Musica/speciali: Il canto di spine degli ALTERA/3

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disegni di Maurizio Rosenzweig

UNA DISPERATA VITALITA’ (parte VII)
di Pier Paolo Pasolini
Musiche di Davide Giancotti

Non perdona!
C’era un’anima, tra quelle che ancora
dovevano scendere nella vita
- tante, e tutte uguali, povere anime -
un’anima, in cui nella luce degli occhi castani,
nel modesto ciuffo pettinato da un’idea materna
della bellezza maschile,
ardeva il desiderio di morire.
La vide subito, colui
che non perdona.
La prese, la chiamò vicino a sé,
e, come un artigiano,
lassù nei mondi che precedono la vita,
le impose le mani sul capo
e pronunciò la maledizione.
Era un’anima candida e pulita,
come un ragazzetto alla prima comunione,
saggio della saggezza dei suoi dieci anni,
vestito di bianco, di una stoffa
scelta dall’idea materna della grazia maschile,
con negli occhi tiepidi il desiderio di morire.
Ah la vide subito, colui
che non perdona.
Vide l’infinita capacità di obbedire
e l’infinita capacità di ribellarsi:
la chiamò a sé, e operò su lei
- che lo guardava fiduciosa
come un agnello guarda il suo giusto carnefice –
la consacrazione a rovescio, mentre
nel suo sguardo cadeva
la luce, e saliva un’ombra di pietà.
"Tu scenderai nel mondo,
e sarai candido e gentile, equilibrato e fedele,
avrai un’ infinita capacità di obbedire
e un’infinita capacità di ribellarti.
Sarai puro.
Perciò ti maledico".

Vedo ancora il suo sguardo
pieno di pietà – e del leggero orrore
che si prova per colui che la incute,
- lo sguardo con cui si segue
chi va, senza saperlo, a morire,
e, per una necessità che domina chi sa e chi non sa,
non gli si dice nulla –
vedo ancora il suo sguardo,
mentre mi allontanavo
- dall’Eternità – verso la mia culla.
Pier Paolo Pasolini, Poesia in forma di rosa, © 1964 & 1976 Garzanti Libri SpA, Milano

1974
di Elisa Brauns
Musiche di Davide GiancottiPer tanto tempo i tuoi occhi
mi hanno guardato
senza vedermi,
per tanto tempo.
Ora che si è infranto
il sipario che ci separava,
ora che la mia follia
come un fuoco selvaggio
ha sciolto il gelo
che ci aveva ibernati,
dimmi cosa vedi.
Io non posso saperlo,
io non riesco a saperlo
Sei tu che devi dirmelo.
Ma se ancora temi
di ferirmi a morte,
allora usa della tua arma,
usa il tuo silenzio
che è timore
e speranza insieme per me.
Io aspetterò.
Ogni giorno che passerà
cercherò di riconoscermi in te,
di vedermi
come in uno specchio,
fino a raggiungere
da sola, con una forza
e una fiducia riconquistate,
la verità.
Tu dici che la verità
non esiste.
E allora, io ti prego,
per me, per la mia vita futura,
devi inventarla.
E’ forse l’unico dono
a cui io credo
di avere diritto.Elisa Brauns, 1974 da “Parola smarrita parola ritrovata”, 1995 antologia
a cura del Gruppo per la poesia del Coordinamento
Riabilitazione Servizio Salute Mentale USL N. 4 “Genovese”.

UOMO DEL MIO TEMPO
di Salvatore Quasimodo
Musiche di Davide GiancottiSei ancora quello della pietra e delle fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
- t’ ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gi animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
“Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo, Poesie e discorsi sulla poesia,© 1971 Arnoldo Mondadori Editore SpA, Milano

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