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recensioni/articoli
TODD RUNDGREN: MAESTRO DI UTOPIE DI Lino Terlati

Fate mente locale sul film "Blade Runner" di Ridley Scott, e ricorderete senz'altro i replicanti, ma sia la letteratura che il cinema di fantascienza hanno presentato anche altri modelli di creature nate in laboratorio e per tutto simili e più intelligenti agli umani, in grado di sopportare carichi di lavoro che soltanto uno dei più sofisticati computer poteva svolgere. Ed ecco allora sfilare "Android", "L'umanoide", "Robocop", "Terminator", i romanzi di Dick, di Asimov, di Heinlein. Tutti si avvicinavano ad una spaventosa quanto affascinante realtà e cioè la macchina che prende soppravento sull'uomo. E anche in musica si sono verificate le ipotesi che l'arte precedente aveva configurato.Il Cyborg in questione si chiama TR-i o meglio Todd Rundgren, guida una squadra chiamata Utopia che è anche un pianeta. I suoi concetti di robotica applicata alla musica prendono forma già nel lontano 1975 con il disco monumento "INITIATION", dove per la prima volta il musicista lascia alla macchina, in questo caso il Keyboard Computer Synthesizer, il compito di autocomporre la musica su tracce scritte dall'artista. Fu anche il disco in vinile più lungo della storia del rock, pensate ben 68 minuti e 11 secondi raccolti in due facciate. Un disco alienante,folle, che tra l'altro dava forma ad una composizione esoterica quale " A treatise on cosmic fire" di Alice Bailey. La prima parte era più accessibile, ma sempre perfetta senza una sbavatura, perfino in un pezzo rock'n' roll scarno come "The death of rock'n'roll" che alla fine diventa epocale, lanciato in un mare di chitarre torbide e graffianti, tutte suonate dal nostro robot in persona. E così da questa pietra miliare in poi, il nome di Rundgren è entrato nella leggenda. Il vero nome di Todd è Todd Harry Rundgren e nasce il 22 Giugno 1948 ad Upper Darby. Vive alle Hawaii con la sua ultima compagna Michelle Gray e i suoi tre figli maschi, sarebbero 4 ma Liv, dopo 16 anni viene dichiarata dalla madre figlia di Steve Tyler degli Aerosmith.
Michelle Gray è anche corista, cantante ed ha fatto parte dei mitici Tubes. Gli interessi di Todd sono molteplici, dalle civiltà antiche, alla fantascienza, dalla politica alla difesa degli animali; ha una conoscenza enciclopedica della Musica e guarda con nostalgia la musica dei fine anni '60 e quella psychedelica. Debutta nel 1968 con
"NAZZ", inciso insieme al gruppo omonimo.
Nei primi anni '70 sono da considerare notevoli albums come
  "A WIZARD, A TRUE STAR"  e "TODD RUNDGREN'S UTOPIA". In seguito raggiunta la maturità i suoi lavori si sono divisi sempre fra ricerca,sperimentazione e comunicabilità, un connubio impossibile, splendidamente riuscito e portato avanti. Vera avanguardia sonora. Non stupidi echi di grunge o psychedelia, venduti a sprovveduti allocchi che credono che ogni cosa alternativa e rumorosa sia geniale. Ed ecco allora presentarsi ai nostri orecchi perle sonore come "THE BALLAD OF TODD RUNDGREN", "A CAPPELLA", "OOPS!WRONG PLANET", "INITIATION", "REDUX 92: LIVE IN JAPAN", "NO WORLD ORDER". Per arrivare a "THE INDIVIDUALIST" inciso come ormai tanti lavori di Todd , completamente in solitudine con un'elaborazione da certosino e una produzione perfetta da vero cyborg del pentagramma. Questo nuovo album, inciso con il formato CD ENHANCED originariamente, combina le formule dei vecchi dischi tipo "HERMIT OF MINK HOLLOW" più accessibili, con pezzi inusuali futuristi e con ritmiche e furori degni dei gruppi emergenti più oltranzisti. Una vera enciclopedia multimediale. Per la mente avanzata di Todd fare questo è molto semplice. Nelle parole poi il disco si ispira a Hesse, alla Bibbia e ad altri poeti del rinascimento, soprattutto nella nuova "Tables will turn" un melangè sonoro nuovo, rundgreniano al 100%, dove in passerella non ci accorgiamo nemmeno delle sfilate di generi che vengono affrontati, suoni crepuscolari, intensità, rap, chitarre pinkfloydiane, elicotteri che planano, trombette burlesque, ritmica white soul. Tra l'altro le immagini al computer sono bellissime ed incredibili, e come per altre cose Todd è un maestro anche qui. Todd Rundgren in musica rappresenta ciò che George Orwell era per la letteratura e non a caso Todd ha dedicato alcuni pezzi alla società descritta da Orwell nel suo libro più famoso 1984. In "TODD" del 1974 troviamo "Sons of 1984" bellissimo inno generazionale e nell'album nero di Todd "OBLIVION" proprio del 1984 Todd inserisce un pezzo "Winston Smith takes it on the jaw", dedicato al protagonista della favola orwelliana. E tra l'altro quel disco è un signor disco molto politicizato, uno spaccato sulla società così degradata, anti-commerciale e con suoni innovativi ancora adesso, tra l'altro è stato ristampato dalla lodevole Rhino Records. Sembra proprio che gli occhi e le orecchie di Todd siano un grande schermo , e lui riesce a captare ogni nuovo movimento per poi plasmarlo con la sua arte, niente gli passa inosservato.
Eppure così titanica la sua figura , che quando si colloquia con lui si rimane esterrefatti, un uomo comune senza lo status di star, e proprio per questo lui è una vera star ed un real man come ci ha voluto indicare in un suo album ed in sua canzone. Tutta l'opera di Rundgren è articolata e complessa, post-moderna e antica allo stesso tempo, senza barriere e confini ,quello che dovrebbero imparare molti altri musicisti chiusi in un cerchio infinito di uguale materia. Rundgren ha dettato anche legge producendo quasi 80 artisti, guidando artisti del calibro di Patti Smith, Meat Loaf, Psychedelic Furs, Shaun Cassidy, Rick Derringer, Grand Funk Railroad, New England, M.Frog Labat e, ultimamente, Splender, Michael Gallagher, Bad Religion , 12 Rods; ha scritto colonne sonore per Scemo& più scemo, Red Dwarf, Robocop, ha scritto un musical sui testi di Joe Orton, scrittore gay tragicamente scomparso che aveva commissionato i Beatles per comporre le parti musicali. Sciogliendosi loro, dopo anni e anni di ricerca il produttore di Broadway Joseph Papp ha scelto Todd. Ed ha avuto ragione: "Up against it" è meraviglioso, degno di Bernstein.
Già in
"ANOTHER LIVE" del 1975 Rundgren aveva manifestato il suo interesse per il musical ed infattti insieme alla sua orchestra UTOPIA ci propose "Something's Magic" appunto di Bernstein in una versione frizzante che ben si adattava al materiale di jazz elettrico e di hard rock proposto in quel disco.
Veri percorsi sconosciuti ci propone Todd, si entra in un labirinto oscuro, che però alla fine diventa chiaro, anche se cambia continuamente colore. Tempesta e fulmini nell'aria, vortici, ed ecco una navicella atterrare, stranissimi individui ne escono fuori, vengono da un futuro remoto,e impazienti attendono il loro sovrano. Bellissime le immagini che mostrano in 4D del loro pianeta Utopia, un posto molto felice e rigoglioso, pieno di vegetazione e sesso libero; ma una musica si libera nell'aria, mai sentito niente di più bello prima, indescrivibile, si chiama Utopia theme. Ma una cometa aliena acceca i nostri occhi, e da un dirupo si lancia una figura: è lui il dio della musica. Tutti lo riconoscono, ma per entrare nel palazzo vuole essere trattato come tutti gli altri Elfi. Inserisce il suo sguardo in un macchinario che esamina la sua retina e lui può entrare: " riconosciuto codice d'identificazione : Cyborg TR-i, signore di Utopia".
 

ELLA GURU - Mister X 1998 (Bubol Gabol)

Ed ecco arrivare il secondo capitolo dei nostrani Ella Guru, dopo l'interessante "Morbius". "Mister X" non delude le aspettative, e' un lavoro incantevole. Un viaggio grottesco e surreale nel mondo della celluloide eseguito in modo originale; vi e' anche la ripresa della colonna sonora di un film della serie "U.F.O." e cioe' "Uccidere Straker". Sorprende "Fottuti dedali" che se non fosse per l'aria jazz che si respira, almeno per il cantato potrebbe essere tranquillamente un pezzo del primo Banco Del Mutuo Soccorso di Francesco Di Giacomo, con una vena dissacratoria in piu'.Deliziosi tutti i fiati di Massimo Semprini e Gerard Antonio Coatti. "La citta' morta" composta da Semprini ma con Casadei alla chitarra in bell'evidenza, descrive molto bene con un linguaggio minimale scintillante il panorama desolato di una metropoli deserta fino a che' non giunge la disperazione con un crescendo e un ricco amalgama di tutti gli strumenti presenti, fuga free-jazz con mirabolanti controtempi e rullate alla batteria da parte del bravissimo Mirko Sabatini. Il bassista Vincenzo Vasi non e' da meno. "Mister X" e' un'incredibile motivo adatto come colonna sonora ad una spy-story; liquidissime e celestiali le tastiere di Stefano De Bonis di stampo Rundgreniano. Un pezzo che contiene tutto,complicato eppure accessibile, piano piano, le tastiere sembrano entrare nel mondo di Pat Metheny passando per una melodia sanremese, davvero stupefacente ed incredibile, grande livello tecnico e fantasia che escono dalla penna del geniale Giorgio Casadei. "Il mostro della palude di Rimini" e' divertentissima e difficile, con gustosi ticchettii di marimba. Si', insieme ai C.O.D., ma per una via stilistica diversa gli Ella Guru sono davvero innovatori, in quanto riescono a far divertire con una grande complessita'.Avanguardia per le masse. "Apocalypse cow" l'apocalisse della mucca pazza o semplicemente la pazzia degli uomini, mi riporta indietro nei tempi,ai famosi punti Invernizzi e alle mucche Caroline. Ecco gli Ella Guru, affondano la loro cultura nel nostro paese soprattutto nei passati anni del benessere italiano. Ci sarebbe da scrivere per ore su un disco come questo, non trovo nessun pezzo deludente, e questo,grazie alla fertile penna di Giorgio Casadei.
Difficile prevedere se questo progetto, per ora unico in Italia, avra' la forza di attecchire presso il grande pubblico, ma qui dobbiamo essere noi a passare-parola, magari introducendo agli amici un pezzo come "Zombi" intelligentemente eseguito con mille strumenti. C'e' anche spazio per il fascino dell'ambiguità espresso attraverso la rilettura di "Blue Velvet" con alla voce Eva Robins, bravissima e fascinosa, vera chanteuse notturna sdraiata su palcosceni di velluto viola. Grande e nostalgico pezzo , arrangiato e prodotto magistralmente come tutto l'album. Chissa' che il prossimo progetto Ella Guru non sia proprio un album di Eva Robins! Sarebbe meraviglioso!Ma intanto "Mister X " ci terra' compagnia per molto tempo, imprigionandoci nelle sue spirali vorticose. Ella Guru una band con tutte le carte in regola.

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