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IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE, regia di Jean-Pierre Jeunet; con Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Yolande Moreau; Sceneggiatura: Jean-Pierre Jeunet Guillaume Laurant; Fotografia:  Bruno Delbonnel; Musiche: Yann Tiersen; Nazione: Francia; Distribuzione: Bim; Anno: 2001

Due occhioni enormi e un sorrisetto malizioso su un primo piano sbarazzino. Già dalla locandina la protagonista vuole confidarci qualcosa, qualcosa di segreto, probabilmente dispettoso e sicuramente di cui riderne insieme.
Il regista, Jean-Pierre Jeunet, in realtà lo conosciamo già: suoi sono il delizioso e irriverente Delicatessen e il meno fortunato e più hollywoodiano Alien 4: La clonazione. In questa nuova versione forse ci risulta un po’ inedito.
I toni, i colori, le sensazioni tornano ad avvicinarsi a quelli di Delicatessen, che oscilla tra poesia e umorismo e una bella spruzzata di macabro. In Amelie manca il macabro e i toni sono ancor più zuccherosi, l’umorismo ancor più pungente. Ancora una volta però i colori assumono un ruolo rilevante, coinvolgendo atmosfere ed emozioni.
Il film è dolce come un cioccolatino, con personaggi che hanno un che di fumettoso (impossibile non notare una certa passione per la bande dessinee in questo regista d’oltralpe).
Parigi diventa il magico e colorato sfondo dove una ragazzina dalla stravagante infanzia, passata accanto a genitori di una freddezza disarmante, decide di aiutare la gente con una serie di roccamboleschi orditi, giochi di inganni e piccole truffe con l’unico scopo di regalare sorrisi al prossimo. Ovviamente, una volta innamoratasi, sarà con lo stesso modus operandi che cercherà di conquistare il suo immancabilmente singolare amore. Tenero e favolistico, una ventata di arie fresca e buonumore che certo non può guastare. Una piacevole romantichera che non rischia certo di sfociare nel patetico o in un melensità impalugante e ripetitiva.
La regia è un gioco continuo, tra il sognante e il giocoso. Sovrapposizioni, colori, bizzarri movimenti di camera. Un amore tutto particolare per le inquadrature, che giocano con lo spettatore, gli sussurrano o gli confidano apertamente. Spettatore che è primo e unico indirizzario del film e che spesso viene quasi chiamato in causa direttamente
Ed effetti speciali utilizzati per giocare e non per sbalordire.
Piacevole.

© Paolo Ferrara 2002 - per gentile concessione dell'autore

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