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la sezione interviste
di bloc notes: Gianluca Lo Presti,
One Dimensional Man, Devics
e
Black Heart Procession

Joe Strummer
and The Mescaleros: Streetcore
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ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi
che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di
Lino Terlati. L'indirizzo è Lino Terlati Casella Postale
192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: literla@tin.it
| Anonimo
FTP - VETRO 5158 (Loadup) |
In
genere le nuove band rock riescono solo dal vivo a trasmettere lenergia
infuocata scatenata dalla loro pulsante adrenalina. Gli Anonimo
FTP, band milanese giunta con Vetro alla terza prova, è
riuscita in parte a trasmettere queste emozioni anche in studio. A
ideare il nome del gruppo è stato il batterista, in omaggio
alla passione del gruppo per il web e il mondo dei computer, anche
se in realtà di computers e telematica in Vetro cè
poco o nulla.
Hanno scritto tutti i 12 pezzi di Vetro e la loro etichetta ha sede
a Senigallia, nelle Marche. A seguirli cè Davide Lenci
che ha guidato in studio molti gruppi rock nostrani come i Cut
.
Il disco è regale e lucido proprio come il vetro o come un
agrume, bellissimo, aspro e Gusto al limone ribadisce in pieno
questo concetto. Altre volte il sound è bagnato e fangoso,
come in Esondazioni. Difficile stabilire elementi di paragone,
in quanto la sostanza è mutevole. Altre volte come avviene
in Mani di plastica si poteva migliorare luso della voce
rendendo linterpretazione più decadente e allora si poteva
anche scivolare su un divano in dolce compagnia e trasformare il tutto
in una erotica ballad.
Lelettronica minimal che a volte fa una timida comparsa
poteva essere un elemento cardine. Bellissime e davvero al granito
le chitarre di Paul Rondena e Davide Cantatore. La raffinatezza
scompare in Lorrore, urlata e strappata a brandelli e
tutta puntata su due giri armonici mai uguali a se stessi con la chitarra
ululante verso la fine. Canzoni ribelli che non affondano i tasti
nella politica ma proprio per questo vicini alla società svogliata;
a volte presentano dei boogie-blues e allora consiglio agli
Anonimo FTP di ascoltare molto i grandi Foghat, troveranno materiale
di studio valido nellevolversi del loro suono. Comunque laria
che il cd sprigiona è davvero positiva, anche se qualche melodia
in più non avrebbe guastato. Il suono è molto pulito
e loro danno una grande resa. Se vi capita che suonino dalle vostre
parti andate a vederli e non rimarrete delusi. |
| Color
Theory - SOMETHING BEAUTIFUL 4557(11 Eleventh) |
Ecco
un nuovo lavoro dei Color Theory o, meglio, di Brian Hazard.
Della sua passata produzione si ricorda volentieri Tuesday Song,
poi Brian ha pubblicato altri due cd, Perfect Tears e Lifes
Fayritale in linea con lo stile electro-pop. Something
Beautiful è invece inciso con una formazione classica,
senza elettronica e con il contrabbasso. Dico subito che preferisco
il suono sintetizzato; la classe e la bravura sono indubbie, però
è una dimensione troppo statica. Un sogno in bianco e nero.
Brian si è voluto allontanare dal suono di una band plastica
per assorbire le linee guida dei cantautori, e tornare a qualche composizione
che aveva caratterizzato il suo debutto Sketches in Grey ha
giovato poco. E già uscito un nuovo cd Presents Depeche
Mode dove il nostro ricanta pezzi dei Depeche Mode e torna al
poptronic, sua usuale veste. Certo che è lodevole il
fatto che Brian componga tutti i brani da solo, ma io lo vedo più
come parte di una band che non ha mai avuto. I musicisti di Color
Theory sono praticamente dei session-men e non gregari a cui
non viene concessa la firma dei pezzi.
Ma Brian è un compositore e un musicista sopraffino e i suoi
pezzi sono comunque pregevoli, tutti velati da un romanticismo e una
drammaticità che tolgono il respiro. La voce è calda
e interpreta le canzoni con attenta partecipazione. La grafica è
curatissima; guardare le splendide copertine di Lifes fairytale
e Tuesday Song. Le parole raccontano di persone nella loro quotidianità
precisamente di questo tempo, dei loro luoghi di vita comune e di
una tristezza che diventa plaisir damour. Nessun verso
empirico o criptico. Realistic, il pezzo migliore, parla di
gelosia e della paura di perdere lamore: il flauto e la movenza
del pezzo mi hanno ricordato un classico Cat Stevens, ma il brano
ha vita propria e ti lascia con le lacrime e la voglia di tornare
a sorridere dopo che le paure si sono eclissate.
In tutto lalbum si godono in pieno i tasti caldi del pianoforte
di Brian che suona a volte anche il vibrafono, il flauto di Brian
Noel, sa essere elemento importante a volte acceso, poi sottile
e volteggiante come un filo sospeso nel vuoto. Peccato, un organo
Hammond avrebbe regalato la giusta poesia ed elettricità che
mancano. Gli arrangiamenti sono scarni e non risaltano i pezzi come
è avvenuto nelle ultime perle Perfect Tears e Lifes
Fairytale. Something Beautiful potrebbe essere stato un
esperimento, una pagina a sé di un taccuino già molto
ricco. Immaginiamolo come uno schizzo, un preludio a una interessante
galleria di intelligenti armonie, e allora lostacolo diventa
passaggio obbligato. |
| Elle
- PEOPLE ARE DANCING IN THE A.M. 4253 (Urtovox) |
In
questi anni 2000 in Italia cè una riscoperta della neo-psichedelia
e, insieme ad alcune bands che proprio non meritano di grandi benefici,
gli Elle si discostano presentando con questo terzo cd un lavoro
egregio dove la distanza con gli anglosassoni Spirea X è
nulla. Ritroviamo con grande stupore Bruce Morrison dietro
il banco di regia: Morrison era stato lartefice delle grandi
e positive critiche dellesordio dei Mirabilia.
Gli Elle non sono novellini e sarebbe quasi ora che lItalia
riconoscesse a questa band veneta il giusto merito. La band nasce
nel 1996 e subito ottiene una vittoria a Ritmi globali nel 1997, seguita
da quella di Arezzo Wave nell'estate del 1998 che conferma gli ELLE
come tra le più interessanti proposte italiane di alternative
rock. Ma è con il successivo cd completamente autoprodotto
(Caffè&Cadillacs) che la band comincia a mostrare
il suo assoluto valore al punto da attirare l'attenzione per una produzione
ufficiale e organizzata...Bruciamo ciò che resta ( Marzo
2001 Urtovox/Audioglobe) è il titolo del primo cd ufficiale
della band , prodotto da un veterano dell'indie rock made in U.S.A.
Geoff Turner , già con Senatur Flux e New Wet Kojack.
Un'opera dove si fondono senza forzature le strade a cui gli Elle
hanno sempre guardato e cioè il rock dautore tenebroso
e oscuro, ma anche gli Xtc, ritmi ipnotici la lounge e la psychedelia
alla Flaming Lips.
PEOPLE ARE DANCING IN THE A.M. presenta una mistura abbastanza
originale sebbene appaiono qui e là ombre già presenti
in alcuni grandi bands, ma il resto è tutto molto originale
e, anche se di poco, superiore a Bruciamo ciò che resta.
Kiss me è incantevole con le voci cristalline che galleggiano
sopra un fiume sciacquante di impurità. John the hammer
è più solida e ripercorre il lato stralunato del
cantastorie impegnato che guarda la luna attendendo la comparsa di
folletti maligni e il glam anni 70: scivola giù senza
accorgercene. Molto claustrofobica e nobile risulta Resample rew,
sperimentazione di classe. Ma più che ballare il senso del
disco è quello della riflessione e dellestasi. |
| Garbo
- BLU 62 48 (Mescal) |
A
volte siamo condizionati da artisti stranieri e non riconosciamo lautentico
valore di alcuni grandi nomi italiani. Un grande nome spesso dimenticato
è Garbo che con Blu ritorna ad incantarci dopo
la splendida prova di Grandi Giorni. Blu è permeato
da una grande e vellutata decadenza, e Garbo è un dandy
degli anni 2000 che scrive canzoni come gocce di pioggia senza
rumore che risplendono per la bellezza.
Perché anche se allinizio della sua carriera Garbo ha
guardato senzaltro a David Bowie, ora ne è sganciato
e Blu è senzaltro un cd che non ha nulla da invidiare
a Reality, anzi lo supera. 6 Sei ci sveglia dal torpore anestetizzante
del cd ed è un brano carico di riferimenti elettronici costruito
su un tappeto rock, impulsi elettrostimolanti dallo stile autoctono.
Niente di più ha la carica di un inno rock per eccellenza:
bella la voce interpretativa di Garbo che costruisce una canzone dal
fascino ricco. Un fiore di città è unimmagine
sbiadita dellinfanzia, un ricordo della fanciullezza delicato
e potente come la voce di Garbo, lineare e pulita, con giuste ritmiche
di batteria elettronica soffusa. Mi piacerebbe un giorno che scrivesse
per Patty Pravo.
Garbo è proprio come la Fenice, è risorto dalle sue
ceneri. Dopo Grandi giorni credevamo si fosse perduto e invece
il silenzio si è rotto con questo importante disco. In una
copertina neo realista in bianco e nero risorge un fiore blu computerizzato,
una sintesi dellintero lavoro, un paesaggio legato agli anni80,
ma arricchito dei tempi moderni. Lamore in tutte le sue forme
è il tema centrale di Blu che contiene ben 15 brani. I testi
poi sono vere e proprie poesie, immaginarie, eteree che si adagiano
su melodie terrene e celesti. Gli arrangiamenti sono tutti equilibrati
e non cè mai una forzatura ed il tutto è frutto
della sapiente produzione dello stesso Garbo. Lalbum è
ricco di effetti quasi orchestrali che danno un respiro più
ampio allopera. come avviene in Un bacio falso, quasi
epica in apertura. Oggi va bene è un rock romantico,
una dedica alla donna e alla musica. Lelettricità è
nellaria, e si contamina con il romanticismo toccando vertici
di rabbia euforica in alcuni punti (TV). Altre volte è
la ricerca elettronica a condurre le danze come in Da qualche parte,
ma il pezzo poi diventa una tipica ballata di Garbo con uno sguardo
a Over The rainbow.
Il cuore di Garbo è ancora in grado di scaldare dopo tutti
questi anni e la sua sembra davvero una sera infinita come lultima
track che chiude Blu, tutta incentrata su tuoni e rumoreggiare di
cieli cupi e una deliziosa voce femminile.
Il vampiro è invece guidata da una determinata chitarra
elettrica che insegue un a ritmica incessante e si estranea un po
dal tema dellamore che appartiene al resto dellalbum.
Senzaltro Blu rimane il miglior lavoro di Garbo da un decennio. |
| Patty
Pravo - NIC-UNIC 3652 (Sony Music) |
Patty
Pravo 2004. Nuovo lavoro. Enigma. Giudicarlo a sé stante
escludendolo dal passato o confrontare questo lavoro con tutta la
produzione precedente?
Nel primo caso il lavoro è eccellente, nel secondo cè
qualche perplessità. Nic-Unic è il lavoro di
Patty Pravo che trasuda atmosfere anni 70 ancora più
degli stessi albums di quel periodo, ma non si ricollega a nessun
suo lavoro specifico, a parte qualche eco di Biafra (1976).
Certo che bissare un album perfetto come Radio Station era davvero
difficile.
Tuttavia Nic-Unic - nonostante la sua breve durata (poco più
di 36 minuti) in anni in cui i cd durano unora - è unopera
ambiziosa. Stavolta Patty Pravo si è affidata a Gianluca
Vaccaro (Tinturia, Carmè, Silvia Salemi) come produttore
ed è ritornata a scrivere in prima persona quasi tutti i pezzi
con David Gionfriddo e il bravissimo chitarrista Edoardo
Massimi.
La coesione di scrittura è ottima ed è proprio qui il
punto: Nic-Unic non è un cd di Patty Pravo ma di una band,
lei come membro al pari degli altri (infatti è specificato
"progetto di Strambelli, Gionfriddo e Massimi")
Orient Express è il pezzo musicalmente più avanti.
Intenso, dark, coraggioso e decadente nella struttura cold-wave. Le
chitarre si inseguono su binari paralleli e latmosfera, verso
la fine, arriva a toccare territori dei Bauhaus che si sposano ai
Borghesia (la band gay industriale slovena). Un testo ambiguo che
lascia interrogativi aperti. La voce si insinua tra le spire dei Coldplay
e dimostra la straordinaria contemporaneità di Patty Pravo
in fatto di repertorio. Patty non è mai stata facile da catalogare.
Certo le malelingue troveranno da ridire sempre e gioire in solitudine
perché la fantasia che Patty propone è unica ed invidiabile
ancora oggi. Prova ne è che ai suoi concerti sono sempre più
numerosi i giovani ventenni che conoscono tutta la sua discografia..
Hey you con un incedere hip-hop allinizio, è eseguita
impeccabilmente dalla band, ma la dizione di Patty poteva essere migliorata,
eliminando qualche biascicamento allinizio che non fa distinguere
bene le parole.
Tristezza moderna, una canzone composta al tempo di Oltre lEden,
fa gioire con il suo carrozzone zingaresco ricco di suoni e richiami
zumpaneschi. Tender chiara è un altro dei pezzi forti
del cd che, insieme a Fiaba e Candele (belle le chitarre
desertiche dal sapore spaghetti-western) si rifugia nei suoni della
natura. Un esperimento non nuovo nel mondo musicale ma già
usato da Hiroshi Takano nel suo Awakening, da Peter Gabriel
e da Todd Rundgren nella sua Umbrella Man, per citarne alcuni.
Il pezzo è molto sensuale e accende più di una passione:
peccato che manca in tutto lalbum il sax di Andrea Innesto
che avrei visto bene inserito in Tender chiara. Che uomo sei, con
le tastiere gelide che si affannano, diventa un potente hit allucinato
e con un tempo disco serrato, la voce scorre bene ed è
ringiovanita. Love letters - con la partecipazione di (guarda
chi si rivede) Mickey Feat dei folkeggianti Amazing Blondel
(ricordo il loro capolavoro England degli anni 70) è
una canzone da cantare durante un bivacco al chiaro di luna, sotto
un conestoga, di fronte alle montagne, una lettera damore che
i pionieri americani scrivevano alle loro amate. Tenue come un soffione
che urtando sul tuo corpo ti accarezza, il pezzo è stato inciso
a Londra allinizio della stesura di Nic-Unic, e quasi in diretta.
Caldo suona come vecchi albums di Leon Russell e Jefferson
Airplane e di tutta la West Coast; certo lelettronica cè
ma è usata con i sintetizzatori analogici in voga in quegli
anni. Deve essere un pezzo di cui Patty Pravo è orgogliosa.
.Riscopriamo
piacevolmente luso del Clavinet, del Korg e addirittura del
Vocoder in Siamo sicuri che
, un poutpourri della
disco dance anni 70 che sciorina Three Degrees prodotte
da Giorgio Moroder, Hamilton Bohannon, Sheila B.Devotion ma è
molto di più. A metà pezzo sintrecciano cavalcate
furiose e sintetizzatori ronzanti che abbiamo ascoltato in particolare
nello splendido Wasp di Shaun Cassidy. E arriva Fiaba, il pezzo
che più di altri poteva appartenere a Biafra
Una perla
sommersa nel triangolo delle Bermuda che cattura due amanti fuggiti
dalle camere stagne di un sommergibile, perduti negli abissi in attesa
dellaurora ad unirli; lamore determina lincontro
ravvicinato fra le stelle e Dio. Linterpretazione vocale di
Nicoletta è magistrale, al pari delle sue più straordinarie
performances del passato ,trasparente e forte come uno tsunami.
Grande passione e un timbro unico che solo lei possiede. Il disco
contiene tutte canzoni "mutaforma", ma dare un giudizio
neutrale è molto complesso. Nella continuità dellalbum
qualcosa si perde e qualche passaggio poteva essere più curato,
ma rimane un cd dove la musica leggera si amalgama con larte.
Nic-Unic/Pop-Art. Stupenda poi la copertina di Danilo Bucchi,
psychoticamente darkeggiante, inquietante e leggera come un acquerello
sputato fuori dallinferno. |
| R.U.N.I.
- IPERCAPNIA IN CAPANNONE K 5316 (Wallace) |
Chissà
dove vanno a prendere i loro titoli i Runi, una band milanese
che ha subito una ascesi evolutiva non indifferente.
Ancora una volta cambiano le coordinate, sempre allinsegna del
non sense, ma si incontra qualche approccio più ritmato
e dance come avviene ne Il mondo dei trulli è dentro di
me. Lironia come è logico è sempre presente
e i Runi seguono la loro strada senza intoppi e suggerimenti.
Ipercapnia in capannone k risulta una delle loro migliori prove.
Certo siamo distanti anni luce dallesordio Nessun paradosso
uscito per la Lilium dei fratelli Onorato, e siamo a un cambiamento
di direzione rispetto a Il Cucchiaio Infernale e alla Zucca
Polmonate. Le linee sono più morbide e nella loro stranezza
i ritmi funky e dance appaiono in modo corposo. La musica è
vitale, danzereccia, allucinata, con i tempi serrati della disco-dance
anni 70, contaminata dal jazz rock e dal post-rock
soft in qualche passaggio. La stessa cosa che era avvenuta per
i Tiromancino di Rosa Spinto, anche se i Runi rimangono prettamente
più underground. Qualcosa è cambiato come si
avverte in Imbocca il down tedesco. Lamalgama è
singolare ed è sempre alla ricerca di soluzioni nuove che stanno
bene anche in una disco radio marziana. Nove, in apertura,
è un episodio di rock rugoso e ruvido con le chitarre in bella
evidenza. Lunico raccordo con un passato new wave. Ascoltatori
onnivori, riescono a plasmare come marchio di fabbrica alcuni passaggi
storiografici del rock. Grandi!
Si passa dal rock-art arcano e futurista di Humus aus
contaminato con suoni house (davvero splendida) al rock marcetta e
glam di In autunno fogliamo, alla sperimentazione faustiana
di Bovini in equilibrio, alla canzone strampalata così
cara a Bugo e ai Tarpigh di Mi ammacco per estrapolare pop
rock elettronico alla Gary Numan di Teich it isi Margehrito.
Un cd che, come al solito, è un crogiolo di stili riassemblati
senza dimenticare il funky classico: probabilmente da bambini i Runi
sono cresciuti con gli albums degli Earth, Wind & Fire e ora è
la fase di riconciliazione con i miti della fanciullezza. A volte
cè un po troppo tecnicismo, ma la passione prorompe
e sovrasta qualche occulta freddezza. |
| Tasaday
- LIVE IN ROMA 5257 (Tasaday) |
Finalmente
ho la possibilità di ascoltare dal vivo un documento dei Tasaday,
un cd registrato al Sonica di Roma il 10/11/2002. Dirò subito
che il cd non è ricco di suoni come quelli di studio, ma è
abbastanza scarno: le chitarre hanno la parte predominante, una matrice
sonora che mi ha ricordato di più gli Hawkwind di In search
of space che la nuova tecnologia imperante dei nuovi gruppi elettronici
del 2000. Vi sono pochi applausi durante le canzoni, ma i fedelissimi
devono essere tutti lì attoniti a guardare ciò che resta
di uno dei gruppi gloriosi della dark-wave italiana. I titoli
non sono indicati, nè la durata dei pezzi.
Un gruppo più nutrito di tastiere e ricerca tecnologica, un
fonico più in gamba e si sarebbe confermato lo spessore ricco
dei cd di studio. Comunque le emozioni in questa ora di concerto escono
fuori lo stesso e allora se proviamo a dimenticare la nitidezza, la
pulizia dei dischi in studio, forse la nostra anima sperimentale viene,
ancora una volta, ripagata in pieno. Le voci urlano e si perdono nei
labirinti di questo teatro romano, saette che appaiono e scompaiono
come fantasmi . Molto appassionanti alcune voci femminili campionate,
ma alcuni silenzi sono troppo prolungati . Sono ormai lontani i tempi
di Metal Machine Muzak di Lou Reed , ma sembra che questo disco abbia
lasciato aperte ancora oggi migliaia di porte che lo stesso Lou ha
chiuso da molto... |
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