|
LE BIZZARRIE DI ARAKI, di
Paolo Ferrara
Pare
che Hirohiko Araki sia destinato ad avere a che fare
con alcuni primati come fumettista in Italia.
Il primo O.A.V. giunto in vhs in Italia agli inizi degli anni
'90 fu Baoh, trasposizione animata della durata di
50 minuti di uno dei primi fumetti del nostro autore. Fumetto
che fu anche uno dei primi titoli ad apparire nella prima
rivista deidcata al manga in Italia, Zero, edita
dalla defunta Granata Press.
Il nuovo primato a cui si sta invece avvicinando nel nostro
paese è quella del più longevo manga
pubblicato. Le bizzarre avventure di JoJo, giunte
ormai alla loro sesta serie, hanno superato già da
un pezzo le cento unità e stanno per toccare il traguardo
dei 10 anni di pubblicazione italiana.
Nel novembre del 93 la Star Comics lanciò
una nuova collana contenitore, Action, che come le
precedenti Starlight e Neverland avrebbe dovuto
presentare a rotazione vari manga suddivisi per genere.
Neverland e Stralight prediligevano il genere romantico (le
due testate erano piuttosto tangenziali da questo
punto di vista: avevano esordito la prima con il grande successo
di Video Girl Ai, la seconda con Orange Road,
già noto per il cartone animato che Fininvest aveva
reintitolato come E quasi magia Johnny,
entrambe le serie incentrate su amori adolescenziali condite
con elementi mistici). Action nasceva per rappresentare lavventura.
Una delle caratteristiche dei serial giapponesi è
che, più o meno lunghi, tutti sono portati ad una conclusione.
Le testate contenitore avevano dunque lo scopo di poter rimpiazzare
un titolo concluso senza dover ogni volta aprire una nuova
collana. Realizzandole seguendo per ognuna un determinato
filone filologico si poteva pensare così di proporre
opere ed autori diversi ad un pubblico costituito da una grossa
fetta di affezionati.
Questi cambi di serie e di autore avrebbero dovuto interessare
anche Action, se non fosse che Araki al momento pare proprio
non voglia abbandonare la sua serie.
Bisogna
però dire che una delle bizzarrie di questa serie,
è però rappresentata dal fatto che in realtà
un cambio di serial è comunque avvenuto. Sì,
perché ognuna delle sei serie che attualmente compongono
laffresco intitolato globalmente Le bizzarre avventure
di JoJo possono tranquillamente essere lette come storie
a sé stanti.
Due
sono i principali denominatori comuni che accomunano quello
che fu lanciato come il primo manga generazionale mai creato.
Il primo e più importante è il nome del protagonista:
tutti e sei difatti presentano un suffisso che possa dare
vita al soprannome di JoJo. Jonathan Joestar della prima serie
ambientata nel 1887, Joseph Joestar, protagonista della
seconda serie ambientata nel 1938, Jotaro Kujo, protagonista
della terza nel 1987, Josuke Higashikata (qui la cosa è
giocata sulle translitterazioni giapponesi: il suffisso Hi
ha lo stesso segno grafico di Jo) protagonista della quarta
del 1999, litaliano Giorno Giovanna (GioGio..) protagonista
della quinta e Jocelyn Kujo lattuale protagonista, la
prima donna ad esserlo.
Il secondo è determinato dal grado di parentela che
lega tra loro personaggi delle varie serie, con paternità,
ufficiali o meno sia da parte di protagonisti positivi che
negativi.
Per il resto ogni serie è un evoluzione, dagli aspetti
più narrativi a quelli grafici.
La
prima serie, la più breve e solitamente quella meno
apprezzata dal pubblico, ha un atmosfera orrorifica, gotica
(siamo principalmente nellinghilterra di fine ottocento
e la storia si diverte a pescare tra qualche clichè
della letteratura tipica) che si fondono con alcuni degli
stilemi delle serie di avventura e combattimento. Graficamente
lo stile di Araki è ancora grezzo e richiama molto
lo stile di Tetsuo Hara, disegnatore del fin troppo
noto Ken il guerriero. Ma nonostante tutto qui è
già possibile cominciare a notare alcune delle principali
caratteristiche che diventeranno presto il segno distintivo
di Araki: le bizzarre ed anacronistiche pose che sfoggiano
i personaggi e i bizzarri abbigliamenti.
Già
con la seconda serie la personalità dellautore
comincia ad emergere sempre di più e le bizzarrie cominciano
ad espandersi e amplificarsi. Le pose, gli abiti ma anche
gli eventi stessi. Dora in avanti è chiara quella
che sarà dora in poi la vera protagonista di
tutte le storie arakiane: la trovata. Pur presente e padrona
di un discreto peso specifico, la trama si piega allidea
che diventa il vero motivo di grande fascino: linvenzione,
dalle capacità e poteri dei personaggi (che raggiungeranno
il picco massimo dalla terza serie in poi, con la nascita
degli stand) alle soluzioni risolutive di situazioni senza
via duscita, trasforma ogni singolo episodio in un marchingegno
votato al colpo di scena, al cliffanger che, è
qui sta il pregio e la grande capacità del nostro bizzarro
autore, non è mai scontato o fuoriluogo. Altro elemento
che si affaccerà nella serie di JoJo senza più
abbandonarla sarà lironia, anchessa spesso
nei momenti e nelle situazioni più inattese.
Nonostante le grandi e piacevoli evoluzioni delle successive,
la seconda serie continua a restare una delle migliori. Ambientata
quasi completamente in Italia (affascinante luso
che fa lautore di città come Venezia) è
un susseguirsi di situazioni mozzafiato ed emozioni forti
e a volte persino commovente. Alcune sfide sono assolutamente
memorabili, come uno scontro su bighe verso la fine della
serie. Qui lavventura assapora elementi di fantarcheologia
(non manca qualche elemento in Indiana Jones style a partire
dal coinvolgimento nazista..), esplorando a fondo il primo
motore assoluto del serial, fulcro della prima serie, unantica
maschera di pietra capace di stimolare capacità latenti
delluomo.
Evidentemente anche Araki deve essere molto affezionato a
questa serie dato che il JoJo in questione, Joseph Joestar,
figlio del precedente protagonista, è il padre del
protagonista sia della terza che della quarta, serie in cui
ancora fa capolino.
E appunto dalla terza serie entra in gioco una nuova invenzione
che sarà la nuova firma delle storie di
JoJo: gli stand. Nelle due precedenti serie lautore
aveva fornito ai protagonisti un arte marziale basata sulla
respirazione, chiamate Onde Concentriche. Ovviamente Araki
aveva utilizzato il concetto e lidea attraverso strade
assolutamente inconsuete. Lo stand nasce, narrativamente parlando,
come evoluzione di questa tenica. Per semplificare il più
possibile posso dire che si tratta di una sorta di doppio
astrale del suo possessore, che non necessariamente è
sempre umano. Ogni stand possiede un potere specifico e unico
e deve sottostare ad una serie di leggi ben precise. Il possessore
e lo stand sono intimaente collegati: ogni ferita su di uno
si riproporra sullaltro. Solo portatori di stand possono
vedere gli stand. Forza, agilità e eventuale autonomia
dipendo da stand a stand e dalle loro capacità: uno
stand che agisce a distanza, ad esempio, sarà più
debole di uno con un limitato raggio dazione. Nella
terza serie gli stand, sia dei protagonisti che degli antagonisti,
rappresenteranno le incarnazionidegli arcani maggiori dei
tarocchi e di divinità egizie. Il villain della serie
è linquietante e affascinante Dio Brando, ovvero
lo stesso villain della prima tornato per tormentare la famiglia
Joestar.
Questa è in assoluto la serie di maggior successo:
la maggior parte della gadgettisca prodotta riprende personaggi
di questa serie, le uniche trasposizioni animate di JoJo,
due serie di O.A.V. ottimamente realizzate, ne riprendono
una selezione di episodi e conta inoltre tre versioni videoludiche
(per sale giochi, Supernintendo e Playstation).
Entusiasmante, avvincente e assolutamente diversa dal solito.
La
quarta serie è ambienta in una piccola città
fittizia del giappone di fine millennio. Le trovate come al
solito la fanno da padrone, anche se bisogna dire che nella
prima parte della serie lo fanno un po troppo. In qualche
modo la mancanza di un villain vero e proprio non offre appigli
per costruire una trama solida e ci troviamo davanti ad una
sequenza di scontri e trovate senza un legame solido tra loro.
La situazione migliora quando i protaonisti trovano finalmente
uno scopo, un villain degno di nota che risolleva qualitativamente
una serie non brutta ma finora meno avvincente delle
precedenti.
Fin dalla prima serie Araki ha sparse nelle sue avventure
moltissime citazioni, soprattutto a sfondo musicale. Da questa
serie in poi i nomi stessi degli stand saranno citazioni musicali
sempre più evidenti (fino al picco massimo offerto
dalla quinta serie).
La quinta serie torna in Italia, che sembra una vera e propria
passione per il nostro bizzarro giapponese. Probabilmente
si può affermare che un altro record di Araki sia quello
della maggior presenza italiana in un manga.
Questa volta però italiana non è solo lambientazione:
tutti i personaggi sono italiani, anzi, per essere più
specifici abbiamo a che fare con un gruppo di delinquenti
napoletani. Ancora una volta lassurdo prenderà
un piacevole e coinvolgente sopravvento, anche se effettivamente
è inevitabile leffetto straniante di alcuni dei
nomi italiani inventatisi da Araki. Questa è
la serie che risulta in qualche modo più slegata dalle
altre: certo il protagonista è un figlio illustre (ma
non dirò di quale personaggio per non rovinare la sorpesa
ad eventuali nuovi lettori) e appaiono personaggi di serie
precedenti, ma i legami qui si esauriscono.
In
corso di pubblicazione, sia qui da noi che nel sol levante
è la sesta serie, con la prima protagonista donna è
la sesta serie, la prima anche ad avere un sottotitolo Stone
Ocean, di, almeno per ora, ambientazione carceraria.
Questi primi numeri stuzzicano lentusiasmo ma laver
quasi raggiunto la produzione originale potrebbe presto creare
problemi alla periodicità dellalbo in terra nostrana.
Il problema si era già presentato, così, per
evitare vuoti improvvisi per cinque mesi Action si è
preso una sosta da JoJo e ha visto avvicendarsi altri personaggi.
Per non snaturarlo troppo però la momentanea virata
è stata intelligentemente usata per pubblicare le precedenti
opere di Araki, con i due giovanili Gorgeous Irene
e Magical B.t., acerbi ma che già
fanno assaggiare alcune tematiche arakiane (come la passione
per i trucchetti di prestigio) e la ristampa in tre albi del
primo grande successo dell'autore, lavventura fantaorrorifica
Baoh, interessante variante sul tema dellesperimento
atto a creare un arma biologica (in questo caso intesa come
creatura e non come virus. Insomma un incrocio tra il mostro
di Frankeinstein e Capitan America).
Ad affiancare queste pubblicazioni seriali un recente volumetto
autoconclusivo pubblicato nella collana Storie di Kappa
raccoglie una serie di racconti brevi e autoconclusivi
che lautore ha realizzato qualche anno fa. Racconti
grotteschi, kafkiani che mantengono il perfetto stile arakiano.
Uno dei racconti vede inoltre come protagonista uno dei conprimari
della quarta serie di JoJo, Rohan Kishibe, autore di
fumetti possessore di uno stand dal potere assolutamente bizzarro
e che pare sia una trasposizione dellautore stesso.
Insomma, Araki, soprattutto con il suo JoJo rappresenta una
particolare bizzarria nipponica, assolutamente da collaudare.
Lunica preoccupazione che ne può nascere deriva
dal futuro: a questo punto se alla setsa serie ne seguirà
una settima il fumetto non sarà più generazionale
solo per i protagonisti, ma lo diventerà anche per
i lettori
©
2003 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore
|