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Adanggaman, regia di Roger Gnoan M'Bala, con: Rasmane Ouedraogo, Ziable Honore Goore Bi, Albertine N'Guessan; Anno: 2000; Prooduzione: Costa d'Avorio; giudizio: ***

Continente africano, 17° secolo: il Paese è sottoposto alla tirannia del feroce e avido re Adanggaman, che cattura e rivende i suoi compaesani ai trafficanti bianchi sulla costa.
Un piccolo villaggio africano sembra essere sfuggito per miracolo alla tratta degli schiavi da parte del potente tiranno. Nel villaggio il vecchio N'Go, tenta di imporre al figlio Ossey come sposa una giovane proveniente da una ricca famiglia. Ma Ossey si rifiuta di sottomettersi all'autorita paterna, perche innamorato di Mawa, una ragazza di umili origini, e fugge proprio prima che la tragedia si abbatta sulla piccola comunità.
E' questo l'incipit del film di Roger Gnoan M'Bala che, ispirandosi a eventi storici, narra le vicissitudini del protagonista, in continua fuga dalle terribili e onnipresenti amazzoni del tiranno schiavista. E' un'Africa molto diversa da quella al quale il cinema ci ha abituati: nessun paesaggio suggestivo da cartolina, nessun luogo comune, ma una costante e dura lotta quotidiana per la sopravvivenza, raccontata attraverso lo sguardo di un autore cresciuto nel territorio e non - come di consueto - da registi d'Oltreoceano catapultati nel Continente Nero solo per il tempo necessario alle riprese.
Pur avendo a tratti le tipiche ingenuitą della cinematografia africana - povera ma forse l'unica con ancora tracce di genuinità - Adanggaman ha insita la forza del conflitto atavico, della lotta di Davide contro un Golia all'apparenza invincibile, che ci ricorda come i soprusi e le oppressioni continuino ad essere all'ordine del giorno anche tre secoli dopo gli eventi narrati.

© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore

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