ASTERIX: LA RICETTA DELLA POZIONE MAGICA
Un degno e
doveroso omaggio al duo Goscinny e Uderzo, é
la mostra che può visitare chi passa da Milano dal
12 aprile al 28 maggio. La mostra già apprezzata ad
Angoulême nel gennaio di quest'anno é ora visitabile
ai Musei di Porta Romana di Milano. Pannelli illustrativi,
fotografie, video, la ricostruzione della palizzata del villaggio
e, come chicca, alcune tavole originali. Alla mostra è legato
anche un completo catalogo curato da Gianni Miriantini per
la Hazard
Edizioni (Asterix: La Ricetta Della Porzione Magica.
Omaggio a Uderzo e Goscinny. Hazard Edizioni. 25x28,
colore, brossurato, 104 pagine, lire 40.000, a cura di Gianni
Miriantini).
Il catalogo si fregia della prefazione di Uderzo e dei precisi
testi di Dominique Poncet, testi che costituiscono
anche l'ossatura del percorso espositivo. Un omaggio affettuoso
al duo francese e alla loro produzione, con una particolare
attenzione all'humus vitale dove è nato e si
è sviluppato il progetto Asterix. Ecco allora un capitolo
dedicato all'avventura di Pilote, un giornale decisivo
nell'evoluzione del fumetto contemporaneo. Ecco lo spazio
dedicato a Jean-Michael Charlier, sceneggiatore, disegnatore,
caporedattore di Pilote e fiancheggiatore della coppia
creativa. Il catalogo offre un'ampia e interessante documentazione
fotografica, svolgendo spesso la funzione di lente d'ingrandimento
all'interno delle geniali tavole di Goscinny e Uderzo
Un buon compleanno
Era il 29
ottobre 1959, quando su Pilote un bizzarro gigante
con allegri bragoni a strisce azzurre, pronunciava la fatidica
frase: "Ils sont fous ces romains!"; se preferite dirlo in
indonesiano ecco allora: "Orang-orang romawi memang gila";
in italiano è un semplice "Sono Pazzi Questi Romani". Semplice
solo a prima vista perché è grazie al genio del traduttore,
l'umorista di razza Marcello Marchesi, se l'espressione si
coniuga splendidamente, anche se con qualche irriverenza,
con l'acronimo SPQR (Senatus Populusque Romanus). Il
personaggio responsabile della frase, era un gigante buono
che risponde al nome d'Obelix, fidatissimo compagno di un
piccoletto dai biondi mustacchi e con un buffo elmetto munito
d'alette: Asterix, Asterix il gallico. La coppia non ha bisogno
di presentazioni, è nota ovunque. Asterix è uno dei personaggi
a fumetti più amati del pianeta. Vanta un numero impressionante
di traduzioni, in varie lingue e dialetti (dal latino all'islandese
passando per il cinese) e i volumi delle sue avventure vendono
milioni di copie. È un vero fenomeno planetario.
Da quarant'anni le sue avventure non smettono di affascinare,
anche se uno dei suoi creatori è scomparso nel 1977. L'umorismo
travolgente di Asterix e compagni nasce dal genio di una coppia
di autori particolarmente prolifica: Renè Goscinny e Albert
Uderzo, un duo dalla vis comica irresistibile.
Goscinny, infaticabile sceneggiatore, è il papà di alcuni
personaggi che hanno lasciato un segno nella storia del fumetto.
Suoi sono il cowboy Lucky Luke, il perfido e infido visir
Iznogoud (provate a leggerne il nome ad alta voce), l'indiano
Oumpha Pah e il piccolo Nicolas. Uderzo, dotatissimo e precoce
disegnatore, presta la sua matita a un gran numero di personaggi
(fra cui Oumpha Pah di Goscinny) ma con l'arrivo di Asterix,
lascia tutto e si fa coinvolgere totalmente dalla sua creatura
e, soprattutto dopo la morte dell'amico Goscinny, si occupa
a tempo pieno di Asterix.
Un solo grido: Ora e
sempre resistenza!
Sorge però
una legittima curiosità: chi è veramente Asterix?
La storia è conosciuta. Siamo nel 50 a.C. e siamo in Gallia,
quella porzione di Europa occidentale così chiamata dai romani.
Tra il 58 e il 51 Giulio Cesare, conquista quelle terre e
sottomette una sollevazione generale guidata da Vercingetorige;
per consolidare le sue conquiste Cesare compie due spedizioni
contro i Germani e contro i Britanni. La conquista della Gallia
ha una funzione strategica nella storia delle conquiste di
Roma: sposta il centro di gravità dell'impero dal Mediterraneo
verso l'Atlantico e il Mare del Nord, portando, negli anni
successivi, alla conquista della Britania e alle secolari
lotte sul Reno e sul Danubio. Fin qui la storiama la leggenda
vuole che non tutta la Gallia fosse dominio di occupazione
romana; un lembo di terra, accerchiato da accampamenti romani
resiste, anzi sfida Roma e Giulio Cesare. È un piccolo villaggi
di Galli dove dimorano i nostri eroi. Un villaggio molto,
ma molto particolare dove una ben assortita comunità gallica
vive, prospera e non chiede di meglio che essere lasciata
in pace. Asterix e Obelix sono membri di questo grazioso villaggio
dove gli abitanti si distinguono per la forza sovrumana che
gli deriva da una bevanda magica preparata dal druido del
villaggio, un arzillo vecchietto dall'imponente barba bianca,
che risponde al nome di Panoramix. Un villaggio di irriducibili.
Un villaggio pieno di personaggi assolutamente originali,
un microcosmo narrativo da dove partirà la grande avventura
di resistenza umana, cinghiali e gran risate cui ci hanno
abituato l'allegra banda di Asterix e compagni.
Le caratteristiche dei galli si affinano presto. Tutti i loro
nomi finiscono in "ix"; è una sorta di marchio di fabbrica,
seppur a volte è necessario fare a pugni con l'ortografia
francese e giocare di nascosto con le parole. Ecco allora
il bardo Assurancetourix (che è una storpiatura di "assurance
tous risques", una sorta di assicurazione globale); ecco il
capo del villaggio Abraracourcix, ecco Ideafix, il minuscolo
e simpatico cane di Obelix e via di ix in ix. Per i romani
i nomi naturalmente finiscono in "us" e si sprecano i Caius,
Julius e Minus. Il gioco, tra il linguistico e il creativo,
non si ferma ed ecco le finali in "is" per gli egiziani, con
improbabili Stocafis e Numerobis. Naturalmente il tutto si
moltiplica nelle varie traduzioni con effetti gustosi, anche
se spesso la fantasia del traduttore fatica a lasciarsi andare
e i risultati sono tra lo scolastico e lo stucchevole (alcune
traduzioni inglesi, per esempio, sono proprio insipide).
A scuola di dettagli
Se l'impianto
generale del fumetto funziona con tratti di genialità, è utile
rilevare che Asterix è un fumetto che diverte creando e sviluppando
paradossi, facendo leva su quei piccoli dettagli della quotidianità
che ben s'inseriscono nella caratterizzazione generale. Ecco
allora le folgoranti parodie dei vari popoli europei, basate
su luoghi comuni e su stereotipi ma confezionate con tale
sagacia da risultare irresistibili. Gli Elvezi sono monomaniaci
del tempo, clessidre ovunque da regolare e verificare (naturalmente
non mancano gustose clessidre a cucù). I Britanni arrivano
ad interrompere le battaglie pur di non rinunciare alla propria
tazzina di acqua calda. I Romani sono continuamente bersagliati
per la loro incapacità, imperiali e nevrotici; i Corsi permalosi
e siesta-dipendenti. Anche l'autoironia ha diritto di cittadinanza:
i Galli temono che il cielo gli cada sulla testa; colpo di
fioretto rispetto alle sciabolate, ma tant'è.
Nella spassosa saga eroicomica di Asterix e Obelix molti sono
anche i riferimenti alla vita moderna nei suoi risvolti di
organizzazione sociale e politica: c'è il traffico congestionato
e la burocrazia, la pubblicità e l'inquinamento, la speculazione
edilizia e gli scontri con l'erario, la psicanalisi e il teatro
moderno. Spesso assistiamo a veri e propri paradossi temporali:
una biga sportiva carrozzata a Mediolanum (in Asterix e
i Normanni); quattro giovani bardi che fanno impazzire
la Britannia (e sono proprio i Beatles) e la profezia che
un francese aprirà il canale di Suez (in Asterix e Cleopatra).
Il gusto poi di citare personaggi del mondo della politica
o dello spettacolo non abbandonerà mai Goscinny e Uderzo:
nelle varie avventure faranno capolino due imbranatissimi
Oliver e Hardy (in Asterix e la Obelix S.p.A.), Sean
Connery caricatura di James Bond nel ruolo di agente segreto
Zerozeroseix (in L'odissea di Asterix) e Kirt Douglas
in carta e ossa nella parte di Spartakis il greco (in Asterix
e la galera di Obelix).
Per studiare il linguaggio-fumetto
Oltre al gustosissimo
gioco di specchi tra presente e passato, il lettore resta
affascinato anche da un superlativo uso del linguaggio fumettistico.
Tutto è usato e con una precisione, una cura e una fantasia
che colpisce. La grammatica e la sintassi del verbo-iconico
è sfruttata in tutte le sue potenzialità. Il lettering
(la particolare scrittura all'interno dei balloons)
si adegua ai personaggi e al loro tono di voce ed esprime
graficamente la fonia: gli egiziani parleranno con geroglifici
e saranno normalmente sottotitolati; i Goti hanno le parola
scritte in caratteri gotici; l'agente delle tasse (in Asterix
e il paiolo) si esprime attraverso moduli prestampati
a cui vengono apposte particolari crocette. Anche le onomatopee
sono usate con particolare creatività, così come i grafismi
di movimento, con cui è allusa la cinetica, che imprimono
alle vignette particolare dinamismo. Un uso mai improprio
del linguaggio dei fumetti anzi un uso magistrale, tanto che
sui fumetti di Asterix e compagni si può tranquillamente studiare
e apprendere lo specifico linguaggio del fumetto. Anche il
taglio delle vignette, strettamente cinematografico, ha molto
da dire: zoomate, dissolvenze, soggettive, piani sequenza,
un fumetto ricchissimo. Merito certamente della felice matita
di Uderzo oltre che dell'attenta sollecitudine di Renè Goscinny.
Questa ricchezza di linguaggio ha semplificato di molto il
passaggio al cinema di animazione per i nostri eroi, passaggio
costellato da ottimi successi. Asterix nelle sue avventure
ha visitato undici paesi (fra cui anche l'America del Nord
prima della sua ufficiale scoperta), visitando terre e popoli,
senza perdere mai quel bonario disincanto e quella pacifica
filosofia di vita che lo contraddistingue: l'amicizia virile,
l'arguzia, la vita quasi agreste del villaggio. Qualcuno ha
visto nella pozione magica che Panoramix dona agli abitanti
del villaggio una sorta di simbolo di una interiore forza
morale che ognuno spera di trovare per risolvere dubbi e incertezze.
Forse si esagera, è certo che attraverso la lettura dei volumi
cartonati di Asterix si ride, ci si diverte senza smettere
di riflettere. Tra l'ironia, il sorriso e il ghigno c'è spazio
per la riso-terapia, vero toccasana per molti dei nostri mali.
©
2000 Stefano Gorla - per gentile concessione dell'autore
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