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2002

Warren Ellis e Authority
ovvero come trasformare una delle prime serie Image/Wildstorm in una delle piĆ¹ belle serie supereroistiche
degli ultimi anni
...
articolo di Paolo Ferrara

Tutto cominciò nei primi anni di vita della Image Comics. I fondatori delle casa editrice si crearono fin da subito le loro personalissime sottoetichette, all’interno delle quali lanciarono le proprie linee editoriali.
La Wildstorm di Jim Lee, nel pantheon di serie, miniserie e spinoff che si era messa a sfornare di buona lena, produsse tra le altre una serie supereroistica che offriva come spunto d’originalità un gruppo di super eroi al soldo delle nazioni unite. Non originalità completa ma nemmeno il riciclaggio totale a cui le prime serie Image avevano abituato. Parecchi clichè restano ma il tentativo di creare un universo dotato di una propria dignità e di una propria coerenza alle spalle di tutte le serie Wildstorm, e di cui Stormwatch diventa il cuore centrale, offre, nonostante parecchie ingenuità, diversi spunti interessanti. Stormwatch ricollega in sé svariati input diversi. La base del gruppo è Skywatch, un avveniristico satellite pullulante di personale e guidato dal “Weatherman” Henry Bendix. Basta uno sguardo alle vignette che illustrano la vita sulla nave, il ponte comandi, le uniformi del personale e lo stesso calvo Bendix per accorgersi quanto Star Trek sia stata fonte d’ispirazione. Molti dei personaggi, per quanto caratterizzati piuttosto bene e con risvolti anche interessanti non sono altre che le classiche variazioni sul tema: c’è quello che possiede raggi ottici di cui però può governare la traiettoria, c’è il telepate, Battalion, comandante in capo, il colosso, quello di puro plasma (che per quanto blu ricorda tanto il fuoco…) e via così: come tutti gli altri supergruppi Image anche questo si porta appresso il retaggio dei personaggi su cui i loro autori si sono fatti ossa e successo in Marvel e Dc Comics.
La prima gestione della serie è affidata da Jim Lee all’amico Brandon Choi per i testi, mentre si avvicendano diversi disegnatori alle matite.
Figlia diretta degli anni '90 la serie si lascia subito coinvolgere da temi d’attualità come la guerra in Kuwait e il conflitto bosniaco, ai quali ovviamente vengono affiancate situazioni e paesi fittizi come l’isola stato terrorista di Gamorra.
La serie viaggia piuttosto bene, anche se resta decisamente ancorata ad un certo stampo piuttosto classicista. Uno dei suoi personaggi più interessanti, Backlash, istruttore di reclute si allontana dalla serie dando vita ad un serial in solitario.
Ovviamente i nostri affronteranno la loro discreta dose di realtà parallele e viaggi nel tempo. Proprio in conseguenza ad un viaggio nel tempo (in realtà parte di un idea Wildstorm che portò improvvisamente per un mese tutte le sue testate avanti di un anno. Idea effettivamente intrigante..) le carte in tavola cominceranno a cambiare. Henry Bendix viene destituito ed al suo posto sale Sinergy, ex di Battalion.
La serie verrà aggredita dai due crossover Wildstorm (al solito, sulla falsa riga di Marvel e DC i vertici Wildstorm si sentivano in dovere ogni estate di coinvolgere tutte le proprie testate in un'unica, più “ampia” trama), che, nonostante coinvolgano nelle loro fila grossi nomi del fumetto (come Barry Windsor Smith o Alan Moore), non riescono ad essere ben calibrati ed equilibrati (ogni autore gestisce le proprie testate, con un evidente labile presa in considerazione del lavoro altrui), penalizzano per qualche mese quasi tutte le serie che rimangono in stand bye rispetto ai loro archi narrativi per tutta l’estate, tutte tranne Stormwatch, che soplitamente è il serial che ne rimane più scosso.
Il risultato qualitativo finale dei due crossover Wildstorm risulta piuttosto basso. Nel mezzo dei due crossover la serie si prepara ad un ulteriore cambiamento radicale. Bendix torna al comando e vengono introdotti due nuovi personaggi, Swift e Flint (forse uno dei più ridicoli apparsi finora). La serie comincia a dare evidenti segni di zoppicamento, e a questo punto, finito l’ultimo cataclisma ecco il cambiamento definitivo: sulla serie, al 37° episodio, arriva lo scrittore Warren Ellis. Appena arrivato Ellis si da’ subito da fare: ristruttura pesantemente, attraverso la figura di Bendix, tutto il gruppo, congeda tutti i personaggi che ritiene meno utili (come ad esempio il chic Flint), passa Battalion da comandante in capo ad istruttore e struttura tre squadre, Stormwatch Primo, Stormwatch Rosso e Stormwatch Nero. Quest’ultima divisione è assolutamente non ufficiale ed è formata da membri completamente nuovi: la sopracitata Swift, donna uccello, Jenny Sparks, lo spirito del XX secolo formata di energia elettrica e Hawksmoore, rapito in giovane età da alieni che lo hanno reso un simbionte con le metropoli. Fin da subito risulta chiara l’importanza di questa personalissima squadra nella visione del nuovo scrittore.
Tutto il nuovo orientamento della serie ha un sapore fresco ed entusiasmante. Le storie si fanno allo stesso tempo più dure e più ironiche. Warren Ellis entusiasma come non mai con una verve incredibile e alzando di parecchie spanne la qualità del serial, portandolo verso lidi a cui la Wildstorm non era (finora almeno) particolarmente abituata: l’originalità.
I personaggi introdotti da Ellis, il 90% di Stormwatch Nero più quelli che arriveranno nel corso della sua gestione, possiedono una potenza, un impatto e un umanità che non può che strabiliare e affascinare il lettore. I vecchi personaggi su cui lo scrittore inglese mette mani si rinnovano, rinascono, perdendo lentamente di dosso tutti i rimasugli da stereotipi.
Tutte quello che ancora viene pescato dal resto del mondo del fumetto da questo punto in avanti diventa un omaggio, un gioco appassionante su lavorano mani abilissime, senza mai andare oltre questo labile limite.
E la corsa fino al 50° numero di Stormwatch è di quelle che non si scordano facilmente.
I ruoli e le condizioni cambiano e alcune personalità viaggiano verso l’estremo.
Dopo il numero 50 Stormwatch riparte con una nuova serie e Warren Ellis sente che ormai Stormwatch non avrà ancora a lungo da raccontare. Ma a quel punto la scuderia Wildstorm gli infila il nuovo disegnatore Brian Hitch, dallo stile plastico e affascinante di derivazione e orientamento alla Alan Davis.
A questo punto vengono realizzati due archi narrativi, Un mondo migliore e Bleed, dove Jackson King, alias Battalion, diventa il nuovo Weaterman e i gruppi operativi ridotti a Stormwatch Primo e Stormwatch Nero. I due archi narrativi sono splendidi ed introducono i personaggi di Apollo e Midnighter, evidenti rivisitazioni dei miti di Superman e Batman nella distorcente ottica ellisiana (che tra l’altro appaiono come membri di un gruppo che altro non è che una distorsione della Justice League della DC Comics) mentre Stormwatch viene portata accompagnata verso la fine.
Sì, perché l’incontro tra Ellis e Hitch fu assolutamente esplosivo: Ellis si ritrovò pieno di stimoli che rendevano Stormwatch nuovamente interessante, ma anche condizione limitante.
Ed ecco che il buon Warren sfrutta l’occasione di poter utilizzare gli Aliens (sì, proprio gli Aliens degli omonimi quattro film, che vantano una vasta ed interessantissima, tanto quanto cinematograficamente autonoma, produzione fumettistica ad opera della Dark Horse Comics) con il crossover WildCats/Aliens per fare tabula rasa. Stormwatch a questo punto è finito, sotto molti punti di vista.
Dalle sue ceneri, Stormwatch Nero, che nel frattempo grazie a Jenny Sparks ha fatto nuovi accoliti, è pronto a dare vita a The Authorithy.
Se la gestione Stormwatch di Warren Ellis è stata estrema ed innovativa, con The Authorithy preparatevi al peggio. Scrittore e disegnatore si prendono piena libertà, regalandoci una serie di avventure assolutamente eccezionali, epiche, in quella che a tutti gli effetti risulta essere la serie supereroistica più interessante del nuovo millennio.
Avvincente, intelligente, originale. Il fascino e l’attrattività dei personaggi che compongono il gruppo è a limiti estremi, la prevedibilità quasi nulla. Non è possibile dare nulla per scontato mentre si legge The Authorithy. I personaggi sono geniali, a partire dai poteri e dal loro modo di utilizzarli ad arrivare alle personalità, e soprattutto, risultano sempre assolutamente umani e credibili all’inverosimile, senza sfociare mai nell’iconografico. I personaggi sono esseri umani con super poteri in situazioni enormi, a volte troppo, ma sempre umani.
Facile immaginare quanto il terrore abbia assalito i fan quando è stato reso noto che Warren Ellis e Brian Hitch avrebbero abbandonato The Authorithy. Mark Millar (ai testi) e Frank Quitely (al tavolo da disegno) si sono ritrovati sulle loro spalle un eredità assolutamente onerosa. Senza farsi spaventare i due si sono rimboccati le maniche. La coppia Millar/Quitely non solo è riuscita a non far rimpiangere i loro predecessori, ma sono riusciti addirittura a dare ancora un ulteriore accelerata alla serie e a conquistarsi un posto d’onore nel cuore degli appassionati.
Si sono divertiti anche loro a giocare con versioni distorte di super eroi famosi, regalando fin da subito al nostro gruppo uno scontro con dei cattivi ritagliati sull’immagine dei Vendicatori Marvel e hanno portato Haksmore e lungo un percorso che promette un futuro ancora lungo, luminoso e dissacrante.
Prima di concludere e lasciarvi andare alla ricerca disperata di queste splendide serie, un piccolo riassunto della storia di Stormwatch e di The Authoritithy nelle pubblicazioni italiane.
Stormwatch appare inizialmente sulla testata “Image” della Star comics, dove prosegue salutariamente per alcuni episodi, sfocia su qualche “Star Oro” e poi passa in pianta stabile sulla testata “Wild.c.a.t.s” dove viaggia tranquilla fino ai primi strabilianti cicli narrativi di Warren Ellis.
A questo punto Star Comics cessò la produzione di materiale americano e poco dopo la Wildstorm fu acquisita in America dalla DC Comics.
In Italia questa acquisizione ha permesso alla casa di Jim Lee di tornare grazie alle ottime mani di Magic Press. Stormwatch viene pubblicato e concluso in due agili volumi. Il primo, Un Mondo Migliore, comprendente appunto il ciclo “Un mondo migliore” e “The Bleed”; il secondo, Crisi, contiene lo scontro con gli Aliens e l’epilogo della serie.
Un ottimo punto di partenza per chi volesse buttarsi a capofitto nella produzione Ellisiana.
The Authority invece si parcheggia sul mensile “Wildstorm”, dove divide le pagine con i terribili adolescenti di Gen 13 (che dopo qualche mese hanno abbandonato questo mensile per cercare altre strade in forma di volume), al nuovo ed interessante ciclo dei Wildcats e al bellissimo Planetary (sempre di Warren Ellis e che tra l'atro con Authorithy avrà un incontro..).
A questo punto non vi resta che lasciarvi andare alla curiosità e provare qualcosa che potrebbe lasciarvi rimanerne (positivamente) sconvolti: dopo Authority nessun fumetto supereroistico sarà più lo stesso per voi. Qualcuno ha ancora intenzione di dimostrarci che i supereroi sono solo un genere, quindi, finchè esisteranno grandi scrittori che se ne interesseranno un genere non smetterà mai di avere qualcosa da dire.

© 2002 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore
The Authority, Stormwatch, e tutti i personaggi collegati © DC Comics