ottimo disco di Francesca
Lago, ma qui non c'e' elettronica e nemmeno psychedelia,
solo cruda quotidianita'.
Un lunghissimo pezzo Tramiti sembra nascere dalle
ceneri dei piu' anarcoidi Tiromancino di "Alone alieno",
una tortura ossessiva e straziante. Gogne perse e'
piu' retro del resto dell'album. Naturalmente c'e' ancora
da lavorare, soprattutto cioe' staccarsi dai modelli del noise-rock
e migliorare le perfomance vocali in strutture piu' vicine
alla forma canzone. Una cosa che credo i Kleinkief sapranno fare egregiamente,
perche' a loro il coraggio non manca di certo. In attesa del secondo
parto "indolore". |
| Ohm
- RAW OHM 58’54” (Snowdonia/Mizmaze) |
Un
disco carico di infiltrazioni suggestive. Attraverso gli strumenti
si vede la visione del mondo Ohm, una band del Texas
che ha registrato questo cd quasi interamente dal vivo…I brani
sono cinque ma sono senza titolo. E' musica per altri mondi, visto
che i terrestri difficilmente potranno capire un cd come questo. Vi
sono anche tipici strumenti anni ’70 come il mellotron, che
però viene usato in maniera totalmente differente dei gruppi
di rock progressivo degli anni ’70. Il cd è viaggio onirico
nella primordialità dei suoni, talvolta ipnotici, lunari, monolitici,
oscuri. E’ come avere una psycho-machine collegata alle orecchie,
musica e visioni libere da interpretazione. Il pezzo 3 ha qualcosa
di magico e arcano allo stesso tempo, e il basso elettronico è
come una sferzata alle mille scintille che genera questa musica. I
fiati poi, sembrano provenire da un’altra costellazione e le
tastiere hanno un linguaggio proprio. Gli Ohm si muovono su differenti
binari per tracciare un'unica linea immaginaria, figlia di allucinate
sinapsi, in un viaggio dove i meridiani non segnano la rotta. Un disco
che potrebbe stare al di fuori, in mezzo, dentro ogni singola persona
che si trovi in uno dei quattro punti cardinali della bussola. |
| Ozric
Tentacles - LIVE AT THE PONGMASTER’S BALL 116’05”
(Snapper Music) |
Dopo
il Live Underslunky di qualche anno fa, tornano gli
Ozric Tentacles con un nuovo doppio cd dal vivo che
stavolta ha anche un supporto DVD.
Ormai i live acts degli Ozric Tentacles sono diventati una
leggenda e la loro musica è davvero il prototipo di libertà
sonora. L’etnia miscelata ai corrieri cosmici e dosi potenti
di funky con soluzioni zappiane e tastiere celestiali alla Todd Rundgren
sono ancora una volta presenti e la dimensione live dà
ancora più energia a una band davvero magica come
questa, che anche in America sta facendo numerosi proseliti.
Complessità, dualismo e voglia di divertirsi sono il manifesto
degli Ozrics che si tuffano nuovamente nella terra di Erp. Con il
loro stile hanno fatto invaghire vecchi leoni degli anni ’70
ed è, infatti, notizia recente il breve tour che compiranno
insieme al Crazy World di Arthur Brown (ve lo ricordate questo pazzo
signore?). I brani più recenti, tratti da Pyramidion
e The Hidden Step, vengono qui riproposti
con la stessa raffinatezza e gli incastri sonori di un tempo. Ma non
vengono dimenticati i brani vecchi come It’s a Hup Ho
World che era presente su Sliding Gliding Worlds.
C’e una band che a mio parere è stata progenitrice
degli Ozric Tentacles ed è quella dei Kraan,
che si sono riformati l’anno scorso per uno splendido album
live. Il tessuto percussivo e i ritmi si susseguono ossessivamente,
con una furia di sintetizzatori impazziti. La psychedelia esoterica
ancora una volta torna a scaldarci come nei primi anni ’90 quando
la band lasciava di stucco anche il pubblico italiano con i loro suoni.
Loro sono ancora chiusi dentro il loro circo, pochissime collaborazioni
e influenze di altri artisti. I componenti del gruppo hanno dato il
via, nel corso degli anni, a formazioni parallele come Nodens
Ictus e Eat Static dove possono avvalersi
della techno. Straingeitude (qui rappresentato con
due brani, Saucers e Sploosh) rimane
il loro capolavoro e logicamente sarà difficile eguagliare
un'opera del genere. Jurassic Shift fece notare una
piccola rivoluzione all’interno, qualche scintilla che si apriva
al mare di altri artisti , poi il cerchio si è chiuso di nuovo.
Ed Wynnie alla chitarra è sempre un asso e
insieme al bassista Zia marcia come una turbina.
Importante è anche l’elemento visivo della band che con
giochi di laser, video e luci stroboscopiche caratterizza i suoi live
acts, che ora, grazie al supporto DVD, potrà essere gustato
seduti nella poltrona di casa. Alla luce degli anni a venire intravediamo
ancora una grande band. |
| Artisti
Vari - PRIMO SALTO 73’35” (Fosbury) |
In
alternativa al Festival di San Remo potremmo sempre goderci queste
uggiose giornate invernali con Primo Salto, una
compilation di cui si sentiva davvero la mancanza. Di solito
non sono molto favorevole a queste operazioni, perché le vedo
solo come un prodotto trainante per un’etichetta che lascia
poco spazio agli artisti. Spess, poi, la scelta dei brani non è
delle migliori. In questo caso, però, la cosa è diversa.
La Fosbury vuole produrre una serie di compilation per scandagliare
l’underground italiano. Questa compilation è
un must e senz’ altro sono soldi ben spesi. Ci sono
i grandi pezzi e i grandi nomi come gli One Dimensional Man
(che presentano lo splendido Broken bones waltz)
che chiudeva il loro ultimo album You kill me:
noise ma scandagliato da un’atmosfera apocalittica. Grande e
simpatico anche il pezzo dei Party Keller che sono
una promessa della Fosbury e propongono Metarmophosys.una
canzone inedita che sembra una ballata surf di Jayne County.
I suoni sono impeccabili e di una lucidità cristallina. Un'altra
gradita sorpresa sono i Lana che con Neve
cara ci offrono una melanconica canzone tutta cori e contrappunti.
Amerigo Verardi è invece un cantautore atipico,
acido, di cui sappiamo poco, che ci presenta un brano acustico e malato.
Dei Valentina Dorme abbiamo già parlato: dal loro disco Capelli
Rame traggono L’eclissi amore mio, una dark
song con arrangiamenti scarni e cadenzati. Maestoso Gay
pride degli Ogino Knaus da Senigallia, un
pezzo strumentale che unisce gaiezza e cavalcate sonore, mostrandoci
una band davvero compatta. Sarà interessante scoprire se fra
qualche anno l’improbabile storia di questo stuolo di indigene
bands si affaccerà ancora nella nostra Italietta. Sarano ancora
con noi o saranno ai confini della loro giungla sepolti in un cuore
di tenebra?
Nessuna band è da sottovalutare , per cui segnalo volentieri
la track-list:
1. Northpole - Come ogni sera 2. Monow [feat. Monello] - Minimal ennui
3. Valentina Dorme - L'eclissi amore mio 4. Non voglio che Clara -
Dall'oggi al domani 5. Ogino Knaus - Gay Pride 6. Tre Allegri Ragazzi
Morti - Nuova Identità 7. Party Keller – Metamorphosy
8. Lo-Fi Sucks! - 67 Times 9. The Zen Circus - Beautyful and Warm
10. Perturbazione - Il laureando 11. Amerigo Verardi - Trasparenti
ma non liberi (4 tracks demo) 12. vIRNA - Recidiva e raffinata 13.
Lana - Neve Cara 14. es - intelli:gente 15. Slacker Monday - Dangerous
stuntman 16.Slumber - Christ of the Road 17. Gatto Ciliegia contro
Il Grande Freddo - Vanek 18. One Dimensional Man - Broken bones waltz |
| THE
BALLAD OF UTOPIA (numeri 4-5) - Black Daze Comics |
Con
grande piacere possiamo dire “bentornata “ alla serie
The Ballad Of Utopia. Dopo un periodo di stasi e
blocco alle pubblicazioni, questa testata riprende al meglio.
Molto calde sono le atmosfere in questi numeri 4 e 5 e continueranno
a far amare questo gotico-western (naturalmente inedito in Italia)
ai suoi fans. Barry Buchanan, l’autore
dei testi di questa serie, ha ritrovato un’aura magica e le
pagine si fanno cariche di tensione paura. Tutto ruota intorno ad
un insolito omicidio che avviene nella città di Utopia. Tutto
in una struttura nuova. The ballad of Utopia si muove sulla linea
di Tales of The Cherokee, Muktuk,
Jonah Hex, Scout e l’italiano
Magico Vento.
Fumetti dove il far-west è visto solo come una cornice:
infatti aspetti horror, sciamanesimo e misteri sono alla base di queste
serie. La scrittura di Barry e i disegni del grande Mike Hoffman danno
un aspetto immenso a una storia che si svolge nelle terre aride .
Avventura, certo. ma anche narrazione di fatti antichi con un linguaggio
moderno. Senz’altro nei disegni epici di Hoffman, Barry Buchanan
ha trovato il vettore adatto per le avventure che vuole narrare. Tre
colori: bianco, nero e grigio. Su questi si muove tutta l’arte
grafica di Hoffman; non ci sono mezze tinte nè ombre e la sua
è una tecnica che sembra affascinare anche l’italiano
Matteo Piana, collaboratore di Napoleone. Attraverso gli occhi di
Deputy Samuel David si assiste all’omicidio
ma i sentimenti non vengono accantonati. Amore, sesso e morte viaggiano
insieme. Nel corso della vicenda sfila una galleria di personaggi
così atipici che potevano abitare solo a Utopia City. Barry
Buchanan è il David Lynch del fumetto americano. Insomma, due
album fantastici. |
webmasters: stefano marzorati e grazia paternuosto | drive © stefano marzorati
1999-2003 | a True Romance Production
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