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TARZAN (id.), regia di Chris Buck e Kevin Lima; distribuzione: Buena Vista; uscita: dicembre 1999; commento: ****

Abbandonata l'iperviolenza e la volgarità de Il Re Leone, corretta la freddezza da computer graphics de La bella e la bestia e contenuto l'eccessivo antropomorfismo di Pocahontas, la Walt Disney è ritornata allo stile che le è sempre stato più congeniale: il ritorno alla natura e la poetica del fanciullo. Tarzan è un intelligente e pregevole cartone animato, dove un'ottima tecnica grafica (molto belli gli scenari in campo lungo della foresta e i volti dei personaggi) si combina a una poesia come non la si vedeva più dai tempi de La Sirenetta. Finalmente un messaggio positivo anche per le generazioni più giovani continuamente bombardate da stimoli violenti fini a se stessi. Bella anche la colonna sonora con brani di Phil Collins, cantati dall'ex-Genesis sia nella versione inglese sia in quella italiana. Curiosità: nella versione originale inglese, la voce della scimmia Kala, madre di Tarzan, è di Glenn Close, mentre Nigel Hawthorne presta la voce al professor Porter e Lance Henriksen a Kerchak.

EAST IS EAST (id.), regia di Damien O'Donnell, con Om Puri, Linda Bassett, Jordan Routledge, Emma Rydal; uscita: dicembre 1999; commento: ***
E' possibile l'integrazione tra due culture completamente diverse tra loro per origine, religione, abitudini, usi e costumi? Assolutamente no, però ci si può impegnare per una tolleranza reciproca.
Sembra essere questo il messaggio che il regista O'Donnell ha voluto trasferire in East is East, gradevole commedia multietnica applaudita al Festival di Cannes 1999.
Ambientata in una cittadina industriale inglese negli anni Settanta, il film mostra i contrasti tra la comunità autoctona, e una numerosa famiglia di pakistani, composta da padre pakistano musulmano ortodosso, madre inglese e i figli di questi, nati e cresciuti nel Regno Unito, che non si riconoscono nella cultura dei padri loro imposta. I conflitti tra le due culture e l'evoluzione culturale del Paese sfociano in situazioni a tratti esilaranti o drammatiche. Si ride, si sorride, ma si è anche invitati a riflettere su problemi oggi più che mai di attualità anche in Italia, che una certa demagogia politica non vuole considerare come tali.

S.O.S. - SUMMER OF SAM (Summer of Sam), regia di Spike Lee, con John Leguizamo, Mira Sorvino, Adrien Brody, ben Gazzara, Spike Lee; distribuzione: Eagle Pictures; uscita: dicembre 1999; commento: ***1/2

New York City: nell'estate rovente del 1977 un serial killer che si fa chiamare "il figlio di sam" terrorizza tutto il Bronx con i suoi delitti, sconvolgendo usi, costumi e rapporti della varia umanità che vi abita. Ispirato alla vera storia di David Berkowitz, di cui parla anche l'ex agente FBI John Douglas nel suo libro "Mindhunter", Summer of Sam non va assolutamente considerato come un film sui serial killer. Spike Lee ha realizzato un affresco corale avvincente e travolgente che, prendendo a riferimento alcuni significativi fatti di cronaca (oltre al serial killer, ritroviamo il famigerato black out che colpì duramente la città e durante il quale vennero commessi innumerevoli crimini) - descrive i mutamenti e i turbamenti sociali e culturali che attraversavano il proletariato urbano americano di quegli anni. S.O.S. é anche un film di denuncia contro l'America benpensante che organizza cacce alle streghe anche contro i migliori amici, se questi non si conformano agli archetipi del cittadino medio. Molto bravi tutti gli attori, tra i quali ricordiamo uno splendido Ben Gazzara, nella parte del boss mafioso che controlla il quartiere: la scena in cui i due poliziotti vanno a chiedergli aiuto per stanare il figlio di Sam é eccellente. Spike Lee fa il consueto cameo nel ruolo del giornalista televisivo. Belle la fotografia e la colonna sonora, anche se quest'ultima é, a volte, un po' prevaricante.

UNA RELAZIONE PRIVATA ( Une liaison pornographique ), regia di Frédéric Fontaine, con Nathalie Baye, Sergi Lopez; distribuzione: Lucky Red; uscita: dicembre 1999; commento: ***

Parigi: un uomo e una donna si conoscono tramite annucnio, si incontrano in un caffé e iniziano una serie di incontri puramente a scopo sessuale. Ma poi tra loro subentra l'amore e l'equilibrio si rompe. Il regista Fontaine si ispira a Truffaut, gli attori sono bravui, la struttura narrativa é ben costruita ma niente più: il film non ci dice niente che non sia già stato detto dai registi della nouvelle vague. Una relazione privata finisce per limitarsi ad essere un film "carino", trasgressivo solo nel titolo: al giorno d'oggi nessuno spettatore un minimo smaliziato si turba per una storia di sesso tra due amanti. Al film manca, purtroppo, il coraggio di mettere in discussione le certezze dello spettatore e scoprire le sue paure, per riprendere il discorso laddove Truffaut e Rohmer si sono fermati.

ONEGIN (id.), regia di Martha Fiennes, con Ralph Fiennes (Eygeny Onegin), Liv Tyler (Tatana Larina), Tony Stephens (Vladimir Lensky), Lena Headey ( Olga Larina); sceneggiatura: dall'omonimo romanzo di Alexandr Pushkin; distribuzione: I.I.F. uscita: dicembre 1999; commento: ***1/2

Il rifiuto dell'amore come rifiuto della vita. L'incapacità di cogliere l'attimo fuggente e la condanna a pentirsene per tutta la vita. Evgeny e Tatiana si amano disperatamente ma la loro passione esplode in momenti differenti. E l'impossibilità di amare dell'uno é sempre fatale allo slancio amoroso dell'altro. Come due viaggiatori su treni in corsa in opposte direzioni, i due si incontrano per brevi attimi ma non sono mai in grado di proseguire il cammino insieme. Prima la paura di Evgeny respinge Tatiana, che gli si dichiara in tutta la sua giovanile innocenza; poi sarà lei, anni dopo, a respingere seppure a malincuore un disperato Evgeny per rispettare l'impegno preso nel frattempo con il marito. Entrambi saranno infelici per sempre, ma nessuno più di Onegin, che vivrà per sempre con il rammarcio di non avere saputo cogliere l'occasione d'amore della vita. L'inquadratura finale in campo lungo con Fiennes/Onegin che si allontana in una via innevata di Pietroburgo é l'immagine emblematica della sconfitta. Il lavoro di squadra della famiglia Fiennes (oltre a Martha regista e a Ralph protagonista, ci sono Magnus per le musiche e Sophie tra i caratteristi) ha prodotto un avvincente trasposizione del romanzo di Puskin. Anche se a volte la bellezza del soggetto prevale sulla resa cinematografica e la regista si lascia tentare da alcuni "effettacci" (come l'eccessivo uso del rallenti), Onegin é un lacerante dramma di passioni. Molto bravi sia Ralph Fiennes (Schindler's List, Il paziente inglese, Strange Days), un perfetto dandy della steppa, che Liv Tyler (Io ballo da sola), nel cui sguardo appassionato - benissimo fotografato da Remi Adefarasin (Elizabeth, Sliding Doors) - ci si perde e si ritrova l'amore incondizionato e la passione tumultuosa della letteratura russa del tempo.

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