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recensioni

Alberto Mari MUSICA ON LINE (Apogeo)

Assolutamente indispensabile Musica on line per chi voglia ascoltare ed acquistare musica attraverso Internet, il libro è corredato anche da un utile CD che installa tutti i programmi per poter rendere facile l'ascolto di musica attraverso i diffusori di un PC; certamente la qualità del suono attraverso la rete non ha ancora la limpidezza di un cd ma può essere un'interessante assaggio prima di fare un acquisto sbagliato. La Apogeo continua la sua interessante collana al servizio dei fruitori telematici. Ma Alberto Mari non ha soltanto creato un manuale per la musica on line ma spiega anche come registrarsi in un newsgroup o in una mailing list, quindi i concetti si allargano ed esplorano tutto l'universo della rete. Un interessante capitolo è quello dedicato alla licenza SIAE, un ostacolo che in terra italica non poteva mancare.

rollercoaster THE THRILL CROWD 19'18" (Modern Club Records) Voto=4

Per la piccola etichetta Modern Club Music viene pubblicato un importante lavoro, quello dei Rollercoaster, una formazione italiana con dei grandi pezzi d'assalto, rock potente come avveniva a Detroit qualche tempo fa con gli Amboy Dukes di Ted Nugent. La produzione del disco è degli stessi Rollercoaster, anche se il missaggio è opera di Giuseppe Barone dei Valvola, uno dei più promettenti gruppi italiani, e si sente, anche perchè lo stesso Barone, in alcuni brani, ha suonato il piano Rhodes e così è davvero struggente l'associazione tra hard-rock e psychedelia. Il disco è composto da cinque canzoni dal taglio giovane e allucinato come At the Paisley Park (ma di Prince nemmeno un alone). The mezcal club è più estrema, oltre i limiti dell'accessibile con i suoi suoni crudi e spontanei, davvero una canzone sofferta dedicata alla mescalina.
Nonostante la chitarra disegni begli arpeggi anche The great age è dura con un basso fragoroso che si staglia contro le chitarre da trincea. Arnoux Codaline è in pieno territorio Valvola e Mirabilia, quindi psychedelia lounge malata e sporca allo stato puro, troppo influenzata da Barone, troppo fredda, preferisco i Rollercoaster nei pezzi più rock, un'altra faccia della stessa medaglia?? Molto più bella Take me to the sun, più new wave vicina a certi fermenti alla Echo & The Bunnymen. Ora il responso tocca al pubblico, che senz'altro (almeno quello attento alle nuove proposte indie italiane) apprezzerà questo disco, stampato anche in 10 pollici, un formato che non si vedeva da tanto tempo.

hush OM 18'41"(Toast) Voto=4. Per capire un gruppo come i pisani Hush ci voleva un cd dalla durata un pò più lunga. Composizioni che stanno a metà tra il rock duro (non a caso il nome della band é anche il titolo di una famosa canzone dei Deep Purple) e una matrice psychedelica-tribale. Una miscela davvero interessante. Talkin' truck stop blues é un rock'n'roll velocissimo, quasi punk-garage, alla Nazz con in chiusura un interessante canto tribale appartenente ad una tribù Cheyenne. Waves from the planet invece attinge da diverse fonti (Bowie,Olographic Landscapes, Ole Lukkoye) e il risultato é un pezzo ricco dal grande potere evocativo, molto personale: flussi minuscoli di particelle sonore che disegnano un gigantesco scenario spaziale e introspettivo. Mask of Satyr é invece dominata dalle chitarre acide di Dome La Muerte, il chitarrista che generalmente si esibisce nudo con gli MGZ, ed é una canzone che fonde elementi corrosivi dominati da una voce adoloscenziale (Jennipher Paita), in un modo simile a quello dei Kash di Mutamenti (che hanno un nuovo album in uscita prodotto da Steve Albini). Da segnalare la bellissima copertina di Matteo Guarnaccia, autentico guru italiano multimediale.

ostara SECRET HOMELAND 68'03"(Osterraed) Voto=4. Epigoni in chiave pop dei Death in June e dei Current 93, gli inglesi Ostara pubblicano questo gradevole album che vede tra l'altro la partecipazione dell'italiano Marco Deplano dei Grey Wolves. Hanno la loro etichetta ma fanno parte della World Serpent, un'etichetta specializzata in folk druido e musica noise, un must per tutti i cultori della musica underground.
Celestiale é Sailing to Atlantis, ma anche The Reckoning é di una bellezza che ricorda alcune ballate di Marc Almond. Qualche attenzione é stata data loro da alcuni siti italiani, ma se volete più informazioni su questa band , visitate il loro sito
http://sites.netscape.net/osterraed. Loro sono un duo contornato da vari ospiti, che nella scarnezza delle loro composizioni, sa anche essere magniloquente, e la copertna lo dimostra. Epiphany, una sorta di olocausto sonico, si discosta dal resto dell'album, ed é narrata appunto dalla splendida voce di Marco Deplano. Gli Ostara sono riusciti a fondere elementi anarcoidi con strutture più legate alla forma canzone e il lavoro é senz'altro gradevolissimo. A volte il violoncello dà un'impronta ampia alle composizioni, che sono strutturate come quelle della band americana Tories. Pare che ora abbiano già un nuovo lavoro pronto, che attendiamo.

ensemble affetti amorosi CANZONETTE, MADRIGALI E SONATE 52'06" (Avvenimenti) Voto= 4

Certo che se non si è appassionati di storia medievale e quindi cultori di Gwendal, Steeleye Span, Malicorne, Lyonesse e altri, i dischi dell'Ensemble Affetti Amorosi passerebbero inosservati. Questo cd é distribuito in tutte le edicole perché allegato con il settimanale Avvenimenti ( tra l'altro a un prezzo straordinariamente basso) ed é una vera gemma.
Il gruppo ha ripreso alcuni brani sconosciuti del 1500 e li ha eseguiti in maniera straordinaria grazie anche allo splendida ugola del soprano Anna De Martini. Un suono scarno ma allo stesso tempo riempitivo, tutto incentrato su clavicembalo, tiorba, flauti e violoncelli che ricamano un tessuto elegante, intriso di memoria passata che risplende nella luce. In Chiaccona, la voce tace, ma sono gli strumenti a parlare e a trasportarti in una terra magica. Ben vengano gruppi come questo se la ricerca si dimostra così pulsante di emozioni. Certo non c'é nessuna composizione originale, ma questo non significa una caduta di creatività, in quanto é un compito arduo riproporre musiche ormai perdute nella polvere del tempo.
Nessuna sbavatura, le esecuzioni sono precisissime. Purtroppo si sa poco di loro in Italia: li vedrei molto bene in tour con gli Ataraxia, clan di musicisti certosini.

camp blackfoot CRITICAL SEED VS. THE SPARTAN SOCIETY 61'51" (Pandemonium) Voto=5

Musica a 360°, oscillante tra rock progressivo e il post-moderno. Rapidissimi cambiamenti di tempo eseguiti a un'icnredibile velocità, composizioni inquiete di cui non é facile scrivere senza rischiare di tralasciare qualcosa. I Camp Blackfoot sono un gruppo inglese onnivoro di musica: in Critical Seed Vs.The Spartan Society c'é di tutto: rock, jazz, post-punk, sinfonia, cori curati, musical, new wave, industrial, hard-core. Deframmentazione, scomposizione dei generi per riunirli in un tassello nuovo. Il gruppo si muove sulla scia dei lavori degli anni '70 di gente come Todd Rundgren, i Tubes, Zappa, i Think Tree, ma con qualcosa di nuovo, il cinismo degli anni '90. Questo é un disco bellissimo per capire dove potrebbe arrivare in futuro la musica. Tra i brani dell'album segnaliamo The Other Gioconda, un pezzo selvaggio, una vera orgia di situazioni stralunate, eseguite con una precisione e una grinta invidiabili, punzecchiato da un pianoforte acido e da un organo Hammond che fa ritornare in mente le cavalcate sonore di Joe Vescovi dei Trip di Time of Change. I Camp Blackfoot sono anche questo. Ma c'é ancora di più, come la lunga Exorcismo di Paulo in apertura, che dimostra quanto i Camp Blackfoot non siano per nulla contaminati dal business e dalle leggi di mercato: é un mare apocalittico di suoni che saltano e rimbalzano con fascino nelle cuffie degli ascoltatori, zampillando qua e là con tastiere furibonde, chitarre robuste e collage auditivi di punk'n'roll, tunnel allucinanti dove ci si puo' perdere. Una giungla sonora che affascina, come avviene in The Blue Hood, eseguita con una potenza infuocata. La mutazione della musica ha già incominciato a diffondersi e questo é un disco da conservare.

camerata mediolanense MADRIGALI 33'22" (Triton) Voto=4. Per chi è appassionato di musica gotica o folk druido, l'ascolto di Madrigali della Camerata Mediolanense rappresenta un appuntamento obbligato. Loro propongono un'insolita miscela di composizioni originali e di componimenti antichi e tradizionali, rivisitati con l'ausilio di sintetizzatori e voci polifoniche molto curate, pregevolissime all'ascolto e mai ostiche. Uno dei più bei pezzi é Podmoskovnye-Vecera, una canzone russa del XX° secolo, una litania apocalittica disturbata da percussioni tombali e dai canti angelici di Daniela Bedeski. Canto di popolo é una canzone popolare italiana sempre del XX° secolo, vicina ai recuperi tradizionali dell'Ensemble Affetti Amorosi, anche se resa atipica dal computer programming di Pavor Nocturnus che evoca una marcetta dal collocamento atemporale. Ma il furore dei sintetizzatori e delle percussioni elettroniche s'impone in Madchenlied, una composizione originale del gruppo, che mischia cori sacri e cabaret mitteleuropeo. La band non dovrebbe avere difficoltà a imporsi, come é successo ai loro cugini Ataraxia, Ordo Equitum Solis, Kirlian Camera e rappresenta un'importante opportunità in più per arricchire il panorama italiano del gotico.

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