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Best: il Beatle del calcio
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GEORGE BEST, IL BEATLE DEL CALCIO - Sincere considerazioni
sulla prima star dell'era "pop-calcistica"
"George Best e' il piu' grande giocatore
del Mondo" (Pele', 1966)
"...e sappiate una cosa: una partita
di George Best é l'equivalente di dieci anni di un mediocre
giocatore". (Jimmy Greaves)
"...il piu' grande rimorso che George Best dovra' affrontare
nella sua vita e' chiedersi quanto realmente grande sarebbe potuto
divenire..." (giornalista inglese)
Scrisse
un giorno un autorevole giornalista sportivo inglese: Ci sono
due modi per ricordare George Best: il primo vi causera' rabbia,
rimorso, dolore per non aver visto questo immenso giocatore esprimere
tutto il suo formidabile ed inarrivabile talento; la seconda invece
vi portera' gioia, un'incredibile stato di estasi e la privilegiata
opportunita' di aver potuto vedere uno dei piu' grandi artisti sportivi
mai apparsi su questo pianeta.
In un certo senso basterebbe questa laconica ma, allo stesso tempo,
acuta considerazione, per riassumere cosa George Best e' stato e
(purtroppo) cosa sarebbe potuto diventare se.... se non fosse stato
tradito proprio da George
Best. Naturalmente ho romanzato un pochino piu' del dovuto la pregevole
affermazione di quel giornalista, sebbene il concetto non sia stato
per nulla contraffatto, o "boicottato". Semplicemente:
aver goduto (e per la vista si doveva trattare di un assoluto godimento,
di prima categoria!) in prima persona delle prodezze per quei tempi
quasi inconcepibili, di un giocatore come Best equivale ad un piccolo
dono che la vita diede a quella fortunata gente. George Best, al
di la' di giudizi, polemiche, mitizzazioni, stroncature, e' stato
(ed ancora, seppur piu' pacatamente) e' un entertainer. Meglio:
il primo veri entertainer dell'era moderna calcistica. Colui che
il sottoscritto non ha mai esitato a definire"la prima autentica
pop-star calcistica. Dentro e fuori dalcampo. Un assoluto
domatore di oceaniche folle, ammaliate, "rubate" dalla
classe innata di un fromboliere che era in grado di vincere le partite
da solo, inteso che ne avesse veramente voglia!
Ma che significa pop-star del calcio? Che valenza ha, oggi,
considerando che, bene o male, negli ultimi trent'anni, questo concetto
si e' allargato a macchia d'olio, fino a colpire anche addetti ai
lavori che per certo non hanno e non avrebbero mai meritato tale
titolo, un titolo d'onore. Un titolo che solo George Best, a quei
tempi, poteva rivestire. Ecco perche' fu definita la prima vera
star del Football: perche'si trattava di un personaggio assolutamente
unico, nel panorama calcistico (ma non solo), straordinario prim'attore
di un Calcio con la "C" maiuscola che fu e che ora non
esiste piu'.
George Best e' stato l'incontrastata icona di questo sport, lungo
il corso di tutti gli anni '60, anni nei quali i giovani amavano soprattutto
esibirsi con particolarissimi tipi di acconciature e muoversi all'interno
del sistema con piglio anti-conformistico.
Best, in breve, riassumeva questo atteggiamento, che ha contraddistinto
così vivacemente quegli anni E potrei pacificamente affermare
di come egli ne fosse la trasposizione in senso calcistico, con le
sue accattivanti movenze, i dribbling irrisori e strappa-applausi,
il tiro secco e micidiale, le lunghe inarrestabili corse lungo gli
out laterali, il tutto bilanciato da un flessibilissimo fisico, un
fisico per la verita' gracile ma incredibilmente (ed insolitamente,
vista la magrezza e la non eccessiva statura, appena 1.72) potente,
possente nei suoi stacchi imperiosi di testa, specialita' nella quale
non aveva poi tanto da invidiare a colleghi ben più alti e
vigorosi di lui. Era il Calcio fatta-persona, il nuovo Dio sceso in
terra..
Probabilmente solo Pele' gli fu superiore come naturale talento calcistico,
ma, e si sa, in casi come questi, la disputa su chi sarebbe il migliore
potrebbe durare un'eternita'...George era in grado di calciare la
palla con entrambi i piedi, era cioe' ambidestro; sapeva dribblare
anche in mezzo a 3-4 avversari, senza mai perdere il controllo della
palla, che sembrava essergli incollata ai piedi; inoltre aveva un
passo irresistibile, con accelerazioni portentose, "sovrumane",
azzarderei! E, come gia' detto qualche riga sopra, era anche un buon
colpitore di testa, caratteristica questa che rendeva Best un calciatore
dotato di una classe e di una completezza tecnica a dir poco unica.
Non di meno, era anche efficace nei tackles, uno che non si tirava
Certo indietro quando si trattava di contrastare, anche duramente,
un avversario, onde sradicargli la palla dai piedi per poi ripartire,
imperioso e leggero come una piuma, verso l'area di rigore avversaria,
con il preciso intento-killer di aprirsi un minacciosissimo varco
tra la difesa altrui.
Ma ora mi sembra giunto il momento di andare un pochettino a ritroso
nel tempo. "Perdiamoci di vista" un attimo ed ignoriamo
questo difficile mondo per addentrarci sontuosamente in un'epoca lontana
ma irresistibilmente affascinante. Ritorniamo con prepotenza ai "fab-Sixties".
Torniamo da George Best ed al suo inarrivabile contributo alla causa
calcistica.
George Best nacque in un povero quartiere di Belfast il 22 Maggio
1946 e gia' a 15 anni era un promettentissimo talento calcistico.
Fu prelevato da uno scout del Manchester United il quale, alla vista
di quel funambolico ragazzino, ne rimase talmente entusiasta da proporlo
immediatamente Matt Busby, il padrone/manager/ allenatore del Manchester.
"Penso di aver trovato un genio" - riportò euforicamente
il talent-scout del Manchester, durante la telefonata che fece a Sir
Matt per informarlo della grande scoperta. Ma il primo impatto con
l'Old Trafford non fu dei migliori: infatti George, arrivato da Belfast
in traghetto insieme ad un suo connazionale coetaneo nonche' suo futuro
compango di squadra, non resistette che un giorno. Si trovò
del tutto impreparato nell'affrontare quella che per lui sarebbe divenuta
una nuova vita, e chiaramente fu molto provato causa anche la giovanissima
eta'. Era, come dicono gli inglesi, molto "homesick", cioe'
aveva nostalgia di casa. Una forte, fastidiosa nostalgia. E decise
sin da subito di averne già avuto abbastanza e se ne torno'
con il primo traghetto, ma pochi giorni dopo George fu raggiunto a
Belfast proprio da Busby, il quale, con grande tatto e comprensione,
ed innegabile abilita', convinse l'ancora immaturo Best a ritornare
a Manchester per provare di nuovo. George accetto' e questa volta
non se ne scappo' via dopo un solo giorno, ma sarebbe restato a Manchester
per la bellezza di 13 anni!...
Il debutto di George
Best avvenne nel settembre del '63, contro il West Bromwich:
risultato: 1 -0, con Best protagonista nell'azione del gol-partita.
Si noti che il ragazzino aveva solamente 17 anni (!), decisamente
un record per quegli anni, sebbene va detto che Pele' in questa
categoria batte' tutti i successivi, precosissimi esordienti, avendo
debuttato nel Santos alla tenerissima eta' di 15 anni (!!), nel paleozoico
1956. Si trattava tuttavia del piu' grande giocatore di tutti i tempi...
Quella partita contro il West Brom fu l'inizio di una splendida cavalcata
calcistica che ebbe come highlights indimenticabili trionfi come lo
scudetto del 1965 e 1967, coronati poi da quella splendida finale
di Coppa Campioni vinta dal Manchester contro il Benfica, e nella
quale Best fu l'assoluto, incontrastato prim'attore.
Manchester-Benfica venne giocata nel sontuoso stadio di Wembley il
29 Maggio 1968, un anno davvero simbolico per il Pianeta,
caratterizzato dalle ormai famigerate e celebrate rivolte studentesche
e da una scena musicale ribollente ed entusiasta, sempre pronta a
considerare nuove strade e nuovi tracciati. Dopo un primo tempo mediocre,
la ripresa si fa piu' vivace ed il Manchester passa in vantaggio con
un colpo di testa di rara bellezza da parte del grande Bobby Charlton
(che insieme a Denis Law ed allo stesso Best, in quegli
anni' formo' il primo autentico "trio delle meraviglie"
che il calcio ricordi): 1-0! Ma non molto tempo dopo, una disattenzione
difensiva del Manchester permette a Graca di firmare il pareggio.
Inizia una terribile mezz'ora per il Manchester, che si vede per poco
sfuggire di mano la Grande Occasione; un prodigioso Stepney, il portiere
titolare della squadra inglese, salva con due interventi miracolosi
sul sempre vivo (e sempre in agguato!) Eusebio, il piu' grande calciatore
portoghese di tutti i tempi, premiato fra l'altro con il Pallone d'Oro
tre anni prima, nel 1965, e considerato unanimemente come uno dei
migliori giocatori di sempre. Ma il Benfica non riesce a trovare il
colpo del KO e si va ai supplementari.
Un Manchester ancora stordito da quel preoccupante finale di partita,
si vede costretto a fronteggiare, provato, una squadra che certo non
accondiscendera' tanto facilmente, e che si battera' fino all'ultimo.
D'altronde, con un "certo" Eusebio sulla prima linea d'attacco,
chi puo' dormire sonni tranquilli?... Ed invece accade l'impensabile.
Sfruttando un lungo lancio di un compagno, Kidd svetta di testa, sfiora
la palla quel tanto che basta per mettere in gioco Best, il quale,
fulmineamente, irrompe, per poi ubriacare il proprio diretto avversario
in splendido dribbling e, solo davanti a Costa Pereira, il portiere
del Benfica, lo ipnotizza, prima, e lo castiga poi con un elegantissimo
dribbling deponendo la palla nella porta ora del tutto sguarnita.
Goal! Best firma un prodigioso e liberatorio 2-1.
Ora e' il Manchester ad essere piu' vicino al grande trionfo di quanto
mai avesse potuto pensare, almeno prima che iniziassero i tempi supplementari.
Ma il Benfica sembra non avere più cartucce da sparare, e pochi
minuti
Dopo Brian Kidd, dopo un primo tentativo di testa andato a vuoto,
e' il piu lesto di tutti e ribatte nuovamente di testa: questa volta
é goal! 3-1! Il Benefica é in ginocchio.
La sorte ha tifato Manchester ed é ad un passo dal coronare
un sogno, un sogno che Matt Busby aspettava da piu' di dieci anni,
già da tempi della tragedia di Monaco, quel maledetto 6 Febbraio
1958, quando lui e tutta la sua squadra furono vittime di un disastro
aereo, nel quale perirono alcuni giovani promesse, tra cui l'ancora
indimenticata grande stella del calcio inglese, Duncan Edwards.
Aveva solamente 21 anni. Ma George Best avrebbe ripagato il vecchio
Busby anche di quella tremenda stoccata inferta a lui ed al Manchester
da un destino eccessivamente crudele, conducendo i suoi a un'epica
vittoria. Il Benfica ormai e', chiaramente, fuori partita, non puo'
piu' nuocere agli avversari e dovra' subire anche l'onta di un clamoroso
e perentorio 4-1.
A segnare l'ultimo, definitivo goal e' ancora Bobby Charlton che raccoglie
stupendamente al volo un bel cross di Kidd e piazza la palla nell'angolino
alla destra di Costa Pereira, avendo cosi' modo di mettere a segno
un' entusiasmante, irripetibile doppietta.
E' fatta! E' il trionfo!!! Il trionfo del Manchester ma, soprattutto,
di George Best, assolutamente decisivo nel punto piu' cruciale e incerto
del match.
A rendere ancora piu' simbolica quella vittoria, vi fu l'incoronazione
di Best come "miglior giocatore europeo dell'anno": George
Best venne infatti votato, alla fine del '68, come miglior giocatore
del Continente e gli fu assegnato, meritatissimamente, il prestigiosissimo
PALLONE D'ORO. Che anno che fu, il 1968, per George!
Non ci sarebbe piu' stato, per Best, un anno del genere. Con grande
rammarico non solo per il sottoscritto ed i suoi ancora numerosi fans,
ma per tutto il Calcio in generale. E molti, a distanza di anni, indicheranno
proprio in quella bellissima e coinvolgente partita l'apice calcistico
raggiunto da Best. E aveva solo 22 anni, quel giorno...!
Da qui in avanti sarebbe iniziata una lunga e penosa discesa verso
la fine, tragicamente prematura, della sua carriera, prima, e un
successivo periodo condito da eccessi di ogni tipo; poi, tra Miss
Mondo, colossali bevute di birra, migliaia di Sterline sparse in un
letto, nuovi orizzonti calcistici nei multimilionari States, ricoveri,
contro-ricoveri, periodi di smarrimento pressoche' totali, infarti,
tre-quattro mesi di prigione (per offesa a pubblico ufficiale e stato
di ubriachezza mentre era alla guida, nel 1984) ed una successiva
rinascita, questa volta come commentatore d'eccezione per un canale
sportivo molto popolare in Inghilterra.
Ovvero, vita, successi, passione, (quasi) morte e disperazione di
un Mito intramontabile del Calcio, un vero Immortale di questo sport,
"il Beatle del football",ooooops... sorry, "El Fifth
Beeatle", come fu soprannominato dopo un incredibile (e ineguagliato)
5-1 contro il Benfica di Eusebio, nei quarti di finale di Coppa Campioni
del 1966 (al ritorno in aeroporto rimase leggendario il sombrero messicano
che indossò, onde celebrare alla sua maniera quella splendida
impresa)
A dir la verita', ripercorrendo le tappe salienti della sua tribolata
ed avventurosa vita, tra un eccesso e l'immediato bisogno di redenzione,
tra un goal ed una bevuta di birra, si puo' dire si abbia assistito
piu' ad una versione calcistica di Jim Morrison, che ad un beatle...
Per me, comunque, valgono entrambe le definizioni.
Dunque, riepilogando, il buon vecchio "Geordie" (o "Georgie",
soprannomi con i quali veniva affettuosamente chiamato dai fans e
compagni di squadra) ha vinto due scudetti (1965 e 1967, con il Manchester)
e una Coppa Campioni nel 1968. Fu eletto "Calciatore Europeo
dell'anno" da France Football lo stesso anno mentre gli Inglesi
non furono certo da meno, eleggendolo a furor di popolo, miglior giocatore
Premiere League Inglese del 1968.
Successivamente Best
non vinse piu' nulla di importante, a parte il fatto di aver rifilato
un assurdo "sestetto" al Northampton (se non sbaglio) nel
Febbraio del 1970, in scena un match di qualificazione per la FA CUP:
quello fu anche il giorno del suo ritorno nei campi da gioco dopo
una lunga squalifica durata 6 settimane. Quale migliore occasione
per fare sei goal e battere un nuovo record? (ditemi: quanti giocatori
conoscete oggi che abbiano segnato la bellezza di 6 goals, un po'
in tutte le salse, in una sola partita, e di FA CUP, per giunta?...
non credo molti...). Beh... penso proprio di aver reso un buon servizio
al Grande George!
E sappiate una cosa: nessuno ha rappresentato lo stardom calcistico
come George Best. Lui ha osato dove altri non avrebbero mai potuto,
neanche calciatori divenuti piu' famosi (o piu' celebrati) dell'asso
nord-irlandese.
Ma per essere i primi, spesso, ci si trova in un secondo tempo a dover
pagare un prezzo alto, troppo alto, ed e' cio' che e' toccato anche
ad una divinita' sportiva come il caro vecchio Best. E azzardando
e poi riuscendo in questo primato, e' prima salito verso l'Elite'
del Calcio e dei suoi Assoluti Padroni, per poi essere risucchiato
inesorabilmente dalla sua stessa egomania, e da una inequivocabile
incapacita' nel saper controllare e gestire un gioco che gia' da tempo
gli era sfuggito clamorosamente, ed impietosamente, di mano. Per sempre!
Non ci fu appello per Best, e forse mai ci sara'.
George Best, a mio modesto parere, e' stato il primo, l'unico ed il
solo, e come lui non ce ne saranno piu'. Quello che sarebbe successo
al cosiddetto odierno "star-system" del Calcio poco ha importanza.
Chi ha privilegiato questo settore nella maniera in cui Best lo ha
fatto, merita una monumentale standing-ovation, cosi' come merita
di essere riverito e ricordato per l'eternità per cio' che
ha espresso sul campo, davanti a quelle folle urlanti come isterici
il suo nome, cosi'come facevano i milioni di fans dei Beatles, sparsi
per il mondo.
E per una volta, vorro' anche dimenticare cosa Best non sarebbe assolutamente
dovuto diventare o semplicemente cerchero' di evitare qualsiasi cosa
inerente al suo "lato oscuro", che un giorno di quasi 30
anni fa gli fece per sempre smarrire la via e che non gli permise
più di esprimere quella particolarissima arte di cui si fece
profeta, un calcio ormai dimenticato e considerato passato, arcaico.
Ingiustamente.
Ma un giorno qualcuno, magari qualche vecchio sudicio ubriacone, dimenticato
dal tempo e dagli amici, un tempo anche lui mirabile artista, avrà
il coraggio di citare di nuovo questo pazzo britannico che con la
palla fra i piedi faceva Follie, e ridicolizzava (letteralmente) i
propri avversari, con una strafottenza ed una superbia inarrivabili.
E comunque era troppo bravo per essere criticato, e, seppur la sua
vita si divise sempre tra grandi giocate sul campo, ed alzate di gomito
fuori, sappiatelo perdonare,gente, in fondo si trattava del più
grande talento mai completamente espresso della storia di questo sport.
Non vi sembra forse abbastanza? George Best lascio' il Manchester
United nel Gennaio del 1974, dopo l'ennesimo allenamento saltato (e
l'ennesima furibonda lite con l'allenatore di turno). Sarebbe stata
l'ultimissima volta che George avrebbe guardato l'Old Trafford; il
"grande entertainer" fu costretto suo malgrado ad osservarlo
dalla panchina, emaciato e triste. A fine partita imboccò gli
spogliatoi, sconsolato, smarrito, piangente, ombra di se stesso e
dei suoi eccessi.
E varcata quella soglia, una cosa fu certa: George Best non sarebbe
più tornato indietro, ne' avrebbe piu' rimesso piede nel suo
amato Old Trafford come giocatore. Mai più.
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