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NATCHA ATLAS: LA MAGIA
DELL'EGITTO
Da più di dieci anni Natcha Atlas è una
delle più ricercate esponenti della moderna ethnomusic,
ha collaborato con decine di musicisti e nel giro di una decina
danni ha saputo imporre il suo stile unico in tutto
il mondo. Curiosamente i suoi dischi sono apparsi fin dagli
inizi nel catalogo di unetichetta non strettamente legata
né alla musica folk ne a quella etnica, ma bensì
alla musica punk, post new wave e dark brotannica. Stiamo
parlando della Beggars Banquet per la quale hanno inciso
i Cult, i Fields of Nephilim, Gary Numan, i Bauhaus, etc.
Natcha Atlas ha cominciato a far parlare di se stessa militanndo
allinterno del progetto Transglobal Underground
(progenitori di quel trip hip-hop che oggi va molto di moda),
e in seguito ha collaborato attivamente con i Love &
Rockets, David Arnold (per la colonna sonora di
Stargate), con Jean Michelle Jarre (culminate
con lo spettacolare concerto davanti alle Piramidi di Giza
per il capodanno 2000 di fine e inizio millennio), con Franco
Battiato (nel recente Ferro battuto). Ma è stato
sicuramente il successo di dischi solisti
come Diaspora, Halim, Gedida e il recente
Ayeshteni (pubblicato questanno dalla Mantra
Records) a fare di Natcha Atlas lartista simbolo della
moderna musica egiziana, lideale punto di contatto fra
la tradizione nord-africana folk e i moderni trip-hip-hop
e il dub. E da sempre nelle produzioni di questa artista è
emerso un profondo misticismo: effettivamente i sentimenti
e la spiritualità sono uno dei punti cardine delle
mie canzoni, mi piace esplorare il profondo dellanimo
ci ha dichiarato lei stessa. A tratti questa mia personale
indagine interiore può sembrare oscura, strana (spesso
qualcuno mi ha accostato alle produzioni di certi artisti
dark) ma tutto sommato vengo da un paese solare e solare è
la mia visione della vita. So benissimo di essere stata molto
fortunata, lEgitto è un paese magico per vari
motivi e spero di trasmettere agli ascoltatori un po
di questa magia.
Cosa
ricorda dellesperienza con i Transglobal Underground
che tanta influenza hanno avuto sui nuovi sviluppi del pop
etnico internazionale? Sono stati anni formativi per tutti,
in cui siamo molto cresciuti ed abbiamo imparato ad esprimerci
in maniera libera, ma considero chiusa definitivamente quellesperienza.
Come
mai ha scelto di reinterpretare nel suo ultimo disco due classici
come I put a spell on you e Ne me quittez
pas? Il primo era un branco che faceva già
parte del repertorio degli spettacoli improvvisati dei Transglobal
Undergriund (e non mi sono affatto rifatta ne alla versione
originale di Screaming Jay Hawkins ne alle cover successive)
mentre Ne me quittez pas di Jacques Brel era la
canzone preferita di mia madre e trovo che sia una delle più
intense poesie-melodie francesi. Sono cresciuta in una cultura
francofona e questo mi ha aiutato molto anche per recuperare
la mia tradizione egiziana.
E
a proposito delle sue più recenti collaborazioni?
Ho collaborato in studio con Franco Battiato per un paio di
canzoni del suo ultimo disco. E un uomo misterioso,
ascetico, mistico mi piace molto il suo approccio alla realtà
e alla musica. Con Peter Gabriel (che trovo che sia uno degli
artisti che di più ha sposato in maniera libera la
causa della musica etnica) ho invece inciso dei brani che
faranno parte di uno dei suoi prossimi progetti. Per ora non
ho invece in previsione nuove collaborazioni con David Arnold
e Jean Michelle Jarre anche se mi sono trovata molto bene
a lavorare insieme.
Comè
la musica del suo paese? Diciamo anzitutto che è
più varia di quello che possiate pensare voi. Non cè
solo il folk ma ci sono parecchie produzioni pop che non si
ascoltano purtroppo né in Europa né in America.
LEgitto è ancora un paese dove si canta e si
balla per le strade provando forti emozioni. Credo che nelle
mie canzoni emerga questa passione emotiva.
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Stefano Marzorati
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