VAN MORRISON/ASTRAL WEEKS
(Warner Bros, Novembre, 1968)
Tracklist:
1. Astral Weeks
2. Beside You
3. Sweet Thing
4. Cyprus Avenue
5. The Way Young Lovers Do
6. Madame George
7. Ballerina
8. Slim Slow Slider
Formazione:
Van Morrison: chitarra, tastiere, sax, voce
Richard Davis: basso
John Payne: flauto
Jay Berliner: chitarra
Connie Kay: batteria
Warren Smith: percussioni
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IL PRIMO DISCO NON SI SCORDA MAI/7: VAN
MORRISON - ASTRAL WEEKS
Pochissimi dischi hanno saputo riunire in appena 45 scarsi minuti
intenso, debordante lirismo ed infinita' umanita artistica, sfociando
in un drammatico, sebbene mai auto-compiaciuto, realismo, a cui
l'artista, sommo poeta transgenerazionale e cantore della propria
travolgente sensibilita', ricorre mirabilmente nel tentativo di
dipingere squarci di truce, arida realta', tramite la quale la musica
si fonde in un percorso onirico e trasversale, battendo sentieri
tortuosi e poco frequentati, percorsi setacciati dal nostro protagonista,
avventuriero dei suoni e delle bizzarre alchimie in un tempo in
cui molte azzardate soluzioni non potevano essere concepite, ne'
comprese appieno.
Astral Weeks di Van Morrison, edito nel 1968,
appartiene a quella ristrettissima categoria di cult-albums
che possano vantare una rara ispirazione artistica e inusuali doti
di umanita', quell'umanita' cosi' tipica della figura schiva e solitaria
di Van Morrison, autore tra i piu' geniali e prolifici della nostra
era, leader di una generazione di cantori le cui liriche e soluzioni
musicali fuori da ogni tempo e libere da ogni schiavizzazione concettuale
si ergevano imperiose nel cercare di voler imporre una voce che
appartenesse ad una "Societa' del Nulla", quel Nulla a
cui nessuno faceva riferimento; sentimenti criptati, tenuti nascosti
per paura di ledere l'ingenuita' di un popolo che si auto-definiva
libertario e anarchico per natura (o per vocazione) ma che in realta'
mostrava ancora un latente imbarazzo nell'esprimere le proprie ansie,
le proprie sensazioni ed angosce,
il proprio (libero?...) amore.
Assoluto cantore di una umanita' che rasentava la piu' pura espressione
della sincerita' fu Van Morrison, "The Man" per chiunque
abbia potuto apprezzare sia le doti di sommo compositore e poeta
del XX° Secolo che la sua disarmante, apparentemente rozza e
sguaiata vocalita', una voce al contempo espressiva ed evocatrice,
sensuale e provocatrice,
emblema sibillino di un amore infinito ed impronunciabile nei confronti
dell'animo umano. "If you don't like Van Morrison, perhaps
you come from another planet?" recitava caustico una celebre
linea tratta da Zig Zag Magazine, molti lustri fa. Gia', se a qualcuno
non piace Van Morrison, e' assai probabile che costui possa provenire
da un Pianeta diverso dal nostro. O, ancora piu' preoccupante, forse
egli non meriterebbe nemmeno di vivere sulla Terra.... Una cosa
comunque e' chiara e ben delineabile: che vi piaccia o meno, la
musica e l'arte sopraffina di Van Morrison non puo' rimanervi del
tutto indifferente. In Van "The Man" non e' presente alcuna
forma di divismo, quel divismo cosi' caro a certe (molte) stars
appartenute alla sua generazione; ne' lo si puo' tacciare di eccessivamente
erudite, irritanti pretenziosita' in voga propria durante la sua
strabiliante ascesa come solista, a cavallo tra il 1968 (anno di
pubblicazione di Astral Weeks) e la prima meta' degli anni
'70. In definitiva, Van Morrison si rivela essere un straordinario
esempio di Universo Musicale a se stante, dotato di una
propria autonomia creativa, un senso di liberta' anarchica che non
ha nulla da spartire con l'edonismo rockistico ingombrante dell'epoca.
Un infinito esploratore, cantastorie dell'era moderna, sensibilissimo
e captativo come pochi, indisponente, forse anche antipatico ma
ad ogni modo artista nella piu' larga accezione del termine; Morrison
non sembra aver affatto timore dei territori nascosti ed oscurati
dalla misconoscenza di un popolo che non vuole (e non pretende)
apprendere piu' di quanto sa; esso si culla nella propria mediocrita',
nelle forme di insana, diabolica lussuria, auto-lesionista nel suo
prodigarsi a perpetue auto-
celebrazioni pompose quanto inutili. Van The Man e' l'antitesi di
tutto questo e molto, molto di piu'. La sua impareggiabile Arte
fonde misticismo, drammatici approcci con la realta', pianto e sofferenza,
solarita' e purezza, massima espressione di compiuta liberta', una
dolce anarchia che traspare dai suoi piu' luminosi e celebrati capolavori.
Astral Weeks e' la summa dell'approccio ispirativo dell'"Uomo-Van":
"to be born again" diverra' la frase manifesto del periodo
post-Them, "rinascere di nuovo": si puo' interpretare
come la (ri)nascita di un artista ora slegato da vincoli contrattuali
od esigenze strettamente pragmatiche legate al Dio-Denaro; oltre
alla gia' disincantata, intensisissima umanita' che traspare da
ogni solco di Astral Weeks, cio' che rende veramente ammirevole
le opere morrisoniane e' l'impensabile coraggio adottato dalla sua
figura di musicista e performer cosi' traumaticamente lontano dagli
showbiz di uno star-system sempre piu' spietato e retto da
rigide, stantie regole legate al business. A partire da Astral
Weeks Van Morrison modellera' una prolifica quanto inarrivabile
carriera all'insegna della piu' pura e veritiera trasposizione della
persona-Morrison.
Lui che di se stesso non ha mai pensato di poter essere considerato
un genio, ma un semplice divulgatore dell'"Io", assoluto
Io, metronomo infallibile della propria introspezione psicologica,
senza comunque eccedere in grossonalita' o eufemismi o allitterazioni
d'accatto, riducendo il concetto musicale a qualcosa di complesso
ma al contempo ornato da una disarmante semplicita' una volta affrontata
la fase di proposizione.
In Astral Weeks, insuperato capolavoro d'introspezione umano-artistica,
Van Morrison canta, semplicemente, se stesso: traspaiono nitidamente
le sue frustrazioni, angosce quali stretto risultato di un io interiore
devastato e prossimo al pianto; viene compiuto un atto di sincero
dramma psicologico, senza mai cadere nel melenso o nel patetico,
evitando astutamente (e intelligentemente) di aggrapparsi a un pronunciato
auto-lesionismo o, ancora piu' grave, a forme di sentimentalismo
bigotte e tendenti alla ruffianeria piu' bislacca e puerile. Morrison
si appoggia con maestosa eleganza all'interpretazione che da della
propria persona, e non del proprio essere artista, come probabilmente
avrebbero fatto molti altri al suo posto. E' in questo concetto
che viene egregiamente giustificata l'unicita' delle sue opere,
sinonimo di genio e indiscutibile, inarrivabile talento.
Le atmosfere del disco oscillano tra l'incauta ricerca inter-personale
di Sweet Thing, contraddistinta da un tono riccamente
fiabesco a cui fa da contrappunto un insinuante, magnetico flauto
e il canto metafisico della title-track; ogni solco presente
e'
una diversa interpretazione del "sogno" da parte di un
inquieto Morrison, mai cosi' lirico, mai cosi' spietato nell'esporre
un
sentimento carico di chiaroscuri e levigata poeticita'. Raramente
poesia e musica hanno operato in una simile simbiosi; e la voce
di Van Morrison non poteva che rappresentare il miglior strumento
onde tracciare un percorso, un sentiero attraverso il quale egli
potesse tradurre i molteplici tasselli di un mosaico infinitamente
espressivo, un dipinto ora in bianco e nero, ora l'impersonificazione
della vitalita' piu' selvaggia e delirante.
Ascoltare Astral Weeks e' come trovarsi di fronte ad un poema
appartenente ai classici autori senza tempo, da William Blake e
Baudelaire, a Hemingway e Fitzgerald, passando per i grandi pittori
impressionisti, a Rembrandt e Van Gogh. Artisti che furono in grado
di oltrepassare il riduttivo concetto di Arte o semplice rappresentazione,
per addentrarsi in qualcosa di
piu' complesso e metafisico, dove il desiderio di ricerca viaggiava
all'unisono con un'innata sensibilita' artistica, e il
cui sentimento veniva trasposto nella sua integrale pienezza ed
espressivita', senza alcun bisogno di stravolgerlo o renderlo irreale
o assurdo.
Cosi' come mai vi apparira' irreale o assurda, tronfia od annacquata
l'Arte e la Musica di Van "The Man" Morrison; la sua straordinarieta'
risiede proprio nel non essersi mai considerato straordinario, tenendo
fedelmente, implacabilmente incollati ai propri piedi sia le personali
ambizioni che il suo immenso talento in qualita' di insostituibile
cantore dell'era moderna.
©
Alan Tasselli 2002 - per gentile concessione dell'autore
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