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L'AVVERSARIO (L'Adversaire), regia di Nicole Garcia, con Daniel Auteuil, Gèraldine Pailhas, Francois Cluzet, Emmanuelle Devos; distribuzione: Nexo; produzione: Francia; Giudizio: **** 1/2

Mentire, ovvero creare rappresentazioni della realtà differenti dall'esistente sulle quali costruire la propria immagine e i rapporti con gli altri. Questa incapacità di affrontare gli eventi porta alla costruzione di uno schermo protettivo nel breve, che finisce poi per trasformarsi in un muro invalicabile nel lungo periodo. In questo modo ha vissuto per diciotto anni Jean-Claude Romand, stimato e rispettato professionista di una cittadina francese. Ritenuto da tutti essere un medico al servizio dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), Romand in realtà non si è neppure mai laureato in medicina e ha costruito un enorme castello di menzogne solo per la paura di deludere.
Il 9 gennaio 1993, non essendo più in grado di far fronte alla situazione Jean-Claude Romand uccide sua moglie, i suoi figli e i suoi genitori, prima di tentare - senza successo - di suicidarsi. Da questo episodio di cronaca nera che sconvolse la Francia e l'Europa intera, Emmanuel Carrère ha tratto il romanzo L'Avversario, al quale il cinema d'oltralpe si è ispirato più di una volta: dopo il recente A tempo pieno, bellissimo film di Cantet, arriva ora L'Avversario, con il quale Nicole Garcia - nota soprattutto come attrice ma della quale ricordiamo alcune opera come regista quali Place Vendome e Un week-end su due - ci regala un altro capolavoro, indubbiamente il suo miglior film.
Rispetto al film di Cantet focalizzato soprattutto sul meccanismo della menzogna e sulle modalità del protagonista di impiegare le lunghe giornate senza occupazione, trascurando il fatto di cronaca (anche il finale è differente), la Garcia pone l'accento sull'introspezione psicologica del protagonista, andando a scavare nei meandri di uníangoscia sempre crescente per un uomo che vive su rapporti inesistenti in quanto costruiti sul falso e che con il passare del tempo sente sempre più sfuggirgli il controllo della situazione.
Il risultato è un film lucido, asciutto da qualsiasi retorica o giudizio etico, carico di uníansia intrinseca che goccia dopo goccia si rovescia sullo spettatore fino a travolgerlo come un torrente in piena.
Danieul Auteuil con un'interpretazione magistrale nel suo minimalismo raggiunge con questo film una ricchezza e completezza professionali che hanno pochi confronti nella cinematografia contemporanea.
In tempi difficili quali quelli attuali dove si vive nella precarietà e, allo stesso tempo, si è giudicati sull'apparire e non sull'essere, L'avversario è un film che aiuta a riflettere sul senso dellíesistenza nella società contemporanea, di cui raccomandiamo la visione a tutti.
Da ultimo segnaliamo il ruolo dell'amico di famiglia interpretato da Francois Cluzet, apprezzato caratterista francese, di cui ricordiamo Force majeure.

© Marco Ferrari 2003 - per gentile concessione dell'autore

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