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WOLF CREEK (id.) regia
di Greg McLean con Nathan Phillips, Cassandra Magrath,
Kestie Morassi, John Jarrat; produzione: Australia;
durata: 95'; giudizio: *** 1/2
Western Australia. Tre giovani e spensierati turisti
un ragazzo e due ragazze conosciutisi sulle spiagge di Broome
decidono di prendere unautomobile e di fare la traversata
coast-to-coast del continente australiano, percorrendo il vasto
Great Sandy Desert (415.000 km quadrati).
Giunti nella sperduta Halls Creek i tre si rendono conto di essere
ormai addentrati in zone remote e pressoché disabitate: uno
spiacevole incontro
con alcuni camionisti nellunico bar esistente in zona fa pensare
a qualcosa di molto vicino alla terra di nessuno. La meta successiva
è Wolf Creek, una località raggiungibile con una deviazione
verso sud, lungo una strada sterrata di 151 km: in quel luogo si
trova un enorme cratere creati da una meteorite, meta dei turisti
più estremi.
La visione è affascinante, ma al termine della visita, sorpresi
dalla pioggia, i tre scoprono con disappunto di avere la macchina
in panne. Sembrano destinati a dover passare la notte in macchina,
quando nel buio della notte desertica appaiono i fari di un pick-up,
guidato da un locale che si offre di trainarli e di riparare la
loro auto in modo che possano ripartire il giorno seguente.
I tre acconsentono e a quel punto inizia il loro incubo
..
Tratto da una storia vera e presentato a Cannes 2005 nella
Quinzaine des Realisateurs, Wolf Creek combina efficacemente
il genere thriller-horror (stile Non aprite quella porta)
con lincubo su strada (stile The Hitcher).
Il regista Greg McLean qui al suo secondo lungometraggio
dopo ICQ dopo una prima parte scanzonata, spinge decisamente
lacceleratore sullangoscia i ragazzi, sperduti
nel nulla del deserto in balia del mostro riuscendo a far
precipitare lo spettatore in uno stato ansiogeno, nonostante si
tratti di un tema già abbastanza sfruttato dal cinema.
Merito principale di McLean è quello di essere riuscito e
creare un thriller di forte impatto senza ricorrere a eccessi
grandguignoleschi.
Molto bella la fotografia, che beneficia di una scenografia naturale
eccellente, anche se in particolare vanno ricordate le due sequenze
notturne nel deserto: quella dellauto trainata e quella delle
due ragazze in fuga, caratterizzate entrambe da un buio assoluto
in cui si distinguono i lampi dei fanali delle auto.
©
Marco Ferrari 2005 - per gentile concessione dell'autore
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