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Anonimo FTP - VETRO 51’58” (Loadup)
In genere le nuove band rock riescono solo dal vivo a trasmettere l’energia infuocata scatenata dalla loro pulsante adrenalina. Gli Anonimo FTP, band milanese giunta con Vetro alla terza prova, è riuscita in parte a trasmettere queste emozioni anche in studio. A ideare il nome del gruppo è stato il batterista, in omaggio alla passione del gruppo per il web e il mondo dei computer, anche se in realtà di computers e telematica in Vetro c’è poco o nulla.
Hanno scritto tutti i 12 pezzi di Vetro e la loro etichetta ha sede a Senigallia, nelle Marche. A seguirli c’è Davide Lenci che ha guidato in studio molti gruppi rock nostrani come i Cut .
Il disco è regale e lucido proprio come il vetro o come un agrume, bellissimo, aspro e Gusto al limone ribadisce in pieno questo concetto. Altre volte il sound è bagnato e fangoso, come in Esondazioni. Difficile stabilire elementi di paragone, in quanto la sostanza è mutevole. Altre volte come avviene in Mani di plastica si poteva migliorare l’uso della voce rendendo l’interpretazione più decadente e allora si poteva anche scivolare su un divano in dolce compagnia e trasformare il tutto in una erotica ballad.
L’elettronica minimal che a volte fa una timida comparsa poteva essere un elemento cardine. Bellissime e davvero al granito le chitarre di Paul Rondena e Davide Cantatore. La raffinatezza scompare in L’orrore, urlata e strappata a brandelli e tutta puntata su due giri armonici mai uguali a se stessi con la chitarra ululante verso la fine. Canzoni ribelli che non affondano i tasti nella politica ma proprio per questo vicini alla società svogliata; a volte presentano dei boogie-blues e allora consiglio agli Anonimo FTP di ascoltare molto i grandi Foghat, troveranno materiale di studio valido nell’evolversi del loro suono. Comunque l’aria che il cd sprigiona è davvero positiva, anche se qualche melodia in più non avrebbe guastato. Il suono è molto pulito e loro danno una grande resa. Se vi capita che suonino dalle vostre parti andate a vederli e non rimarrete delusi.
Color Theory - SOMETHING BEAUTIFUL 45’57”(11 Eleventh)
Ecco un nuovo lavoro dei Color Theory o, meglio, di Brian Hazard. Della sua passata produzione si ricorda volentieri Tuesday Song, poi Brian ha pubblicato altri due cd, Perfect Tears e Life’s Fayritale in linea con lo stile electro-pop. Something Beautiful è invece inciso con una formazione classica, senza elettronica e con il contrabbasso. Dico subito che preferisco il suono sintetizzato; la classe e la bravura sono indubbie, però è una dimensione troppo statica. Un sogno in bianco e nero. Brian si è voluto allontanare dal suono di una band plastica per assorbire le linee guida dei cantautori, e tornare a qualche composizione che aveva caratterizzato il suo debutto Sketches in Grey ha giovato poco. E’ già uscito un nuovo cd Presents Depeche Mode dove il nostro ricanta pezzi dei Depeche Mode e torna al poptronic, sua usuale veste. Certo che è lodevole il fatto che Brian componga tutti i brani da solo, ma io lo vedo più come parte di una band che non ha mai avuto. I musicisti di Color Theory sono praticamente dei session-men e non gregari a cui non viene concessa la firma dei pezzi.
Ma Brian è un compositore e un musicista sopraffino e i suoi pezzi sono comunque pregevoli, tutti velati da un romanticismo e una drammaticità che tolgono il respiro. La voce è calda e interpreta le canzoni con attenta partecipazione. La grafica è curatissima; guardare le splendide copertine di Life’s fairytale e Tuesday Song. Le parole raccontano di persone nella loro quotidianità precisamente di questo tempo, dei loro luoghi di vita comune e di una tristezza che diventa plaisir d’amour. Nessun verso empirico o criptico. Realistic, il pezzo migliore, parla di gelosia e della paura di perdere l’amore: il flauto e la movenza del pezzo mi hanno ricordato un classico Cat Stevens, ma il brano ha vita propria e ti lascia con le lacrime e la voglia di tornare a sorridere dopo che le paure si sono eclissate.
In tutto l’album si godono in pieno i tasti caldi del pianoforte di Brian che suona a volte anche il vibrafono, il flauto di Brian Noel, sa essere elemento importante a volte acceso, poi sottile e volteggiante come un filo sospeso nel vuoto. Peccato, un organo Hammond avrebbe regalato la giusta poesia ed elettricità che mancano. Gli arrangiamenti sono scarni e non risaltano i pezzi come è avvenuto nelle ultime perle Perfect Tears e Life’s Fairytale. Something Beautiful potrebbe essere stato un esperimento, una pagina a sé di un taccuino già molto ricco. Immaginiamolo come uno schizzo, un preludio a una interessante galleria di intelligenti armonie, e allora l’ostacolo diventa passaggio obbligato.
Elle - PEOPLE ARE DANCING IN THE A.M. 42’53” (Urtovox)
In questi anni 2000 in Italia c’è una riscoperta della neo-psichedelia e, insieme ad alcune bands che proprio non meritano di grandi benefici, gli Elle si discostano presentando con questo terzo cd un lavoro egregio dove la distanza con gli anglosassoni Spirea X è nulla. Ritroviamo con grande stupore Bruce Morrison dietro il banco di regia: Morrison era stato l’artefice delle grandi e positive critiche dell’esordio dei Mirabilia.
Gli Elle non sono novellini e sarebbe quasi ora che l’Italia riconoscesse a questa band veneta il giusto merito. La band nasce nel 1996 e subito ottiene una vittoria a Ritmi globali nel 1997, seguita da quella di Arezzo Wave nell'estate del 1998 che conferma gli ELLE come tra le più interessanti proposte italiane di alternative rock. Ma è con il successivo cd completamente autoprodotto (Caffè&Cadillacs) che la band comincia a mostrare il suo assoluto valore al punto da attirare l'attenzione per una produzione ufficiale e organizzata...Bruciamo ciò che resta ( Marzo 2001 Urtovox/Audioglobe) è il titolo del primo cd ufficiale della band , prodotto da un veterano dell'indie rock made in U.S.A. Geoff Turner , già con Senatur Flux e New Wet Kojack. Un'opera dove si fondono senza forzature le strade a cui gli Elle hanno sempre guardato e cioè il rock d’autore tenebroso e oscuro, ma anche gli Xtc, ritmi ipnotici la lounge e la psychedelia alla Flaming Lips.
PEOPLE ARE DANCING IN THE A.M. presenta una mistura abbastanza originale sebbene appaiono qui e là ombre già presenti in alcuni grandi bands, ma il resto è tutto molto originale e, anche se di poco, superiore a Bruciamo ciò che resta. Kiss me è incantevole con le voci cristalline che galleggiano sopra un fiume sciacquante di impurità. John the hammer è più solida e ripercorre il lato stralunato del cantastorie impegnato che guarda la luna attendendo la comparsa di folletti maligni e il glam anni ’70: scivola giù senza accorgercene. Molto claustrofobica e nobile risulta Resample rew, sperimentazione di classe. Ma più che ballare il senso del disco è quello della riflessione e dell’estasi.
Garbo - BLU 62’ 48” (Mescal)
A volte siamo condizionati da artisti stranieri e non riconosciamo l’autentico valore di alcuni grandi nomi italiani. Un grande nome spesso dimenticato è Garbo che con Blu ritorna ad incantarci dopo la splendida prova di Grandi Giorni. Blu è permeato da una grande e vellutata decadenza, e Garbo è un dandy degli anni 2000 che scrive canzoni come gocce di pioggia senza rumore che risplendono per la bellezza.
Perché anche se all’inizio della sua carriera Garbo ha guardato senz’altro a David Bowie, ora ne è sganciato e Blu è senz’altro un cd che non ha nulla da invidiare a Reality, anzi lo supera. 6 Sei ci sveglia dal torpore anestetizzante del cd ed è un brano carico di riferimenti elettronici costruito su un tappeto rock, impulsi elettrostimolanti dallo stile autoctono.
Niente di più ha la carica di un inno rock per eccellenza: bella la voce interpretativa di Garbo che costruisce una canzone dal fascino ricco. Un fiore di città è un’immagine sbiadita dell’infanzia, un ricordo della fanciullezza delicato e potente come la voce di Garbo, lineare e pulita, con giuste ritmiche di batteria elettronica soffusa. Mi piacerebbe un giorno che scrivesse per Patty Pravo.
Garbo è proprio come la Fenice, è risorto dalle sue ceneri. Dopo Grandi giorni credevamo si fosse perduto e invece il silenzio si è rotto con questo importante disco. In una copertina neo realista in bianco e nero risorge un fiore blu computerizzato, una sintesi dell’intero lavoro, un paesaggio legato agli anni’80, ma arricchito dei tempi moderni. L’amore in tutte le sue forme è il tema centrale di Blu che contiene ben 15 brani. I testi poi sono vere e proprie poesie, immaginarie, eteree che si adagiano su melodie terrene e celesti. Gli arrangiamenti sono tutti equilibrati e non c’è mai una forzatura ed il tutto è frutto della sapiente produzione dello stesso Garbo. L’album è ricco di effetti quasi orchestrali che danno un respiro più ampio all’opera. come avviene in Un bacio falso, quasi epica in apertura. Oggi va bene è un rock romantico, una dedica alla donna e alla musica. L’elettricità è nell’aria, e si contamina con il romanticismo toccando vertici di rabbia euforica in alcuni punti (TV). Altre volte è la ricerca elettronica a condurre le danze come in Da qualche parte, ma il pezzo poi diventa una tipica ballata di Garbo con uno sguardo a Over The rainbow.
Il cuore di Garbo è ancora in grado di scaldare dopo tutti questi anni e la sua sembra davvero una sera infinita come l’ultima track che chiude Blu, tutta incentrata su tuoni e rumoreggiare di cieli cupi e una deliziosa voce femminile.
Il vampiro è invece guidata da una determinata chitarra elettrica che insegue un a ritmica incessante e si estranea un po’ dal tema dell’amore che appartiene al resto dell’album. Senz’altro Blu rimane il miglior lavoro di Garbo da un decennio.
Patty Pravo - NIC-UNIC 36’52” (Sony Music)
Patty Pravo 2004. Nuovo lavoro. Enigma. Giudicarlo a sé stante escludendolo dal passato o confrontare questo lavoro con tutta la produzione precedente?
Nel primo caso il lavoro è eccellente, nel secondo c’è qualche perplessità. Nic-Unic è il lavoro di Patty Pravo che trasuda atmosfere anni ’70 ancora più degli stessi albums di quel periodo, ma non si ricollega a nessun suo lavoro specifico, a parte qualche eco di Biafra (1976).
Certo che bissare un album perfetto come Radio Station era davvero difficile.
Tuttavia Nic-Unic - nonostante la sua breve durata (poco più di 36 minuti) in anni in cui i cd durano un’ora - è un’opera ambiziosa. Stavolta Patty Pravo si è affidata a Gianluca Vaccaro (Tinturia, Carmè, Silvia Salemi) come produttore ed è ritornata a scrivere in prima persona quasi tutti i pezzi con David Gionfriddo e il bravissimo chitarrista Edoardo Massimi.
La coesione di scrittura è ottima ed è proprio qui il punto: Nic-Unic non è un cd di Patty Pravo ma di una band, lei come membro al pari degli altri (infatti è specificato "progetto di Strambelli, Gionfriddo e Massimi")…
Orient Express è il pezzo musicalmente più avanti. Intenso, dark, coraggioso e decadente nella struttura cold-wave. Le chitarre si inseguono su binari paralleli e l’atmosfera, verso la fine, arriva a toccare territori dei Bauhaus che si sposano ai Borghesia (la band gay industriale slovena). Un testo ambiguo che lascia interrogativi aperti. La voce si insinua tra le spire dei Coldplay e dimostra la straordinaria contemporaneità di Patty Pravo in fatto di repertorio. Patty non è mai stata facile da catalogare. Certo le malelingue troveranno da ridire sempre e gioire in solitudine perché la fantasia che Patty propone è unica ed invidiabile ancora oggi. Prova ne è che ai suoi concerti sono sempre più numerosi i giovani ventenni che conoscono tutta la sua discografia.. Hey you con un incedere hip-hop all’inizio, è eseguita impeccabilmente dalla band, ma la dizione di Patty poteva essere migliorata, eliminando qualche biascicamento all’inizio che non fa distinguere bene le parole.
Tristezza moderna, una canzone composta al tempo di Oltre l’Eden, fa gioire con il suo carrozzone zingaresco ricco di suoni e richiami zumpaneschi. Tender chiara è un altro dei pezzi forti del cd che, insieme a Fiaba e Candele (belle le chitarre desertiche dal sapore spaghetti-western) si rifugia nei suoni della natura. Un esperimento non nuovo nel mondo musicale ma già usato da Hiroshi Takano nel suo Awakening, da Peter Gabriel e da Todd Rundgren nella sua Umbrella Man, per citarne alcuni.
Il pezzo è molto sensuale e accende più di una passione: peccato che manca in tutto l’album il sax di Andrea Innesto che avrei visto bene inserito in Tender chiara. Che uomo sei, con le tastiere gelide che si affannano, diventa un potente hit allucinato e con un tempo disco serrato, la voce scorre bene ed è ringiovanita. Love letters - con la partecipazione di (guarda chi si rivede) Mickey Feat dei folkeggianti Amazing Blondel (ricordo il loro capolavoro England degli anni ‘70) è una canzone da cantare durante un bivacco al chiaro di luna, sotto un conestoga, di fronte alle montagne, una lettera d’amore che i pionieri americani scrivevano alle loro amate. Tenue come un soffione che urtando sul tuo corpo ti accarezza, il pezzo è stato inciso a Londra all’inizio della stesura di Nic-Unic, e quasi in diretta.
Caldo suona come vecchi albums di Leon Russell e Jefferson Airplane e di tutta la West Coast; certo l’elettronica c’è ma è usata con i sintetizzatori analogici in voga in quegli anni. Deve essere un pezzo di cui Patty Pravo è orgogliosa.….Riscopriamo piacevolmente l’uso del Clavinet, del Korg e addirittura del Vocoder in Siamo sicuri che…, un poutpourri della disco dance anni ’70 che sciorina Three Degrees prodotte da Giorgio Moroder, Hamilton Bohannon, Sheila B.Devotion ma è molto di più. A metà pezzo s’intrecciano cavalcate furiose e sintetizzatori ronzanti che abbiamo ascoltato in particolare nello splendido Wasp di Shaun Cassidy. E arriva Fiaba, il pezzo che più di altri poteva appartenere a Biafra…Una perla sommersa nel triangolo delle Bermuda che cattura due amanti fuggiti dalle camere stagne di un sommergibile, perduti negli abissi in attesa dell’aurora ad unirli; l’amore determina l’incontro ravvicinato fra le stelle e Dio. L’interpretazione vocale di Nicoletta è magistrale, al pari delle sue più straordinarie performances del passato ,trasparente e forte come uno tsunami. Grande passione e un timbro unico che solo lei possiede. Il disco contiene tutte canzoni "mutaforma", ma dare un giudizio neutrale è molto complesso. Nella continuità dell’album qualcosa si perde e qualche passaggio poteva essere più curato, ma rimane un cd dove la musica leggera si amalgama con l’arte. Nic-Unic/Pop-Art. Stupenda poi la copertina di Danilo Bucchi, psychoticamente darkeggiante, inquietante e leggera come un acquerello sputato fuori dall’inferno.
R.U.N.I. - IPERCAPNIA IN CAPANNONE K 53’16” (Wallace)
Chissà dove vanno a prendere i loro titoli i Runi, una band milanese che ha subito una ascesi evolutiva non indifferente.
Ancora una volta cambiano le coordinate, sempre all’insegna del non sense, ma si incontra qualche approccio più ritmato e dance come avviene ne Il mondo dei trulli è dentro di me. L’ironia come è logico è sempre presente e i Runi seguono la loro strada senza intoppi e suggerimenti.
Ipercapnia in capannone k risulta una delle loro migliori prove. Certo siamo distanti anni luce dall’esordio Nessun paradosso uscito per la Lilium dei fratelli Onorato, e siamo a un cambiamento di direzione rispetto a Il Cucchiaio Infernale e alla Zucca Polmonate. Le linee sono più morbide e nella loro stranezza i ritmi funky e dance appaiono in modo corposo. La musica è vitale, danzereccia, allucinata, con i tempi serrati della disco-dance anni ’70, contaminata dal jazz rock e dal post-rock soft in qualche passaggio. La stessa cosa che era avvenuta per i Tiromancino di Rosa Spinto, anche se i Runi rimangono prettamente più underground. Qualcosa è cambiato come si avverte in Imbocca il down tedesco. L’amalgama è singolare ed è sempre alla ricerca di soluzioni nuove che stanno bene anche in una disco radio marziana. Nove, in apertura, è un episodio di rock rugoso e ruvido con le chitarre in bella evidenza. L’unico raccordo con un passato new wave. Ascoltatori onnivori, riescono a plasmare come marchio di fabbrica alcuni passaggi storiografici del rock. Grandi!
Si passa dal rock-art arcano e futurista di Humus aus contaminato con suoni house (davvero splendida) al rock marcetta e glam di In autunno fogliamo, alla sperimentazione faustiana di Bovini in equilibrio, alla canzone strampalata così cara a Bugo e ai Tarpigh di Mi ammacco per estrapolare pop rock elettronico alla Gary Numan di Teich it isi Margehrito. Un cd che, come al solito, è un crogiolo di stili riassemblati senza dimenticare il funky classico: probabilmente da bambini i Runi sono cresciuti con gli albums degli Earth, Wind & Fire e ora è la fase di riconciliazione con i miti della fanciullezza. A volte c’è un po’ troppo tecnicismo, ma la passione prorompe e sovrasta qualche occulta freddezza.
Tasaday - LIVE IN ROMA 52’57” (Tasaday)
Finalmente ho la possibilità di ascoltare dal vivo un documento dei Tasaday, un cd registrato al Sonica di Roma il 10/11/2002. Dirò subito che il cd non è ricco di suoni come quelli di studio, ma è abbastanza scarno: le chitarre hanno la parte predominante, una matrice sonora che mi ha ricordato di più gli Hawkwind di In search of space che la nuova tecnologia imperante dei nuovi gruppi elettronici del 2000. Vi sono pochi applausi durante le canzoni, ma i fedelissimi devono essere tutti lì attoniti a guardare ciò che resta di uno dei gruppi gloriosi della dark-wave italiana. I titoli non sono indicati, nè la durata dei pezzi.
Un gruppo più nutrito di tastiere e ricerca tecnologica, un fonico più in gamba e si sarebbe confermato lo spessore ricco dei cd di studio. Comunque le emozioni in questa ora di concerto escono fuori lo stesso e allora se proviamo a dimenticare la nitidezza, la pulizia dei dischi in studio, forse la nostra anima sperimentale viene, ancora una volta, ripagata in pieno. Le voci urlano e si perdono nei labirinti di questo teatro romano, saette che appaiono e scompaiono come fantasmi . Molto appassionanti alcune voci femminili campionate, ma alcuni silenzi sono troppo prolungati . Sono ormai lontani i tempi di Metal Machine Muzak di Lou Reed , ma sembra che questo disco abbia lasciato aperte ancora oggi migliaia di porte che lo stesso Lou ha chiuso da molto...


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