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ALI’ (id.) Regia di Michael Mann, con Will Smith, Jon Voight; produzione: USA; Giudizio: ***

La vita di Muhammad Alì, alias Cassius Clay, forse il più grande interprete della storia del pugilato, dagli esordi fino al match del 1974 nello Zaire – viene giustamente trascurata la parte del declino e della malattia (il morbo di Parkinson) che avrebbe fatto cadere l’operazione nel sentimentalismo – vista attraverso l’abbraccio dell’islamismo, i conflitti interraziali, l’amore per le donne e soprattutto due dei tre incontri chiave della vita dell’atleta (non si aprla infatti della terza conquista del titolo mondiale dei pesi massimi nel 1978).
Michael Mann (Jericho Mile e Strade Violente i suoi due film migliori, Heat il suo film più noto) ha scelto la strada della biografia riadattata e romanzata stile anni Cinquanta, tendenza frequente nella Hollywood contemporanea, basti ricordare “A Beautiful Mind” di Ron Howard sulla vita del matematico John Nash.
Tuttavia, il limite del film non risiede in alcune sue omissioni o variazioni dalla realtà, bensì in una certa piattezza espositiva, fatta eccezione per le sequenze di pugilato, considerate ineccepibili anche dagli esperti del settore.
Mann sembra essere più attento ai virtuosismi con la macchina da presa durante i match che nella tipizzazione dei vari personaggi e nell’interrelazione tra loro. Va detto comunque che la parte sulla sfida di Kinshasa contro Carl Foreman nel 1974 è ottima e a tal proposito raccomanderemmo parallelamente la visione del bellissimo documentario di Leon Gast Quando eravamo re sull’episodio: si noterà come Mann abbia rappresentato l’evoluzione dell’incontro secondo le dinamiche e il pathos con i quali è avvenuto veramente.
Will Smith dimostra un grande impegno ma a volte appare un po’ troppo sopra le righe. Fa piacere invece rivedere il sempre bravo Jon Voight e ci piacerebbe – anche se ne dubitiamo - che potesse vincere l’Oscar per il miglior attore non protagonista, al quale è candidato con l’interpretazione del giornalista televisivo.

© Marco Ferrari 2002 - per gentile concessione dell'autore

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