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NOTTING HILL,
regia di Roger Michell, con Julia Roberts, Hugh Grant, Hugh
Bonneville, Emm Chambers, Jams Dreyfus, Rhys Ifans; sceneggiatura: Richard
Curtis; distribuzione: UIP; uscita: ottobre 1999; commento:
***
Chi tra noi non ha mai
sognato una storia d'amore con una star del cinema? Con Notting Hill,
Richard Curtis (sceneggiatore) e Roger Michell (regista),
trasformano in realta' uno dei luoghi fondamentali dell'immaginario cinematografico
collettivo. Il film racconta, infatti, come William (Hugh Grant),
titolare di una libreria di viaggi a Notting Hill , divorziato, single,
senza una vita particolarmente mondana, conosca e si innamori, ricambiato,
di Anna (Julia Roberts), la diva di Hollywood piu' popolare del
momento. Certo, la trama e' esile e bisogna sorvolare su alcune situazioni
improbabili per lasciarsi condurre placidamente lungo lo svolgimento della
storia e accettare il film per quel che e': un'opera "carina", da vedersi
in relax in una serata disimpegnata. Si tratta di quel genere di
commedia romantica in cui l'industria cinematografica americana e' indiscussa
maestra. Lo sceneggiatore Curtis, dopo la brillante prova di Quattro matrimoni
e un funerale, sembra qui piu' a corto di idee. Tuttavia, se ci si pone
in un'ottica puramente (e piu' tristemente) commerciale, visto il successo
del film, le sue scelte si dimostrano perfette. Il regista Roger Michell,
alla sua seconda opera cinmeatografica dopo l'adattamento di Persuasion
di Jane Austen, si dimostra un buon esecutore. Julia Roberts e Hugh Grant
sono belli quanto inespressivi, l'attore gallese Rhys Ifans (Ballando
a Lughnasa) interpreta la simpatica macchietta di Bernie, il convivente
di William, mentre gli altri personaggi di contorno risultano piuttosto
scialbi e scontati.
L'AMANTE PERDUTO, regia
di Roberto Faenza, con Ciaran Hinds, Juliet Aubrey, Stuart Bunce,
Phyllida Law, Erick Vasquez, Clara Bryant; sceneggiatura: Roberto
Faenza e Sandro Petraglia, tratta dal romanzo "L'amante" di Abraham B.
Yehoushua; distribuzione: Mikado; uscita: 2 ottobre 1999;
commento: * 1/2
Crisi di coppia e amori
contrastati sullo sfondo dei conflitti etnico/sociali legati alla convivenza
forzata tra arabi e israeliani.
Se nel romanzo "L'amante" di Abraham B. Yehoushua si percepiva
il pathos dei drammi personali sullo sfondo delle tensioni sociali, nel
film di Faenza tutto si riduce a un intreccio di tre storie d'amore con
belle immagini, fotografia patinata e sfoggio di prodotti di marca (perche'
tutti i personaggi che nel film portano occhiali hanno lo stesso modello
all'ultima moda di una nota casa produttrice?).
Il personaggio di Gabriel, l'amante fragile (Stuart Bunce), si
limita ad essere una macchietta fastidiosa e risulta incomprensibile come
Asya (Juliet Aubrey) possa innamorarsi di lui. Migliore e' l'interpretazione
di Ciaran Hinds, attore proveniente dal teatro inglese, nel difficile
ruolo del marito tradito, perdutamente innamorato della propria consorte
al punto da prodigarsi nella ricerca dell'amante di lei.
Il cambio di luogo e di tempo dell'azione rispetto al libro - da Haifa
a Tel Aviv e dalla guerra del Kippur ai giorni nostri - non sembrano tuttavia
avere condizionato il risultato: quello che manca sono proprio la forza
della sccrittura originale e un'introspezione psicologica dei personaggi.
Preferiamo ricordare Faenza per le sue opere precedenti (Sostiene Pereira,
Marianna Ucria', Jona che visse nella balena, Copkiller) e dimenticare
in breve tempo questo lezioso incidente di percorso.
EYES
WIDE SHUT (Eyes Wide Shut), regia
di Stanley Kubrick, con Tom Cruise, Nicole Kidman, Sydney Pollack;
sceneggiatura: tratta dal romanzo "Doppio Sogno", di Arthur Schnitzler;
distribuzione: Warner Bros; durata: 160' uscita:
2 ottobre 1999; commento: ***1/2
Desiderio e fedeltà. Convivenza
dinamica di due stati d'animo, sia nel singolo sia nella coppia, che posso
essere in perfetta simbiosi (l'oggetto del desiderio e quello della fedeltà
coincidono) o in totale antitesi (i due oggetti differiscono tra loro).
In quest'ultimo caso, l'oggetto del desiderio può essere reale (l'amante)
oppure semplicemente idealizzato: è il desiderio stesso che crea la situazione
ambita.
L'oggetto del desiderio è comunque causa scatenante di un conflitto interiore,
nonché di una frattura nel rapporto di coppia, come avviene tra Fridolin
e Albertine di Schnitzler e ai loro (ipotetici) successori Bill e Alice.
La confessione di una idealizzazione dell'oggetto del desiderio - di Albertine/Alice
scatena in Fridolin/Bill il desiderio dell'oggetto : nell'uomo, colpito
nel suo amor proprio, scatta il desiderio di una situazione contrapponibile
a quella che viene vista come un tradimento della moglie. L'insicurezza
di Bill gli fa perdere di vista l'insoddisfazione latente nel rapporto
di coppia per focalizzarlo sulla ricerca di qualcosa che possa compensare
la sua sofferenza. E su questo forzato obnubilamento, in questo volontario
rifiuto di vedere la realtà - eyes wide shut/occhi ben chiusi anziché
ben aperti/ wide open - Kubrick sviluppa il viaggio erratico di Bill alla
ricerca dell'oggetto del suo desiderio. Questa contrapposizione tra reale
e virtuale, il doppio sogno schnitzleriano, Kubrick la trasferisce dalla
Vienna degli anni Venti a una decadente New York di fine secolo.
Il film ha un ritmo narrativo indovinato e in linea con il romanzo, di
cui rispetta tempi e personaggi: peccato per l'inserimento della figura
di Frank Ziegler, facoltoso e cinico amico del medico (peraltro interpretato
molto bene da Sydney Pollack) che risulta essere didascalica, facendo
a tratti scivolare il film su un piano hitchcockiano che non gli pertiene.
La coppia Cruise-Kidman, probabilmente imposta dalla produzione,
è convincente nella loro dialettica : in particolare Cruise, in inedita
versione ambigua e tenebrosa.
Pur essendo il film un'opera d'arte da valutarsi indipendentemente da
un eventuale libro al quale si ispira, in questo caso suggeriamo una preventiva
lettura del romanzo : si ottiene in cambio una chiave di lettura più ricca
ed approfondita.
Non è il miglior film di Kubrick, ma neanche "Doppio sogno" - nonostante
l'ampia notorietà - può essere considerato il miglior romanzo di Schnitzler,
troppo compiacente e morboso rispetto allo stile abituale dello scrittore
austriaco.
Sono entrambe due opere stilisticamente eccellenti, molto interessanti,
ma imperfette.
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