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la sezione interviste
di bloc notes: Gianluca Lo Presti,
One Dimensional Man, Devics
e
Black Heart Procession

Jackie Leven: Shining Brother Shining Sister
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ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi
che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di
Lino Terlati. L'indirizzo è Lino Terlati Casella Postale
192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: literla@tin.it
| Jvan
- Moda - CIELO PIRICO 4845 (Artesuono) |
Anche
lArtesuono, coraggiosa etichetta friulana, si concede
qualche pagina meno sperimentale che in passato, con la pubblicazione
di Cielo Pirico di Jvan Moda, cantautore visto qualche
anno fa anche in un San Remo. Si tratta di un disco che, probabilmente,
con una promozione adeguata e diversi passaggi in Radio FM, potrebbe
essere apprezzato da un pubblico non soltanto indie. Un disco granitico
carico di linguaggi culturali, dove i testi e il cantato diventano
larma più importante. Dopo Le Nuvole questo è
il secondo cd e la purezza delle canzoni acustiche si è persa
in favore di un rock sanguigno molto americano. Gli arrangiamenti
dei pezzi, però, nella loro elettricità riescono a mantenere
quellequilibrio che contraddistingueva il recente passato e
così i Modena City Ramblers possono tranquillamente andare
a braccetto con Robyn Hitchcok. La band è davvero ben affiatata
e i testi molto tesi danno forma a un rock drammatico ma mai tragico,
che morde diverse contaminazioni, melodiosi tesori adagiati su un
tappeto di musica mai riposata. E, a sorpresa, scopriamo che le canzoni
si possono anche ballare... grazie a uninterpretazione palpabile,
intensa e mai pronunciata. Per evitare no è il pezzo
fuori-pista del disco, una ballata atipica giocata su due accordi,
ipnotica e blueseggiante, schizoide e allucinata, da manicomio in
scatola. Rock dautore, quindi, giovane e di grande impatto.
Davvero un buo disco. |
| A
Short Apnea - ILLU OGOD ELLAT RHAGEDIA (USTRAINHUSTRI) 5508(Beware!/Wallace
Records) |
Ancora
una volta i suoni tragici degli A Short Apnea ci travolgono,
con il nuovo lavoro che ha un titolo impronunciabile, anche se in
realtà è un anagramma di Il luogo della tragedia. La
Wallace ha preso in pieno la mano (il precedente lavoro era solo
per Beware!) e ha introdotto gli A Short Apnea nel suo ricco catalogo
fatto delle sperimentazioni più sbalorditive. E' un disco,
questo, che sa tracciare le coordinate più coraggiose del passato,
del presente e del futuro della musica non catalogabile, e le emozioni
vengono fuori intensissime. Le melodie sono difficili da memorizzare
e la forma canzone non esiste più, ma solo labirinti
sonori, dove perdersi e rimanere terrorizzati è molto più
facile che trovare la luce alla fine del tunnel. Gli A Short Apnea
continuano dove hanno interrotto i Faust, proseguono le spirali
dei Big City Orkestraw, e le chitarre di Paolo e Xabier emulano
Don Fleming, anche se possiedono un proprio Dna.
Elevata classe che nella tragicità riporta in pieno le i canti
omerici della tragedia greca, lurlo disperato e carico di dolore
di Elettra, o gli inni enfatici delle battaglie vinte da Alessandro
il grande, o lestasi della strategia di Lysistrata. Ogni strumento
trova il proprio spazio e lo scoordina al di fuori di ogni prospettiva
legata al concetto di comunicatività. Come una bomba a orologeria,
come una bambola meccanica, la libertà si "libera",
seguendo però regole ben precise. Sono i suoni dell indipendenza...e
lo strangolamento della musica. Senzaltro la band più
colta e rivoluzionaria del panorama italiano. |
| Double
Nelson - THE SO SORRY SPACEMAN, THE SO SICK SPACEMAN AND THE NOISY
SHADOW ... 5002 (A.N.D. Music) |
Con
un titolo kilometrico che rimembra i vecchi vinili dei Van Der Graaf
Generator, tornano gli apocalittici Double Nelson dopo losannato
da critica e pubblico Indoor. "Un matrimonio fra i Rockets
e i Nine Inch Nails" potrebbe pensare un disattento ascoltatore
al primo approccio con i Double Nelson. E comunque THE SO SORRY
SPACEMAN, THE SO SICK SPACEMAN AND THE NOISY SHADOW VS. DOUBLE NELSON
è un album più radicale che Indoor, e i Double Nelson
si dimostrano ancora una band vincente sia nel campo dellelettronica
che sul fronte dell'avanguardia (non manca il rock dassalto
alla Tool). Arte contemporanea che va in pezzi per poi ricomporre
un puzzle anarchico. Un gruppo che sa ancora come sventolare
la bandiera della libertà. I concerti poi sono dei veri happening
teatrali, concepiti con cuori di tenebra visionari. Ma discograficamente
la vita dei Double Nelson è stata dura poichè è
stato davvero difficile trovare unetichetta che li sponsorizzasse.
Così dopo linutile Pandemonium che non li aveva
supportati adeguatamente, ora i francesi Double Nelson sono passati
sotto la minuscola A.N.D. Music. The so sorry spaceman
arriva dopo travagliati contatti con diverse etichette ed era
già stato concepito durante lultimo tour italiano di
due anni fa. Il titolo "l'astronauta così spiacente, l'astronauta
così ammalato e l'ombra rumorosa contro i Double Nelson"
è chiaramente autobiografico e la rabbia e il senso di nausea
che si respira è notevole. La formula di chitarre vampire in
assalti noise pneumatici la fa ancora da padrona, ma qualcosa
di chimico pare essere stato spruzzato su questi suoni già
anarcoid, che tentano di essere abbattuti da una sezione ritmica scoppiettante
e detonante. Se Indoor e gli altri avevano qualcosa di accessibile,
qui siamo agli antipodi. The so sorry
è un incubo
oscuro e malato. E pare che la scuola di Chicago più anarcoide
come quella dei Ministry, Die Warzau, ma anche gli esperimenti di
Ruins e Zeni Geva, abbiano lasciato semi nel campo aperto dei Double
Nelson. Una band allucinata che suona nella piazza popolare di Intelligenza
Artificiale o in 1997 Fuga da New York, o linfernale band che
apre i balletti di un sabba cybernetico. Un grandissimo gruppo che
deve essere apprezzato in pieno, prima che la distruzione ce li porti
via. |
| Earthbeat
Ensemble - LOS LUGARES DEL SUENO 5952 (Artesuono) |
La
cosa più interessante di questo cd dellEarthbeat Ensemble
è la commistione fra jazz e suoni latini che sinseriscono
nel contesto come uno squarcio nellanima. E un quintetto
promettente con la scintillante voce di Alessandra Franco.
Il jazz sincontra con la bossa nova e la saudade, e il bello
è che il sangue è italiano. Alla base un grande lavoro
di composizione e lenergia che ne esce fuori è tutta
positiva e viene sprigionata da qualsiasi traccia del cd. Vi sono
brani originali, tradizionali e tante volte lo zenith si sposta anche
su accenti ROM e balcanici. Il jazz è solo il filo che unisce
i diversi retroterra culturali, tutto sembra inciso in diretta senza
attese di pause lavorative. O infante ha una base portoghese
e una splendida voce sulla scia delle migliori cose di Teresa De Sio;
sa essere potente ma anche soffusa e si spegne piano piano come un
soffio. Da notare la presenza di U.T. Gandhi alla batteria.
La tradizione popolare sa raggiungere le stelle con il suo forte impatto
emotivo e lucentezza. Cambiano i luoghi, le latitudini, ma la musica
non sente queste barriere, e così il registro esecutivo rimane
impassibile ai vari cambiamenti incontrati nei solchi. Ancora una
volta questa sottile qualità ci viene proposta dalla grande
etichetta Artesuono che si contraddistingue per lavori estremamente
curati sia in sede di produzione che di grafica.
Si resta ipnotizzati dai suoni caldi e morbidi e un pulsare di trasmettitori
instaura una voglia di muoversi anche se si rimane bloccati di fronte
a tanta eleganza. Naturalmente non potevano che provenire dal Friuli-Venezia
Giulia, una regione di confine piena di inflessioni e scambi culturali
con lEst Europeo. Jazz ricco e aperto verso nuovi schemi. Passione,
sudore e malinconia. Da ascoltare accompagnati da una bottiglia di
curacao , veicolo importante che si affianca a un cuore infiammato
dalla dolcezza di una voce libellula. |
| E.a.s.y.
- VOLUME 1 4948 (Hot Elephant Music) |
E.a.s.y
è un progetto che nasce dalla mente di Maurizio Dami
(alias Robotnick) ed è molto interessante per i suoni
liquidi che riesce a produrre, mentre lo è forse un po
meno per lispirazione. Ma pian piano che le tracce scorrono
viene chiaramente alla luce che la simbiosi fra i due elementi è
naturale . Volume 1 è una raccolta di undici brani dallo
stampo antico, con riflessi di colonne sonore di film esotici come
La ragazza dalla pelle di luna e le musiche di Piero Umiliani. Ma
questi pezzi si proiettano nel futuro grazie alle tastiere e agli
arrangiamenti elettronici. I pezzi sono tutti godibili e hanno un
aspetto gioioso e colorato, seppure qua e là si riscontra qualche
freddezza. E' easy listening ad alto livello, dove si pensa
poco e tutto viene fagocitato dai ritmi a volte latini, a volte francesi
della dance. Open air in apertura ha i passi tipici della bossa-nova
ed è sensuale, calda e dissetante come una piña colada
bevuta su una spiaggia giamaicana. Gli E.A.S.Y. oltre a Maurizio Dami
sono: Franco Bini, flautista e pittore fiorentino e Alessandro
Di Puccio, Jazzista, insegnante e direttore dorchestra.
Firma anche un brano Ettore Bonafé. Easy non
è pero acronimo di facile bensì è
il significato di Elephants Are Sometimes Young: infatti anche
se sono autori navigati, il taglio è giovanile, pieno di riferimenti
culturali. A volte come in The found picture la matrice si
dipana in un jazz liquido che ricorda i primi lavori di Herbie Mann,
con quel flauto pungente ed elettrico. Vibrazioni lounge. Certo tutto
è troppo dolce, forse, e si poteva aggiungere qualche passaggio
un po più ribelle, ma lintento del combo è
stato raggiunto, ovvero quello di unire sotto un cielo azzurrissimo
exotica, lounge, beat e jazz di altri tempi in un caleidoscopio futurista. |
| Giuni
Russo - MORIRO DAMORE 6329 (Columbia) |
Lho
detto più volte
.A Giuni Russo bisognerebbe erigere
un monumento. La sua figura appare di sfuggita e lascia il segno come
un temporale in una giornata di sole. Strepitosa la sua esibizione
a San Remo con il grandissimo pezzo Morirò damore,
che ha varcato per lei le colonne del nuovo millennio. E arcano e
fantascienza, etnia e industriale, si sono sposati per lasciare la
sua voce banshee libera di condurle verso il lido paradisiaco.
Giuni ha incantato tutti.
Morirò damore racchiude quattro brani nuovi e gran
parte del live Signorina Romeo, un disco ingiustamente passato
inosservato; certo un intero cd nuovo avrebbe reso questa operazione
più appetibile. Il pubblico laveva allontanata ingiustamente
e lei si era rinchiusa in un eremo colmo di inni e canti sacri che
ha riproposto in veri happening a circuiti non convenzionali,
come chiese e auditorium, come in terra doltreoceano già
facevano da anni Diamanda Galas e Marianne Faithfull. La filibustiera
(così mi è sembrata sul palco dellAriston) concepisce
un grandissimo album. Morirò damore album e pezzo non
sono fatti per San Remo dove lei sembrava davvero fuori posto in mezzo
a quella miseria dove solo unaltra cantante ha avuto carisma,
Iva Zanicchi (strano eppur vero). Sakura è un canto
tradizionale giapponese senza tempo e spazio, Jentends siffler
le train è un duetto con Franco Battiato (che ha anche
prodotto gli altri quattro brani nuovi). La musica è totale
ed è stupido racchiuderla in un genere definito. E una
lezione di musica, appassionata, suadente, compatta, che fa riflettere,
divertire e spezzare il cuore. Morirò damore (il
singolo) è bellissima e assolutamente non convenzionale, dura
come lacciaio e dolce come una rosa che accarezza i sensi. E
per una volta, giustamente, le classifiche la stanno premiando con
un eco diversa da Unestate al mare. Logica coda di A casa
di Ida Rubinstein senza dimenticare Love is a woman e Vox,
gli album del passato. Sulla stessa falsariga di Morirò damore
è La sposa, con i suoi allarmi elettronici che si accendono,
e spariscono. Suoni che si vedono, in una fusione difficile, la voce
potentissima e duttile, sa essere ora coltello, ora piuma leggera.
Interpretazioni live fra le più eccitanti e maestose mai ascoltate,
forse ancora di più di Voce prigioniera, il precedente
live.La reazione del popolo stavolta è stata diversa, segno,
forse, che i tempi sono cambiati. Speriamo non gettino di nuovo una
grandissima artista nel dimenticatoio. Giuni, la geisha italiana,
dalla copertina ha uno sguardo che trasmigra verso paesaggi antichi,
situazioni e differenti ambienti, osservatrice e testimone di una
voce scolpita nellanima. |
| Kraftwerk
- TRANS-EUROPE EXPRESS (Capitol) |
Siete
forse sorpresi di vedere il nome dei Kraftwerk su questo magazine?
Io no, perchè qui si parla di musica dell'anima, e chi meglio
di loro puo' rappresentare la vera anima della musica cyber?
Da troppo tempo si sta aspettando qualcosa di nuovo da parte di Ralf
& Florian che tarda ad arrivare anche se so che i "quattro
robot" sono in tour. E intanto mi riascolto Trans-europe express
con i suoi gioiellini come Europe Endless. Sara' interessante
sentire che cosa avranno da proporci questi signori in un mondo dominato
ormai dai computer... Sono stati anche criticati eppurre proprio "Europe
endless" ha melodie che sono state riprese da tutti, senza neanche
i dovuti ringraziamenti.
Chissa' quali marchingegni nuovi useranno i Kraftwerk per immetterci
dentro il loro cuore ancora pulsante di scintille di vita, racchiuse
in una scatola cybernetica. Saranno contenti i Kraftwerk di come la
nuova scena di Chicago abbia guardato molto a loro (vedi i novelli
T.H.C), ma nessuno dei nuovi gruppi possiede quel fascino mitteleuropeo
che i Kraftwerk sapevano miscelare con i loro macchinari futuristi.
Provo ancora strane vibrazioni a riascoltare il pezzo Trans-europe
express e capisco perche' era piaciuto molto a Iggy Pop e David
Bowie, e forse anche a Laurie Anderson. Inutile spendere righe di
entusiasmo per un pezzo che ormai fa parte del mito. La mente viaggia
liberamente e cosi' attraverso la terra Siberiana, rivivo i romanzi
di Agatha Christie. Partenze e arrivi, come disse Arthur Rimbaud,a
nticipatore del male di vivere della societa'moderna. Incantatore
di ennui come i Kraftwerk naturalmente, o come Jobriath
, Klaus Nomi o Zaine Grieff, effimeri soffi di decadenza vellutata.
Grigio e nero, freddo, pochi colori, nessuna teoria, suoni ripetitivi
e cori glaciali, atmosfere thrilling e tanta creatività:
ecco cosa hanno rappresentato i Kraftwerk, perduti in un mondo
loro. Trasgressivi per sempre. |
| Quarta
Parete - LABILE 3047(Cadaveri& Papere) |
Con
un po di ritardo ecco la recensione del secondo cd dei Quarta
Parete, vincitori di parecchi concorsi e festival come Suoni dal
Sottosuolo e Arezzo Wave. Labile non delude le curiosità
e le aspettative; è un progetto ambizioso che fonde benissimo
la teatralità con il rock, un po più underground
e meglio dei Maria Pia and Superzoo (anche essi pugliesi) che
si sono visti questanno a San Remo. Canzoni, dunque, ma che
raccolgono lessenza dellimmagine. Più di mezzora
di suoni ammalianti e lirici, grandi canzoni con lunico neo
di non presentare soluzioni sonore inedite e più coraggiose.
Lambito è quello del pop, seppur dvanguardia. Certo
tutto quanto detto sopra rimane inalterato, però una canzone
più sperimentale ci sarebbe piaciuta assai. Ma la Quarta Parete,
cioè quella che divide il pubblico dallartista, è
stata abbattuta. Le tastiere e la programmazione di Lele Bonadies
sono magistrali, perfette e sono la vera anima del precorso sonoro.
Poi con la masterizzazione al Nautilus il tutto risulta perfetto e
senza sbavature. Il gruppo ha una grossa carta da giocare e cioè
di non essere derivativi da nulla (Klaus Nomi?) e quindi loriginalità
è costante.
A volte gelidi però seducenti, come avviene in Tanti auguri
dalla qualità creativa elevata, e dove non cè
nessun elemento rozzo. La crepa del giorno si apre con voci
di bimbi campionati e possiede una bellezza estetica sopraffina. Hanno
aperto una strada? La risposta la conosceremo al prossimo crocevia. |
| Taximi
- PALESTINA DREAMIN 5218 (Artesuono) |
Musica
dallelevato valore. Taximi in arabo significa anche "interpretazione"
e mi sembra la parola più appropriata per questo Palestina
Dreamin, visto che si tratta della rielaborazione di classici
tradizionali provenienti da ogni parte del mondo, ma stranamente non
dalla Palestina. Etnia eseguita in modo esemplare, fra le più
suggestive nel mondo della world music globale. Larea
presa in esami è quella dei Balcani, della Macedonia della
Serbia e di altre aree. Palestina Dreamin' è invece
il pezzo inedito composto dal fisarmonicista Romano Todesco.
Quasi tutto il cd ha poi spazi aperti dove i musicisti possono instaurare
un dialogo con il loro strumento. Un ensemble italiano che
ha connotati e levatura internazionali. Il violino assume un ruolo
tzigano ed è mutevole secondo gli umori del pezzo e lamalgama
con fisarmonica e percussioni è davvero deffetto. I Taximi
sono sulla stessa linea di bands come la Klezmer Conservatory Band,
Zev Feldman e Taraf de Haidouks, respiro senza confini.. Lesecuzione
dei pezzi diventa momento pensante, meditazione e un soffio per aprire
la porta del Mediterraneo, lido aperto delle popolazioni balcaniche
come la Macedonia e ora il Kosovo. Una musica etnica senza tempo,
che sa essere intransigente, malinconica e che scava nella mente di
antichi popoli che chiedono fine al loro stato di schiavitù
dorata.
Non ci sono contaminazioni elettroniche, nè rock mutato, ma
pura musica tradizionale. Il tutto senza essere cerebrali, ma ponendo
larte della gioia come ultimo atto della rappresentazione. Malesevsko
, tradizionale macedone, ha suoni che fuoriescono dalle casse, come
saltimbanchi indiavolati nel mezzo di una festa. Tutta la band è
in corsa per costruire al meglio la canzone che ti rapisce in un vortice
ammaliante e zingaresco. Aria di rivoluzione con le proprie radici.
I Taximi sono la prova di come la musica diventi colpevole delle nostre
fughe e possa talvolta diventare una arma di protesta e poesia. |
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