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Joe Strummer and The Mescaleros: Streetcore

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ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo è Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: literla@tin.it

Effetto Doppler - INDIFFERENTICIELI 53’25” (Mizmaze)
Davvero interessante il modo in cui gli Effetto Doppler trasformano semplici melodie in intricate canzoni rock che vanno a pescare soluzioni in tutta la musicologia globale, dal rock desertico, all’hard–rock al doo-woop con testi provati e immaginari. Indifferenticieli dimostra tutta la bravura di questa band sia in fatto di strumentisti che compositori e arrangiatori. E osservatori di ogni movimento o flusso dell’intero universo. Due canzoni sono assolutamente perfette e corrispondono a 3 MO D che presenta soluzioni inedite in un brano dalla matrice tipicamente rock che rispolvera fin dall’inizio gorgheggi vocali in stile doo-woop e che racchiude nel testo il titolo del cd. Tutto affascinante e carico di pathos. Un pezzo che dovrebbe essere trasmesso in radio e che solleverebbe più di una curiosità.
Sensi è invece una ballata candida che folgora sguardi e immaginari fiabeschi. Effetto Doppler nasce dall’incontro di Dario Antonetti (basso, chitarra, voce), Maurizio Consonni (chitarra, synth, voce), Fabio Agnesina (chitarra, voce) e Manuel Papis (batteria) dopo le esperienze con Kryptästhesie, Dalsangre e Acidi Tonanti, già presenze creative della scena di Lecco e dell'underground italiano.
Il resto dell’album è come una pellicola ricca di musica psychdelica molto elaborata e dilatata che ingloba diversi generi musicali. A volte le chitarre sono acide e sepolcrali altre volte stuzzicanti e funambole, ma sempre guidate da sapiente maestria.
L’esperienza vissuta viene catapultata qui in un lavoro assolutamente nuovo, solo il cantato a volte è un po’ lagnoso e sarebbe stato utile apporre qualche accorgimento. Tutto è intrigante e misterioso e ci incanta. Stato di grazia è caotica e distruttiva, acida e torrenziale , meccanica ed incalzante e si autocita in uno scenario da anni ’70 perduti, e infatti il Battiato di Fetus e Pollution e gli Osage Tribe sono proprio lì a due passi come fantasmi presenti e reali ma dissolventi. Sperimentazione e pop che possono filare con un feeling di calda contaminazione. Dopo diversi ascolti viene a galla anche l’ascolto di musicisti come Alejandro Escovedo o blues men come John Campbell. Indifferenticieli coltiva al suo interno diversi e parecchi bellissimi momenti. Ci vorrebbe per un secondo lavoro un produttore esterno che affini soltanto alcuni angoli e standardizzi il tutto e il gioco è fatto, oppure la rivoluzione di tutto ciò che è stato detto e allora la partita continuerebbe...
Scacco matto.
LEVIA GRAVIA - In questa figura vedete delle macchie grigie? Demo Cd
I Levia Gravia presentano questo demo CD abbastanza bello, perche' oltre a melodie tipicamente italiane uniscono suoni e ritmi drum'n'bass internazionali.
Comunque sembrano prevalentemente guardare a modelli europei soft, non molta sperimentazione. Un pop elegante cui i suoni generati dalle macchine servono piu' ad abbellire i pezzi che a storpiarli.
Tre pezzi compongono questo demo cd, un po' pochi per tracciare coordinate sicure, comunque il pezzo piu' interessante mi sembra Mentemia, figlio dell'ultimo Bowie Earthling, dove su un incalzante tappeto percussivo, le tastiere tracciano linee ipnotiche, anche la voce di Claudio Morici sembra qui esprimersi al meglio.
Purtroppo nelle altre due tracce il cantato pare che reciti con accenti alla Piero Pelu', ma perche' tutti lo imitano? I cantanti italiani dovrebbero imparare ad essere piu' neutrali, ne guadagnerebbero in positivo.
Abbastanza avventurosi,allievi dei loro concittadini Tiromancino, i Levia Gravia dimostrano abbastanza talento e l'ascolto del demo risulta abbastanza affascinante. Carta e' un pezzo abbastanza visionario e la mente puo' creare immagini fantastiche meditando sui suoni di questo pezzo con finale drammatico.
Attendiamo un vero full lenght Cd dai Levia Gravia che, viste le premesse, non potrà che essere di qualita'.
LIBRI: Michael Dertouzos - LA RIVOLUZIONE INCOMPIUTA 231 pg. APOGEO
Oggi Michael Dertouzos è scomparso, ma ci ha lasciati alcuni libri importanti come quest’ultimo La rivoluzione incompiuta, dove naturalmente la rivoluzione è quella informatica, che secondo Michael non è proprio un rivoluzione. Il dilemma è quello che siamo a noi a servirci delle macchine o le macchine che si servono di noi?
Ha tentato di unire le due cose non separando l’aspetto umano da quello tecnologico.
Ciò che si apprende da questo libro è molto importante, infatti l’aspetto da semi-Dio viene distrutto, e trova molto elementare l’uso del pc paragonandolo in alcuni punti ad una scavatrice, dove basta la leggera pressione delle dita sulle leve giuste perché la pala sollevi e sposti la terra. Si risparmia tempo ma il concetto di automazione è identico. E’ l’uomo ad aver creato i computers e non viceversa. E si arriva fino al lancio del programma Oxygen che è un sistema incentrato sugli esseri umani e che dovrebbe andare sin oltre le tecnologie elettroniche che conosciamo e che non ci soddisfano in pieno, eliminare tutti quei problemi che ogni giorno si incontrano navigando nel web o lavorando al pc.
Un libro scritto in maniera chiara e mai cervellotica , un saggio che diventa anche una lettura piacevole e ci introduce in un mondo futuro che deve ancora incominciare.
3000 Bruchi - IL SORPASSO 37’06” ( Aiuola Dischi)
Un’altra bella produzione per l’Aiuola Dischi, però i 3000 Bruchi presentano più un lavoro di culto che un esplosivo lavoro innovativo come quello dei Babalot. Alcune canzoni sanno davvero incantare come avviene in Solo un sorso (o due) molto elettrica eppure carica di poesia e realtà oscura alienante ,passaggio notturno in un galleria luminosa di dark ballads. Pezzi non lunghi ma altalenanti tra presente e passato: Nylon è un punk rock di qualche anno fa senza particolari soluzione sonore sconvolgenti come ad esempio fanno i Bebe Rebozo, ma eseguita con maturità e decisione. Altre volte le tastiere e il sound regalano momenti progressive e lounge vedi Sa di naftalina. Tutto senza essere pretenziosi ma divertendo, risultando frizzanti e simpatici ad ogni passaggio. Probabilmente sono legati ai sessanta e chissà se Il sorpasso vuole citare il famoso film di Dino Risi del 1962, fatto sta che questi ragazzi bolognesi ci sanno fare anche con l’elettronica e così le tastiere sono ben presenti. La ragnatela che presentano i 3000 Bruchi è limpida ma non per questo leggera, e resiste al tempo perché alcuni passaggi sembrano essere ispirati agli sci/spy-fi tv movie degli anni ’70 come Shaft o Il prigioniero, o Il Santo.
Andrea Iovinelli - ALIENE UMANITA’ 142 pagine LIBERTY Edizioni
Esordisce Andrea Iovinelli con questo libro di racconti di fantascienza pubblicato dalla Liberty, casa editrice di Ade Capone, il creatore di Lazarus Ledd e sceneggiatore, fra gli altri, di Zagor.
Andrea Iovinelli è un autore interessante anche se qualche ingenuità traspare attraverso il suo libro. Il concetto è quello di donare umanità anche ad essere alieni, mostri che di umano hanno poco, ma i personaggi sono tutti stracolmi di qualità pensanti che sono la consapevolezza umana e così gli istinti animali appaiono nascosti e forse più presenti negli uomini. Andrea si trova più a suo agio nei racconti urbani che in quelli prettamente fantascientifici–fantasy, come avviene in Tempo di vendetta. Guarda in alto è troppo lungo come racconto e alcuni vocaboli incontrati non dettano luce su ciò che potremmo immaginare. E proprio l’immagine sarebbe perfetta per i racconti di Andrea Iovinelli, guarda caso la copertina è illustrata da Fabio Bartolini di Dampyr e Lazarus Ledd. Ssarebbero fumetti perfetti, perciò che aspettate Antonio Serra e lo stesso Ade a reclutare Andrea come sceneggiatore per le vostre testate?
Donna di Picche
è un altro particolare racconto, dove i capitoli della vicenda sono snocciolati attraverso le carte da gioco. Di incontri fra esseri e creture particolari è infarcito Aliene Umanità che ti avvolge l’anima e a volte lancia anche soluzioni nichiliste come avviene in questi tempi di guerra reale.
Babalot - CHE SUCCEDE QUANDO UNO MUORE 34’52”(Aiuola Dischi)
Il rock’n’roll che si sposa con ritmi disco e dance, non un esperimento nuovo, ma tuttavia i Babalot lo rendono abbastanza fresco e piacevole, e così l’underground potrebbe benissimo atterrare nelle discoteche. Cantato con voce adolescenziale e reso accattivante dai suoni moderni Cosa succede quando uno muore è il primo lavoro di questa band laziale . Peccato che il management ci abbia fornito un cd-r con poche note informative ma dal quadro generale si evidenziano le bellissime chitarre di Babalot e Frenziss. Il nome della band deriva dal vermicciatolo offerto come stuzzichino nelle bibite Vidka nel futuro di Nathan Never. E così andando avanti con gli ascolti tutto scivola via in una forma schizzata di rock senza fronzoli ma arricchito da pungenti vagiti noise e industrial wave.
Qualche affanno preso in prestito dai primi Tiromancino di Insisto e Alone Alieno, ma ancora più pazzoidi e oltraggiosi. Tutto pulsa e pompa come un motore alimentato dal cuore e dal cervello sballato e così succede che anche con un esordio si può arrivare già alla meta. Sarebbe interessante assistere ad un loro live-act. Chissà come sono nate le canzoni, se acusticamente, il susseguirsi poi è stato un degno lavoro certosino a tavolo per decidere quale spurgamento sonoro sarebbe stato azzeccato qui e là, e loro amano la libertà è evidente.
Potete ballare , cantare, stravolgervi con questo cd che sembra facile,ma non rimane molto in testa a parte le linee melodiche. Eppur si muove tutto e fluidamente la musica scorre nelle nostre vene e gira intorno coem aria da un condizionatore, ma dove sono e che fanno i Babalot? Come mai ho visto pochi servizi dedicati a loro?
Che succede quando uno muore è un grosso lavoro che supportato a dovere potrebbe svelare il suo potenziale e non apparire anonimo e inosservato. Peccato sempre per la ghost-track o il silenzio alla fine della 14° traccia, un modello ormai vetusto.
La mantide scondinzagliata da un basso pulsante riverbera i Digital Underground e poi si tramuta in un rock urlato da manuale. Inutile soffermarsi su altri brani tutti degni di nota. Tecnicismo e velocità di fraseggi alle chitarre elettriche saettano verso i nostri padiglioni auricolari. Classe che non si dovrebbe guastare nell’avvenire. Una bandiera bianca sommersa dal mare inquinato della nostra musica.
Deadly Tide 6’31” (demo)
Tornano i Deadly Tide ancora con un demo che presenta due canzoni che li proietta direttamente nel pump-rock primi anni ottanta e la grafica di copertina che ricorda molto alcuni albums dei Toto ,probabilmente non è stata scelta a caso. Le tastiere così scintillanti, le chitarre con i loro riffs selvaggi ma curati, alcuni stacchi sinfonici e il taglio delle due canzoni fanno capire che non si è voluti andare avanti come ricerca sonora , ma rendere un tributo a chi ha fatto indigestione per anni di Angel, Nazareth, Nantucket, Red Rider, Aviator, Trillion, Reo Speedwagon, Triumph, Pat Travers Band.
Certo è un’operazione rischiosa(infatti ancora oggi i Deadly Tide sono senza label, ed è un vero peccato perché sono musicisti eccellenti). Dandy Rapsody è più torrenziale e le chitarre sono più in evidenza, probabilmente se i Deadly Tide operassero in USA questo sarebbe un singolo ufficiale e non un demo,ma sono pronto a scommettere che arriverà presto un loro cd ufficiale. Bella l’elettronica umana che ormai avevamo dimenticato in favore di computers e sequencer.
Todd Rundgren - LIARS 74’20” (Sanctuary)
Ritrovare la formula magica dopo 39 anni di carriera è quanto si apprende fin dalle prime note di Liars, ultimo cd pubblicato da Todd Rundgren in questi giorni. E subito A wizard, a true star, Todd, Healing, A cappella balzano in mente. Gli anni ’90 ci avevano consegnato un grande songwriter (tutti gli albums di Todd sono comunque superiori alla media) ma si era persa quella genialità, quella scintilla di vita che aveva caratterizzato le prime incisioni di Todd. Poi improvvisamente Todd decide di registrare nelle sue Hawaii un nuovo lavoro completamente registrato da solo, a parte un ospite al flauto e un altro alla chitarra ritmica. E così Liars ha sconvolto tutta la stampa internazionale. Soprattutto per il sound che è la cosa principale, nuove soluzioni che vanno ad affondare le radici nel primo soul alla Herbie Mann per incrociarsi con l’inventiva psichedelica rurale degli XTC e la violenza dei Paradise Lost, il tutto orchestrato con sintetica elettronica.
La copertina con Todd vestito da Easter Bunny poi farebbe pensare ad un cd satirico ed ironico, invece LIARS è un cd che ci restituisce una verità che fa male, quella delle bugie dei governanti e dei mullah islamici. Mai Todd è stato così aspro con le liriche; ma c’è anche la bugia nell’amore e alcune canzoni sono frutto delle esperienze con le sue compagne, in particolar modo Bebe Buell, madre di Liv Tyler/Rundgren. Todd per questo album ha messo un po’ da parte la chitarra per concentrarsi sulla voce e incredibilmente dal punto di vista vocale Todd raggiunge vertici mai toccati prima anche quando in 2nd wind e A cappella diede a tutti una lezione sul Bel Canto. Qui oltre alla potenza e duttilità la voce ha tutta la passione sofferta di uno dei massimi artisti che non ha mai raggiunto la grandissima notorietà anche se proprio LIARS sta scalando le classifiche internazionali. Appena messo in cuffia mi sembrava di rievocare quel lontano dicembre 1974 quando mi accinsi a comprare in quel piccolo negozio di Savona Todd Rundgren’s Utopia; i suoni inusuali colpiscono e ti aggrediscono, vuoi riascoltare, ti rimane il cervello infarcito di nuovi extravaganze soniche, ma non riesci a memorizzarli vista la complessità. Guardo il logo della casa discografica Sanctuary Records e mi sembra che spunti anche il logo Bearsville, un marchio che ha caratterizzato tutta la grande produzione di Todd. Perché dopo la chiusura della Bearsville, si era persa un affettività nei confronti dei dischi di Todd che ritroviamo solo ora. Cavalcate , riff pirotecnici e la mostruosa bravura di un uomo, un artista che ha sempre amato fino in fondo la sua musica e la musica globale. Dal vivo Todd poi per LIARS ha creato una scenografia innovativa, un palco a forma di cattedrale gotica futurista, con luci che fanno impallidire per il loro caleidoscopio, e tutta la band vestita da sacerdoti della storia divisi da pareti plastiche e Todd con i capelli biondissimi al centro.
Stood up è la canzone più carismatica dell’intero cd, una ballata psichedelica ricca di ritmi folk e moderna elettronica che sembra farsi acchiappare per poi scivolare via, ricorda lo Skylarking degli XTC (prodotto dallo stesso Todd) per poi sciorinare via verso la passione di Peter Gabriel e l’immensità delle voci; rimani colpito, ferito, affascinato, stupito. E tantissime bands baseranno il loro genere su questo suono umano eppure plastico.
14 canzoni per un cd lunghissimo, quasi 75 minuti di musica, che Todd dona ai suoi ascoltatori in un epoca in cui pochi artisti concedono molto ai propri fans. Liarsè un puzzle esploso nell’aria, tutte le canzoni sono incise in un non stop che le lega ma sono così diverse tra loro. Soul Brother è davvero un soul anni’60 alla Herbie Mann con tanto di flauto e atmosfere alla Cymande. Non si sa come Todd abbia iniziato la lavorazione di questo album ,da dove sia venuta tanta ispirazione.Stop al rock’n’roll verso una forma mutata di arte sonora. E proprio quando David Bowie, Stevie Wonder, Eric Clapton deludono con le loro ultime prove Todd presenta uno dei suoi massimi zeniths creativi. In Living ritroviamo la grande maestria di Todd alla chitarra elettrica racchiusa in un ossessivo tempo ripetitivo, che segnala l’easprezza del vivere di questi tempi.
Dopo l’11 Settembre 2001 Todd doveva uscire con una nuova opera e non poteva esser certamente un album tenero. Questo è il primo Todd del dopobomba. La prima nota di Todd che perfora il cosmo. Quanta strada si è percorsa da quando Bill Haley coniò il termine rock’n’roll, Todd Rundgren ha rivoluzionato quel concetto partendo dai due accordi classici per regalarci musica e poesia che difficilmente potremmo accantonare. Alcune lacrime scendono per la bellezza che questa musica alfanumerica fa scattare. Mammon è una canzone dark che ripercorre i fantasmi di Cure, Christian Death e Sister of Mercy con ritmi di basso ossessivi e voci fanciullesche prigioniere nell’inferno, qualche brandello sospinto da un vento radioattivo fende l’aria. Wondering è, invece, il presente , Gorge Bush è una melodia pop con un refrain da strada, una canzone da fischiare ma non una canzone commerciale dove i Cocteau Twins si fondono con i Temptations. Happy Anniversary cantata in due modi diversi: una volta Todd è donna e poi l’uomo ed è disco dance industriale, un suono di plastica prefabbricato che riesci a cantare, ma che rivela al suo interno una dose massiccia di funky radicale che si staglia in una parte di rock classico furiosamente splendente. Una gemma. Flaw gioca con un Prince più teso in una canzone scarna mollata sul rimbalzo di un vibrafono, ma dove la voce è di nuovo maestra.
Un album che diventa il regno sublime di un re.
Past ha il segno di grandi canzoni del passato come The Last Ride o The verb to love o Just one victory, la canzone nel Todd style per eccellenza, voce che volteggia quasi da contralto, spruzzate elettroniche, ritmica precisa e sincopata e un volo celestiale pindarico che raggiunge le stelle, in una antica connivenza che ha permesso di trasformare le note in pietra filosofale. Una differenza con il mercato giapponese; per il Sol Levante la copertina è più in linea con il concetto dell’album e i brani hanno la forma canzone. Quindi diventeranno oggetti da collezionismo. Concludo con Liar, la title track, che è una ballata indiana abbracciata con un suono mediterraneo e assolutamente nuova nell’universo di Todd e che presa a se stante è estranea a tutto l’album, molto cinica e dura con la voce straziata che ripercorre terreni scoscesi e invalicabili, che si lacera come una gola appena trafitta da un ascensore infernale con prossima fermata il cuore di un angelo. Qui la musica diventa manifesto globale alienato, segno che un’arma non sono solo le bombe e i fucili. Dagli altoparlanti si diffonde la musica di God said, ascoltate popoli e meditate. E il silenzio riempì l’aria. E tornò l’azzurro infinito. E il mondo si ricostruì. Bentornato produttore.
Mark Cantanzriti - COLLECTION/MUSIC ONE 53’32” (Cantanzriti)
Se siete metallari o prediligete l’hard-rock non andate avanti a leggere…il cd di Mark Cantanzriti
è musica per film romantica e probabilmente il cd finirebbe in un angolo polveroso della vostra stanza oppure in una pattumiera e non è così che si fa. Anche perché Mark ha fatto parte dei Cecil Park, una band davvero interessante di cui però dopo il primo cd omonimo si sono perse le tracce.
Se vi piace un po’ di elettronica anche oscura talvolta, ma sempre frizzante allora potete avvicinarvi a Mark, anche se preferivo il sound dei Cecil Park; questo cd è sullo stile di Serge Blenner,e qualche artista new –age. Musica fluida ,introspettiva, calda, ideale per un relax. Yellow Creek è un tuffo in un oceano di cristalli liquidi e una ninna –nanna nordica; Whale come tanti artisti new wave hanno già fatto con delfini e simili è dedicata alla balena ed è appena movimentata e il moog mi ricorda Il Guardiano del Faro o Nemo (ve li ricordate?)
Con Spyder si cambia registro ma forse è anche peggio perché vi è una ricerca forzata di suoni che poi si instaurano in un pezzo demodé. Un cd per amanti del genere tutto qui e allora potete andare sul sicuro. Se v’interessa consiglio di navigare su http://www.cantanzriti.com/Cantanzriti_01w800x600.htm e potrete acquistare il cd direttamente da Mark. Magari dentro potrete trovarci qualche episodio che raffigura bene qualche emozione della vostra vita e dei vostri sogni.
Perturbazione - IN CIRCOLO 50’31” (Santeria)
Rappresentare melodie melanconiche, tristi e suadenti non è mai sto un problema per i Perturbazione, un’ottima band italiana di cui si erano perse un po’ le tracce. Sia negli episodi più acustici che in quelli più elettrici, sia nei pezzi lenti che in quelli più veloci, la poesia dei Perturbazione viene fuori. In Circolo è un album più cantautoriale dei precedenti, nel senso che sembra un disco solo del cantante Tommaso Cerasuolo, gli interventi elettrici sono ridotti, ma forse è un nuovo corso che avvicina di più i Perturbazione al grande pubblico che era rimasto un po’ sopito nelle produzioni per la fallita Beware! Records. Avevamo lasciato i Perturbazione dopo 36 e questo è il primo capitolo del dopo Beware, che però risulta inferiore per freschezza, ricerca sonora e inventiva al gioellino 36 che era conciso sì, ma risplendeva di una luce cristallina che qui si fa più appannata. Le liriche sono sempre bellissime, coraggiose, profonde e ironiche ma non bastano a tramutare In Circolo in capolavoro anche se I complicati pretesti del come (titolo pretenzioso) rimane una grande canzone italiana che avrebbe potuto uscire dal cilindro di un Francesco De Gregori.
Ma comunque tutte le canzoni presenti in In Circolo rispetto a nuove bands sono grandi canzoni, sudate, sofferte ed eseguite con piglio autoritario ed elegante.
LIVE: RAGAZZA FANTASMA...
Patty Pravo ha presentato a Torino il 7 maggio 2004 la maggior parte delle canzoni contenute nel suo nuovo cd Nic-Unic, dove attraverso un sound moderno e stuzzichevole affronta diversi modi di esprimere l’amore. L’amore visto in tutte le sue forme al di là dei ti amo,ti voglio bene, mi manchi spingendosi anche in territori più sensuali e profondi, affascinando ancora una volta.
Patty non è più una ragazzina, ma a vederla li sul palco del Teatro Colosseo a Torino la si scambia facilmente per una bellissima trentenne, dal corpo esile e sexy. Nelle due ore di concerto si è ascoltata l’arte di Patty Pravo non racchiusa in un genere definito ma spaziante dal folk, al rock anni’70 alla disco, alla dark ballad.
Orient Express, bellissima, apre il concerto, interpretata senza alcuna esitazione e resa anche migliore dal punto di vista vocale. Le chitarre però avevano un taglio più killer nel concerto del carnevale di Venezia. E si scivola così in Che uomo sei, elettro-pop adolescenziale. E quando le prime note di una versione rallentata di L’immenso si odono è davvero estasi, Patty la canta divinamente e riesce a salire su punte alte di estensione vocale. Non uno sbaglio. Perfetta. Anche se le chitarre acide ascoltate durante il concerto di Genova del 2003 avevano ancora una volta sottolineato la validità del pezzo di Roberto Pacco. Ed è di nuovo rock potente con Fammi male che fai bene che graffia come non mai, anche se gli artigli qui a Torino sembrano essere meno affilati che in passato. Caldo è cantata con enfasi, e tutte le canzoni a seguire vengono eseguite con distacco e professionalità, tanto da far apparire l’interprete sul palcoscenico una dissolvenza fantasmagorica. Patty Pravo creatura singolare del teatro dell’assurdo. Tutta la carriera viene snocciolata da Patty tralasciando dietro, interi album come Tanto, Cerchi, Occulte Persuasioni, Ideogrammi ed è un peccato, ma logicamente in un repertorio di due ore non si può inserire tutto. In Nic-Unic disco l’uso dell’elettronica è molto presente cosa che invece dal vivo è stata accantonata e in Fiaba tra l’altro interpretata da brividi, l’uso di un sintetizzatore che emulava i rumori acquatici dell’ introduzione è stato eliminato rendendoci una versione scarna ma non povera arricchita dalla chitarra acustica di Edoardo Massimi.
Oltre L’Eden viene ben eseguita, ma la voce ritorna in alcuni punti a biascicare come se Nicoletta masticasse un chewing-gum. Ma non è questo che importa ; è il suo carisma sempre presente a brillare di luce propria- Vestita con un paio di pantaloni in pelle e raso blu, e camicetta aperta sul petto di seta blu e i lunghissimi capelli biondi alla Cassandra Peterson alias Una strega chiamata Elvira, Nicoletta scherza col pubblico ed è molto rilassata anche quando scherzosamente racconta che Tristezza moderna nacque in una toilette. E viene eseguita con la chitarra acustica di Andrea Braido racchiusa in una burlesca dolcezza dove io ci avrei legato volentieri Il terzo uomo, filo di zucchero di una stessa matassa.
Preciso e dinamico il drumming di Max Po, un giovane batterista molto tecnico di cui non si conosce il passato musicale che s’intende perfettamente con il pulsante basso di Flavio Piantoni; e la ritmica e l’interpretazione vocale sono eccellenti e accurati in Siamo sicuri che…., un pezzo che nel cd appare un po’ anonimo, ma dal vivo risulta uno dei più incalzanti e coinvolgenti. Tender chiara viene cantata ed eseguita senza un intoppo , sensuale e da brividi e subito riconosciuta dal pubblico nonostante sia un pezzo nuovo ma già un piccolo classico. Pensiero stupendo con una voce un po’ più rauca rispetto all’originale fa balzare alla mente quei bellissimi anni fine ’70 dove le discoteche regnavano e Patty languidamente e svogliata sorreggeva lo scettro. E il pezzo è un sempreverde.
Molte volte lo spettro Nicoletta sembra uscire dallo schermo di diapositive liquide e psichedeliche per avvicinarsi al pubblico delle prime file. Contatto .(Peccato che manchi).
Notti bianche, un brano che ho sempre trovato inutile viene eseguita e subito dopo E dimmi che non vuoi morire con la base pre-registrata del sax di Andrea Innesto assente per un incidente ,raccoglie i favori del pubblico più abituale degli hit-singles. Lei si muove diafana e i capelli sembrano fluttuare nell’aria come un’elegante libellula. E poi i due pianoforti per raccogliere i successi degli anni’ 60 : concentrata su Pazza idea, esilarante in Qui e là, affettuosa in Ragazzo Triste. E i complimenti da parte del pubblico partono: grande, brava, mitica, unica, e lei apprezza sorridendo. Il refrain di Sempre omaggia la recente scomparsa di Gabriella Ferri e il pubblico l’accoglie con un’ovazione e si alza in piedi, applausi interminabili.
Le tende si chiudono e lei torna per una versione di Col Tempo, infarcita di dubbi mnemonici. Poi lascia il palco per tornare a salutare in accappatoio bianco. Il pubblico in sala appare felice e malinconico allo stesso tempo e si accalca sui marciapiedi e all’uscita per incontrare questa piccola, grande incantatrice di anime particolari. E lei come una saetta appare e sparisce nel buio. Volgo uno sguardo sopra di me e il cielo per una notte sembra sempre più blu.


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