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Eibon Records



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la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man, Devics e Black Heart Procession

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Dave Alvin: Ashgrove

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Canaan - A CALLING TO WEAKNESS 71’17” (Eibon Records)
Diverso dagli altri album dei Canaan, A calling to weakness possiede sempre un sottile filo comune con gli altri lavori della band e cioè quello di saltare fuori dalle leggi di mercato, come se i ragazzi del gruppo vivessero in una sorta di Avalon oscura, con barriere di velo nero a isolarla dal resto del mondo…Non troveremo mai hip-hop o concessioni alla moda anche più rave nella loro musica.
In A calling to weakness c’è un gran bell’uso della voce da parte di Mauro Berchi, e precisi arrangiamenti di parti vocali gregoriane; da sempre fondatore della band, calda, sofferente come non mai. E’ un disco migliore del precedente Brand new Babylon ma va per strade diverse. Più levigati e vicini alle atmosfere dei Cranes più elettrici, oltre alla melanconia i Canaan hanno aggiunto dosi di velluto macchiato di sangue come dimostra la copertina.
Ancora un lapidario e tetro documento che però non incupisce più di tanto per via delle sue aeree melodie che ti rapiscono in un vortice di ebbrezza. Certamente non musica per un approccio di sesso, ma allo stesso modo sensuale. A last lullaby a sorpresa è una ballata dal sapore antico ed etnico, ricca di pathos e senza tempo; Prayer for nothing travalica le colonne del dark gorgogliando in un mare aperto di echi e mulinelli condotti da una magica chitarra dal sapore nordico e islamico allo stesso tempo. Calde e tenere entrambi. Tappeti magici per un’anima alla ricerca della felicità che inutilmente si trova. E infatti si perde un po’ la leggerezza dei toni che avevano utilizzato in Brand New Babylon: qui è di nuovo tutto spesso come pece. Inutile soffermarsi di più, vanno ascoltati in silenzio e le anime più torturate verranno fuori.
Gai Saber - ELECTROCH’OC 49’28”(Bagarre) 
I Gai Saber si sono fatti portavoce di un connubio fra musica occitana e divagazioni jungle e trip-hop; commistione riuscitissima che diventa da ogni prova più originale e personale. Electroch’oc, terzo lavoro della band, è quello maggiormente carico di grande energia che in genere troviamo nei dischi dal vivo. L’ebbrezza di un concerto dal vivo, della gente sotto il palco viene inscatolato in questo eccelso lavoro. Hanno girato tutta l’Italia e l’estero e i riconoscimenti non si contano più. L’elettronica diventa onnipotente e sfuggente in pezzi come Cara Guitin, o Sentiment embroihat, elegante e vischiosa sfrecciando con gli strumenti tradizionali scivola verso forme di improvvisazione dove gli strumenti duellano tra loro e le voci in dialetto occitano cedono in un amalgama insuperabile. Diga, Joaneta sa essere tempestosa, oscura eppure far librare nell’aria quella piuma di salvezza dalle ceneri ormai fredde di poca novità .
Modernità si respira in queste antiche trame. Resurrezione della musica folk che insegna nuovi stili. Professionalità e palle doc. Ma il sentimento è caldo e riesce a impressionare le menti come un elettroshock o, all’occitana, un elettroch’oc. L’energia diventa forma di comunicazione elevata e questo terzo album può essere quello che darà una degna popolarità a questo combo piemontese.
La ricerca musicale della tradizione è molto acuminata e stranamente non sembra derivare dall’antico ma inserita in una world music attuale. Trovatori dell’era moderna, hanno saputo regalare alla musica italiana emozioni che credevamo assopite.Un sogno: saranno i prossimi artisti italiani a firmare per la Real World di Peter Gabriel?
LILITH - Stracci (Face Records)
Centenaro, paese confinante con le provincie di Genova, Cremona, Parma e Piacenza è la terra natìa di Lilith, matura cantante solista ,dopo i giorni iniziali trascorsi con i Not Moving. Un paese che che subisce l'influenza di tre regioni differenti. Una prova importante questo Stracci come del resto l'altrettanto bello Lady sings.
In bilico tra la cantautrice e il folk Le voci di sud-est ti acceca di luce, con una bellezza cristallina e un meraviglioso pianoforte ora scintillante , talvolta più cupo, peccato non sia stato scritto il nominativo di questo valido strumentista.
"Wake up and go" cantata in dialetto misto all'inglese con una bella svisata di organo Hammond da parte dell'anonimo tastierista, è un rythm and blues sofferto e vissuto in prima persona. La voce di Lilith e' calda, pastosa e robusta per tutto il disco.C'e' anche una ripresa di Wake up and go.
Hommage a Violette Nozieres e' una dignitosa cover del pezzo scritto da Demetrio Stratos e dedicato alla bella francese che uccise i genitori (immortalata in un bel film di Lelouch interpretato dalla bella e brava Isabelle Huppert). Di nuovo una canzone folk abbastanza sommessa che si avvicina ad alcune composizioni di Alice e termina con un coro da preghiera.
Ma piu' nera e' la canzone Vuze du Populu con una grande interpretazione vocale di Lilith che diventa protagonista assoluta del pezzo e che guida tutti gli strumenti. Certo che la strada intrapresa da Lilith e' diversa da quella dei Not Moving, piu' coraggiosa e in continua evoluzione.
Blue intro ti cattura e ti conquista , artistica e mediterranea ,molto vicina a Paolo Conte e contrappuntata da fiati jazz, e Lilith che recita un monologo.
Adatta ad un'osteria portuale dove s'incontrano piu' culture, dove il vino scorre e fiume rimani inebriato, e il cd player che inconsciamente fa scattare il tasto repeat su Stracci...
Mangala Vallis - THE BOOK OF DREAMS 62’03”(Tamburo a Vapore Records)
Ritorno al passato. Egregiamente, ma un tuffo in tempi in cui musiche sognanti, tecniche, splendide copertine fiabesche invadevano la cultura degli anni ’70. Marillion, Genesis, Treshold (non gli attuali, ma quelli degli anni’ 70) sembrano gli artisti da cui hanno attinto gli italiani Mangala Vallis.
Ma è un bene che qualcuno finalmente ha deciso di rituffarsi in un genere che può ancora dare molto. I suoni sono molto moderni e Mirco Consolini è un grande chitarrista sia alle elettrica che nell’acustica. Certo l’intro di A new century sembra iniziare come Supper’s ready e i fantasmi dei Genesis sembrano da un momento all’altro prendere forma nelle tracce, ma rimangono un’ombra persistente, un alone caratterizzato dalla voce del Peter Gabriel italiano Bernardo Lanzetti. Gigi Cocchi proviene dalla band di Ligabue e quindi i suoi territori erano distanti, ma probabilmente con i Mangala Vallis ha dato vita a un sogno, il Book of dreams cui narrano i Mangala Vallis. C’è una riscoperta di questo genere, ma le bands esemplari sono poche (Calliope, Castello di Atlante, Maschera di Cera) e non vi è una full immersion come negli anni ’70, ma bands storiche come gli Opus Avantra, Campo di marte, Biglietto per l’Inferno, Museo Rosenbach, hanno pubblicato nuovi cd dopo anni di inattività. E si attende da tempo il ritorno del Balletto di Bronzo.
In The Journey si apprezzano una chitarra acustica degna figlia di quella dello Steve Hackett del mitico album Voyage of the Acolyte. Asha è più moderna e taglia un po’ i ponti col passato, presentandosi come una ballata elettrica, coinvolgente con interessanti incastri sonori di tastiere e chitarre. Il booklet è elegantissimo. Under the sea è rock maestoso e potente, ancora fuori dal tempo se non fossero le tastiere Emersoniane a farci ritornare alla realtà. Straripante la tecnica virtuosa alla chitarra.
Uno dei migliori cd del nuovo progressive a essere pubblicato. Un biglietto d’ingresso per essere future stars al NEAR Festival (ci avete pensato ragazzi a spedirne una copia agli organizzatori?) Il sogno non ha tempo e spazio, viaggia libero se personale, e i sogni sono sempre personali, sia che riconducano al boogie anni ’50, sia che si impreziosiscano di vagiti techno che impastature progressive rock. Essere se stessi sognando i maestri. E chiudere il libro per tuffarsi nella realtà.

The Dead City Rebels - TRASHED RARE & UNRELEASED (1997-2001) 37’25” (High Society) 
Mancava da un po’ sulle pagine di Bloc Noets del sano rock’n’roll e allora ecco i canadesi Dead City Rebels che presentano una summa della loro attività con questo cd ricco anche di inediti e che ingloba un intervallo di musica che va dal 1997 al 2001. Chitarre, chitarre che sparano sugli spettatori e su se stesse masticando qui e là un basso pneumatico. Il rock’n’punk dei Lambrettas e dei Ramones è tutto qui, più selvaggio e a volte più stuzzicante.
Un interessante infuocato uso del sax fa si che la band si distingua, comunque si sanno pochissime notizie sulla loro attività. Il prodotto è si spensierato ma curato e non buttato li al caso come avviene per alcuni artisti della Voodoo Rhytm ma siamo lontani eppure confinanti anche con il garage. Il cantato è sempre urlato ed emesso a squarciagola senza sbavature. Benzina per motori a 300 km all’ora. Una puntura di adrenalina per chiappe stanche e di nuovo energia e scanzonato appeal. Loro sono Austen, JP, Nat, Rene, Chris, Neill. Ritmi concitati e scariche neurotiche si aggrappano alle corde della chitarra e ai piatti così scintillanti e tu fai parte dell’elettricità nel palcoscenico. Nulla di cerebrale, ma gradevole,a volte troppo schematici i pezzi senza nessun guardare avanti, ma lo pretendiamo per un semplice disco di rock’n’roll?
While Heaven Wept - OF EMPIRES FORLORN 42’48” (Eibon Records)
Si conosce poco l’operato di questa band di epic –doom americana; questo è il terzo lavoro ed è distribuito in Italia dalla Eibon Records (www.eibonrecords.com). Le atmosfere al primo ascolto sono davvero magniloquenti e dure, diverso l’input che si ottiene, a differenza dei suoni Eibon.
Tom Phillips è il chitarrista e tastierista e leader della band, fa un largo uso di sintetizzatori, poi c’è Scott Loose altro chitarrista, Jason Gray alla batteria e Jim Hunter al basso. Questa è la line up attuale ma, in passato, la band, a parte Tom Phillips, si avvaleva di altri membri e accompagnatori. Melanconia, tastiere che emulano archi, e impeto di maree tempestose è tutto ciò che si ascolta in Of Empire Forlorn, difficilmente passabile in radio, ma con una forza che può farlo imporre ad un pubblico più vasto del circuito dark.
Ma non solo sinfonie ed epici arrangiamenti, anche la parte elettrica ha il suo dominio e le chitarre cosi sono taglienti e graffianti come una band di heavy-metal in qualche modo sulla scia degli inglesi Porcupine Tree, e i cori poi rimandano alle pagine prog di bands come Asia, così barocche e impetuose. Le chitarre hanno il grande pregio di condurre splendide voci in armonie aor come in The Drowning years; poi il folk country di inizio di Of Empires Forlorn viene stravolto da una sezione ritmica pesante e ossessivi giri di chitarra che la fa da leone anche in Soulsadness con una melodia pesante e lo stile che va ad abbracciarsi a nuove band come Artension o al lavoro solista di Hirsh Gardner. Potenza al massimo, tecnica mostruosa, rock heavy, e rocambolesche cavalcate sonore. From Empires To Ocean è invece un affresco guidato dalle tastiere dai sapori medievali, intriso di un’oscura tristezza. Epistle No. 81 è più tipica del genere rock–ballad. Quindi non annovererei i While Heaven Wept nel circuito industriale-dark di bands underground: il loro desiderio è sì sotterraneo ma perfora l’overground.
Zero 1 - IMMEDIATO_BISOGNO_DI_AIUTO 24’51” (Tochio Production) 
Questi Zero 1 sanno suonare, però muovono passi ancora incerti nell’ambito di un pop italiano che ricorda Le Vibrazioni o i Luna Pop sebbene IMMEDIATO_BISOGNO_DI_AIUTO sia stato pubblicato prima del cd di successo delle Vibrazioni.
Potrebbero essere una onesta band se affinassero di più il loro stile e s’inquadrassero un po’ più avanti come ricerca musicale. Naturalmente ascoltando questo mini-cd la reputazione potrebbe essere positiva, ma sinceramente ci aspettavamo qualcosa in più, va benissimo il pop italico ma se fosse infarcito di arrangiamenti house, oppure stravolto come hanno fatto i Babalot ci sarebbe da meravigliarsi, e invece tutto scorre tranquillo, forse un po’ troppo... per cui IMMEDIATO_BISOGNO_DI_AIUTO si dimentica e non lascia contaminazioni nelle orecchie e nel cervello. Vibra ha una bell’intro di chitarra acustica e il canto ben modellato, ma Voglio te appare scontata e gli arrangiamenti troppo all’acqua di rose e il testo poco impegnato.
Riprovaci Zero 1, saremmo lieti di notare qualche vibrazione in meno, e più suggestive ricerche...


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