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camera COLLATERAL Regia: Michael Mann; Cast: Tom Cruise, Jamie Foxx, Jada Pinkett Smith, Mark Ruffalo; Durata: 120’

E anche per Tom Cruise e’ arrivato il momento di interpretare un cattivo a tutto tondo. Mancata la nomination all’Oscar per L’ultimo Samurai, avra’ pensato bene che un ruolo come quello che ha permesso a Denzel Washington di vincere per Training Day potesse essere un’ottima chance.
Max (Foxx) accetta la corsa in taxi di Vincent (Cruise), assassino appena giunto in citta’ con una lista di cinque nomi, testimoni di un imminente processo; senza sapere a cosa andra’ incontro nel corso della notte. Vincent, vestito grigio, capello brizzolato, barbetta altrettanto grigia, offre all’inizialmente riluttante Max la considerevole cifra di 600 dollari per scarrozzarlo ai cinque “appuntamenti” da un punto all’altro di Los Angeles. Max accetta, ma e’ solo quando il primo cadavere piomba sul parabrezza del suo taxi, mentre aspetta in macchina il suo cliente, che si rende conto con chi ha a che fare. Da quel momento per Max non si torna piu’ indietro. Tuttavia, non tutto il male viene per nuocere. L’incontro con Vincent stimola il personaggio di Max a uscire dal guscio in cui si e’ rinchiuso, dopo aver guidato il taxi per dodici anni sognando di passare alle limousine e a cercare il coraggio di affrontare le situazioni e la vita. Benche’ questa “tranquilla notte di follia” gli procurera’ non pochi rischi, forse sara’ in grado di migliorare il suo futuro.
Cruise e’ effettivamente bravo e convincente (la sequenza nel bar con il musicista jazz), anche se a volte sembra strafare (la sparatoria all’interno del bar per il penultimo nome sulla lista), ma complessivamente fornisce un’ottima interpretazione. Chi davvero ne esce alla grande e’ Jamie Foxx, fino a oggi interprete perlopiu’ di pellicole “all black”, qui vero protagonista del film che domina lo schermo. Grazie a questa prova potra’ ambire in futuro ai ruoli finora riservati a Washington (Foxx ha appena terminato Ray, sulla storia di Ray Charles). Nel complesso il film e’ un solido thriller come quelli a cui Michael Mann (Heat) ci ha abituato, con grandi vedute di Los Angeles, focalizzate su zone meno blasonate (downtown, koreatown). Quelle zone del “l’altra” Los Angeles, fatta di ispanici, neri, asiatici che chi vive nel West Side guarda dalla distanza, sentendosi piu’ sicuro. Girato in gran parte con la videocamera digitale, il film di Mann e’ capace di catturare l’essenza della Los Angeles notturna, dei grattacieli accesi di Downtown, dei club, delle freeway sempre trafficate, delle strade della citta’ calme e deserte di notte dove puo’ capitare di vedere un coyote attraversare la strada e fermarsi a scrutare i due protagonisti fermi al semaforo, in una sequenza simbolo, calma, quanto intensa.

© Michael Travers 2004 - per gentile concessione dell'autore

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