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PINK
FLOYD : THE PIPER AT THE GATES OF DAWN (Parlophone/Emi)
Tracklist:
1. Astronomy Dominé
2. Lucifer Sam (Barrett) - 3:07
3. Matilda Mother (Barrett) - 3:08
4. Flaming (Barrett) - 2:46
5. Pow R. Toc H.
6. Take Up Thy Stethoscope and Walk 7. Interstellar Overdrive
8. The Gnome
9. Chapter 24
10. The Scarecrow
11. Bike
Formazione:
Syd Barrett - chitarra, voce
Roger Waters - basso, chitarra, voce
Nick Mason - batteria
Richard Wright - organo, piano, tastiere, voce
Cronologia Pink Floyd, a cura di Loris
Cantarelli
discografia Syd Barrett:
The Madcap Laughs (1970)
Barrett (1970)
The Peel Sessions (1988) (Live BBC registrato nel Maggio
del 1970)
Opel (1988)
Crazy Diamond (1993) Box set che contiene The Madcap Laughs,
Barrett, e
Opal con 19 bonus tracks e un booklet di 24 pagine.
Pink Floyd,
sito dedicato alla band con discografia e testi
Pink Floyd.com,
il sito ufficiale del gruppo
Dolly
Rocker, sito dedicato a Syd Barrett
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sito italiano dedicato a Barrett
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Elegia a un diamante pazzo le cui schegge
ancora brillano...
Talvolta il genio ingrassa cosi' avidamente la mente rendendola partecipe
di uno sconsiderato, folle gesto la cui unica giustificazione risiede
in un apparentemente infinito, eclettico principio di creativita'
contraddistinta da un alternarsi di luce e oscurita', Paradiso ed
Inferno, talvolta percorrendo sentieri ellittici dalla complessita'
pressoche' indecifrabile e sinonima di feroce imprevedibilita'.
La follia e' sempre stato una sorta di comandamento per l'angelico
diamante della neo-nata psichedelia britannica, Roger "Syd"
Barrett, bizzarro genialoide alchimista, arguto sperimentatore
di intrugli sapientemente sospesi fra reale ed irreale, surreale ed
immaginifico. Un atto di impagabile amore fra la sua destabilizzante,
obliqua materia grigia e la Dea delle Droghe psichedeliche in voga
nei tardi anni '60: l'LSD.
Lo si puo' considerare un rapporto di amore e odio, diabolico spartiacque
che divise la gia' fragile, "friabile" personalita' di Syd
in due antitetiche parti; il "viaggio" da lui intrapreso
lo avrebbe presto condotto sino alle porte del Nulla, e dal Nulla
egli venne inesorabilmente risucchiato. Per sempre le sue "scomposizioni-ricomposizioni"
del suono distorto, figlio diretto della etica musicale-compositiva-onirica
dei Pink Floyd-prima maniera, ci vennero portate via, come
se un bambino spesso capriccioso (e innegabilmente dotato di finissimo
intelletto) ma dalla ingombrante cervelloticita' venisse strappato
alla madre, prima ancora di poter maturare (e quindi crescere) onde
poter esprimere il suo prodigioso, unico ed inarrivabile potenziale.
La psichedelia nel 1967 era un "affare privato" per
pochi, raffinati intelletti; il messaggio acido-lisergico di Timothy
Leary stava "collezionando" sempre piu' avidi adepti,
ma si trattava ancora di un fenomeno, tuttavia in crescita, di portata
limitata e votato a circoli prettamente "underground". Spesso
si tende all'abuso di questo termine, essendo la maggior parte di
noi ignari (del tutto) da dove questa parola abbia avuto origine e,
soprattutto, che cosa abbia significato agli addetti dei lavori in
quei nevrotici anni di rivoluzioni ed eroi destinati a precoce auto-distruzione.
The Piper at The Gates of Dawn fu fulgido sinonimo, sintesi
assoluta dell'underground musicale londinese; tutto, probabilmente,
tale movimento nacque da una cantina (o semplice cameretta dotata
di pochi e rudi, efficaci attrezzi) dove il Nostro amato, indimenticato
Syd amava sperimentare nuovi suoni e innovative alchimie sulla sua
chitarra elettrica, da lui progettata e costruita. "Genesi di
un genio", si potrebbe intitolare l'epopea, breve ma intensa,
"barrettiana" e dei suoi compari floydiani per quel che
concernono i primi inauditamente rivoluzionari, trascendentali "rigurgiti"
neo-psichedelici su vinile.
E' il 1964 e Barrett, folle visionario nonche' raro caso di
freak ante-litteram, comincia a riunire, tassello per tassello,
un coloratissimo mosaico che lo portera' alla composizione di uno
dei capolavori assoluti della moderna psichedelia britannica, The
Piper at The Gates of Dawn, opera multiforme e di "rottura".
Barrett e' il dominatore incontrastato, allucinato despota musicale,
anarchico fino all'autolesionismo sociale, bizzarro, onirico, "lunare",
futuristico; le digressioni spazio-ancestrali di questa prima opera
non hanno niente a che vedere con il pop macchiato di soave, dorata
lisergia del contemporaneo Sgt. Pepper dei Beatles (uscito
poco prima, nel Giugno del 1967): i testi sono figli diretti degli
incubi distorti e macabri della spacey-mind di Barrett;
il suono cupo, vagamente esoterico sembra annunciare l'inizio e, allo
stesso tempo, la fine di un sogno, quasi si trattasse di oscuri presagi
che a quel tempo probabilmente sono gia' noti alla coscienza del Nostro.
The Piper at The Gates
of Dawn oscilla tra scquarci favolistici che rimembrano spiragli
di mondi fantastici tratti da "Alice nel paese delle meraviglie"
ed incubi le cui disconnessioni lasciano intendere il clima di schizophrenia
regnante inter-mentale di Barrett, alla quale nulla ed alcun razionale
rimedio sembra poter opporre, se non continue e massicce dosi del
suo piu' caro amico/nemico, l'acido che si mischiera' irrefrenabile
nei meandri labirintici della sua pregiata materia grigia, quell'acido
dalla feroce, ingovernabile "sete" da "succhia-cervello",
esemplare "contraltare" all'innato egocentrismo/auto-lesionismo
del caro Syd, in procinto piu' che mai di lasciare il mondo terreno
onde abbracciare entita' parallele a lui piu' congeniali e delle quali
si e' sempre sentito a suo modo "discepolo".
La lunga, "diabolica" discesa verso gli Inferi fino ad allora
"criptati" dalla psiche drammaticamente sempre piu' traballante
e vacillante, ha appena avuto inizio, ma nessuno lo sa, o forse tutti
sanno ma non intendono sapere.
L'inedita creativita' di Barrett e' resa irresistibile ed assoluta
grazie alla sua trasversalita'; le oblique intuizioni lisergiche del
musicista inglese costituiranno il manifesto psichedelico su cui si
poggera' tutto l'underground musicale britannico, un calvario di sensazioni,
sospese tra lucida follia e tagliente visionarieta', entita' estranea
a quasi tutte le future soluzioni musicali corredate da insulse, spropositate
quanto lascive orchestrazioni, incapaci di donare uno squarcio di
identita' espressiva a un prodotto voluto egoisticamente da impostori
ed impresari che si spacceranno naturalmente per "inventori"
(o, ancora piu' aberrante) per "innovatori".
Mai ricorrendo a questi fiacchi quanto pretenziosi trucchi solamente
fini a se stessi, Barrett compira' un miracolo di equilibrio
stilistico-musical-compositivo: coadiuvato dalla sua inseparabilie
chitarra amplificata, The Piper at The Gates of Dawn costituira'
il trionfo di una psichedelia genuina, senza artefatti o diabolici
orpelli, diametralmente opposta ai baroccheggiamenti e alle insulsaggini
da studio che impoveriranno (fino a renderlo drammaticamente sterile)
il mercato discografico britannico.
L'allucinazione e' il comune denominatore di quest'opera storica:la
mente malata e anti-convenzionale di Barrett si giostra abilmente
tra circhi fatati sospesi in un contesto storico non meglio precisato
(e nemmeno ci interessa francamente saperlo) e giardini dell'Eden
dove il Nostro corre felice come un bambino non ancora corrotto o
contaminato dalle false promesse ed inganni del mondo adulto. I solchi
appaiono sospesi tra spazio incantato e strade serrate pervase di
fascino oscuro e maledetto, un "assordante" (nei colori)
caleidoscopio dove fate e mostri di bibliche proporzioni sembrano
poter miracolosamente coesistere. Tracce-manifesto quali Astronomy
Domine, Lucifer Sam e (in particolare) Interstellar
Overdrive celebrano lo space-rock piu' debordante, paradigmi
barrettiani in cui vengono genialmente mescolate esperienze senza
fine mostruosamente dilatate dagli allucinogeni "allarga-coscienze"
di cui il Nostro abusava in terrificante eccesso.
The Piper at The Gates of Dawn equivale a un acido risveglio
in seguito a sonni non propriamente tranquilli, all'interno dei quali
Barrett appare sempre piu' abbandonato a se stesso e al suo destino
di irrinunciabile, inconvertibile follia; un "dormi-veglia"
in cui Syd affonda piacevolmente, esce e rientra dalla porta della
percezione lisergica ad libitum. Ancora pochi attimi di lucidita'
poi un lungo fascio oscuro, qualche timido risveglio accompagnato
da cognizioni legate alla realta' e poi di nuovo sonno, un sonno profondo
e distorto, macchiato, indelebilmente inquinato dalla dea Lsd e compari.
La mente del grande alchimista e' oramai in pasto alle droghe che
prima lo avevano aiutato a staccarsi dalla convenzionalita' dei comuni
mortali ma che adesso lo stanno trascinando in un pianeta sconosciuto,
che non sara' piu' in grado di lasciare: la pazzia si e' presa gioco
di Syd, e Syd da quel momento "vendera'" la sua mente a
un'esistenza fatta di normalita', reclusione infinita, pittura e aura
di monumentale misticismo e senso di leggenda che avvolgera', "inghiottira'",
per l'eternita', l'anima da bambino inquieto ed evoluto, "fotografia",
questa, della complessita' labirintica a cui faceva capo, mirabilmente,
la sua fertile, incontrollabile e tribolatissima mente.
Ancora qualche
sprazzo di genialita' inventiva mischiata a un caos di irripetibili
vicissitudini, raccapriccianti visioni, nichilismo cerebrale e saturazione
dell'ego, un ego in perenne bilico tra un cielo dalla magnetica bellezza
costellato di luminosita' accecante, ed un dirupo acida, sferzante
metafora dell' imminente ingresso di Syd Barrett nel Grande
Dimenticatoio della musica popolare del Ventesimo Secolo. Il Nostro
avrebbe semplicemente dato avvio al suo nuovo, personalissimo "viaggio",
verso una realta' parallela in cui non esistono specchi, finestre,
soffitto, strumenti o chittarre amplificate; solo un uomo che non
sa di essere tale, ingrassato, con davanti al suo viso bucato dagli
eccessi del passato, una tela pacificamente, avidamente dipinta dalla
sua coscienza-fantasma, impadronitasi della sua bistrattata, frantumata
psiche. Syd Barrett si sarebbe trovato semplicemente a doversi,
perpetuamente ed ossessionatamente chiedere quale fosse in realta'
la sua precisa identita', l'identita' di un uomo per sempre avvolto
da tetro mistero ed incomprensibli, astrusi enigmi mai compiutamente
risolti (e che non troveranno mai soluzione....!).
Un uomo che non sarebbe piu' stato capace di ritrovare se stesso e
la sua dolce, dorata, inattaccabile armonia.
Mai piu'.
©
Alan Tasselli 2002 - per gentile concessione dell'autore
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