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ALICE NEL PAESE DEGLI ORRORI: LA MORTE COME
SBERLEFFO...
L'Alice di cui stiamo per parlarvi non ha mai
visitato il paese delle meraviglie, ma in compenso è diventato
cittadino onorario di quello degli orrori. Procediamo con ordine.
Il
4 febbario 1948 un pargoletto urlante esce dal reparto maternità
dell'ospedale di Detroit. Si chiama Vincent Furnier e il
mondo imparerà a
consocerlo con il nome di Alice Cooper. Figlio di un ingegnere missilistico,
ministro della Chiesa di Gesù Cristo, Vincent, ragazzino
piccolo e fragile, gira in lungo e largo gli Stati Uniti prima che
la sua famiglia decida di stabilirsi alla periferia di Phoenix,
in Arizona. Qui, nel 1962, si iscrive alla locale Cortez High Scholl
dove ben presto si distingue non tanto per le brillanti votazioni,
quanto per l'innata predisposizione a inscenare divertentissime
gag e riuscitissime imitazioni, ispirate da un'insana passione
per la televisione e per i più mediocri film dell'orrore.
Più tardi, quando il rock'n'roll ribelle dei Rolling
Stones invade l'America canzoni come Satisfaction
e Let's Spend the Night Together provocano scandalo e costernazione
nella classe media benpensante, alla quale appartengono a buon diritto
anche i coniugi Furnier. Vincent decide di deludere le speranze
dei genitori e inizia a progettare la creazione di un cocktail
micidiale fatto di trasgressione, rock'n'roll e horror.
Aiutato da alcuni compagni di scuola (Glenn Buxton, Neil
Smith, Dennis Dunaway e Mike Bruce) forma la sua
prima band, gli Earwings (il nome è preso a
prestito da una specie di minuscoli scorpioni d'acqua che, penetrando
nel corpo attraverso i padiglioni auricolari, aggrediscono il cervello,
uccidendo all'istante le proprie vittime).
Dopo lo scioglimento degli Earwings, Vincent non si diede per vinto
e formò gli Spiders che, dopo qualche tempo, si trasformarono
in Nazz.
l'esistenza di una formazione omonima (guidata da Todd Rundgren)
li costrinse però a cercare un nuovo nome. Lo trovarono,
secondo la leggenda, durante una seduta spiritica condotta a casa
del nostro: era quello di Alice Cooper, una strega di Salem
bruciata sul rogo.
Phoenix non accolse con troppo entusiasmo la musica del gruppo,
e così Vincent e i suoi compagni d'avventura caricarono strumenti
e amplificazione su un furgone e si trasferirono verso la più
promettente Los Angeles.
"All'epoca in cui uscimmo alla ribalta", racconta Alice,
" L.A. era una città di pace e amore. E un chiassoso
quintetto come il nostro, che sembrava uscito da un film di zombi,
era del tutto fuori posto". Nella città degli angeli
il gruppo realizzò comunque due album con l'etichetta di
Frank Zappa, vero specialista in bizzarrie: entrambi i dischi
si rivelarono però un solenne insuccesso. Forse avere un
cantante con un nome di donna non era sufficiente per conquistare
i favori del pubblico. Fu allora che Vincent decise di assumere
del tutto i panni di Alice il pazzo, una sorta di nuovo Hyde
dalla personalità brutale e sconvolgente, le cui canzoni
dovevano prendere sempre più spunto dall'immaginario orrorifico,
nutrendosi di follia e disperazione. Il pubblico californiano accolse
però con ostilità ancora maggire questo nuovo comportamento
scenico e il gruppo decise di trasferirsi a Detroit, città
che aveva già conosciuto gli oltraggi degli Stooges,
degli MC5 e dei Grand Funk Railroad.
Con il singolo I'm Eighteen , una sorta di My Generation
a uso e consumo delle nuove generazioni dei college americani,
il personaggio di Alice Cooper si impose per la prima volta all'attenzione
del pubblico, scalando rapidamente le classifiche. Grazie a un nuovo
contratto con la Warner Bros, il disco Love It to Death (1971)
divenne un successo strepitoso.
Usando le armi del travestitismo e dell'ambiguità sessuale
(come faranno in seguito anche gruppi come i Kiss), dello
scherno e dell'umorismo macabro, Alice costruì in breve tempo
uno dei più sconvolgenti spettacoli dal vivo di tutti i itempi,
dove cabaret e situazioni da grand guignol si sposavano
perfettamente con il rozzo hard rock suonato dal suo gruppo.
Riferimenti all'orrore cinematografico e omaggi agli E.C. Comics
(di cui Alice è sempre stato accanito lettore) prendono uin
posto sempre più preminente nel suo universo lirico e sul
palco le canzoni diventano veri e propri happening teatrali.
In Ballad of Dwight Frye, Alice, imprigionato in una camicia
di forza, rende omaggio al semisconosciuto attore che interpretò
la parte del folle Renfield nel Dracula di Browning;
in Killer, invece, viene appeso a una mostruosa forca e impiccato.
Con Billion Dollar Babies (1973), il nostro giunse in pochissimo
tempo al primo posto delle classifiche americane di vendita.- Alice
ei suoi compagni erano diventati famosi al pari dei Beatles: vendevano
milioni di dischi in tutto il mondo, i concerti registravano regolarmente
il tutto esaurito, avevano a disposizione quante limousines
volessero e un intero Boeing che assomigliava, più che a
un aereo, a una vera e propria città volante. In quel
periodo Alice Cooper aveva già incassato qualcosa come 17
milioni di dollari: fu allora che il buon vecchio Vincent decise
di riprendere il controllo del mostro che aveva creato.
Quando il gruppo si sciolse, nel 1975, Alice era ormai pronto
per una carriera solista. Incise Welcome to My Nightmare e
si imbarcò in un tour
massacrante, apparentemente senza fine, durante il quale coltivò
senza risparmio il suo alcolismo, con conseguenze debilitanti sia
per il fisico che per la psiche. "Prima di cominciare ogni
spettacolo", confessò in un'intervista, "diventavo
nervoso. Avevo paura di vomitare sul palco. Ero diventato un rottame."
Era come se Vicent, sempre più in ombra, usasse l'alcol come
arma per distruggere Alice, per punirlo di aver preso possesso della
sua anima e della sua esistenza. Però quando venne pubblicato
Lace and Whiskey, nel 1978, non fu più Alice a comparire
in copertina bensì Vincent, vestito come Sam Spade. E le
nuove canzoni dimostravano che Vincent sembrava aver ripreso il
suo posto, scacciando definitivamente la sua controparte, la maligna
Alice. Infatti, neppure sotto tortura la vecchia strega avrebbe
composto dolci ballate come Only Women Bleed, I Never
Cry o You and Me. Ma a Vincent non bastava distruggere
la leggenda: Alice doveva morire per sempre, anche se questo avrebbe
significato la distruzione anche per sè. "Non volevo
più lavorare", ricorda oggi l'artista. "Avevo solo
voglia di bere e guardare la tv". Fortunatamente, comprese
che la fine era tropppo vicina e decise di sottoporsi all'orrore
reale di una cura disintossicante in un ospedale di White Plains.
All'improvviso, tutto quello che Alice Cooper aveva cantato in passato,
come la Ballad of Dwight Frye, diventò terribilmente
reale. Probabilmente era stata la stessa Alice aa convincere Vincent
ad affrontare la cura. In efetti tutto quello che gli importava
era di poter salire di nuovo sul palco, per fare il suo show.
E la disintossicazione era l'unico modo per riuscirci. Dopo la cura,
Vincent e Alice stipularono una sorta di tregua e la "macchina
da spettacolo" Alice Cooper produsse alcuni album senza
infamia nè lode, firmati nè dall'uno nè dall'altra
ma, piuttosto, da una qualsiasi pop star alla ricerca ossessiva
di una nuova identità, un cantante di rock'n'roll come
ce n'erano tanti, che tentava disperatamente di essere cattivo,
senza però riuscirci. Perchè sia Vincent che Alice
avevano di meglio da fare. Per esempio, restare sobri. Nel 1983,
dopo un ennesimo soggiorno di trattamento al Camelback Hospital
in Arizona, l'alcol cessò finalmente di essere un problema.
Dopo 17 album e 14 anni di scellerata carriera,
la coppia aveva bisogno di un po' di riposo. Alice si sedette a
pensare nuovi stratagemmi per tornare forte e conquistare ancora
il mondo. Nel frattempo lasciò che il tranquillo Vincent
fosse se stesso, che si preoccupasse di tagliare l'erba del prato
o di recarsi alle riunioni degli Alcolisti Anonimi.
Nel 1986, Vincent decise che era tempo di concedere
nuova fiducia al suo amato-odiato alter ego. Era giusto,
d'altronde, che le nuove generazioni conoscessero un po' di quella
gloria che in passato avevba reso famoso Alice Cooper.
Il ritorno avvenne con una tournèe, intitolata significativamente
The Nightmare Returns (L'incubo ritorna). Ma erano passati
dieci anni, ormai, da Billion Dollar Babies e mentre Alice,
sul palco, poteva ancora recitare brillantemente il suo ruolo di
sinistro clown, in studio faceva fatica a tradurre le sue folli
visioni su vinile. Era la ruggine di tutti gli anni passati in letargo.
Dopo i discreti episodi di Constrictor (1986) e di Raise
Your Fist and Yell (1987), Alice trovò la sua salvezza
nell'incontro con Desmond Child, compositore di brani di
successo e produttore di nomi come Aerosmith, Bon Jovi, Joan Jett
e supervisore della colonna sonora di Shocker (1999) di Wes
Craven. "Non peoccuparti dei testi o dell'immagine",
furono le parole di Vincent, "voglio semplicemente che scriviamo
qualche canzone". Da questa collaborazione nacquero album comne
Trash (1989) e Hey Stoopid (1991). Dopo tutti quegli
anni confusi e tormentati, era chiaro che Vincent e Alice, finalmente,
avevano fatto pace. E Alice è tornato a far sentire la sua
voce. Anche se follia ed eccessi del passato si sono attenuati,
il suo amore per il macabro e il fantastico sono sopravvissuti,
come dimostra The Last Temptation, l'album uscito
qualche anno fa, nato da un'idea elaborata con Neil Gaiman,
autore del fumetto cult Sandman, un'opera in grado
di competere con la grandezza sinistra delle passate visioni...
"Oggi è veramente difficile spaventare il pubblico.
Lo si può intrattenere facilmente ed è questo il motivo
per cui uso ancora certi supporti scenici. Ma non si può
terrorizzare chi ogni giorno viene bombardato da tonnellate di immagini
violente. Il satanismo, poi, non mi piace perchè promuove
i suicidi, i riti pericolosi. Quello che voglio fare nei miei spettacoli
è sì spaventare la gente, ma allo stesso modo di un
luna park. Venendo ai miei concerti è come se i ragazzi salissero
su un ottovolante: si spaventano perchè lo vogliono e poi,
alla fine, tornano a casa tranquilli"...
Rock'n'roll
Noir © 2004 Stefano Marzorati |
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