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LA NOTTE CHE HO LASCIATO ALEX, di Hugues Pagan. Traduzione di Jean-Pierre Baldacci e Luca Conti. Pag. 304 - Euro 14,50


Un capolavoro della scuola noir francese. Hugues Pagan chiude la trilogia, iniziata con Dead End Blues, con una prova
impeccabile che gli ha fruttato il Prix Mystère de la Critique, consacrandolo tra i grandi maestri del genere.
Chess non ama molto il giorno. Non ama lo stile ipocrita di chi vive alla luce, non ama i colleghi di polizia corrotti.
Non ama fingere di sapersi adattare alle regole del gioco. Per questo ha scelto di relegarsi al turno di notte.
La Notte è il colore di Parigi quando il sole cala, è la voce struggente di Billie Holiday che deposita il suo velo di
opaca bellezza sui ponti e sulle strade. La Notte è un modo di vivere, un rifiuto radicale dei compromessi, una
sequenza inesauribile di omicidi, blues e anfetamine per tenersi svegli. È un tentativo di dimenticare il passato.
Alex arriva inattesa come il vento, in occasione di un’indagine complessa. L’apparente suicidio di un senatore.
Un floppy-disk che consentirebbe di ricostruire l’intricata rete che lega mala e mondo politico. Funzionari in odore
di servizi segreti che cercano di metterci sopra le mani. Alex non è solo giovane, Alex non è solo bella come una
venere da calendario. Ha un’ostinata volontà di ritrovare quella purezza che abbiamo perduto in un giorno lontano.
Alex crede che in fondo sia possibile sopravvivere a se stessi.
Ma proprio quando la salvezza sembra raggiungibile, è il passato che ti viene a cercare. E Chess si trova a dover
chiudere i suoi conti, e a scoprire com’è fatta la paura. E la paura sa di sparatorie e ossessioni, di adrenalina e fughe
verso il Sud.
Un romanzo disperato e rabbioso come un ultimo blues, sensuale e malinconico come un temporale dall’odore di
autunno. Una lunga corsa nell’oscurità, che sembra avvicinarsi inesorabilmente al suo termine; attraversata dalla
speranza di un’ultima sosta, dall’attesa disillusa che un giorno, finalmente, faccia giorno.

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