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nome di Ishmael , romanzo di
Giuseppe Genna, edito da Mondadori
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BLUSTINTI di Federico Tomassini, Maphalda Edizioni
Capita non di rado in ambito editoriale di imbattersi in personaggi che
- dediti nella vita a tuttaltra occupazione - si concedono un intermezzo
letterario per dare spazio al proprio talento o alla
propria ispirazione.
Federico Tomassini, classe 1965, è uno di questi. Figura
atipica nel mondo della finanza, da anni coltivava il sogno di trasporre
su carta le sue esperienze nel gruppo rock da lui fondato alla fine degli
anni Ottanta. Leggendo il suo libro, intitolato Blustinti dal nome
del gruppo, si scopre che in realtà le vicende personali da rocker
dilettante sono solo il punto di partenza per una serie di disanime sulla
vita e sui rapporti umani (sarebbe meglio dire disumani) che
caratterizzano la vita in una città frenetica e nevrotica quale
è diventata Milano.
Chi conosce lautore personalmente, non può non riconoscergli
una buona capacità oratoria, unita a un fine spirito di osservazione:
si tratta senzaltro di un personaggio in grado di allietare le serate
tra amici.
Il Tomassini scrittore non è purtroppo allaltezza del Tomassini
oratore. E questo ci dispiace perché nella lettura del racconto,
pervaso da umorismo e ironia, spesso si resta incagliati in una serie
di costrutti in parte involuti.
Tutto ciò premesso, Blustinti ha due meriti : da una lato
è una delle poche interessanti testimonianze delle esperienze e
delle vicissitudini di un ragazzo appassionato di rock e facente parte
di uno dei tanti gruppi musicali dilettanti che popolano il sottobosco
metropolitano. Dallaltro, lo sguardo sarcastico su luoghi, miti,
riti e tipizzazioni della generazione dei 20-30enni nella Milano degli
anni Novanta è brillante e genuina.
Lassoluta indipendenza da qualsiasi aspetto economico e contrattuale
lautore ha pubblicato il libro a spese proprie rendono
il testo ancora più apprezzabile, soprattutto nei tempi bui che
stiamo vivendo dove la libertà di pensiero coincide con lomologazione.
Se Tomassini fosse supportato da un buon editing e da un adeguato lettering,
potrebbe essere una sorta di Nick Hornby meneghino: per la finezza dello
sguardo e la sempre presente ironia gli si perdona una certa debolezza
espositiva. Daltronde, quando il nostro si lascia andare nelle sue
amare considerazioni - una per tutte quella sullamicizia a pagina
91 del racconto ( ...i rami secchi...) - come non desiderare
di ritrovarsi con lui ad approfondire il tema davanti a un generoso boccale
di birra ?
Auguriamo allautore di avere la possibilità di fare una seconda
edizione riveduta e corretta in modo da meglio apprezzarne il pensiero.
©
Marco Ferrari 2002 - per gentile concessione dell'autore
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