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UN AFFARE DI GUSTO (Une affaire de goût), regia di Bernard Rapp con Bernard Girardeau, Jean Pierre Lorit, Florence Thomassin, Jean Pierre Léaud, Charles Berling; distribuzione: Istituto Luce;
anno: 1999; nazione: Francia; commento: *** 1/2

Ambiguo e inquietante, Un affare di gusto utilizza la struttura del thriller noir, scegliendo di rivelare fin dall’inizio l’epilogo della vicenda senza per questo sottrarre tensione alla narrazione.
Il ricco e paranoico uomo d’affari Frédéric Delamont assume come assaggiatore personale il giovane Nicolas. In un rapporto di attrazione-dominio, con risvolti omosessuali sempre latenti, Frédéric plasma Nicolas trasformandolo in una sorta di alter ego. Il motivo ultimo è un profondo desiderio di morte da parte di Frédéric, una ricerca del suicidio mista a un’incapacità di attuazione, che portano l’uomo a ricercare il suicidio attraverso l’intervento di un altro se stesso.
Per alcuni aspetti il film si avvicina a una variazione sul tema de Il servo di Losey, anche se in questo caso il conflitto di classe non è al centro dell’attenzione e i ruoli di vittima e carnefice sono invertiti. Un soggetto del genere avrebbe potuto facilmente scivolare nello scabroso; invece il regista Bernard Rapp usa una grande gentilezza del tocco e gioca tutto su discrete allusioni, al confine tra verità e menzogna, rendendo la narrazione estremamente intrigante e coinvolgente.
Molto bravi Bernard Girardeau (Passione d’amore, Marianna Ucria, Ridicule) nel ruolo di Frédéric e Jean Pierre Lorit (Tre Colori: film Rosso, Nelly e Monsieur Arnaud) in quello di Nicolas.

© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore







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