la scheda del giocatore nella International football Hall of Fame

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BEST Regia: Mary McGuckian; Sceneggiatura: John Lynch  e Mary McGuckian; Interpreti: John Lynch,  Ian Bannen, Sir Matt Busby, Jerome Flynn, Ian Hart, Patsy Kensit, Cal Macaninch, Linus Roache, Adrian Lester, David Hayman, James Ellis, Roger Daltrey; Produzione: UK; Anno: 2000; Durata: 102 minuti ca.

MA, DITEMI, CHI ERA IL "VERO" BEST? - CIO' CHE NON VORRESTE MAI VEDERE SUL PIU' GRANDE GIOCATORE DEL MONDO...

Best, ovvero gloria, trionfo, caduta, baratro e poi dissoluzione ed autodistruzione del piu' geniale giocatore mai prodotto dalle Isole Britanniche. Un perfetto "bello e dannato" dell'era moderna calcistica. Cio' che invece non e' per nulla perfetto ma solamente dannato e' il film a cui ho potuto assistere questa sera, al Nosadella Multicinema di Bologna. Ero in fervente attesa di vedere (finalmente!) il film-biografia su uno dei piu' grandi, sebbene controversi, artisti che la Storia dello Sport ricordi, e non solo di quella del Calcio. Prima di tutto: la scelta del protagonista: l'attore principale che interpretava la parte di George Best, tale John Lynch, si e' rivelata piuttosto infelice; in poche succinte parole, egli non ha il cosiddetto "physique du role", meglio: "la face du role" (scusate il mio francese, ma sono quasi 15 anni che non "tocco" una parola di questa pur amabile lingua...). Volto piu' triste, emaciato e sconsolato i produttori non potevano scegliere: in questo modo e'stata sperperata, lungo tutto l'arco della pellicola, una malinconia eccessiva ed ingombrante, difficile da digerire per lo spettatore di turno, soprattutto per i fans di George Best, quelli veri, quelli cioe' venuti per ammirare sotto forma di celluloide il loro grande, immortale eroe. C'e' da chiedersi, ad un certo punto della visione, se davvero il mirabile, buon vecchio Georgie The Genius fosse davvero quella riluttante, irritante e miserabile mezza calzetta che per una buona meta' del film spara un' infinita sequela di "vaffa" e di "vai al diavolo", da farlo sembrare piu' Al Pacino/Sarface piuttosto che un George Best.... Si', signori, perche', a rendere ben conto, il film e' stato, prima di tutto, un vero e proprio, inspiegabile "suicidio visivo", in quanto dei "meravigliosi "Sessanta"" abbiamo visto sinceramente poco o nul- la, quando invece avrebbero meritato un maggiore approfondimento, sia contestualmente che musicalmente. Penso, e spero, che per George Best si possa fare di piu', piuttosto che descriverlo come un drogato/ubriacone "sperpera-denaro", ignara vittima di se stesso, prima che dell'alcool e delle belle donne. Impostazione errata anche per cio' che concerne la colonna sonora. Eccetto un paio di tracks eccitanti e che ben si sposano con la scena in atto, gli addetti ai lavori si sono dimostrati difettosi nel proporre una miscela musicale che fosse almeno minimamente in grado di commentare degnamente le imprese calcistiche (ed ... extra) del mitico Geordie. John Lynch, in tutta franchezza assomiglia di piu' a Pete Townshend che a Best, e quindi gli consiglierei di dedicarsi anima e corpo a una biografia romanzata sugli Who, la prossima volta che avra' intenzione di cimentarsi davanti a una macchina da presa.
Anzi, avrei di meglio da proporre ai produttori di Best: ingaggiate un attore, questa volta davvero bello, una faccia alla George Best, una autentica "faccia da schiaffi", e fatelo recitare nelle parti felici e coinvolgenti della sua vita (l'esordio calcistico, il 5-1 al Benfica, la finale di Coppa Campioni vinta con lo stesso Benfica, tanto per citare alcuni capisaldi della sua esistenza), mentre, quando si trattera' di descrivere la parabola discendente del grande giocatore, richiamate pure l'inespressivo, insipido John Lynch. Uguale: Successo Assicurato! Di critica e di pubblico (sia che tifiate Best, sia che non lo tifiate). E poi dove sono i Beatles e i Rolling Stones? E gli Who? E la "swingin' London"? Particolari mica da poco. Particolari minimamente accennati in una produzione sommariamente goffa e decisamente patetica, troppo patetica per sembrare vera. In definitiva, l'immagine che si ha di George Best in questo film, e' di una infinita tristezza, quasi da pianto nevrotico, oltre che di una pomposissima nauseante malinconia, qui intesa nella peggiore accezione possibile del termine; una fotografia sbiadita senza colore, che getta miseramente (anche se senza alcuna volonta' di ledere) ancor piu' fango nella gia' difficile vita del vecchio asso nord-irlandese. Il mio consiglio, quindi, e' questo: dimenticatevi in fretta di Best, per andarvi a vedere il vero Geroge Best procurandovi un documentario sulla sua vita e le sue "opere calcistiche". Rimuovete dalla vostra memoria le brutte, noiose immagini di quel film, e immergetevi negli anni '60 e, soprattutto, immergetevi in George Best, "il piu' grande giocatore del mondo", secondo Pele'. Ho detto Pele', eh? - mica poco! Alla fine, i veri soldi non li ha sperperati Best, ma noi nell'andare a vedere questo fiacco, inconcludente remake sulla sua vita. La prossima volta chiederei a regista e sceneggiatori, nel caso si imbattessero nuovamente nell'"enigma-Best", di regalarci molto piu' calcio e molto meno alcol... In modo da non uscire noi "ubriachi", dopo la visione del film. Parola e pensieri di un autentico figlio degli anni '60.

© 2002 Alan Tasselli - per gentile concessione dell'autore

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